Prosegue l’operazione Trasparenza della Polizia locale

Dal 12 gennaio e sino al 31 marzo, la campagna di sicurezza stradale della Polizia locale “operazione trasparenza” riguarderà via Predda Niedda, via Buddi Buddi, via Budapest, via Milano, viale Porto Torres, via Don Sturzo, via Prati, la ex s.s. 131, località Ottava, la ss 200 (Sassari-Sorso), via Domenico Millelire, via De Martini, S.P. 18 Bancali e a Palmadula – S.P. 4 S.P. 18, via Buddi Buddi, S.P. 42 Campanedda. Le pattuglie del nucleo di sicurezza stradale si concentreranno, prevalentemente, nelle strade che nel 2023 hanno registrato i più elevati livelli di incidentalità. Inoltre saranno presto installate tre postazioni fisse per rilevare la velocità in alcune strade comunali.
L’operazione Trasparenza si caratterizza in controlli sul rispetto dei limiti di velocità, realizzati sulle strade individuate tenendo conto del livello di incidentalità che emerge dalle statistiche elaborate annualmente dal Comando di Polizia locale, ovvero sulla base di valutazioni correlate alle dinamiche del traffico veicolare e pedonale. I controlli saranno estesi alle ore serali e notturne e saranno rafforzati nei fine settimana.
Gli obiettivi sono duplici: sensibilizzare l’utenza sull’importanza che assume il rispetto delle norme per preservare la sicurezza della circolazione stradale; creare la consapevolezza nel conducente di aver violato i limiti di velocità per effetto della contestazione immediata dell’illecito: il “telelaser” permette infatti di fermare il conducente che supera i limiti di velocità a cui è immediatamente contestata la condotta illecita.
I dati sull’incidentalità dell’anno 2023 registrano un aumento preoccupante del numero complessivo di sinistri, specie di quelli verificatisi nell’area urbana del territorio comunale. Tra le cause scatenanti si colloca al primo posto la guida distratta imputabile all’uso dissennato del cellulare. L’analisi dei dati fa emergere che il maggior numero di incidenti si sono verificati lungo le direttrici di traffico di collegamento tra il centro urbano e la periferia e proprio su queste strade saranno rafforzati i controlli di velocità.
Appare particolarmente preoccupante la crescita rispetto al 2022 dei decessi lungo le strade comunali; si sono, infatti, registrati 9 incidenti mortali.
Nel 2023, in uno scenario caratterizzato dall’aumento significativo dei sinistri stradali, è emerso anche un dato apprezzabile, ovvero la riduzione degli illeciti correlati alla guida sotto l’effetto dell’alcol e delle sostanze stupefacenti, frutto delle azioni di sensibilizzazione e di contrasto promosse dagli agenti del comando di via Carlo Felice.
Dall’analisi complessiva dei dati sull’incidentalità nel territorio comunale è emersa la necessità di rafforzare, ulteriormente, le campagne di sicurezza stradale per l’anno 2024; sono già state avviate le campagne di sensibilizzazione; i controlli rivolti ad accertare lo stato psico fisico dei conducenti dei veicoli a motore, sul corretto utilizzo dei sistemi di ritenuta, sull’uso del cellulare alla guida e da parte dei pedoni mentre attraversano la carreggiata e la campagna “pedoni sicuri” rivolta a liberare dalla sosta selvaggia le aree dedicate alla mobilità dei pedoni.
Con l’operazione trasparenza si vuole puntare sulla prevenzione per arginare una delle principali cause scatenanti gli incidenti stradali; infatti, attraverso la comunicazione delle strade in cui saranno effettuati i controlli di velocità si punta al contenimento di questo fenomeno che anche nelle strade del territorio comunale ha assunto una dimensione preoccupante.




Sassari: Prosegue l’operazione Trasparenza della Polizia locale

Via Predda Niedda, via Buddi Buddi, via Budapest, viale Porto Torres, via Don Sturzo, via Prati. E ancora: a Ottava, sulla ex 131, ss 200 (Sassari-Sorso), via Domenico Millelire, via De Martini, S.P. 18 Bancali, Palmadula – S.P. 4 S.P. 18, S.P. 42 Campanedda. Sono queste le zone dove, da mercoledì 18 gennaio e fino al 31 marzo, la Polizia locale riproporrà la campagna di sicurezza stradale “operazione trasparenza”.I controlli si concentreranno, prevalentemente, sulle strade che nel 2022 hanno registrato il più elevati livelli di incidentalità. Saranno monitorati il rispetto dei limiti di velocità, lo stato psico fisico dei conducenti, il corretto utilizzo dei sistemi di ritenuta e l’uso del cellulare alla guida.Con l’operazione trasparenza si punta a sensibilizzare l’utenza sull’importanza che assume il rispetto delle norme per preservare la sicurezza della circolazione stradale; creare la consapevolezza nel conducente di aver violato i limiti di velocità per effetto della contestazione immediata dell’illecito poiché il dispositivo utilizzato “telelaser” permette di fermare il conducente che viola i limiti di velocità a cui viene immediatamente contestata la condotta illecita.I dati sull’incidentalità nel 2022 registrano un aumento del numero di sinistri, specie di quelli nell’area urbana. Tra le cause scatenanti si colloca al primo posto la guida distratta legata all’uso dissennato del cellulare. Anche la guida in stato di ebbrezza ha fatto registrare dati piuttosto preoccupanti: 101 conducenti denunciati nel 2022, 69 nel 2021, con un aumento percentuale del 44,2% in un anno dei conducenti in stato di alterazione psico-fisica per l’assunzione di alcol, del 52,9% per l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Il dato confortante è correlato alla riduzione del 50% degli incidenti drammatici rispetto al 2021.per il 2023 la Polizia locale ha dunque deciso di rafforzare tutte le campagne di sicurezza e sensibilizzazione, compresa quella rivolta ai pedoni che usano il cellulare anche quando attraversano e non prestano la dovuta attenzione.Nel 2022 l’operazione trasparenza ha portato a sanzionare 647 persone per il superamento dei limiti di velocità, tra cui tre che li avevano superati oltre 60 chilometri orari.






Operazione della Polizia locale al campo nomadi: 10 misure cautelari e area sotto sequestro preventivo

foto: ANSA

Questa mattina gli agenti del Comando di Polizia Locale di Sassari hanno eseguito 10 misure cautelari con traduzione in carcere nei confronti di altrettanti uomini accusati di traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti, realizzazione e gestione di discarica abusiva, trasporto e commercio di rifiuti pericolosi e non pericolosi.
L’attività d’indagine, affidata dall’Autorità Giudiziaria al nucleo di polizia ambientale del locale Comando, ha permesso di accertare che il campo di proprietà comunale destinato alla comunità Rom veniva utilizzato quotidianamente per depositarvi rifiuti di ogni genere che venivano trasportati nel terreno sia dagli stessi indagati, sia da soggetti estranei al campo; dai rifiuti venivano, quindi, separati quelli commercializzabili (ad esempio ferro e rame) per cederli dietro compenso a ditte compiacenti che operano nel settore del riciclaggio dei rifiuti con cui gli uomini arrestati intrattenevano rapporti d’affari.
L’Autorità Giudiziaria ha, inoltre, disposto il sequestro preventivo dell’interno campo Rom, oggi inutilizzabile poiché sommerso di rifiuti e di cui è stata accertata l’inutilizzabilità per contaminazione ambientale.
Inoltre, sempre l’Autorità Giudiziaria ha disposto il divieto di dimora nel comune di Sassari per tre nuclei familiari al cui interno anche le mogli degli uomini sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere collaboravano nel traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti (svariate tonnellate).
Tutti sono, inoltre, accusati di abbruciamento di rifiuti, pratica che veniva adottata sia per pulire i rifiuti commercializzabili (ad esempio per liberare il rame dalla guaina), sia per ridurre il volume degli enormi cumuli dei restanti rifiuti che venivano abbandonati sul terreno.
L’Autorità Giudiziaria ha disposto, anche, il sequestro preventivo di dieci veicoli che venivano utilizzati nel traffico illecito di rifiuti.
Sono impegnati in questa attività, che è ancora in corso, oltre sessanta agenti.
Nelle prossime ore le misure cautelari potrebbero estendersi ad altri soggetti.
Con la chiusura del campo Rom, che sarà definitiva, poiché il danno ambientale provocato in decenni di condotte illecite perpetrate dalla maggior parte di coloro che lo occupavano, si chiude una pagina drammatica dal punto di vista della deriva ambientale a cui lo stesso campo sembrava non potersi più sottrarre.
L’Amministrazione comunale si adopererà fin da oggi per bonificare e risanare un’area che assorbe grande valore, una volta ripulita, nelle prospettive di sviluppo paesaggistico del nostro territorio, ma anche della sua pianificazione urbanistica.
Il Comune, attraverso la Polizia locale e i Servizi sociali, di concerto con la Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori, si è immediatamente adoperato per trovare soluzioni abitative e per offrire supporto sociale ai minori e alle donne che sono risultate estranee ai reati accertati.




OLBIA, OPERAZIONE ANTIDROGA: BENI SEQUESTRATI DAI CARABINIERI.

Nel rispetto dei diritti delle persone indagate e della presunzione di innocenza, per quanto risulta allo stato, salvo ulteriori approfondimenti e in attesa del giudizio. Questa mattina i Carabinieri del Reparto Territoriale di Olbia, con il supporto dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sardegna” e di due unità cinofile di Abbasanta, con il supporto aereo di un elicottero del 10° Nucleo Elicotteri di Olbia – Venafiorita, hanno dato esecuzione alla misura di prevenzione patrimoniale del sequestro finalizzata alla confisca ai sensi del “Codice antimafia” emessa dal Tribunale di Cagliari – I Sezione Penale, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di due imputati nel procedimento connesso all’operazione denominata “Barber Shop”, condotta dal Reparto Territoriale dei Carabinieri di Olbia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari nel febbraio 2020, su indagini seguite dalla Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile di Olbia per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina. Il sequestro ha interessato beni immobili, mobili, conti correnti e strumenti finanziari di investimento di sei persone legate dal vincolo di parentela nei confronti dei quali è stato accertato che il loro valore è sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta nonché la sussistenza di indizi tali da consentire di ritenere che siano il frutto dell’attività illecita o ne hanno costituito il reimpiego. L’oggetto del sequestro sono due immobili abitativi, un lotto di terreno esteso 2500 mq, un garage, quattro autovetture, due motocicli, due conti correnti, due carte di pagamento elettronico prepagate e dieci polizze assicurative vita/morte, per un importo complessivo che si aggira intorno al mezzo milione di euro. Gli accertamenti patrimoniali, che riguardano il periodo dal febbraio 2020 al aprile 2021, sono scaturiti dalle risultanze dell’indagine condotta dalla Sezione Operativa (già dal 2017) che ha fatto emergere l’esistenza di un sodalizio associativo finalizzato al traffico di ingenti quantitativi di cocaina, che importavano dalla Campania e dal Lazio, mentre gli altri erano incaricati dello smercio all’ingrosso e al dettaglio che ha conclusasi nel febbraio 2020 con l’esecuzione un’ordinanza di custodia cautelare di 16 persone (15 in carcere e 1 obbligo di dimora), l’arresto in flagranza di reato di 5 persone nonché il sequestro, complessivamente, circa 3 kg. di cocaina, 300 gr. di hashish e 100 gr. di marijuana.




OPERAZIONE FOCA MONACA: PARTE DA SASSARI IL PROGETTO DI SENSIBILIZZAZIONE PER PREPARARE IL RITORNO DI UNO DEI MAMMIFERI A MAGGIORE PERICOLO DI ESTINZIONE.
MERCOLEDÌ 22 SETTEMBRE IL LANCIO UFFICIALE DEL PROGETTO ORGANIZZATO DA EARTH GARDENERS IN COLLABORAZIONE CON COOPERATIVA DIOMEDEA E LIPU

La foca Monaca, uno dei mammiferi a maggiore pericolo di estinzione, sta tornando nelle aree settentrionali del Mediterraneo da cui mancava da decenni. Negli ultimi due anni è stata avvistata e fotografata in Salento, lungo le coste del sud Sardegna, nell’Arcipelago Toscano e al largo delle coste liguri. Fonti attendibili documentano che in Sardegna, negli anni Sessanta e Settanta, esistevano solo i sette esemplari della Grotta del Fico nel Golfo di Orosei, oltre ad una decina di altri sparsi nei rimanenti 1800 km di costa.
L’isola è una meta di passaggio tra la Grecia, la Turchia e l’isola di Madeira, nell’omonimo arcipelago del Portogallo, dove sono presenti le colonie più numerose. Preparare il ritorno della Foca monaca, affidandole il ruolo di testimonial privilegiato e trascinante per far conoscere le problematiche sullo stato di conservazione dei territori marini costieri, è tra i principali obiettivi di Operazione Foca Monaca. Ideato e organizzato dall’associazione EARTH GARDENERS, in collaborazione con la Cooperativa Diomedea e la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), il progetto mira a sensibilizzare le cittadine e i cittadini e coinvolgere tutte le scuole in azioni di apprendimento attivo, attraverso l’utilizzo di sussidi didattici pensati e realizzati ad hoc per fasce d’età e di interessi. Anche se le attività programmate si svolgeranno sull’isola, il progetto è a carattere nazionale e conta già diverse adesioni in tutta Italia.
L’iniziativa, patrocinata dal Parco Nazionale Arcipelago de La Maddalena, dall’Area Marina Protetta di Capo Carbonara a Villasimius e dal comune di Oristano, verrà presentata mercoledì 22 settembre alle 18 negli spazi al secondo piano della libreria Messaggerie sarde di Sassari. L’incontro, aperto al pubblico, vedrà la partecipazione – anche in remoto – dei rappresentanti degli Enti che patrocinano il progetto, delle associazioni, dei Centri di Educazione all’Ambiente e alla Sostenibilità e delle istituzioni che hanno aderito.
I lavori verranno aperti da Anna Lacci, presidente dell’associazione EARTH GARDENERS.
Ospiti d’onore, in collegamento video, gli artisti Edoardo Malagigi e Angela Nocentini, che in ottobre e in aprile dirigeranno i lavori per la realizzazione di opere d’arte collettiva rappresentanti foche Monache a grandezza naturale, utilizzando materiali di rifiuto e coinvolgendo attivamente scuole e cittadini.
Durante l’incontro verrà lanciata la campagna di crowdfunding che, attraverso la piattaforma www.produzionidalbasso.com, servirà per finanziare le spese del progetto. Tutte le azioni di Operazione Foca Monaca, infatti, saranno realizzate solo attraverso il lavoro volontario degli organizzatori e degli artisti.
Nel pieno rispetto delle normative ANTI COVID l’incontro sarà aperto al pubblico per un massimo di 25 persone. In osservanza delle disposizioni previste, obbligatori come sempre, la distanza interpersonale e l’utilizzo della mascherina.
L’incontro verrà trasmesso in diretta sulle pagine Facebook dell’associazione EARTH GARDENERS e della libreria Messaggerie sarde ai seguenti indirizzi:
facebook.com/earthgardeners
facebook.com/messaggeriesarde

È possibile partecipare anche via web attraverso la piattaforma ZOOM:
ID 210 999 1200; Passcode 4c0BL7




OPERAZIONE “BAD VILLAGE” DELLA GUARDIA DI FINANZA: SEQUESTRATO IL PIU’ IMPORTANTE COMPLESSO TURISTICO ALBERGHIERO DI OLBIA

 OPERAZIONE “BAD VILLAGE” DELLA GUARDIA DI FINANZA: SEQUESTRATO IL PIU’ IMPORTANTE COMPLESSO TURISTICO ALBERGHIERO DI OLBIA E ARRESTATI I SUOI FONDATORI. NEI GUAI ANCHE UN PUBBLICO UFFICIALE E UN NOTO PROFESSIONISTA ROMANO. 

La Guardia di Finanza, delegata dal dr. Gregorio Capasso, Procuratore della Repubblica di Tempio Pausania, ha dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale gallurese che ha disposto gli arresti domiciliari per i fondatori di un noto complesso immobiliare. 

Con la stessa ordinanza è stato disposto anche il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili del valore stimato in circa 60 milioni di euro. I Finanzieri hanno apposto i sigilli a terreni, campi da calcio e tennis, un centro nuoto, un palasport, un albergo, una club house ed aree urbane ed uffici in tre diverse torri. Disposto, inoltre, il sequestro delle partecipazioni che gli indagati avevano in altre società.

Questo l’esito delle complesse indagini svolte dalle Fiamme Gialle di Olbia che hanno svelato gli accordi e le collusioni finalizzati a turbare l’asta fallimentare per consentire a soggetti falliti di rientrare in possesso del compendio. 

I soggetti colpiti dalla misura cautelare degli arresti domiciliari, padre e figlio, noti imprenditori olbiesi legali rappresentanti di diverse società, attraverso accordi con un pubblico ufficiale, Direttore Generale di un’associazione di enti pubblici locali, e con la mediazione di un importante professionista romano, avrebbero tentato di rientrare in possesso del patrimonio di società fallite. 

Dalle attività è emerso come gli indagati avrebbero agito anche approfittando della situazione emergenziale venutasi a creare con la pandemia da nuovo coronavirus. Gli stessi avrebbero provato ad accedere perfino a finanziamenti agevolati e garantiti da fondi governativi. 

Gli indagati hanno in pratica ristretto, anzi azzerato, la platea dei possibili concorrenti, attraverso contatti clandestini ed accordi che gli avrebbero consentito, con la costituzione di una new company con sede un paese extra UE, di continuare a gestire le attività. 

L’importante quadro probatorio emerso dalle indagini è frutto

dell’attività dei finanzieri del Gruppo di Olbia e della Sezione di Polizia giudiziaria di Tempio Pausania, dipendenti dal Comando Provinciale Sassari, che hanno operato sotto il coordinamento della Procura della Repubblica. 

L’odierna attività di servizio conferma il costante impegno della Guardia di Finanza nel contrasto agli illeciti economico-finanziari ed in particolare ai reati contro la Pubblica Amministrazione. 




Comunicato Stampa: Operazione “UNGERGROUND. Conclusa l’attività di polizia ambientale ed economico – finanziaria a tutela dei territori sardi. Sanzioni per 815mila euro alla Società “SANAC”

In questi ultimi giorni i finanzieri della Stazione Navale di Cagliari hanno concluso una complessa attività di polizia ambientale ed economico – finanziaria a tutela dei territori della Sardegna, constatando sanzioni, rispetto al tributo evaso, di circa 815.000,000 euro (c.d. Ecotassa) per il conferimento in discarica di rifiuti, effettuato su mandato dell’obbligata in solido della Società “Sanac S.p.a.” (Società Anonima Nazionale Argille e Caolini), in località “Macchiareddu – Grogastu” (Cagliari), appartenente oggi al Gruppo ILVA.

Tutto ebbe inizio tra la prima e la seconda decade degli anni 2000, dove i cennati rifiuti pericolosi industriali, riconducibili al ciclo produttivo dello stabilimento in questione, venivano abilmente occultati attraverso l’interramento nel sottosuolo. Solo grazie agli interventi delle Fiamme Gialle, effettuati tra il 2015 e il 2016, nell’ambito dell’“Operazione Underground”, è stato possibile scoprire l’attività illecita. Le numerose violazioni constatate di carattere penale hanno portato alla segnalazione all’A.G. di alcuni soggetti, dipendenti a vario titolo dalla predetta Società, in quanto fautori di attività illecite rientranti tra le attività di “gestione di rifiuti non autorizzata”, ex – D.Lgs 152/06 ed illecito smaltimento per deposito sul suolo o nel suolo (occultamento nel sottosuolo) – come da allegato B – “D1”, sanzionato dall’art. 256, commi 1, lett. b) e 3, stesso D.Lgs..

In due distinte discariche abusive sono state ritrovate 70.000 tonnellate di rifiuti industriali pericolosi di vario genere interrati ad una profondità di 3 metri circa, all’interno di un’area di 16.000 metri quadrati.

Conclusa la procedura di smaltimento in discarica autorizzata dei rifiuti e la bonifica dell’area interessata, è stato possibile applicare il tributo, determinato dal quantitativo riportato sui formulari identificativi dei rifiuti (F.I.R.) e destinato alle casse della Regione Autonoma della Sardegna.

Occorre precisare che il tributo speciale per il deposito in discarica ed in impianti di incenerimento senza recupero energetico dei rifiuti solidi è stato introdotto dalla legge n. 549 del 28 dicembre 1995 (Legge Finanziaria) con le seguenti finalità ambientali finalizzate a
favorire:
– la minore produzione di rifiuti;
– il recupero dagli stessi di materia prima e di energia;
– la bonifica di siti contaminati ed il recupero di aree degradate.

Alle discariche sono assimilati, oltre agli impianti di incenerimento senza recupero di energia, anche le discariche abusive ed i depositi incontrollati, nonché le discariche istituite in via temporanea con ordinanza.

Tale intenzione emerge sicuramente dai vincoli di contabilità pubblica dei bilanci delle Regioni, che prescrivono una destinazione del 18% del gettito rinveniente dal tributo speciale (c.d. “ecotassa”) a favore di fondi regionali destinati a finanziare il riciclo, smaltimenti alternativi, bonifiche e recuperi.

L’attività appena conclusa – sottolinea il Col. Alessandro Bucci, Comandante del Reparto Operativo Aeronavale Cagliari – è la sintesi di un attento lavoro che quotidianamente vede impegnata la componente aeronavale a far rispettare le norme e i regolamenti a tutela dell’ambiente, a vantaggio della salute umana. Si parte dalla ricerca e dal riconoscimento dei siti utilizzati come discariche abusive, si individuano i soggetti responsabili, si seguono tutte le fasi di smaltimento in discarica autorizzata e di bonifica delle aree inquinate, fino alla determinazione del tributo evaso, la c.d. “Ecotassa”, che confluisce, come accade ormai da diversi anni, nelle casse della Regione Autonoma della Sardegna, per la gestione di accurate politiche ambientali, al fine di non appesantire il gravame fiscale sui propri cittadini.




OPERAZIONE “CETOS” – SEQUESTRATI BENI PER OLTRE 64 MILIONI DI EURO, OLTRE A DUE NAVI, NEI CONFRONTI DI SOCIETA’ GERENTI IL SERVIZIO DI COLLEGAMENTO MARITTIMO TRA LA SARDEGNA E LE ISOLE MINORI.

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cagliari, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione ad un provvedimento del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo con il quale è stato disposto il sequestro preventivo di due navi traghetto, nonché di beni mobili, immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie, anche nella forma per equivalente, per un valore di oltre 64 milioni di euro, nei confronti di due imprenditori e due società operanti nel settore della navigazione e del noleggio di mezzi di trasporto marittimo.

I plurimi reati ipotizzati sono quelli di concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, falsità in atti pubblici e attentati alla sicurezza dei trasporti.

Oltre alle responsabilità penali delle persone fisiche, sono contestati illeciti amministrativi per fatti dipendenti da reato, in base alla normativa sulla responsabilità degli enti.

Le attività, in corso di esecuzione in Cagliari, Portoscuso (SU), Calasetta (SU), La Maddalena (SS), Porto Torres (SS), Sassari, Palermo, Reggio Calabria e Augusta (SR), con il supporto degli specialisti del Reparto Operativo Aeronavale del Corpo, costituiscono l’esito di una complessa indagine condotta, a partire dal 2019, dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cagliari sulla procedura di gara, aggiudicata dalla Regione Sardegna nel 2016 (per la durata di sei anni per l’importo complessivo, esclusa iva, di 70,1 milioni di euro, con opzione di estensione del servizio fino a 9 anni per un valore complessivo totale di oltre 104 milioni di euro) ad una compagnia di navigazione sarda onde assicurare la connettività marittima della Sardegna con le isole minori “S. Pietro” e “La Maddalena”. 

In applicazione della normativa UE in materia di aiuti di Stato, la legislazione vigente prevede, infatti, lo strumento della “continuità territoriale”, attraverso cui – grazie a forme di compensazione erogate a contropartita di obblighi di servizio pubblico imposti alle compagnie incaricate del servizio di trasporto –  è garantito ai cittadini l’esercizio del diritto alla mobilità e allo sviluppo economico-sociale dei territori interessati, assicurando nel contempo tariffe ragionevoli, nel rispetto di specifiche condizioni di orario, capacità e frequenza dei collegamenti, laddove le sole forze operanti sul mercato non possano offrire servizi di adeguato livello.

Tra i requisiti, tuttavia, prescritti per poter partecipare e aggiudicarsi la gara i concorrenti avrebbero dovuto adibire unità dotate di stringenti caratteristiche strutturali volte a consentire il traghettamento, in condizioni di sicurezza, di merci pericolose e passeggeri, tutelando e garantendo, in particolare, le pari opportunità, in termini di accessibilità e di mobilità a bordo delle stesse navi, anche alle persone a mobilità ridotta (“P.M.R.”), individuate dalla normativa di settore in “chiunque abbia una particolare difficoltà nell’uso dei trasporti pubblici, comprese le persone anziane, le persone con disabilità, le persone con disturbi sensoriali e quanti impiegano sedie a rotelle, le gestanti e chi accompagna bambini piccoli”.

Gli approfondimenti investigativi e le ispezioni svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cagliari con l’ausilio di ingegneri navali, nominati consulenti tecnici dal magistrato inquirente, hanno definitivamente confermato l’ipotesi investigativa, evidenziando la inidoneità tecnica dei traghetti utilizzati, soffermatasi sul concreto rischio sussistente per l’incolumità delle P.M.R. in caso di evento avverso, come un naufragio o un incendio fortunatamente mai verificatisi.

Oltre alle carenze tecniche e strutturali delle unità navali considerate, le indagini hanno, altresì, permesso di rilevare come le suddette difformità (rispetto a quanto previsto sia dalla normativa vigente che dal bando) non fossero mai state sanate; circostanze, quest’ultime, che conseguentemente non avrebbero consentito la partecipazione né, soprattutto, l’aggiudicazione della gara. 

Gli accertamenti hanno, parimenti, fatto rilevare l’avvenuto ricorso a sostituzioni irregolari del traghetto designato per le tratte “Carloforte/Portovesme” e “Carloforte/Calasetta”, non autorizzate preventivamente dalla stazione appaltante.

L’ammontare delle contribuzioni pubbliche indebitamente percepite nel periodo 2016- 2020, quantificato in oltre 54,1 milioni di euro, è stato sequestrato nei confronti della società di navigazione aggiudicataria e degli indagati. Ulteriori 9,9 milioni di euro sono stati invece sequestrati, quale profitto del reato, alla società di noleggio delle imbarcazioni avente assetto proprietario e management riconducibili ai principali indagati.

Secondo la ricostruzione investigativa, gli indagati, interponendo una seconda società di servizi, hanno fornito alla compagnia di navigazione indagata ulteriori 3 navi necessarie per partecipare alla gara, pur essendo consapevoli che le stesse non avessero i requisiti previsti dalla gara. La cessione delle unità navali, avvenuta attraverso la previsione di specifici canoni di locazione, ha in tal modo fatto confluire parte delle somme introitate dalla Regione Sardegna sui conti della società noleggiatrice. Una parte di tali introiti è stata successivamente “girata”, a titolo di emolumenti e di dividendi, ai due soci amministratori ritenuti responsabili. 

Le società e le navi sequestrate sono state affidate agli amministratori giudiziari nominati dal G.I.P. al fine di garantire la continuità aziendale.

L’odierna attività evidenzia l’importante ruolo di presidio svolto dalla Guardia di Finanza a contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e degli sperperi di risorse pubbliche e la costante attenzione che il Corpo ripone nella tutela delle regole della libera e leale concorrenza. 




SASSARI: ARRESTATO L’ULTIMO CATTURANDO DELL’OPERAZIONE “OFFICINA”. AI DOMICILIARI 34ENNE SASSARESE

NEL POMERIGGIO DI IERI I CARABINIERI DELLA SEZIONE OPERATIVA DEL NUCLEO OPERATIVO RADIOMOBILE DI COMPAGNIA DI SASSARI HANNO ESEGUITO UN’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER D.F., SASSARESE CLASSE ’87.

LA MISURA CAUTELARE AFFERISCE ALL’OPERAZIONE CONVENZIONALMENTE DENOMINATA “OFFICINA”, A CONCLUSIONE DI INDAGINI DEL 2019 NEL CORSO DELLE QUALI I CARABINIERI DELLA COMPAGNIA DI SASSARI AVEVANO DISVELATO UNA RETE DI DODICI SOGGETTI INDAGATI PER TRAFFICO DI STUPEFACENTI TRA LE PROVINCE DI SASSARI E NUORO; A SETTEMBRE 2019 OTTO DI ESSI ERANO STATI ASSOCIATI AL CARCERE DI BANCALI, ALTRI DUE ERANO STATI DESTINATARI DELLA MISURA CAUTELARE DEGLI ARRESTI DOMICILIARI, MA IL D.F. ERA RIUSCITO A SOTTRARSI ALLA CATTURA.

IERI POMERIGGIO, DURANTE UN SERVIZIO IN BORGHESE IN CENTRO STORICO, I CARABINIERI DELLA SEZIONE OPERATIVA HANNO INDIVIDUATO IL SOGGETTO, PROCEDENDO ALLA SUA IDENTIFICAZIONE ED ALLA CATTURA.

D.F. È STATO QUINDI TRADOTTO PRESSO LA PROPRIA ABITAZIONE IN REGIME DI ARRESTI DOMICILIARI. 

foto di repertorio




GUARDIA DI FINANZA CAGLIARI: OPERAZIONE “ORANGE FLAG”. SEQUESTRATE 10 IMBARCAZIONI DI ORIGINE OLANDESE PRIVE DI NAZIONALITÀ E CON DOCUMENTI NON VALIDI.

Dieci sono le imbarcazioni sequestrate dai finanzieri del Reparto Operativo Aeronavale di Cagliari, al termine di un’operazione, denominata “ORANGE FLAG”, eseguita ad ampio raggio su tutto il territorio regionale sardo.

Al momento del controllo, i proprietari delle imbarcazioni, sperando di farla franca, mostravano ai finanzieri i documenti in lingua straniera, quale presunta garanzia d’iscrizione della propria barca nel registro ufficiale dell’Olanda.

Sono state riscontrate molteplici incongruenze nelle licenze di navigazione e, per questa ragione, sono scattare le indagini più approfondite che hanno trovato, nella risposta fornita dalle Autorità olandesi alla Guardia di Finanza, la conferma che i documenti esibiti dai diportisti, sia italiani che stranieri, non li autorizzavano a battere la bandiera dello stato olandese.

La pseudo licenza, altro non era che una mera registrazione ad un club nautico fiammingo, che non ha nulla a che vedere con l’immatricolazione di un’imbarcazione, ovvero il criterio di collegamento della nave con l’ordinamento giuridico di uno Stato. Affinché uno Stato possa legittimamente concedere la sua bandiera deve esistere un “legame sostanziale” (c.d. genuine link) tra la nave e l’ordinamento nazionale. Una procedura obbligatoria che, nell’interesse comune, garantisce, tra gli altri, il possesso dei requisiti di navigabilità e sicurezza generale dei mezzi nautici.

Tutte le unità da diporto sequestrate erano prive di nazionalità, ovvero non legittimamente registrate in alcun Paese e, pertanto, non potendo invocare la protezione di alcuno Stato, sono state assoggettate alla giurisdizione dello Stato italiano.

Inoltre, riportavano sullo scafo falsi contrassegni di identificazione, ovvero una sigla ed un porto di registrazione solo apparentemente riconducibili ai Paesi bassi e, per tali irregolarità, dovranno rispondere della commissione dei reati di navigazione senza abilitazione e di uso di falso contrassegno di individuazione.

Il valore complessivo delle imbarcazioni sequestrate supera un milione di euro.

Le attività di esplorazione aeromarittima – ribadisce il Comandante del ROAN di Cagliari, Col. Alessandro Bucci – condotte con i performanti mezzi navali ed aerei della Guardia di Finanza, mirano a garantire la difesa e gli interessi economici del Paese, grazie ad una complessa ed organizzata attività sinergica per il contrasto dei traffici illeciti espressi nelle loro varie forme. Una di queste, infatti, è l’utilizzo improprio o ingannevole di una bandiera straniera da parte di un’imbarcazione, che mira ad eludere i controlli da parte delle forze di polizia operanti via mare, per nascondere verosimilmente altre tipologie di reati, anche gravi.