Antonio Me racconta il “Tundu” di Ploaghe

Tutti i segreti dietro al “Miglior pane da mensa della Sardegna”

PLOAGHE. Crosta scura e croccante, mollica soffice e compatta, forma tondeggiante e profumo intenso, ha trionfato nei giorni scorsi al concorsoPani di Sardegna 2025” ad Alghero come il “Miglior pane da mensa” dell’isola: il “Tundu” di Ploaghe dell’azienda “Salude e Trigu” di Antonio Me è l’emblema di un’antica cultura contadina che si rinnova con metodi e tecniche moderne. Un vero gioiello agroalimentare logudorese che ha entusiasmato la giuria presieduta da Manolo Albano per le sue caratteristiche di consistente morbidezza, la giusta lavorazione del lievito madre e l’utilizzo di un’ottima semola di grano duro.

Figlio di agricoltori ma agronomo laureato, Antonio si è appassionato alla panificazione dopo aver visto alcune donne di Orgosolo preparare il carasau in casa. A rimboccarsi le maniche per “mettere le mani in pasta” ci ha messo un attimo. La vera scommessa è stata quella di riscoprire le tipicità del proprio territorio e far risorgere “Su Tundu” e “Sos paesanos”, prodotti tradizionali a mollica realizzati con lo stesso impasto ma in forme diverse, che a Ploaghe rischiavano di scomparire. E invece, nel 2025 “Su Tundu” ha primeggiato in modo lampante al concorso promosso dall’Accademia sarda del lievito madre presieduta da Antonio Farris.

Ma quali sono i segreti dietro a una panificazione di eccellenza? «Il premio è un riconoscimento al lievito madre, alla filiera del grano a chilometro zero e al benessere dei consumatori – ha affermato il produttore – e il segreto più importante sta proprio nella cura di tutta la filiera».

Antonio Me coltiva il suo grano nei campi di famiglia, producendo “trigu” della tipologia Marco Aurelio e in parte Nazareno. Cosciente che gli stessi grani assumono caratteristiche differenti a seconda del terreno in cui vengono seminati, ogni raccolto è selezionato per produrre diversi tipi di pane.

Antonio semina il grano, lo coccola, lo trebbia e infine produce le farine con la sua “macina a pietra” per ottenere semole di qualità, perché una bassa la temperatura di macinazione preserva le proprietà nutritive. Rispetto ad altre farine comuni presenti sul mercato, restano più integre le fibre, il germe di grano che ha alte proprietà antiossidanti, le vitamine del gruppo B e i minerali. La pasta è estremamente lavorabile e in grado di assorbire grandi quantità d’acqua, per sopportare medie e lunghe lievitazioni.

Niente lieviti industriali ma rigorosamente fermenti naturali, creati a partire dalla microflora (frutta di stagione) ottenuta da more, uva, mele, pere, susine che crescono nelle campagne ploaghesi. Gli accorgimenti dell’esperto sono fondamentali anche in questo contesto. Di stagione in stagione è opportuno modificare le percentuali di utilizzo, perché con il variare della temperatura muta anche la forza della fermentazione e, con essa, il gusto e la fragranza.

I tempi di lievitazione ruotano intorno alle sette, otto ore, senza considerare che l’impasto del lievito madre (venti per cento del totale), necessita di una pre-lievitazione di dodici ore, per un totale di circa venti. Il lievito madre di “Salude e Trigu” è attualmente stoccato nelle banche dati di Porto Conte Ricerche e del Dipartimento di Microbiologia dell’Università di Sassari.

La settimana di Me inizia con la lavorazione del carasau, prosegue con “Tundos” e “cotzula di erda”, altra specialità ploaghese, e va avanti ogni giorno con impacchettamento del pane grattugiato e delle farine macinate a pietra. Le sperimentazioni includono pasta, dolci tanto altro e, a breve, non è difficile immaginare nuove sorprese.

Pani di Sardegna ad Alghero” nasce da un idea di Tommaso Sussarello, è organizzato dall’associazione culturale Accademia Sarda del Lievito Madre APS-ETS con il sostegno e il patrocinio del Comune di Alghero e della Fondazione Alghero, in collaborazione con il Distretto rurale di Alghero Olmedo, Porto Conte Ricerche, Parco Regionale di Porto Conte, e un importante numero di partner del settore ricettivo turistico.




Binu de Sardigna racconta la “Cooperativa agricola tissese”

Mercoledì 18 dicembre Salvatore Taras e Maria Giovanna Cherchi incontrano a Tissi i rappresentanti di una piccola realtà produttiva con una grande storia alle spalle

TISSI. Domenica 15 dicembre alle 21, il programma “Binu de Sardigna” condotto in lingua sarda da Salvatore Taras e Maria Giovanna Cherchi porta a conoscere la storia singolare della Cooperativa Agricola Tissese, fondata nel lontano 1907 dal maestro elementare Gerolamo Pinna.

Come racconteranno Mariuccia Lai e l’attuale presidente, Giommaria Manunta, la cooperativa è la più antica del settore in Sardegna, e ed è nata grazie alla visione di un uomo illuminato con il fine di essere un punto di riferimento sul territorio locale. La volontà era quella di proporre un «contrasto al grave fenomeno della disoccupazione, alla gestione clientelare del mercato del lavoro da parte dei proprietari e ai conseguenti bassi salari».

I primi passi furono incerti e pieni di ostacoli, ma nonostante le difficoltà e le dure critiche ricevute, la gestione amministrativa aveva sempre presentato bilanci in attivo.

Dopo gli anni ’40 e la fine del regime fascista, i soci seppero conquistare la fiducia dei possidenti di Tissi, valorizzando e tramandando sino ai nostri giorni l’arte della coltivazione dei vigneti, ed insieme ad essa i processi di vinificazione e la conseguente commercializzazione del vino, coniugando l’antica tradizione con le tecniche moderne.

Maria Giovanna Cherchi intervista Giovanni Sanna

Tra le produzioni più importanti spicca certamente quella del Cagnulari, un vino dal colore rosso rubino, tipico del Coros, che si abbina perfettamente con i dolci e i pani tradizionali tissesi presentati nel corso della puntata da Bianca Rosa Pazzola. Maria Giovanna Cherchi visiterà invece il paese insieme a Giovanni Sanna, per tanti anni attivo componente della Proloco. Tra le curiosità di questo piccolo centro del Sassarese, è da ricordare che fu il set principale del film “Proibito”, ispirato al romanzo “La madre” di Grazia Deledda, che nel 1954 vide l’esordio alla regia del grande Mario Monicelli con attori come Amedeo Nazzari, Mel Ferrer e Lea Massari. Gli approfondimenti sulle caratteristiche dei vini sono affidati alla consueta rubrica in lingua sarda a cura del critico enogastronomico Gilberto Arru.

“Binu de Sardigna” è un programma dedicato alle cantine, ai produttori, ai vini e ai vitigni dell’isola, prodotto dalla DB Video Management con la regia di Mauro Fancello. Il prossimo appuntamento sarà mercoledì 18 dicembre, alle 21, per conoscere l’azienda Vinicola Cherchi di Usini.

Gilberto Arru



Rai Radio 3 racconta la Festa dei Ceri “con straordinario trasporto”

Rai Radio 3 racconta la Festa dei Ceri “con straordinario trasporto” 

In onda dal 1 febbraio al 5 febbraio un programma di cinque puntate dedicato alle Grandi Macchine a Spalla. Mercoledì 3 febbraio alle 19.50 la puntata dedicata ai Candelieri

Andrà in onda mercoledì 3 febbraio alle 19.50 su Rai Radio3 la puntata dedicata ai Candelieri di Sassari del programma in cinque puntate “Con straordinario trasporto”, all’interno della serie di audiodocumentari “Tre soldi”, ideato e condotto da Patrizia Giancotti, antropologa, fotografa, autrice e conduttrice di Rai Radio 2 e Radio 3. Il programma andrà in onda dal 1 al 5 febbraio ogni sera alle 19.50. 

Interviste e testimonianze racconteranno le Grandi Macchine a Spalla, un omaggio corale ai Gigli di Nola, alla Varia di Palmi, alla Macchina di Santa Rosa di Viterbo, ai Candelieri di Sassari e ai Ceri di Gubbio. E proprio dai Ceri ha preso il via lunedì 1 febbraio la trasmissione, a partire dalla mostra presentata allo Studio Museo Francesco Messina di Milano. “Sarà il racconto delle Grandi Macchine a Spalla italiane – spiega l’autrice del programma – quattro delle quali sono state proclamate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità: la Macchina di Santa Rosa, i Gigli, i Candelieri e la Varia. Ad esse si sono uniti anche i Ceri di Gubbio, sebbene siano in attesa dell’estensione della candidatura. Questi grandi simulacri comunitari, portati a spalla nel corso delle celebrazioni nelle rispettive città, saranno al centro dell’audio-documentario, che, proprio nel momento del distanziamento e delle piazze vuote, racconterà spirito di gruppo e moltitudini, imprese impossibili e obiettivi comuni. Oggi quella mostra di Milano, chiusa nei primi giorni della pandemia, suona come un saluto, un arrivederci alle folle festanti che si intendevano evocare”.

Questi grandi simulacri comunitari, portati a spalla nel corso delle celebrazioni, sono al centro dell’audio-documentario che proprio nel momento del distanziamento e delle piazze vuote, ci parla di spirito di gruppo e di moltitudini, di imprese impossibili e di obbiettivi comuni. Oggi quell’evento, chiuso nei primi giorni della pandemia, suona come un saluto, un arrivederci alle folle festanti che si intendevano evocare. Una congiuntura che il coordinamento tecnico-scientifico della Rete, le amministrazioni comunali e le comunità hanno dovuto affrontare già all’indomani dell’8 marzo, data in cui l’Italia si è fermata, per far tornare “a casa” le macchine votive, rimaste nel silenzio del Museo.

Il progetto, nato da un’idea di Maria Fratelli, Patrizia Nardi e Patrizia Giancotti in collaborazione con il MiBACT e il Comune di Milano, aveva riunito per la prima volta fuori dalle loro città i simulacri delle feste. Le immagini e la musica di Francesco De Melis tratta dai suoi film “Un patrimonio sulle spalle”, “Prodigio in slow motion”, avevano rivitalizzato le grandi macchine ferme nello spazio del Museo, in un affresco digitale  curato da Open Lab Company, molto apprezzato dalle migliaia di visitatori che la mostra aveva registrato. 

Il programma resterà disponibile su Rai Play Radio, e il file della trasmissione sarà scaricabile, ascoltabile e condivisibile.

Dopo le puntate andate in onda ieri, primo febbraio, su “Cosa sono le Grandi Macchine a Spalla? Pensare alla comunità in tempo di pandemia. ‘Aperti per voi’, cosa significa fare il volontario al Museo Messina. Esser Ceraioli a Milano, passione e lontananza di due eugubini” e la seconda di oggi, su “Siamo tutti di un sentimento. L’onore di essere Facchino di Santa Rosa e il miracolo del pane. L’esperienza del riconoscimento UNESCO nella testimonianza del responsabile tecnico scientifico della Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane, Patrizia Nardi. Il museo come piazza che crea nuove comunità”, la terza puntata di mercoledì 3 è dedicata a “La danza dei Candelieri di Sassari, una devozione a tempo di musica. Viaggio e costruzione di una utopia, il Giglio di Nola. L’impegno visionario del museo milanese, monumenti e racconti”. Parteciperanno Francesco Pettenadu, Fabio Madau, Giuseppe Tudisco e Maria Fratelli.

Il 4 febbraio sarà la volta di “Palmesi a Milano, un gruppo di ‘mbuttaturi in visita alla mostra. La Varia e i suoi protagonisti. Essere “animella” nel racconto di Mariachiara che oggi compie diciotto anni”. Infine il 5 “La mostra si spegne, come tutto il resto. Le immagini delle Grandi Macchine a Spalla conquistano altri spazi. Le feste sospese e l’esperimento delle “Visioni in Assenza”. “Lucigrafie” a Gubbio “Il nostro tempo infinito e sospeso” a Viterbo, Sassari, Nola e Palmi. La metafora dell’impresa impossibile in tempo di pandemia”.




MED GAIMS ENTRA NEL VIVO CON L’HACKATON ONLINE IN PROGRAMMA IL 24-25 OTTOBRE E SI RACCONTA A LUCCA COMICS

MED GAIMS entra nel vivo e si racconta a Lucca Comics. Doppio appuntamento per Alghero, partner attraverso la Fondazione partecipata dal Comune del progetto di cooperazione euromediterranea che rivoluziona la fruizione dei siti culturali attraverso l’applicazione del game design a nuovi modi di visitare e conoscere i luoghi di maggior interesse storico-archeologico, culturale e artistico con l’obiettivo di innovare l’esperienza turistica. Finanziato dall’Unione Europea con 2milioni e 100mila euro del Programma Eni Cbc Med, MED GAIMS coinvolge Libano, Giordania, Spagna e Italia. Alghero è l’unica città italiana coinvolta grazie all’associazione della Fondazione Alghero con Promo P.A. Fondazione.

In agosto la Fondazione ha pubblicato un invito a presentare proposte per progettare giochi analogici e digitali ambientati ad Alghero. Per i candidati ci sono 60mila euro per cinque giochi, due digitali da 15mila euro e tre analogici da 10mila euro, più un budget di 25mila euro per attrezzature e materiale necessario per attuare i giochi. Si è così offerta la possibilità a giovani creativi, società, startup e appassionati di essere protagonisti del percorso con cui il gioco diventa motore d’innovazione, strumento di valorizzazione del patrimonio e generatore di nuovi immaginari turistici.

La prima scadenza, il 15 settembre, riguardava la selezione di un gioco digitale e uno fisico. Alle idee ammesse è riservato l’hackaton del 24 e il 25 ottobre prossimi, che a causa del recente peggioramento della situazione sanitaria, si svolgerà online. Durante l’evento i team saranno supportati nel processo creativo e potranno confrontarsi con esperti nel settore culturale e storico, gestori dei siti culturali oggetto del bando, con mentors ed esperti di gamification e di creazione d’impresa. Il prossimo hackaton è fissato per il 21 e il 22 novembre per chi risponderà entro il 30 ottobre al secondo invito, con cui saranno individuati un gioco digitale e due fisici. Le informazioni sono sul sito della Fondazione Alghero, all’indirizzo , e sulla pagina del progetto, all’indirizzo http://www.enicbcmed.eu/projects/med-gaims.

Il nuovo corso intrapreso da Alghero in tema di promozione turistica è già argomento di dibattito. Dopo la partecipazione al LuBeC 2020, la Fondazione partecipa all’evento “Playable cities: trasformare le città attraverso il gioco”, appuntamento online in agenda il 29 ottobre, nell’ambito di Lucca Comics&Games, uno dei maggiori festival in Europa dedicato al gioco e al fumetto. Partendo dall’esperienza di MED GAIMS, esperti di varia estrazione rifletteranno su un tema centrale nel dibattito tra urbanisti, sociologi, esperti di politiche pubbliche e di turismo. Si parte dalla considerazione che la sfida più importante delle città del futuro si basa sulla capacità dei territori di immaginare modalità innovative per favorire esperienze, coinvolgere e rendere protagonisti attraverso azioni interattive cittadini e turisti. E che il gioco, in questa prospettiva, diventa una modalità di pianificazione, un modo per ripensare gli spazi e strutturare nuovi immaginari turistici e culturali.




Coronavirus, Sassari: Monumenti Aperti si racconta sui social

Coronavirus, Monumenti Aperti si racconta sui social

Il 9 e il 10 maggio si sarebbe dovuta svolgere la XVI edizione di Monumenti Aperti a Sassari. A causa dell’arrivo del coronavirus l’edizione è stata sospesa, ma la volontà dell’Amministrazione comunale resta ferma nel voler recuperare l’appuntamento appena possibile. Nel frattempo occorre mantenere vivo lo spirito che ha caratterizzato questo importante evento, senza dimenticare l’impegno e gli sforzi di tutti i partecipanti. Condividere i ricordi, anche sui social network, è un modo per dare continuità alla manifestazione e per cominciare a gettare le basi per la prossima edizione, dedicata al tema della Memoria. Con questo spirito l’Amministrazione comunale invita chi ha partecipato alla manifestazione negli anni scorsi, come “ciceroni” o come visitatori, a condividere le immagini e i ricordi delle loro esperienze nelle passate edizioni pubblicando le foto su Instagram, utilizzando gli hashtag #monumentiapertisassari e #turismosassari. Inoltre, è possibile inviare racconti di esperienze personali legati ai luoghi cittadini: questi preziosi ricordi costituiranno un elemento fondamentale nella realizzazione della prossima edizione di Monumenti Aperti. Si potrà inviare una e-mail all’indirizzo [email protected] o contattare i numeri telefonici 079 279970 / 079 279960. L’obiettivo è quello di raccontare una memoria sensoriale e condivisa, capace di tenere saldo il legame tra passato, presente e futuro.

Cosa è Monumenti Aperti. Dal 2004 il Comune di Sassari ha aderito all’iniziativa, ideata e promossa dalla Onlus Imago Mundi. In questi sedici anni migliaia di studenti degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, grazie all’impegno degli insegnanti, hanno contribuito con entusiasmo alla realizzazione dell’evento. Un pubblico sempre più interessato e numeroso ha fatto sì che la manifestazione crescesse, coinvolgendo ogni anno nuovi monumenti e siti di interesse, itinerari urbani ed extraurbani, eventi culturali. Negli ultimi anni a Sassari i partecipanti sono stati numerosi: nel 2019 gli accessi ai siti sono stati quasi 40mila.




Renato Azara, l’intervista esclusiva di un uomo che si racconta a cuore aperto.

Un’intervista intensa che sembra un corso di formazione per i giovani in cerca del loro futuro. Renato Azara racconta chi è, cosa ha fatto, cosa vuole ancora fare e soprattutto perchè vuole farlo. Nell’intervista sono stati inseriti due “fuori onda” davvero interessanti. Al di là della campagna elettorale e degli schieramenti politici è un intervista alla quale bisognerebbe prestare la massima attenzione con la filosofia ” c’è sempre da imparare”.

 

Il link all’intervista

 

 

 

 




Alghero a Paese che Vai – la Rai in centro storico racconta le bellezze

Alghero, Paese che Vai, su Rai Uno

Alghero presenta le sue bellezze, il suo patrimonio culturale, la sua storia, le sue peculiarità. Paese che Vai, il programma di Rai Uno che racconta l’Italia come un grande “museo diffuso” da divulgare e promuovere, sta registrando una puntata interamente dedicata alla città. Le fortificazioni, l’ambiente, la storia, le eccellenze del territorio: il programma condotto da Livio Leonardi in onda la domenica alle 9:40 spiega la città declinandone i suoi aspetti più suggestivi. Oggi hanno avuto inizio le riprese nella zona del porto della puntata che andrà in onda nel prossimo mese di marzo. Per tutta la settimana la troupe realizzerà le immagini nei diversi luoghi caratteristici del centro storico e nel territorio. In allegato alcuni scatti delle riprese di oggi con il conduttore Livio Leonardi