Franco Mula lascia la guida del Psd’Az ma resta nel partito: la delusione personale e politica alla base della scelta

Franco Mula, il capogruppo del Partito Sardo d’Azione (Psd’Az) in Consiglio regionale, ha deciso di lasciare l’incarico di guida del gruppo ma rimanere nel partito. Mula ha spiegato le motivazioni della sua decisione in una mail inviata al partito, in cui ha dichiarato che la delusione personale e politica sono alla base della sua scelta.

Mula ha espresso la sua delusione per il rapporto con il presidente della Regione Christian Solinas, che non ha dato risposte alle emergenze del territorio di provenienza di Mula, il Nuorese. Inoltre, ha criticato la decisione di dare la delega all’assessore Carlo Doria per l’Autonomia differenziata senza interpellare nessuno e il mancato invito all’ultimo vertice di Villa Devoto.

Mula ha dichiarato di voler prendersi un po’ di tempo per valutare il futuro del partito e della sua posizione all’interno di esso. Ha anche condiviso un post criptico su Facebook in cui ha parlato della delusione come strumento per trovare la giusta direzione.

Il Partito Sardo d’Azione è stato fondato nel 1921 come movimento politico autonomista che promuove la cultura e le tradizioni della Sardegna. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il partito si oppose all’occupazione fascista dell’isola e fu attivo nella resistenza. Dopo la guerra, il partito si divise in diverse fazioni, ma rimase un’importante forza politica in Sardegna. Nel 1983, il Psd’Az entrò per la prima volta nella giunta regionale e da allora è stato un importante attore della politica sarda. Il partito si definisce autonomista, regionalista e ambientalista e sostiene la tutela dell’identità e delle tradizioni sarde.




“Quel che resta del tempo”, mostra fotografica su una Sardegna ormai scomparsa

L’evento è inserito nel calendario “100 volte Natale ad Arzachena”

Arzachena, 5 dicembre 2022. Sabato 17 dicembre, alle 19, nella chiesetta di San Pietro, apre le porte la mostra “Quel che resta del tempo” nell’ambito del programma “100 Volte Natale ad Arzachena” a cura dell’associazione culturale La Scatola del tempo diretta da Mario Sotgiu. L’esposizione racconta in 24 immagini una Sardegna ormai scomparsa e sarà visitabile gratuitamente tutti i giorni, mattina e sera, fino al prossimo 31 gennaio.

“Oggi è importante più che mai ricordare le nostre radici. Il lavoro di ricostruzione attraverso documenti e foto condotto da Mario Sotgiu e dai suoi collaboratori dell’associazione è un modo per conservare e tramandare la memoria di come eravamo – afferma Nicoletta Orecchioni, delegata allo Spettacolo -. Abbiamo inserito la mostra nel programma natalizio per offrire al pubblico anche uno spazio dedicato alla storia e all’evoluzione di Arzachena e della Sardegna. Accanto ai tanti spettacoli e momenti di intrattenimento studiati per le festività, completiamo il calendario con questo spazio di riflessione e approfondimento. Spero che venga visitata e apprezzata soprattutto dai giovani. Per loro è l’occasione di scoprire un’Isola totalmente sconosciuta, così lontana dalla vita di oggigiorno”.

“Questa mostra allestita per il 100° Natale di Arzachena è un viaggio nella Sardegna che non vedremo più. Racconti di un’Isola scomparsa immortalata tra il 1899 al 1970 circa – spiega il curatore della mostra Mario Sotgiu -. Alcune sono rare immagini tratte da collezioni private, altre sono state riprodotte dalle opere di grandi maestri della fotografia come Federico Patellani, Mario De Biasi e Leopoldo Alinari, altre ancora provengono dalla Digital Library della Regione Sardegna. Dei 24 scatti esposti, tre hanno Arzachena come protagonista, mentre gli altri ritraggono vari angoli della Sardegna tra cui Olbia e Luogosanto”.

L’appuntamento è realizzato in collaborazione con SMS – Smart media Services.




OCCUPAZIONE-Sardegna nel 2021 recupera gap del 2020 ma resta divario 2019

OCCUPAZIONE – In Sardegna nel 2021 l’occupazione recupera il gap del
2020 ma il divario sul 2019 è ancora profondo: 563mila dipendenti ma
impensieriscono disoccupati e inoccupati. Maria Amelia Lai e Daniele
Serra (Confartigianato Sardegna): “Sul trend del mercato del lavoro è
pesante la difficoltà di reperimento figure professionali
specializzate”.

La Sardegna è la terza regione in Italia in cui l’occupazione, tra
dipendenti e indipendenti, nel 2021 è aumentata maggiormente rispetto
al 2020 anche se il divario rispetto al 2019 rimane ancora profondo.

Sono i numeri dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna,
che ha analizzato di dati Istat, a parlare chiaro: nell’Isola nel 2021
i dipendenti crescono del 2,5% rispetto al 2020 (+11mila unità)
attestandosi sulle 563 mila unità. Rispetto al 2019, però, l’andamento
risulta in calo del 3,2%, segnando un gap di 19mila posti.

A livello nazionale, la crescita sul 2020 è dello 0,8%, mentre dal
confronto sul 2019 emerge un gap del 2,4%: crescono solo le
costruzioni (+8,4%), sulla spinta dei bonus fiscali, mentre il
manifatturiero esteso è in calo dell’1,7% e i servizi del 3,7%.

“Il prolungamento della guerra in Ucraina, l’amplificazione della
crisi energetica e il persistere delle criticità nel reperimento e
prezzi delle materie prime – commenta Maria Amelia Lai, Presidente di
Confartigianato Imprese Sardegna – potrebbero interrompere il percorso
di recupero del mercato del lavoro dopo la recessione causata dalla
pandemia”. “Ci auguriamo non sia così – continua la Presidente – i
dati dimostrano che la nostra regione, nonostante un gap occupazionale
da recuperare in confronto al 2019, risulta più resiliente rispetto ad
altre regioni d’Italia”.

Osservando i dati relativi al tasso occupazionale (dipendenti e
indipendenti tra i 15-64 anni), se in Italia il dato peggiora rispetto
al livello del 2019, diminuendo dello 0,8%, in Sardegna il confronto
tra i 3 anni (2019-2020-2021) è sostanzialmente positivo. Infatti, i
dati occupazionali del 2021 (53,6% di occupati) sul 2020 (51,7% di
occupati) dicono di un +1,8%, mentre quelli del 2021 sul 2019 (53,7%
di occupati) vedono ancora un leggero gap di 0,1%.

Più preoccupante la situazione della disoccupazione: nel 2019 era del
14,9%, nel 2020 è calata al 13,2% per risalire nel 2021 al 13,5%. A
questi dati bisogna aggiungere quelli dell’inoccupazione, che nel 2019
era del 36,6%, cresciuta al 40,2% nel 2020 e calata al 37,9% nel 2021.

Guardando alle province, in valori assoluti, nel 2021 a Cagliari si
contano 161mila occupati, di cui 73mila donne, 15mila disoccupati e
86mila inattivi. A Nuoro gli occupati erano 72mila, di cui 31mila
donne, con 6mila disoccupati r 51mila inattivi. A Oristano 50mila
occupati, di cui 21mila donne, con 9mila disoccupati e 38mila
inattivi. A Sassari-Gallura gli occupati sono 166mila, di cui 69mila
donne, con 25mila disoccupati e 125mila inattivi. Nel Sud Sardegna gli
occupati sono 114mila, di cui 46mila donne, con 17mila disoccupati e
85mila inattivi.

“In questo momento sono tanti i fattori che rendono difficile
prevedere quali contraccolpi e ricadute potranno esserci sul mercato
del lavoro – commenta Daniele Serra, Segretario Regionale di
Confartigianato Sardegna – ma, oltre a guardare agli avvenimenti
esterni dovremmo concentrarci sul contesto lavorativo delle nostre
aziende; oggi, agli occhi dei giovani, queste sono, quasi
esclusivamente, fonti di reddito mentre dovrebbero essere anche luoghi
attrattivi di condivisione, serenità e benessere”.

Sul trend del mercato del lavoro, infatti, influisce anche un’altra
variabile, quella della difficoltà di reperimento: in Sardegna tale
percentuale si attesta, ad aprile 2022, al 35,6%, aumentata di 13
punti base rispetto al dato del 2019. In Italia la quota di
professioni difficili da trovare sul mercato è sul 40,4% (era il 26,5%
nel 2019).

“Questa contraddizione tra mancato recupero occupazione e difficoltà
di reperimento delle figure da parte delle imprese diviene ancora più
palese di fronte alle ultime stime Excelsior-Unioncamere per il
trimestre aprile–giugno 2022 – riprende la Presidente Lai – che vede
nell’Isola difficoltà di reperimento per quasi 1 lavoratore su 3 pari
a 4mila entrate delle 11mila totali previste”. “Per la maggior parte –
precisa la Presidente – si tratta di figure specializzate che
troverebbero impiego nel settore manifatturiero, ma anche
nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici. Infatti sono
particolarmente difficili da assumere gli Operai nelle attività
metalmeccaniche ed elettromeccaniche (64,5%), gli Operai specializzati
nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici (63,5%) ed i
conduttori di mezzi di trasporto (64,6%)”.

“Il vero problema è che le occasioni di lavoro non mancano ma a
mancare è la materia prima, cioè una platea sufficientemente nutrita
di ragazzi adeguatamente formati nei mestieri più dinamici del momento
– conclude il Segretario – il mercato occupazionale è vivo ma bisogna
essere qualificati per le mansioni oggi più richieste, serve quindi
puntare sulla formazione. Ci sono fondi europei dedicati a questo, ma
occorrerebbe che Politica dialogasse di più con chi ha esperienza di
mercato come le imprese”.

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Responsabile Ufficio Stampa Confartigianato Imprese Sardegna