Il Ritorno del Principe. Una Promessa Lunga oltre Sessant’anni.
di Fausto Farinelli, editore e direttore editoriale.
Arrivo, come sempre, in anticipo di un’ora. Le diciotto segnano il momento esatto in cui la stampa e gli ospiti iniziano ad accreditarsi per questa giornata che si preannuncia storica, una di quelle destinate a rimanere scolpite nella memoria di questa costa. Faccio la mia solita tappa nel Sottopiazza, il cuore pulsante e di pietra di Porto Cervo. Anche oggi, come ogni volta che vengo qui, osservo il rito intatto della meraviglia: ci sono persone che scattano innumerevoli fotografie, ragazze con i piedi accarezzati dall’acqua che si fanno i selfie, incorniciate dallo sfondo del ponticello di legno, della piazza e dalle luci del nuovo ristorante Langosteria. Porto Cervo affascina, resiste al tempo in modo immutabile. Ogni volta che ci torno, rimango catturato da quell’effetto “wow” che non smette mai di sorprendermi. È il palcoscenico perfetto per rievocare il sogno di un principe, e oggi, per celebrarne il grande ritorno.
Prima che le massime autorità religiose, civili e militari prendano posto, mi immergo nelle voci e nei ricordi di chi questa storia l’ha vissuta e continua a custodirla. Incontro Renzo Persico, Presidente del Consorzio Costa Smeralda. Gli chiedo subito se l’omaggio di oggi sia più un dovere istituzionale o morale. La sua risposta non ammette repliche: «È un dovere morale, un dovere etico» mi dice con fermezza. «La storia insegna che quest’uomo ha creato le condizioni perché oggi noi siamo un’isola del mito, un territorio conosciuto nel mondo. Ha inventato un modello turistico come pioniere, ha creduto nell’ambiente, nella sostenibilità, nella cultura». Nelle parole di Persico emerge il ritratto di un visionario che capì come questo lembo d’Europa periferico avesse tutte le premesse per diventare un’eccellenza italiana nel mondo. Poi, il Presidente mi confida un aneddoto intimo e toccante: «Più volte gli ho chiesto: “Altezza, mi dica qual è per lei il momento più importante?”. E lui mi ha detto: “Il momento più importante l’ho avuto quando ho scoperto quest’isola”. E ho capito dopo negli anni che l’amava sempre, non ha mai smesso di amarla». E sulla presenza della Presidente della Regione, Alessandra Todde, sottolinea: «Ci sentiamo tutti appartenenti a un modello turistico che ha reso la Sardegna famosa nel mondo».

Subito dopo incrocio le memorie intime della famiglia, frammenti preziosi che svelano l’uomo dietro il mito. Risuonano le parole cariche di affetto fraterno del Principe Amin Aga Khan. Quando gli viene chiesto un ricordo di Karim, la sua voce tradisce un’intimità profonda, di una vita vissuta fianco a fianco: «Eravamo quasi gemelli» racconta. «Lui aveva nove mesi, meno un giorno, più di me… io sono nato a settembre». Il ricordo si fa poi delicato, sfiorando gli ultimi momenti di vita del fondatore e la malattia: «L’ha accettata con filosofia? Sì… non se n’è reso conto, penso. Per fortuna dormiva. È passato così, in silenzio. Non ha sofferto». E quando gli si domanda del lascito di suo fratello per quest’isola, Amin non ha esitazioni: «Cosa ha fatto per la Sardegna? Molto, molto, molto. La Costa Smeralda è stata la sua creazione… In questa parte della Sardegna, sì, è stato lui il padre del turismo».

Infine, è Sua Altezza il Principe Rahim Aga Khan V, figlio del compianto Principe Karim, a condividere i suoi ricordi durante un colloquio con i giornalisti a margine dell’evento. Le sue parole ci riportano ai primi anni di fatica, quando l’infrastruttura era ancora solo un cantiere in divenire. «Ricordo quando ero molto piccolo… dragavano la marina e non capendo questa immensa infrastruttura, ricordo l’odore del dragaggio e papà che lavorava» racconta ai cronisti. «Ricordo anche che andava a spegnere gli incendi di persona, e tornava tutto nero di cenere». È il ritratto sorprendente di un fondatore che si sporcava le mani, che ha amato questa terra vivendola visceralmente per un quarto della sua vita.
L’evento ufficiale è scandito dalla maestria della violinista Anna Tifu, le cui note tratte dalle opere di Bach, Ysaÿe, Massenet e Ravel si fondono con il suono del mare, elevando la solennità del momento.
Poi, il silenzio scende sulla piazza. L’ufficialità si mescola al profondo sentimento di comunità quando il padrone di casa, il Sindaco di Arzachena Roberto Ragnedda, prende la parola. Il suo è il riconoscimento di un patto lungo oltre mezzo secolo:
«Buonasera a tutti. Sua altezza Principe Rahim Aga Khan, benvenuto. Grazie per essere qui con noi in questo speciale momento per celebrare la figura di suo padre, una figura che ha voluto creare tutta questa bellezza. Presidente Alessandra Todde, grazie per aver condiviso con noi questo momento, è importante avere la presenza della Regione… Principe Amin Aga Khan, benvenuto, è un piacere vederla qui ad Arzachena, a Porto Cervo. Principe Irfan, Sinan Aga Khan, benvenuti… Sua Eccellenza il Prefetto, Fauci, benvenuta, signor Questore, tutte le autorità civili, militari, religiose, benvenuti. Cari concittadini di Arzachena, tanti ospiti che oggi sono qui presenti per condividere con noi questo momento.
È con profondo sentimento di orgoglio istituzionale che prendo la parola qui a Porto Cervo per celebrare un mito, per celebrare un momento che va a rinverdire un rapporto storico che la famiglia Aga Khan ha garantito nel corso di questi 60 anni con la nostra terra. È un patto di reciproco rispetto, di collaborazione, che ci porta a guardare avanti, a far sì che questa terra possa scrivere altre pagine assieme. È un piacere oltre che un onore ricordare quello che sua altezza il principe Karim Aga Khan ha fatto per noi.
60 anni fa, sua altezza Karim Aga Khan venne qui, ventenne, e con una filosofia straordinaria ha cambiato le sorti di questa destinazione. Momenti storici in cui non vi erano leggi urbanistiche, dove si sarebbe potuto fare qualsiasi tipo di intervento, e invece ha deciso di sposarsi col nostro territorio e creare un qualcosa che ha fatto epoca. Un’esperienza che è tuttora viva e la Costa Smeralda proprio in questi anni suggella un momento senza tempo. È bellissimo vedere le persone che continuano a venire nella nostra destinazione, tantissimi brand, l’internazionalità che questa terra continua a garantire.
Il rispetto della natura, il rispetto dell’identità locale, il rispetto delle persone sono stati il prisma, il mantra che ha guidato l’opera di Karim Aga Khan. Il nostro cittadino onorario nel 1965 ha fatto sì che questa terra potesse avere una nuova vita, un nuovo sviluppo, nei valori profondi e una straordinaria rivoluzione sociale, culturale, occupazionale che tuttora vive ancora nella nostra, nella nostra realtà.
Quindi è con profondo orgoglio che oggi celebriamo due momenti. Il primo è l’intitolazione di questa piazza, dove tutto è nato, e il secondo è una celebrazione che va proprio oltre, con una, diciamo, un sogno di immortalità. Una scultura, una scultura dedicata a sua altezza Karim Aga Khan, una scultura che vuole ricordare l’uomo, una cultura, una scultura che dialoga col territorio, non imposta nel territorio, così come era quella la filosofia del nostro Karim Aga Khan. Tra poco la sveleremo ed è emozionante, soprattutto perché il Principe Karim Aga Khan ha ovviamente una storia che parla da sé, però è altrettanto importante che le nuove generazioni sappiano chi è stato Karim Aga Khan, cosa ha fatto per la nostra terra e quelle che sono le opportunità che ci ha garantito, ha garantito a tante generazioni di arzachenesi, di sardi, che oggi hanno avuto l’opportunità di vivere, crescere all’interno delle, dell’isola, all’interno della nostra Sardegna senza dover emigrare e senza dover andare altrove per cercare una speranza, un futuro. Futuro ce l’ha garantito la sua lungimiranza, la sua sensibilità e oggi vogliamo celebrare questo momento con un dialogo che sia infinito col nostro territorio, con la nostra gente. E sono sicuro che assieme, andremo a scrivere ancora tante pagine di questa meravigliosa storia. Grazie».
L’eco delle parole del Sindaco traccia un confine invisibile tra il passato e l’avvenire. È la Presidente della Regione, Alessandra Todde, a raccogliere idealmente questo testimone, innalzando la figura del Principe da artefice locale a pilastro della moderna Sardegna:
«Buonasera a tutte e tutti. Desidero intanto ringraziare il Comune di Arzachena e il Sindaco Roberto Ragnedda per l’invito a questa giornata così importante. Saluto il qui presente Principe Rahim Aga Khan, quinto, e la rappresentanza della famiglia del Principe, la sua famiglia. E per me è un grande onore essere qua con autorità civili, militari e religiose, rappresentanti delle istituzioni, cittadini di Arzachena e tutti coloro che hanno voluto prendere parte a un momento così significativo per il nostro territorio.
Oggi inauguriamo una piazza, una scultura, ma soprattutto affidiamo a una memoria collettiva un nome, una visione che hanno profondamente segnato la storia della Sardegna contemporanea. Intitolare questa piazza a sua altezza il principe Karim Aga Khan IV significa riconoscere il valore di un uomo che ha saputo immaginare il futuro, quando quel futuro sembrava ancora impossibile. Una personalità capace di vedere nella Gallura e nella Costa Smeralda non soltanto un luogo di straordinaria bellezza, ma un patrimonio da valorizzare con rispetto, intelligenza e lungimiranza.
La sua intuizione ha cambiato il destino di questo territorio, l’ha fatto con un progetto che fin dalle sue origini ha cercato un equilibrio tra lo sviluppo economico, qualità architettonica e tutela del paesaggio. Un modello che ha reso la Costa Smeralda conosciuta in tutto il mondo, e che ha contribuito a costruire un’immagine internazionale della Sardegna fondata sull’eccellenza, sull’accoglienza e sull’unicità del suo ambiente.
Sarebbe riduttivo però ricordare il principe Aga Khan solo come l’artefice di un grande progetto turistico. Il lascito è anche cultura d’impresa, capacità di innovazione, investimenti, occupazione e una fiducia sulle potenzialità della nostra isola. È un’eredità che ha coinvolto generazioni intere di lavoratrici e lavoratori, imprenditrici, imprenditori, professionisti, giovani, che hanno trovato nuove opportunità grazie a questa visione. La Sardegna oggi ha il compito di continuare ad essere una terra capace di attrarre il mondo senza perdere la propria identità, mettendo al centro il paesaggio, la cultura, il capitale umano, la qualità della vita delle persone che la abitano tutto l’anno.
Questa piazza quindi rappresenta molto più che un omaggio, è un luogo che invita tutti noi a ricordare come le grandi opere nascano sempre dalla capacità di immaginare, di costruire relazioni e di investire nel lungo periodo. Anche la scultura che oggi inauguriamo assume questo significato, non soltanto un’opera d’arte, ma un simbolo permanente di riconoscenza e memoria, affinché le generazioni future possano conoscere la figura del principe Karim Aga Khan e comprendere il contributo che ha dato alla storia della Sardegna.
Come Presidente della Regione Autonoma della Sardegna considero questo momento un’occasione per riaffermare un principio fondamentale, il futuro della nostra isola si costruisce attraverso la collaborazione tra istituzioni, comunità, imprese e società civile. Che questa piazza diventi ogni giorno un luogo di incontro, di bellezza, di memoria, un luogo capace di raccontare alle generazioni che verranno, che la visione quando è accompagnata dal rispetto per il territorio e le persone può veramente cambiare la storia. Grazie».
Ma il momento che squarcia l’ufficialità, toccando il cuore di ogni presente, arriva con l’intervento sul palco del figlio, Sua Altezza il Principe Rahim Aga Khan. Lo ascolto incantato, mentre le sue parole delineano con commovente precisione la vera anima di questa impresa. Ne catturo ogni sfumatura, traducendola dall’inglese, perché resti impressa nella nostra narrazione collettiva:
«Buonasera. È un grande onore per me e per la mia famiglia essere qui oggi in un luogo così profondamente legato alla vita, al lavoro e al cuore di mio padre. È un onore. E per me un piacere grandissimo di vedere qui alcuni amici da tanti anni che conosco da tanti anni che hanno visto cosa è per me la Sardegna, per me personalmente. E continuo in inglese perché il mio italiano è un po’ arrugginito.
Una piazza è un luogo di incontro, è un luogo di memoria e di comunità. Associare il nome di mio padre a questo spazio inserisce il suo ricordo all’interno di Porto Cervo, tra la gente, l’architettura, il paesaggio e il mare che ha amato così profondamente. La mia famiglia ed io siamo profondamente grati per questo commovente tributo.
Molte persone hanno definito mio padre un visionario, e a ragione. Qui, su questa costa, quella visione ha trovato una delle sue espressioni più distintive e durature, non solo in ciò che è stato costruito, ma nello spirito con cui è stato realizzato. Quando vide per la prima volta questa parte della Sardegna, scorse un paesaggio di rocce granitiche, acque limpide, colline, insenature e luce, e capì che il suo valore risiedeva nella sua unicità. Da lì nacque una convinzione che plasmò gran parte di ciò che seguì: lavorare assecondando il carattere di questo luogo e proteggere le qualità che lo rendevano unico.
La Costa Smeralda divenne uno dei progetti a cui si dedicò con maggiore passione. Vi si dedicò parallelamente alle sue responsabilità di Imam, e questo gli permise di unire molte delle cose a cui teneva profondamente: l’architettura, l’artigianato, il paesaggio, la bellezza e lo sviluppo a lungo termine. Amava l’architettura non come decorazione, ma come linguaggio di rispetto. Le proporzioni, i materiali e i dettagli erano fondamentali; gli edifici dovevano appartenere al loro ambiente. Bellezza e sobrietà potevano, e dovevano, convivere. È per questo che la Costa Smeralda è stata riconosciuta non solo per ciò che ha creato, ma per ciò che ha preservato e per cui la sua eredità conta ancora oggi.
Ma per la mia famiglia questo luogo è anche profondamente personale. Mio padre amava la Sardegna, la sua gente, la sua terra, le sue montagne e le sue acque. I miei fratelli ed io abbiamo trascorso qui le estati della nostra infanzia. Oggi anche i miei nipoti e i miei stessi figli hanno conosciuto Porto Cervo e l’hanno amata. Il nostro legame con la Sardegna è ora portato avanti da una terza generazione.
Questa scultura non dominerà la piazza, ma vi si siede all’interno, informale, umana e in dialogo con il luogo. In questa sobrietà e umanità risulta fedele a Porto Cervo e al rispetto che ha guidato il lavoro di mio padre qui.
A nome della mia famiglia esprimo i nostri più sentiti ringraziamenti alla Presidente Alessandra Todde e alla Regione Sardegna, al Sindaco Roberto Ragnedda e al Comune di Arzachena, agli artisti, e alla gente di Porto Cervo e della Sardegna che ha custodito il ricordo di mio padre con tanto calore. Sarebbe stato profondamente commosso da questo omaggio da parte di Arzachena e della Sardegna. So che avrebbe anche voluto che questo momento riguardasse il futuro, prendendosi cura di questo luogo con la stessa immaginazione, disciplina e senso di responsabilità che ne hanno ispirato la creazione. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo omaggio. Grazie a tutti voi e grazie alla Sardegna».
Il sole si abbassa dolcemente, colorando la pietra granitica. È il momento. La scultura commemorativa in bronzo viene svelata. Un’opera concepita in modo discreto, realizzata dalla Fonderia Artistica Versiliese con la perizia degli artisti Valentina Lucarini Orejón e Maicol Borghetti, sotto la direzione artistica del museologo Roberto Concas, all’interno di un progetto sviluppato dalla startup ACAI. Proprio come aveva sussurrato il figlio pochi istanti prima, l’opera d’arte appare in tutto il suo potente simbolismo: un Principe seduto sul bordo della piazzetta, che con il braccio teso indica il mare. Adesso, anche fisicamente, il Principe Karim Aga Khan ha fatto ritorno nella sua amata Porto Cervo.
E mentre la folla applaude, il Sindaco Ragnedda prende di nuovo la parola per annunciare che l’amministrazione avvierà l’iter per il conferimento della cittadinanza onoraria a Sua Altezza il Principe Rahim, rinnovando così un legame che si affaccia al futuro. Stringo il mio taccuino. Questa incredibile invenzione urbanistica e umana, nata dall’amore di un visionario, ha appena aggiunto il suo capitolo più emozionante. E la storia, ne sono certo, è ancora tutta da scrivere.