Referendum sulla giustizia, la mossa che potrebbe cambiare la partita politica

Di Fausto Farinelli – direttore editoriale [email protected]

La sconfitta referendaria del governo apre uno scenario che va oltre il merito della riforma. Tra responsabilità istituzionale e strategia politica, l’ipotesi di dimissioni della premier potrebbe trasformarsi in un boomerang per le opposizioni e in un’opportunità di rilancio per la stessa maggioranza.


Il risultato del referendum sulla giustizia ha segnato un passaggio delicato per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. La vittoria del “No” è stata letta da molti come un giudizio politico sull’azione del governo più che come una valutazione tecnica sulla separazione delle carriere. In questo contesto, si è riacceso il dibattito su quale debba essere la risposta della leadership quando una riforma fortemente sostenuta viene respinta dal voto popolare.

Una possibile scelta, più simbolica che procedurale, sarebbe quella di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica. Non come resa sul contenuto della riforma, ma come gesto di coerenza politica. In una fase storica in cui la fiducia nelle istituzioni appare fragile, una decisione di questo tipo potrebbe essere interpretata come un segnale di rispetto verso l’elettorato e verso il principio di responsabilità democratica.

Paradossalmente, una mossa simile potrebbe offrire alla premier un doppio vantaggio. Da un lato rafforzerebbe l’immagine di una leader disposta a trarre le conseguenze politiche delle sconfitte, consolidando una narrazione di fermezza e linearità nelle scelte. Dall’altro lato metterebbe in seria difficoltà il centrosinistra, che al momento non dispone di una figura capace di catalizzare consenso in modo unitario. In assenza di una leadership riconosciuta, l’apertura di una crisi politica rischierebbe di trasformarsi in un terreno favorevole per chi governa, più che per chi aspira a farlo.

La storia recente offre un precedente significativo. In Calabria, il presidente della Regione Roberto Occhiuto scelse di dimettersi subito dopo essere stato coinvolto in un’indagine giudiziaria. Una decisione che sorprese molti osservatori e che finì per spiazzare soprattutto le opposizioni, impreparate a gestire una fase politica così rapida e imprevedibile. La mossa contribuì a rafforzare la sua posizione sul piano politico e mediatico, trasformando un momento di difficoltà in un’occasione di rilancio.

Naturalmente, il contesto nazionale è più complesso e le implicazioni di un gesto simile sarebbero molto più ampie. Tuttavia, il principio resta lo stesso: in politica, assumersi la responsabilità delle sconfitte può diventare una forma di forza. In un sistema dove spesso si tende a rinviare le decisioni o a diluire le responsabilità, una scelta netta può ridefinire gli equilibri e rimettere al centro il rapporto diretto tra leader e cittadini.

Il referendum sulla giustizia ha dunque aperto una fase nuova, in cui il vero terreno di confronto non sarà soltanto il merito delle riforme, ma la capacità dei protagonisti di interpretare il segnale arrivato dalle urne. La partita non si gioca solo sulle norme, ma sulla credibilità politica. E proprio da qui potrebbe partire la prossima mossa decisiva.




Referendum sulla giustizia: in Sardegna prevale il “No” in tutte le province

Affluenza attorno alla metà degli aventi diritto e risultato netto a favore del “No” in gran parte del territorio regionale. Solo nel Nord-Est si registra un confronto più equilibrato, mentre nelle altre province il divario appare più marcato.


In Sardegna il voto sul referendum legato alle norme sull’ordinamento giurisdizionale si è chiuso con una chiara affermazione del “No” in tutte le province. I dati aggiornati mostrano una partecipazione complessiva significativa, con percentuali di votanti che oscillano generalmente tra il 49% e il 54%, segno di un interesse diffuso ma non uniforme tra i territori.

Nella provincia di Sassari il risultato evidenzia uno scarto consistente: il “No” supera il 61%, mentre il “Sì” si ferma poco sopra il 38%. Anche a Nuoro il trend appare simile, con il “No” oltre il 64% e una distanza marcata rispetto al voto favorevole. Situazione analoga nel Medio Campidano, dove quasi due elettori su tre hanno espresso contrarietà al quesito.

Il capoluogo metropolitano di Cagliari registra numeri importanti sia in termini di partecipazione sia di voti espressi. Qui il “No” raggiunge circa il 59%, lasciando il “Sì” attorno al 41%. Percentuali simili emergono anche nel Sulcis Iglesiente e in Ogliastra, territori in cui il voto contrario si attesta attorno al 59-60%.

Fa eccezione la Gallura Nord-Est Sardegna, dove il confronto tra le due posizioni è stato più equilibrato. In questa area il “No” prevale di misura, superando di poco il 50%, mentre il “Sì” sfiora il pareggio. Anche nella provincia di Oristano il risultato mostra un vantaggio del “No”, ma con uno scarto meno ampio rispetto ad altre zone dell’isola.

Nel complesso, il quadro regionale restituisce un orientamento piuttosto omogeneo, con la maggioranza degli elettori che ha scelto di respingere la proposta referendaria. Le differenze territoriali emergono soprattutto nell’intensità del voto contrario e nel livello di partecipazione, elementi che delineano una mappa elettorale variegata ma con un esito finale chiaro.




Tedde (FI) “Arrestare un leader politico per avere organizzato un referendum è uno sberleffo a secoli di civiltà giuridica”.

Alghero, 24 settembre 2021 – “Arrestare un leader politico per avere organizzato un referendum è uno sberleffo a secoli di civiltà giuridica”. Così l’ex sindaco di Alghero Marco Tedde commenta l’arresto dell’ex Presidente della Catalogna Carles Puigdemont, avvenuto al suo sbarco presso l’aeroporto di Alghero sulla base di un mandato di arresto europeo emesso dalla magistratura spagnola per asseriti reati contro “l’ordine e la sicurezza pubblica nazionale”. Tedde sottolinea di avere partecipato al referendum catalano del 1 ottobre 2017 in veste di “osservatore internazionale” su invito del Governo Catalano, e di avere assistito a procedure di voto in cui il popolo catalano con grande compostezza ha espresso la propria volontà di autodeterminarsi per raggiungere l’indipendenza, nonostante le reazioni violente della Guardia Civil che tentò di fermare le operazioni referendarie con la forza. L’esponente politico ricorda che in qualità di consigliere regionale si fece poi promotore di un Ordine del Giorno approvato nella seduta del 25 ottobre 2017, attraverso il quale il Consiglio Regionale della Sardegna censurò le azioni di violenza della Guardia Civil, esprimendo solidarietà e vicinanza al popolo catalano, e di una analoga specifica mozione. “Auspico che la Catalogna possa proseguire il suo percorso pacifico e democratico nel quale sia garantito il diritto di esprimersi su qualunque riforma, inclusa quella dell’autodeterminazione –commenta l’ex sindaco di Alghero-. Ma occorre rasserenare gli animi e ottenere l’immediata scarcerazione e rimessione in libertà dell’ex Presidente della Catalogna Carles Puigdemont, sottoposto a misure di privazione della libertà personale per fatti connessi alla celebrazione della consultazione referendaria del 1° ottobre 2017. Sono certo che le forze politiche sarde  interverranno a sostegno della libera e pacifica espressione della volontà politica del popolo catalano, e condanneranno questi pericolosi nodi giudiziari che feriscono la democrazia nella sua più alta accezione –chiude Tedde-.”




Nasce il Comitato Nostra per il no al taglio dei Parlamentari in Sardegna.

Il Comitato giovanile NOstra per il no al taglio dei Parlamentari nasce nel Dicembre del 2019, dall’idea di alcuni giovani e studenti di Roma. A livello Regionale il comitato è presente sia a Sassari che a Cagliari e i coordinatori sono: Laura Ortu per Sassari e Andrea Zuddas per Cagliari.

Questo Comitato nasce perché i giovani vedono nella riduzione del numero dei Parlamentari un attacco, da una parte alla Costituzione Italiana, in secondo luogo alla rappresentanza democratica, in quanto, indipendentemente dal fatto che si dica che la percentuale della rappresentanza verrà rispettata si diminuisce di fatto il numero dei rappresentanti in parlamento e diminuire la quantità non incentiva l’aumento di qualità. Il problema dunque, è che riducendo in tal senso il numero dei parlamentari, si andrà a creare un gruppo più elitario di parlamentari che andranno a prendere le decisioni in nome del popolo senza effettivamente rappresentarlo tutto.

Attualmente nel Parlamento Italiano, ogni singola legge che viene approvata, inizialmente viene discussa nelle commissioni dove escono testi di legge che sono frutto di accordi e mediazioni tra maggioranza e opposizione. In un parlamento con un numero ridotto di parlamentari questo non potrà succedere e saranno approvate delle leggi di natura costituzionale o di modifica della Costituzione senza che nessuno dei parlamentari abbia la necessità di chiedere e promuovere un referendum. Di conseguenza la cittadinanza diventerà succube e spettatrice inerme della degenerazione della democrazia Italiana.

Un’altra motivazione per dire NO, nasce dal cavallo di battaglia dei promotori del SI, ovvero il risparmio economico. Risparmio economico che invece sarà inesistente, in quanto si attesta allo 0,00007% del PIL, ovvero come somma complessiva 100 milioni di euro, che tradotto significa 1 € o 1.50€ per residente in Italia.

Inoltre le comunità minori, le regioni a statuto speciale e le minoranze linguistiche perderanno la loro rappresentanza a causa della notevole riduzione.

C’è da considerare che alcuni partiti politici, di stampo populista, chiedono a gran voce l’introduzione di una legge elettorale totalmente maggioritaria, ovvero vince chi prenderà più voti e tutta quella rosa di partiti minori che adesso è in parlamento grazie alla legge proporzionale non sarebbe ammessa. Questo è un problema perché, al di là dell’appartenenza politica, tutti i cittadini hanno diritto, rispettate determinate circostanze date dalla legge elettorale a vedersi rappresentati in Parlamento.

Per quanto riguarda le iniziative imminenti a livello Nazionale, importante è quella del 29 Febbraio a Roma: si terrà l’Assemblea del Comitato per il NO alle ore 14 alla Casa Internazionale delle Donne con diversi interventi importanti e dei coordinatori territoriali che racconteranno le iniziative nei rispettivi territori. A livello Regionale si stanno pianificando degli eventi che avranno luogo sia nel Sassarese che nel Cagliaritano e si sta preparando un evento congiunto tra Sassari e Cagliari in programma per Marzo.

Paola Sperani. 20.02.2020




Comunicato stampa – Referendum sul piano di mitigazione del rischio idrogeologico di Olbia

Referendum sul piano di mitigazione del rischio idrogeologico di Olbia

19 febbraio 2019 – Il Tribunale Civile di Cagliari ha fissato per venerdì 22 febbraio p.v. alle ore 9.30 la comparizione delle parti in camera di consiglio sul reclamo effettuato dal Comune di Olbia in merito al referendum sul Piano di mitigazione del rischio idrogeologico.

«Rimaniamo fiduciosi che domenica 24 febbraio si possa effettuare il referendum su questo tema così importante per la nostra città e per i nostri concittadini. Abbiamo lavorato per questo e continuiamo a lavorare in questa direzione» afferma il sindaco Settimo Nizzi.




Consiglio regionale: Sabato 2 febbraio alle 10.00 incontro di Art.1-Sdp su 4 referendum

Cagliari, 31 gennaio 2019 – Sabato prossimo 2 febbraio alle 10.00, nella sala delle conferenze stampa, il consigliere di Art.1-Sdp Paolo Emilio Zedda illustrerà i contenuti di una iniziativa riguardante 4 referendum regionali (regionalizzazione dell’Anas, attuazione dei punti franchi doganali, cannabis terapeutica e per uso ludico), disciplinati dalla legge 20/57.

Interverranno all’incontro consiglieri del gruppo, esponenti del partito e del comitato promotore “Pro Sardinia”




SI . a referendum per abrogazione PPR blocca Sardegna.

Alghero, 17 Nov. 2018

Per la prima volta siamo d’accordo col Sindaco e suoi sostenitori, compreso il consigliere regionale Cacciotto e gli altri fedeli del Pd e Partito dei Sardi: è necessario fare un referendum. Non bisogna perdere tempo ulteriore ed è urgente predisporre tutti gli atti utili a organizzare al più presto un grande momento di partecipazione popolare come richiesto, tra l’altro, da anni, da tutti gli algheresi e in generale da quasi tutta la Sardegna. Se il sindaco dovesse fare questo grande passo saremmo al suo fianco, in prima fila a raccogliere consensi e sostegno per il voto ad un referendum che finalmente possa permettere di eliminare quella cappa che da tempo impedisce il reale e potenziale sviluppo della nostra terra. Tanti giovani sono dovuti andare via, senza poter fare famiglia nella loro città, perché non hanno avuto la possibilità di avere un lavoro o pure di fare impresa nel luogo in cui sono nati, con tutti i problemi che ne sono derivati, finanche quelli attuali di tagli nel presidio sanitario con l’esempio lampante di Pediatria. Perciò, come detto, concordiamo che sia necessaria una grande mobilitazione e soprattutto la fine di insulse strumentalizzazioni politiche, e ribadiamo la necessità di realizzare subito un referendum che accolga le istanze di tutti i cittadini, imprese, famiglie, giovani e anziani, che vogliono che finalmente fatto un referendum per CANCELLARE IL PIANO PAESAGGISTICO voluto da Renato Soru e approvato dal Centrosinistra con supporto pure dell’allora consigliere regionale Mario Bruno e dal Partito Democratico (anche se crediamo sia stato un abbaglio temporaneo, viste le attuali posizioni differenti e finalmente a fianco degli algheresi e sardi). Per concludere, come detto, siamo pronti ad un’azione decisa e senza indugi volta ad organizzare e raccogliere voti e consenso a favore della definitiva cancellazione del PPR – blocca Sardegna, cosi in questo modo anche il Primo Lotto della strada per Sassari potrà essere realizzato con quattro corsie, Forza Italia-Alghero c’è.

 

Gruppo consiliare F.I. Alghero