Costa Smeralda: la storia segreta che passa da Orosei

Orosei, 15 Novembre 2025 –

A Orosei, in una sala gremita che “sa di casa”, si è svolta una serata destinata a cambiare la prospettiva sulla nascita della Costa Smeralda. Protagonista dell’incontro è stato Gesuino Cherchi, maestro del legno, accolto dalla sua comunità come l’epicentro di un racconto rimasto nell’ombra per oltre sessant’anni. Accanto a lui, lo storyteller e autore del libro ” Costa Smeralda®”Fausto Farinelli ha ricostruito il sorprendente percorso che lo ha portato proprio a Orosei, sulle tracce di un artigiano che nessuno aveva mai raccontato.

Una narrazione ribaltata

L’evento ha subito messo in luce un elemento centrale: la distanza fra la narrazione ufficiale e la realtà dei fatti. Lo ha ammesso apertamente anche l’architetto Antonello Loi, confessando di non aver mai immaginato un legame diretto tra Orosei e la Costa Smeralda. Per decenni si è creduto che l’estetica smeraldina fosse un’elaborazione originale degli architetti chiamati dal Principe Aga Khan. Ma la ricerca di Farinelli ha dimostrato l’esatto contrario.

Il ribaltamento parte da una testimonianza raccolta quasi per caso: durante una conversazione con Maria Giovanna Palimodde, patron del resort  “Su Gologone”, l’autore chiede se lo storico albergo barbaricino avesse tratto ispirazione dalla Costa Smeralda. La risposta è una rivelazione: **«No, è il contrario». Da quel momento prende forma un filo che conduce alla Fondazione Sulas di Nuoro, dove l’avvocato Francesca Manca custodisce l’eredità del professor Giovanni Antonio Sulas, figura chiave nella definizione dello stile del Consorzio.

Sfogliando documenti e fotografie d’epoca, Farinelli scopre che alcuni degli elementi iconici degli alberghi — la sedia “Mungivacca”, gli arredi del Cala di Volpe e dell’Hotel Cervo — non erano stati creati da designer internazionali, ma da un falegname di Orosei. «È vivo» rivela l’avvocato Manca. «Si chiama Gesuino Cherchi». È la scintilla che sposta il baricentro della ricostruzione storica.

Il maestro del legno che plasmò un mito

La storia di Gesuino Cherchi inizia nel 1963, dopo un ritorno amaro dalla Germania. È in quell’anno che il professor Sulas si presenta nella sua bottega con un progetto di sgabello portavaligie e una richiesta: dimostrare una levigatura perfetta. La prova è severa e quasi rituale: Sulas individua persino una micro-imperfezione “che con la verniciatura sarebbe saltata fuori”. Cherchi supera comunque il test e inizia una collaborazione storica con il professore.

La domanda di arredi era così imponente da svuotare le scorte di castagno dell’isola. Cherchi racconta di aver setacciato le segherie dell’intera Sardegna, per poi doversi rifornire in Campania e Abruzzo, inaugurando una rotta commerciale che portava il legno sull’isola tramite gli stessi tir che tornavano carichi di granito.

La visione del Principe

La serata restituisce anche il ritratto di un Principe Karim Aga Khan sorprendentemente sensibile all’identità sarda. La sua filosofia — “la casa in funzione del territorio, non il territorio in funzione della casa” — ha guidato ogni scelta: dalla tutela delle piante autoctone all’impossibilità di abbattere alberi e rocce, fino al rifiuto di spianare il terreno del futuro Pevero Golf Club. Per preservare l’ambiente, si avvalse perfino di tecnologie satellitari NASA, allora utilizzate solo dall’ENI e dal governo americano.

Una rara registrazione del 1962, proiettata durante la serata, riassume perfettamente la sua intenzione: «Vogliamo fare uno sviluppo che prende tutte le cose belle della storia della Sardegna e le mettiamo sulla Costa Smeralda».

L’importanza della memoria nelle scuole

Durante il suo intervento, Fausto Farinelli ha sottolineato con forza anche un altro aspetto fondamentale: la necessità che la storia della Costa Smeralda e della visione del Principe Aga Khan venga insegnata nelle scuole. Una storia – ha ricordato – che non appartiene solo all’élite internazionale, ma alla Sardegna più autentica, fatta di artigiani, architetti, lavoratori e comunità. Secondo l’autore, portare questo patrimonio narrativo ai ragazzi significa educarli al rispetto per l’ambiente, al valore dell’altrui persona e, soprattutto, alla capacità di riconoscere e amare la bellezza in tutte le sue forme: materiali, come un arredo scolpito a mano, e immateriali, come la cura, il senso del limite e la visione che hanno guidato la nascita della Costa Smeralda.

Un dibattito vivo

Accanto ai ricordi di Pietro Moro, fondatore del primo cantiere navale di Olbia, che descrive un giovane Aga Khan agile “come un cerbiatto” sulle rocce galluresi, emerge anche una lettura critica. L’ex sindaco Giovanni Saba propone una interpretazione politica, definendo la Costa Smeralda un progetto pensato per un’élite internazionale. La discussione si accende, ma è ancora Moro a riportare la complessità del personaggio: «Il Principe non ha mai guadagnato una lira, ci ha rimesso», racconta, citando episodi di coinvolgimento umano e rispetto per i lavoratori.

Un’eredità ritrovata

L’incontro a Orosei si conclude con un momento simbolico. Quando viene chiesto a Cherchi che effetto gli faccia vedere riconosciuto il suo nome dopo tanti anni di silenzio, il maestro risponde con una semplicità che commuove la sala: «Per tanti anni sembrava che Gesuino Cherchi era morto. Mi avete resuscitato».

È in questa frase che si condensa il senso più profondo della serata: non solo la presentazione di un libro, ma un atto di riappropriazione culturale. Una storia che finalmente torna nelle mani di chi l’ha davvero costruita.




Biomarmo: incontro divulgativo a Orosei. Nuovi materiali per la bioedilizia

Biomarmo: incontro divulgativo a Orosei

Nuovi materiali per la bioedilizia

18 febbraio 2020

OROSEI. Giovedì 20 febbraio alle 11.00, nel palazzo del Comune di Orosei in via Santa Veronica 5, si terrà un incontro con finalità divulgative e operative nell’ambito del progetto Cluster BIOMARMO “Da scarti di lavorazione a prodotti a elevato valore aggiunto: conglomerati di marmo per la bioedilizia”. Il progetto, promosso e finanziato da Sardegna Ricerche e condotto dall’Università di Sassari (Dipartimento di Chimica e Farmacia) nell’ambito del POR FESR Sardegna Ricerche 2014-2020, affronta tematiche inerenti alla Bioeconomia, la Bioedilizia e la Chimica Verde. Più in particolare si propone di analizzare l’utilizzo degli scarti di lavorazione industriale (del marmo, delle materie plastiche, dell’industria del riso, delle centrali a carbone) donando loro valore aggiunto e al contempo risolvendo i problemi di impatto ambientale associati al loro smaltimento.

 

I nuovi materiali ottenuti possono trovare applicazione in vari settori: dalla bioedilizia al design, ai materiali avanzati. Grazie a BIOMARMO i rifiuti industriali potranno essere trasformati in pavimentazioni, sia stradali che da interni, materiali per l’arredo di bagni e cucine, oggettistica ornamentale, pannelli per l’isolamento termico e acustico e così via.

 

BIOMARMO è uno dei 35 progetti Cluster promossi da Sardegna Ricerche attraverso il programma “Azioni cluster top-down” e finanziati grazie al POR FESR Sardegna 2014-2020. I progetti cluster sono attività di trasferimento tecnologico condotte da organismi di ricerca pubblici con l’attiva collaborazione di gruppi di piccole e medie imprese del settore o di settori affini, per risolvere problemi condivisi e portare sul mercato le innovazioni sviluppate nei laboratori. Come per tutti i progetti cluster, anche per Biomarmo vale il principio della “porta aperta”: tutte le imprese interessate a partecipare possono chiedere di entrare a far parte del progetto in qualsiasi momento.

 

I coordinatori del progetto sono il professor Alberto Mariani dell’Università di Sassari, responsabile scientifico, e Graziana Frogheri di Sadegna Ricerche.