Altro che People Strategy: Santa Maria La Palma sommersa dalla plastica di tutta Alghero
Le fotografie parlano da sole. Montagne di sacchi, cassette e imballaggi occupano il piccolo ecocentro di Santa Maria La Palma. Formalmente si tratta di un deposito temporaneo autorizzato. Visivamente, l’effetto è quello di una discarica cresciuta nel cuore della borgata.
I residenti denunciano inoltre un odore ormai insopportabile, che rende ancora più pesante una situazione considerata vicina al collasso.
È questa l’attenzione promessa alle borgate?
Il provvedimento è l’ordinanza sindacale contingibile e urgente numero 25 del 21 agosto 2026. Nasce da una crisi nazionale della filiera del riciclo: la saturazione degli impianti ha determinato la sospensione temporanea dei conferimenti.
La causa è nazionale. La decisione di concentrare a Santa Maria La Palma il materiale raccolto in tutta Alghero è però locale.
L’ordinanza indica una produzione media di circa undici tonnellate al giorno e richiama un quantitativo di 208 tonnellate di imballaggi in plastica e materiali misti. Numeri enormi per una struttura nata come servizio di prossimità per le borgate, non come polmone di emergenza dell’intero sistema cittadino.
Alghero conta poco meno di 42 mila residenti e punta a superare nel 2026 i due milioni di presenze turistiche, dato continuamente esibito dall’Amministrazione. Ma non si possono celebrare i numeri del turismo senza predisporre servizi capaci di sostenerli. E non si può scaricare materialmente il peso dell’affollamento su una sola comunità.
Non è plastica già selezionata
L’ordinanza autorizza il deposito del rifiuto classificato con il codice EER 15.01.06: “imballaggi in materiali misti”.
Non è quindi plastica pura già separata per tipologia e pronta al riciclo, ma una frazione differenziata a monte che deve ancora essere selezionata. Le immagini mostrano sacchi dal contenuto eterogeneo, imballaggi sparsi e cumuli esposti all’aperto.
Gli abitanti conoscono bene il paradosso. Quando sono loro a portare i rifiuti all’ecocentro, raccontano che le buste vengono controllate minuziosamente dall’addetto e che un conferimento non conforme può essere respinto. Oggi, invece, la stessa area accoglie montagne di materiale proveniente da tutta la città.
Due pesi e due misure difficili da accettare.
L’ecocentro chiude, i cumuli restano
Dal 23 agosto l’ecocentro è chiuso al pubblico per consentire lo stoccaggio straordinario. Resta accessibile soltanto l’isola ecologica destinata ai normali rifiuti domestici.
Il Comune sostiene che il sito sia pavimentato, impermeabilizzato, recintato e dotato di sistemi per la raccolta delle acque. Ma questo non risponde alle domande principali: quanta capacità rimane? Come vengono controllati odori, vento, incendi e dispersione dei materiali? Quando inizierà la rimozione?
L’ordinanza prevede lo svuotamento una volta ripresi i conferimenti agli impianti, ma attribuisce al provvedimento un’efficacia di sei mesi. Non significa che i rifiuti resteranno lì per tutto questo tempo, ma impone all’Amministrazione di comunicare una scadenza certa.
Selva dia risposte alla borgata
L’assessore Raniero Selva ha le deleghe all’ambiente, all’igiene urbana e ai rapporti con quartieri e borgate. L’emergenza nazionale può spiegare il blocco degli impianti, ma non può diventare una formula con cui chiudere ogni discussione.
Selva e il sindaco Cacciotto devono chiarire quante tonnellate siano già state depositate, quale sia la capienza autorizzata, quali controlli vengano effettuati e quale alternativa sia prevista se l’emergenza dovesse continuare.
Il Comitato della borgata, davanti a una situazione ritenuta non più tollerabile, starebbe valutando azioni dimostrative per portare il problema all’attenzione della città.
La People Strategy viene presentata come una politica che mette le persone al centro. Qui sembra prevalere una strategia diversa: togliere i rifiuti dalla vista della città e trasferirli lontano dalle vetrine turistiche.
Santa Maria La Palma non può diventare il retrobottega di Alghero. Mentre in città si celebrano milioni di presenze, nella borgata crescono montagne di rifiuti e i residenti sono costretti a convivere, secondo quanto denunciano, con un odore insopportabile.
È questo il prezzo che una borgata deve pagare per salvare il decoro e l’immagine turistica della città?