Nasce “A cena con Grazia”: quattro chef sarde per il Madagascar
in nome della scrittrice premio Nobel

L’unica donna italiana premio Nobel per la letteratura ha ispirato
la splendida iniziativa benefica al femminile che si svolgerà
il 21 ottobre Guidonia Montecelio, in provincia di Roma,
che vedrà impegnate quattro bravissime chef sarde unite per aiutare
il piccolo villaggio di Orangea in Madagascar.

Comunicato stampa del 14 ottobre 2022

Grazia Deledda amava cucinare, ha raccontato tanto nei suoi romanzi della tradizione enogastronomica sarda, e il 21 ottobre a Guidonia Montecelio, in provincia di Roma, città che la scrittrice, unica donna italiana ad essere stata insignita del premio Nobel per la letteratura, se ne celebrerà il ricordo proprio attraverso le sue opere indissolubilmente legate alla cucina e ai cibi isolani.
L’occasione è il 150esimo anniversario della nascita della scrittrice, l’obiettivo è di quelli più nobili: raccogliere fondi per sostenere la realizzazione di infrastrutture sociali nel piccolo villaggio di Orangea in Madagascar. L’iniziativa è frutto di una chiacchierata tra due amici, Vitalia Scano chef e Gilberto Arru, enogastronomo e presidente dell’Associazione Stelle del Sud.
Ad ospitare l’evento sarà la magnifica tenuta storica Tor de’ Sordi che a partire dalle ore 20 accoglierà gli ospiti che potranno gustare un incredibile menù realizzato con i prodotti sardi che diverse aziende isolane stanno generosamente mettendo a disposizione, come una parte del filindeu, pasta tipica dalla difficile e lunga preparazione. Anche i vini naturalmente saranno rigorosamente tutti sardi. E non potrebbe essere altrimenti, visto che nell’opera di Grazia Deledda il vino è citato spessissimo, il vino della piccola vigna de “ Su Pinu” che il Comune di Nuoro sta recuperando, reimpiantando il vigneto con i vitigni autoctoni e storici dell’epoca. A testimoniare il sostegno delle istituzioni saranno presenti il sindaco di Nuoro Andrea Soddu, e Giovanni Santo Porcu, primo cittadino di Galtellì, paese in cui è ambientato Canne al vento, interverrà inoltre la scrittrice Neria De Giovanni, una delle più autorevoli esperte della vita e delle opere di Grazia Deledda.
«Chi parteciperà questo evento- spiega Vitalia Scano- non solo avrà l’occasione di gustare piatti tipici sardi, e visitare la storica location, ma potrà immergersi nell’atmosfera dei racconti della grandissima scrittrice sarda, fare un viaggio nel tempo e nello spazio. per vivere un’esperienza unica in cui oltre ai cinque sensi in cui sarà l’emozione la vera protagonista»
L’intero menù infatti ideato da Vincenzo Palimodde, ristoratore olianese, è ispirato alle opere di “Graziedda”, nelle quali sono citate le portate che lo compongono. Ciascuna preparazione verrà accompagnata dalle parole che la scrittrice stessa ha utilizzato per descriverle nei suoi libri, nei quali i cibi e la cucina tradizionale sarda, hanno sempre svolto un ruolo importante e contribuito a raccontare la nostra isola.

A formare la squadra tutta femminile di cuoche, insieme a Vitalia ci saranno Marina Ravarotto (ristorante “Chiaro Scuro” di Cagliari), Viviana Amorino (chef board di Cagliari) e Tonina Biscu (“Sa Horte de su poeta“, home restaurant di Oliena). Dal pane guttìau a sas cattas, dai maharrones de busa a sa fregula passando per la pecora bollita e il porchetto arrosto senza dimenticare i dolci tipici, il mirto e su filu ‘e ferru, e tante altre portate immancabili in menù tutto sardo, costituiscono un richiamo irresistibile per chi vuole contribuire in maniera importante e piacevole allo stesso tempo a un’avventura solidale cominciata già da qualche anno.
L’Associazione “Stelle del sud”, fondata da Gilberto Arru infatti che ha già realizzato diversi importanti progetti per sostenere la popolazione del villaggio di Orangea in Madagascar, con “A cena con Grazia” si propone di raccogliere fondi per finanziare una scuola di formazione professionale nel villaggio di Orangea in Madagascar.
Per informazioni e prenotazioni gli interessati possono telefonare ai numeri 348/3248440 (Vitalia) e 339/7150760 (Gilberto).




Solo 633 imprese sarde hanno venduto i propri prodotti all’estero

EXPORT – Solo 633 imprese sarde hanno venduto i propri prodotti
all’estero, lo 0,6% di tutte le attività. 2,5miliardi di euro di
business: 331 milioni arrivano dalle piccole e medie aziende. Maria
Amelia Lai (Presidente Confartigianato Sardegna): “Ancora troppo pochi
gli imprenditori che puntano sui mercati esteri: necessari nuovi bandi
export della Regione. Pronti a studiare nuove strategie e di
sviluppo”.

Sono solo 633 le aziende sarde che, nel primo semestre del 2021, hanno
piazzato i propri prodotti all’estero. Infatti, appena lo 0,6% delle
attività imprenditoriali isolane ha intrapreso rapporti commerciali
con l’Europa e il resto del Mondo, vendendo beni per un controvalore
di 2miliardi e 500milioni di euro, classificando la Sardegna al
quart’ultimo posto in Italia tra le regioni esportatrici.

Sono questi i dati sull’Isola relativi alla graduatoria dell’export
regionale, rielaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese
Sardegna, contenuti nell’indagine del Centro studi
Tagliacarne/Unioncamere, diffusa in occasione dell’incontro “Il
digitale a supporto dell’export”.

“I numeri assoluti, e in percentuale, delle aziende sarde che hanno
intrapreso la via dell’export sono veramente esigui e ci posizionano
in fondo alla classifica – commenta la Presidente di Confartigianato
Imprese Sardegna, Maria Amelia Lai – per questo è necessario che il
sistema imprenditoriale e le Istituzioni lavorino insieme per  far
crescere sia le i numeri delle realtà che vogliono puntare sui mercati
esteri e accrescere il proprio giro d’affari”. “Per far ciò, occorre
individuare nuove strategie, e nuove linee di sostegno per supportare
la Sardegna che produce e che ha necessità di nuovi orizzonti–
continua la Presidente – perché non è più sufficiente che l’Isola
abbia solo ottime produzioni e pochi sbocchi: mai come ora è
necessario cercare e trovare gli acquirenti attraverso nuove
iniziative e nuovi programmi di internazionalizzazione”. “Proseguire
questi processi di crescita e difendere il valore del Made in Sardegna
– prosegue la Lai – è il binomio per sostenere le MPI isolane. In un
mondo in cui i rischi aumentano è fondamentale non arrendersi e andare
a intercettare la crescita, continuando a investire su ciò che da
sempre sappiamo fare bene: esportare e internazionalizzarci. Noi siamo
pronti a fare la nostra parte al fianco delle imprese, soprattutto le
più piccole”.

“Le attività imprenditoriali hanno sempre più “fame” di iniziative
sull’export – sottolinea il Segretario Regionale, Daniele Serra – e
quindi è da apprezzare lo sforzo che ogni singola azienda sta facendo
anche sul fronte della formazione. Per affacciarsi sui mercati esteri,
infatti occorrono competenze che non tutte le realtà hanno. Speriamo
che, passato questo brutto momento di emergenza, con la Regione si
possano riprogrammare le attività formative e proporre nuovi bandi
sull’internazionalizzazione”.

Tra le imprese esportatrici troviamo sia quelle produttrici di
prodotti derivati dalla raffinazione del greggio, quelle
dell’industria pesante, della caseificazione ma anche le piccole e
medie imprese.

Sono proprio queste ultime che, solo pochi mesi fa fecero brillare
l’export delle PMI della Sardegna; infatti, nel primo semestre 2021,
registrarono la miglior performance di crescita tra tutte le regioni
italiane, superiore anche a quella di Lombardia e Veneto. Con un
controvalore di 331 milioni di euro di beni piazzati all’estero e una
crescita del +41,7% sul 2020 e del 62,2% sul 2019, la nostra regione
risultò, tra gennaio e giugno di quest’anno, la prima in Italia per
incremento delle esportazioni prodotti dalle piccole imprese. Tra le
categorie di beni che fecero registrare un maggior incremento di
vendita rispetto al 2019, ci furono i prodotti metalliferi (+108%) per
un controvalore di vendita di 234 milioni di euro e gli alimentari
(+14,5%) e un controvalore di 77 milioni di euro. Al contrario, tra i
settori in calo, furono i mobili (-43% rispetto al 2019) e il legno
(-25%).

Tra le province, sempre nel primo trimestre 2021, e sempre realizzati
dalle piccole e medie attività produttive, su Cagliari hanno varcato
il mare prodotti per un valore di 172milioni (11 di prodotti
alimentari e 156 di prodotti metalliferi), con un incremento del +37%
rispetto al 2020 e del 65% rispetto al 2019. Dal Sud Sardegna sono
partiti 65 milioni di euro di prodotti (56 metallo e 5 alimentari) con
incremento del 46% sul 2020 e 143% sul 2019. Dal Nord Sardegna sono
partiti 54 milioni di euro di beni (40milioni di alimentari e 9 di
prodotti del legno) con +49% sul 2020 e +7% sul 2019. Da Nuoro sono
stati piazzati 23milioni di euro di beni (17 metalliferi e 4
alimentari) con un +72% sul 2020 e + 144% sul 2019. Chiude Oristano
con 17 milioni di beni piazzati, la quasi totalità sono prodotti
alimentari, con un incremento del 18% sul 2020 e 20% sul 2019.

La graduatoria Centro studi Tagliacarne/Unioncamere dice anche come
Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna siano le regine dell’export
italiano: vantano infatti più della metà delle imprese esportatrici
tricolore e complessivamente il valore delle loro vendite all’estero è
pari al 55% del totale Italia. Solo la Campania, tra le regioni
meridionali, tallona il gruppo di testa guidato dal Nord e dal Centro,
andando a posizionarsi al 6° per numero di imprese esportatrici e
all’8° per valore delle vendite estere.

Va alla Lombardia anche il primato per maggior numero di imprese che
esportano: 37.740, pari al 30,6% del totale nazionale. A seguire il
Veneto con oltre 16 mila aziende (13,1%) e l’Emilia Romagna con più 12
mila (10%). In termini di valore di merce esportata, alle spalle della
Lombardia (con più di 65,7 miliardi di euro nel primo semestre 2021,
pari al 26,6% del totale nazionale), l’Emilia Romagna (con 35,2
miliardi; 14,3%) “ruba” il posto al Veneto (33,9 miliardi; 13,8%). Il
minor numero di imprese che vendono all’estero si trova invece in
Valle d’Aosta, Molise e la Basilicata, mentre in termini di valore
dell’export l’ultimo posto è occupato dalla Calabria, preceduta dalla
Valle d’Aosta, dal Molise e, al quart’ultimo posto, dalla Sardegna.

Considerando invece l’incidenza delle imprese esportatrici sul totale
regionale la classifica cambia leggermente: ai primi posti si
collocano comunque Lombardia (4,8%) e Veneto (4,3%), seguite però
dalla Toscana (3,9%) e dalle Marche (3,6%).

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Responsabile Ufficio Stampa Confartigianato Imprese Sardegna




Siddùra con Luogosanto ai vertici delle Città del Vino sarde
La cantina gallurese conquista quattro medaglie d’oro

Nell’ultima edizione del concorso internazionale l’azienda vinicola è stata la più premiata della Sardegna
L’ad Massimo Ruggero: “Abbiamo costruito un binomio vincente”

Nell’ultima edizione del concorso internazionale Città del Vino, la Cantina Siddùra ha vinto ben quattro medaglie d’oro ed è risultata l’azienda vitivinicola più premiata della Sardegna. I successi dei vini Siddùra hanno determinato un altro rilevante esito: il Comune di Luogosanto è in cima alla speciale classifica delle Città del Vino sarde. “Siamo orgogliosi di rappresentare il Comune di Luogosanto in questa importante manifestazione. Abbiamo costruito un binomio vincente” commenta Massimo Ruggero, amministratore delegato della cantina gallurese.

Le quattro medaglie d’oro certificate dalla giuria di Città del Vino sono andate al Cannonau riserva Fòla, al Vermentino di Gallura Docg Maìa, all’autoctono Bàcco e al passito di Moscato Nùali. Al concorso internazionale hanno partecipato realtà produttive provenienti da tutto il mondo, tra cui 39 aziende sarde.

Il sindaco di Luogosanto, Agostino Pirredda, si dice “fiero del risultato ottenuto da Siddùra e, di conseguenza, da Luogosanto. I sapori, il gusto e i profumi dei vini prodotti nel nostro territorio hanno portato il nostro paese in cima alla classifica delle città del vino sarde. È un grande risultato che ci riempie di orgoglio. Un ulteriore riconoscimento che conferma la qualità dei prodotti galluresi e di tutte le cantine sarde, a dimostrazione della notevole crescita del vitivinicolo in tutti i territori dell’Isola”.

Massimo Ruggero sottolinea “l’importanza del sistema Sardegna, premiato grazie all’organizzazione di Città del Vino, l’associazione che nell’Isola è coordinata da Giovanni Antonio Sechi. Possiamo dire che sopra Siddùra sventolano tre bandiere: quella del Comune di Luogosanto, della Gallura e della Sardegna”. Secondo l’amministratore delegato di Siddùra, i riconoscimenti ottenuti “contribuiranno al potenziamento dell’enoturismo, un volano in continua crescita. Inoltre rafforzeranno il sistema dei consorzi e soprattutto metteranno in risalto l’identità del terroir di ogni piccolo angolo della nostra isola. L’obiettivo è dimostrare al mondo che il “made in Italy” in campo enologico può essere rappresentato, oltre che dalla Toscana e dal Piemonte, anche dalla Sardegna e dalla grande qualità dei vini prodotti in questa terra” conclude Ruggero.




Sabato 29 maggio alla libreria di Sassari Messaggerie sarde, l’incontro con la giornalista Stefania Prandi, autrice del libro “Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta”

Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta, è il nuovo libro della giornalista e fotoreporter Stefania Prandi che sabato 29 maggio sarà a Sassari alle Messaggerie sarde in piazza Castello.

La storica libreria cittadina ha scelto di intercettare la scrittrice – impegnata in queste settimane in un tour nell’isola – per promuovere un incontro con l’autrice del reportage che racconta attraverso le parole di chi sopravvive al femminicidio, gli esiti drammatici della violenza di genere. A vivere le conseguenze del femminicidio sono madri, padri, sorelle, fratelli, figlie e figli. A loro restano i giorni del dopo, i ricordi immobili trattenuti dalle cornici, le spese legali e le accuse mediatiche. Sempre più familiari intraprendono battaglie quotidiane: c’è chi scrive libri, organizza incontri nelle scuole, lancia petizioni, raccoglie fondi. Il tutto con l’intento di dimostrare che un femminicidio non può essere attribuito al caso, ma è un fenomeno con radici culturali e sociali profonde, attecchite su un senso di proprietà e di dominio degli uomini sulle donne ancora molto diffuso. In “Le conseguenze” la giornalista, già autrice del reportage “Oro rosso” dedicato allo sfruttamento delle donne braccianti che raccolgono e confezionano il cibo che arriva sulle nostre tavole, racconta le storie delle famiglie che sopravvivono al femminicidio della donna amata, che combattono ogni giorno l’invisibilità per avere giustizia e affrontano le conseguenze del dopo: i processi e le umiliazioni nei tribunali, il vuoto lasciato dalle istituzioni e i risarcimenti che non arrivano.

L’incontro, promosso dalla libreria cittadina Messaggerie sarde, dal Centro di Documentazione e Studi delle Donne di Cagliari, dalla Circola nel Cinema Alice Guy, in collaborazione con la Collettiva Le Infestanti e Sardegna Teatroè previsto alle ore 17.30.  Pia Brancadori del circolo di cultura femminista visiva Alice Guy dialogherà con Stefania Prandi e Luisanna Porcu del Centro antiviolenza di Nuoro “Onda Rosa”.

Nel pieno rispetto delle normative ANTI COVID l’incontro sarà aperto al pubblico per un massimo di 25 persone. Per partecipare è sufficiente accedere alla pagina facebook della libreria, all’indirizzo https://www.facebook.com/messaggeriesarde e prenotarsi gratuitamente entro venerdì 28 maggio all’Evento in programma visibile sulla pagina, tramite la piattaforma Eventbrite, al seguente link:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-incontro-con-stefania-prandi-156134100297

Una volta registrati gli interessati riceveranno un’email di conferma dell’avvenuta prenotazione.

In osservanza delle disposizioni Covid, obbligatori – come sempre – la distanza interpersonale e l’utilizzo della mascherina.




CONFARTIGIANATO SARDEGNA–C.STAMPA–01-04-21–PASQUA E SPECIALITA’ SARDE-Pasqua meno amara per imprese dolciarie Sardegna

PASQUA E SPECIALITA’ SARDE – Una Pasqua meno amara per le imprese
dolciarie della Sardegna. Tornano i prodotti tradizionali regionali ma
la regina sarà la Colomba. Matzutzi e Serra (Confartigianato
Sardegna): “Sulle tavole torna a farsi largo la qualità artigiana
isolana. Lavoriamo per far crescere il settore ed esportare”. Ecco
come si riconosce una vera Colomba da una “falsa”.

Seconda Pasqua in lockdown per le imprese artigiane della Sardegna e,
ovviamente, anche per i tutti sardi. Ma le aspettative dei maestri
artigiani dolciari e alimentari isolani quest’anno, sono migliori
rispetto al 2020, quando una regola assurda li teneva chiusi rispetto
ai negozi e alla grande distribuzione ai quali è invece era permessa
la commercializzazione dei prodotti.

“Dall’interesse e dagli ordini che le nostre aziende dolciarie
associate hanno registrato in questi giorni di avvicinamento alla
Pasqua – commenta Antonio Matzutzi, Presidente di Confartigianato
Imprese Sardegna – torna a farsi largo sulle tavole di queste
festività la qualità artigiana sarda, a partire dai dolciumi, passando
per tutta l’ampia gamma di prodotti regionali come i salumi, i
formaggi, la birra solo per citare i più ricercati”.

Secondo l’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, il
sistema regionale delle imprese dolciarie registra 774 imprese di
pasticceria e gelateria nelle quali lavorano 1.819 addetti, un settore
caratterizzato da un elevata vocazione artigianale, con oltre 542
imprese artigiane che rappresentano il 70,1% del comparto,

“Ricordiamo con terrore l’anno scorso in questo periodo i quintali di
cioccolato a deperire nei depositi, le tonnellate di farina e zucchero
inutilizzabili, le migliaia di uova rispedite al mittente, gli
ettolitri di  latte da smaltire ma anche le impastatrici ferme, gli
ordini annullati e il personale in cassa integrazione – continua il
Presidente Matzutzi – una triste festività senza uova con sorpresa,
colombe o specialità di pasticceria artigiana che, in pratica,
scomparvero dalle tavole pasquali dei sardi”.

Quest’anno, invece, sui banchi delle rivendite sono tornati i tipici
dolci della tradizione pasquale isolane, come le Casadinas, le
Ricottine, le Tiricche o tiliccas e le Pardulas, ma la protagonista
indiscussa sarà la colomba, un classico che conta poco più di
cent’anni (nacque nel milanese nel 1919) e che, è bene ricordare, dal
2005, in base al decreto ministeriale del 25 luglio ha una sua
specifica denominazione. “Colomba” non si può applicare ai prodotti di
altri Paesi europei.

Inoltre, nel dicembre 2009, il Ministero dello Sviluppo Economico ha
stabilito le indicazioni specifiche sugli ingredienti da riportare
sull’etichettatura dei prodotti alimentari e prodotti dolciari da
forno. Norme alla mano i prodotti che utilizzano forme e modalità di
presentazione identiche e confondibili con i prodotti disciplinati, ma
sono identici solo all’aspetto, sono imitazioni.

Per chiamarsi “colomba”, un dolce deve avere almeno il 16% di burro,
uova di categoria “A”, cioè fresche e in quantità tale da garantire
almeno il 4% in tuorlo, latte, miele, burro di cacao, eccetera.

In una colomba “falsa”, invece, si possono trovare ingredienti molto
diversi: prevalentemente, si tratta di dolci che contengono
ingredienti scadenti, ad esempio grassi idrogenati, pochissimo burro e
uova e molto zucchero, per “coprire” la qualità inferiore”.

“Rispetto alla Pasqua del 2019, l’ultima pre-Covid – sottolinea il
Segretario di Confartigianato Imprese Sardegna, Daniele Serra – tra i
dolci da forno che finiranno sulle mense imbandite tricolori si
registra un aumento del fai-da-te, testimoniato dal boom nelle vendite
di farina, lievito e preparati dolciari. E anche se molti compereranno
i prodotti industriali, rispetto al drammatico 2020, quest’anno sono
destinate a impennarsi, come sostengono gli esperti, le vendite di
dolci artigianali, sostanzialmente azzerate lo scorso anno dalle
restrizioni imposte a pasticcerie, cioccolaterie, gelaterie. Ripartono
anche le produzioni artigianali di uova di cioccolato, l’anno scorso
ridotte al lumicino”.

“Siamo consapevoli che questa pandemia influenzerà gli acquisti dei
nostri prodotti per sempre – concludono Matzutzi e Serra – per questo
ci dobbiamo impegnare sin d’ora ad accompagnate i nostri imprenditori
nell’uso delle tecnologie digitali e nella multicanalità di
distribuzione dei prodotti di qualità. Ma dobbiamo poter contare su
interventi ad hoc di irrobustimento delle capacità finanziarie e di
sostegno all’export anche nei Paesi emergenti, su misure di
valorizzazione delle produzioni tipiche, dei distretti agroalimentari
di qualità e delle produzioni a denominazione d’origine”.

Le 7 regole d’oro per la “vera” Colomba

In base alla CIRCOLARE 3 dicembre 2009, n. 137021 del Ministero dello
Sviluppo Economico

Per essere sicuri di portare in tavola il classico dolce di Pasqua:

1) La vera colomba deve innanzitutto avere la classica forma di…
colomba. Può sembrare banale ma proprio la forma può essere il primo
indicatore di un falso prodotto dolciario da forno.

2) Il primo ingrediente, quello presente in maggiore quantità, deve
essere la farina di frumento e non lo zucchero.

3) È necessario controllare bene tutti gli ingredienti. Abbiamo
davanti una vera colomba quando sono presenti tutti i seguenti
ingredienti: farina di frumento, zucchero, uova e/o tuorlo, burro,
agrumi canditi, lievito naturale, sale, mandorle. Se nell’etichetta ne
manca qualcuno stiamo per acquistare un semplice dolce pasquale ma non
una vera colomba.

4) Oltre all’elenco relativo agli ingredienti con cui deve essere
fatta una colomba, ne esiste un altro relativo ai pochi altri che
possono essere aggiunti alla giusta ricetta. Sono solamente questi:
latte e derivati, miele, burro di cacao, malto, zuccheri, aromi,
emulsionanti (per es: lecitina di soia), conservanti.

5) Quanto ai grassi, ricordare che nella colomba non ci possono essere
grassi diversi dal burro, come margarina, strutto o altro, altrimenti
anche in questo caso abbiamo di fronte un altro tipo di dolce.

6) La vera colomba, di norma, è priva di conservanti. Gli unici
permessi nella colomba sono due: E 200 – acido sorbico e E 202 –
sorbato di potassio.

7) La glassa può essere fatta oltre che con le mandorle, anche con
armelline, nocciole, anacardi.

Il ciclo di produzione dall’impasto al confezionamento della vera
colomba artigianale dura almeno 48 ore

In generale teniamo sempre presente che sul mercato sono presenti
diversi “dolci pasquali” che possono anche avere la stessa forma della
colomba. La legge obbliga i produttori di questi dolci a rendere
evidente che non si tratta di colomba, e addirittura chi li
commercializza a non metterli gli uni accanto agli altri nel caso in
cui questo possa creare confusione. Quindi un dolce che sembra una
colomba per la forma e per la confezione, ma che non riporta tutte le
caratteristiche anzidette non è una vera colomba.

Da escludere del tutto che si tratti della tradizionale colomba
pasquale quando è la stessa etichetta a riportare la dicitura “dolce
pasquale” o altro nome simile.

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Responsabile Ufficio Stampa Confartigianato Imprese Sardegna




INNOVAZIONE–Triplica numero piccole imprese sarde che utilizza cloud

INNOVAZIONE – Triplica il numero delle piccole imprese sarde che
utilizza i servizi cloud: dal 21,7% del 2018 al 56,1% del 2020.
Matzutzi (Presidente Confartigianato Sardegna): “La pandemia ha
costretto le imprese a una trasformazione digitale senza precedenti”.

Triplica il numero delle piccole imprese sarde che utilizza i servizi cloud.

Negli ultimi 2 anni, la percentuale di Micro e Piccole attività
produttrici della Sardegna che si avvale di nuove tecnologie per
condividere e immagazzinare dati, è passato dal 21,7% del 2018 al
56,1% del 2020.

Sono questi i dati elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato
Imprese Sardegna per le MPI (fonte ISTAT), sulle “Piccole imprese che
utilizzano servizi cloud computing”.

L’analisi evidenzia come su questa crescita abbia influito sia la
necessità di utilizzare il cloud per condividere dati e/o software da
luoghi diversi dal posto lavoro durante la crisi sanitaria, sia
l’effetto del Piano Industria 4.0 previsto dalla Legge di bilancio
2019 che, per la prima volta, ha reso possibile detrarre dalle imposte
il 140% dei canoni annuali pagati per utilizzare software per Impresa
4.0 su piattaforme cloud. Il maggiore utilizzo del cloud ha inoltre
contribuito anche all’intensificazione del traffico dati che, tra
marzo e novembre 2020, su rete fissa è salita mediamente del 28% e su
rete mobile del 26%.

Il report ha anche messo in luce alcuni cambiamenti nell’utilizzo da
parte delle tecnologie ICT da parte delle piccole imprese sarde;
queste, infatti, soprattutto durante l’emergenza sanitaria, hanno
intensificato l’uso del digitale per la diversificazione dei canali di
vendita e dell’e-commerce.

Il maggiore utilizzo del cloud e di servizi digitali che generano
traffico dati – come le videoconferenze – ha però messo in evidenza le
criticità relative alla connettività. Su questo fronte va segnalato
che nel 2020 persiste un 30,3% di piccole imprese che non accede alla
banda ultra larga (almeno 30 Mbit/s), quota che decresce all’aumentare
della dimensione aziendale.

A livello nazionale, la media è passata dal 20,3% del 2018 al 58,0%
dello scorso anno. Tra le regioni, l’intensità più elevata di utilizzo
di questa tipologia di servizi si riscontra in Sicilia con il 65,1%
(era al 22° posto nel 2018) e Lombardia con 64,9% (che conferma il 2°
posto del 2018).

“La pandemia, nel bene e nel male, ha modificato le regole del gioco e
costretto le aziende a compiere un salto tech generazionale in pochi
mesi – commenta Antonio Matzutzi, Presidente di Confartigianato
Imprese Sardegna – i progetti di trasformazione digitale, che prima
impiegavano anni per essere implementati, sono stati accelerati in un
modo senza precedenti”. “Tutto dimostra come la nostra terra sia
sempre più interessata sia a cancellare quel “digital divide”, che in
parte, ne ha ostacolato lo sviluppo, sia a sfruttare in pieno tutte le
opportunità offerte dalla tecnologia – continua Matzutzi – quindi, in
un momento come questo, dove la competitività delle imprese passa
anche dalla possibilità di accedere a velocità di connessione
adeguate, occorre accelerare per completare la realizzazione delle
infrastrutture sulla Banda Ultra Larga”.

Per Confartigianato Sardegna “il Cloud ha rappresentato una risposta
efficace a molti dei problemi di operatività generati dal periodo di
lockdown e successivamente nel ritorno a una nuova normalità. Anche le
realtà più scettiche hanno avuto l’opportunità di toccare con mano i
benefici che la nuvola può portare, generando un’esplosione
nell’adozione di alcuni servizi. Tuttavia, si è trattato di una
reazione all’emergenza, in cui le imprese hanno fatto di necessità
virtù, e ora il paese si trova di fronte alla vera sfida. Ora è
necessario sfruttare questa nuova consapevolezza per costruire una
visione di lungo periodo, che ponga il Cloud alla base delle strategie
digitali tenendo in considerazione tutti gli elementi tecnici e
organizzativi per garantire una trasformazione pervasiva ed efficace”.

“In un contesto in cui aumenta la connessione grazie allo sviluppo di
servizi dedicati – conclude Matzutzi – per le imprese diventa un
obiettivo strategico curare anche la relazione con la clientela
attraverso la Rete ”.

A livello nazionale, l’analisi evidenzia come nell’emergenza sanitaria
sia cresciuta l’offerta di servizi digitali complementari all’attività
caratteristica delle micro e piccole imprese (MPI).

In relazione alla comunicazione interna all’impresa, l’utilizzo di
applicazioni di messaggistica e di video-conferenza, è addirittura
triplicato: dal 10,6% di micro e piccole imprese (3-49 addetti) nella
fase pre-Covid, per arrivare al 30,7%. Si è fortemente intensificata
anche la comunicazione con la clientela attraverso i social media: già
presente nel 21,9% delle micro e piccole imprese, è stata introdotta,
migliorata o ne è prevista l’implementazione il prossimo anno da un
ulteriore 17%, portando al 38,9% la quota di MPI attive su questo
canale.

I servizi digitali, come newsletter, tutorial, webinar, corsi, ecc.,
che erano forniti dal 7,7% delle imprese, registrano un rafforzamento,
con l’introduzione da parte del 13,2% di micro piccole imprese e resi
disponibili dopo l’emergenza dal 20,9% delle MPI.

Significativo ampliamento anche degli investimenti tecnologici
finalizzati a migliorare la qualità e l’efficacia del sito web – quali
SEO, utilizzo di web analytics, paid search, ecc. – che erano presenti
prima dell’emergenza nel 10,7% delle micro-piccole imprese, sono
divenuti pratica comune per un altro 12,4%, portando al 23,1% la quota
di micro e piccole imprese attivate.

L’intensificazione del lavoro a distanza genera una domanda di
relative infrastrutture: i server cloud e le postazioni di lavoro
virtuali, già disponibili nel 9,5% delle MPI, dopo l’emergenza
riguardano il 26,0% (+16,5 punti), mentre le apparecchiature
informatiche fornite ai dipendenti, azione intrapresa dal 10,0% delle
MPI prima dell’emergenza, sono state oggetto di investimento per un
ulteriore 17,3%, portando la quota al 27,3%.

Raddoppia la quota di imprese che vendono mediante la Rete. Le vendite
di e-commerce tramite il proprio sito web, già presente nel 9% delle
MPI prima dell’emergenza, sono utilizzate dal 17,2% delle MPI (+8,2
punti percentuali tra miglioramenti e nuova introduzione entro il
prossimo anno). Prossima al raddoppio anche la quota di MPI attive
nella vendita mediante comunicazioni dirette (es. e-mail, moduli
online, Facebook, Instagram, ecc.) che salgono dal 15,6% pre
emergenza, al 27,8% (+12,2 punti, sempre includendo le unità che hanno
adottato miglioramenti, hanno introdotto lo strumento o lo
implementano nei processi aziendali il prossimo anno).

La straordinaria intensificazione delle vendite tramite la Rete traina
la distribuzione delle imprese che gestiscono vendite on line con
consegne in proprio, quota che passa dal 5,5% pre emergenza ad un
14,2% (+8,6 punti).

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“Insieme per la Sardegna”, da 12 aziende agroalimentari sarde un sostegno da 41mila euro ai cittadini più provati dall’emergenza pandemica

Viene donato il 5 per cento in valore e in prodotti delle vendite da un paniere selezionato. L’iniziativa è stata promossa dalla Sezione Agroindustria e Alimentari di Confindustria Centro Nord Sardegna con la collaborazione delle catene della GDO

 

Si è conclusa nelle scorse settimane l’iniziativa “Insieme per la Sardegna”, un progetto promosso e curato da dodici importanti aziende agroalimentari isolane associate a Confindustria Centro Nord Sardegna, con l’obiettivo di garantire un sostegno concreto, ovvero un contributo in prodotti o in controvalore economico, alle famiglie maggiormente in difficoltà in questi mesi di emergenza sanitaria e pandemica. Attraverso la sua Sezione Agroindustria e Alimentari, Confindustria CNS punta così a garantire un intervento di solidarietà, valorizzando al contempo produzioni sarde di qualità: viene donato il 5 per cento delle vendite di un paniere completo di prodotti (tonno, formaggi, olio, pasta, conserve, carni, dolci e liquori, vino, acqua) a un prezzo di vantaggio. Il consumatore finale, con l’acquisto, ha potuto partecipare a un intervento di sostegno economico a chi è in difficoltà. In particolare, una donazione in prodotti o in controvalore, a favore di Caritas e Croce Rossa Italiana, per oltre 41 mila euro, che saranno distribuiti in un momento particolarmente significativo, a ridosso delle Festività.

Al progetto hanno aderito, come detto, dodici aziende, tra le più importanti e rappresentative del settore agroalimentare dell’isola e che contano su circa 700 dipendenti e 223 milioni di euro di fatturato: Generale Conserve (As do Mar), F.lli Pinna Industria Casearia, Sardinya Carni, Daga Carni, Sa Marigosa, San Martino, Pastificio Tanda & Spada, Distillerie Rau, Lucrezio R. Distillerie, Rau Arte Dolciaria, Accademia Olearia, Giovannella & Alberto Ragnedda – Capichera.

L’iniziativa “Insieme per la Sardegna” ha costituito un segnale importante di unità tra aziende sarde. Importantissima si è rivelata anche la collaborazione con la GDO (catene di iper e supermercati). Hanno così garantito spazi e visibilità al paniere di prodotti le catene Conad, SuperEmme, Crai, Scs, Sardegna Più.

Il progetto ha preso il via nella prima settimana di giugno ed è andato avanti per i mesi successivi, in particolare fino ad agosto.

Il logo dell’iniziativa, con quattro mani che abbracciano la Sardegna, sintetizza la comune volontà di collaborazione tra aziende, distribuzione, consumatori e associazioni di volontariato.

«Le nostre aziende vogliono dare un contributo in un momento così critico sotto gli aspetti sanitario, sociale ed economico. Siamo riusciti a coniugare la solidarietà con il sostegno all’economia e in particolare alla filiera agroalimentare. Gli imprenditori sono disponibili e lo saranno sempre. Per noi si tratta quindi di proseguire lungo una strada già tracciata», dice il presidente della Sezione Agroindustria e Alimentari di Confindustria CNS, Gianni Simula.

«Abbiamo sentito l’esigenza, nel marzo-aprile scorso, nel momento quindi di maggiore intensità della pandemia, di fare qualcosa. Il nostro obiettivo è stato doppio: da un lato venire incontro ai consumatori con uno sconto extra sull’acquisto dei prodotti, insieme alla GDO, e dall’altro, soprattutto, sostenere le famiglie che hanno bisogno, donando una parte delle vendite a Caritas e Croce Rossa. La beneficenza fa bene sempre», ribadisce Paolo Pinna di Fratelli Pinna Industria Casearia. «Per noi adesso è importante garantire un piccolo contributo alle famiglie che stanno maggiormente risentendo di questi mesi di difficoltà, nella speranza che ciò possa generare un supporto al territorio, anche con la valorizzazione dei nostri prodotti. Noi continuiamo a investire e a programmare in vista di un ritorno al più presto alla normalità», spiega Pietro Rau di Distillerie Rau.

«Un gesto che speriamo sia di aiuto e conforto. Volevamo dare un contributo attraverso un’azione congiunta non così scontata, mettendo insieme distribuzione e consumatori, a dimostrazione che non serve avere dietro grandi strutture o puntare a grandi numeri. È possibile, in maniera anche più semplice, trovare modalità attraverso il proprio lavoro per generare solidarietà», aggiunge Giovanni Battista Valsecchi, di Generale Conserve (As do Mar).

«Siamo aziende diverse anche in termini di conservazione delle merci, i prodotti verranno da subito messi a disposizione per il ritiro da parte di Caritas e Croce Rossa. Aspettavamo Natale per farlo, in quanto periodo più sensibile. I beni sono stati raccolti in base al venduto nel periodo di maggiore mercato, ovvero in estate, anche se questo è stato un anno particolare», dice Luca Simula, di Acqua San Martino e Giara.

«Un’iniziativa che mi piace definire bella, perché il tipo di intervento è stato immediato. È importante anche notare che si tratta di aziende che conoscono il territorio e intervengono positivamente per dare sollievo alle persone più colpite dalla pandemia. Adesso ci aspetta la fase operativa e gestiremo la distribuzione dei prodotti alle Caritas del nord Sardegna in accordo con gli imprenditori», dichiara, a nome delle Caritas del nord dell’Isola, don Gerolamo Derosas, direttore della Caritas Diocesana di Sassari.

 




Musicomica: Claudia Aru presenta le sue tzie sarde e africane. Sabato 10 ottobre alle 21 al teatro Verdi

MUSICOMICA

CLAUDIA ARU E LE SUE ZIE

STORIE DI SARDEGNA CON UN CUORE AFRICANO

Musica, meraviglia e allegria sono stati gli ingredienti della riapertura ufficiale del teatro Verdi che ha inaugurato la sua prima rassegna post lockdown: “Musicomica”, organizzata da Teatro e/o musica, con il duo Nando e Maila. Lo show inconsueto ha entusiasmato il pubblico che ha applaudito con calore il circo dell’invenzione ecclettica presentato dai musicisti- equilibristi sul palco interpreti di celeberrimi brani di classica eseguiti con tubi di ogni dimensione e altri strumenti inventati. Sul palco a trasformare a sorpresa la formazione in un trio anche la figlia di Nando e Maila: Marilù talentuosa adolescente già pratica del palco grazie ai suoi genitori maestri d’arte.

Originalità ed ironia sono elementi base anche del secondo appuntamento di “Musicomica” fissato per sabato 10 ottobre alle 21 con “Claudia Aru e le sue Tzie”. Protagoniste indiscusse “sas tzias”, ovvero tutte quelle donne che, passata una certa età, diventano automaticamente “zie” ed entrano nella vita della comunità diventando “su bixinau” il cardine attorno al quale ruota la vita “de sa bidda” (del paese). Conosciamo così particolari della preparazione di una processione e i pettegolezzi del paese, i modi di dire intraducibili in italiano, “Sa meixina de s’ogu”, “Su fogu de Sant’Antoni”, la paura di Momoti, l’arte de su ”frastimmu”.Alle perle più significative della comunità sarda, Claudia aggiunge nel suo nuovo spettacolo in scena al Verdi l’esperienza vissuta in Niger tra marzo e luglio di quest’anno. L’artista si trovava in Africa per un progetto di sostegno ai profughi salvati dalla Libia patrocinato da l‘alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati (UNHCR), ma il viaggio di due settimane si è trasformato in un soggiorno forzato di 4 mesi in seguito alla chiusura delle frontiere per l’emergenza sanitaria Covid 19 “E’ stata di certo – dice Aru – l’esperienza più incredibile della mia vita, un evento inaspettato difficile da descrivere in poche parole che oltre le difficoltà affrontate mi ha comunque portato ad intrecciare nuove collaborazioni, acquisire nuove conoscenze, trovare ispirazioni e un nuova spinta vitale”. Sul palco accanto ad Aru Fabrizio Lai Chitarra, ukulele Simone Soro Violino. per prenotazione e biglietteria Teatro e/ Musica Teatro Verdi tel 079236121.

Prossimi appuntamenti

Domenica 15 novembre alle 21 la rassegna si conclude con Giobbe Covatta il comico, scrittore, attore e attivista napoletano dalla verve unica e amatissimo dal pubblico. Da diversi anni per i titoli dei sui spettacoli Covatta sceglie dei numeri. Così dopo “7” (come i sette vizi capitali) e “30” (come gli articoli della carta dei diritti dell’uomo), tocca ora al numero “6″! Anche in questo caso il numero ha un forte significato simbolico: rappresenta l’aumento in gradi centigradi della temperatura del nostro pianeta. Lo spettacolo si colloca in diversi periodi storici del futuro, nei quali la temperatura media della terra sarà aumentata di uno, due, tre, quattro, cinque e sei gradi. I personaggi di queste epoche sono i nostri discendenti (figli, nipoti o pronipoti che siano), eredi del nostro patrimonio economico, sociale e culturale. Da Giobbe Covatta un nuovo spettacolo dove comicità, ironia e satira si accompagnano alla divulgazione scientifica.

Sono previste diverse modalità di abbonamenti per bambini e adulti, per prenotazione e biglietteria Teatro e/ Musica Teatro Verdi tel 079236121.


Ufficio stampa

Monica De Murtas




Agroalimentare, 12 aziende sarde donano il 5 per cento dei prodotti venduti

Al via il progetto “Insieme per la Sardegna”. La Sezione Agroindustria e Alimentari di Confindustria Centro Nord Sardegna con la collaborazione delle catene della GDO

 

Un contributo concreto in prodotti o in controvalore economico, un’azione di sostegno alle famiglie in difficoltà nella fase post emergenza Covid-19. Confindustria Centro Nord Sardegna, attraverso la Sezione Agroindustria e Alimentari, punta a garantire un intervento di solidarietà a favore dei cittadini più provati dalla crisi, attraverso un’iniziativa che vede la valorizzazione delle produzioni sarde di qualità. È il Progetto “Insieme per la Sardegna”, al quale hanno aderito dodici aziende, tra le più importanti e rappresentative del settore agroalimentare dell’isola, con circa 700 dipendenti e 223 milioni di euro di fatturato: Generale Conserve (As do Mar), Fratelli Pinna Industria Casearia, Distillerie Rau, Acqua San Martino, Acqua Giara, Rau Arte Dolciaria, Lucrezio Erre, Accademia Olearia, Sa Marigosa, Tanda & Spada, Sardinya Carni, Capichera.

In particolare, verrà devoluto il 5 per cento delle vendite di un paniere completo di prodotti (tonno, formaggi, olio, pasta, conserve, carni, dolci e liquori, vino, acqua), proposti a un prezzo di vantaggio. Il consumatore finale, con l’acquisto, parteciperà così a un intervento di sostegno economico per chi è in difficoltà, una donazione in merci o in valore a favore di Caritas e Croce Rossa Italiana.

L’iniziativa parte domani lunedì 8 giugno con i marchi SuperEmme e continuerà con le altre catene fino al mese di luglio.

Il progetto “Insieme per la Sardegna” è un segnale importante di collaborazione e unità tra aziende sarde, che si mettono insieme con un obiettivo comune di grande valore. Un’azione che punta alla solidarietà e che coinvolge anche le catene SuperEmme (marchi Iperpan e Superpan), Ibba srl (marchi Crai e Simply), Isa (marchi Nonna Isa, Sidis, Dimeglio, Puntodì e D’Italy), Scs (marchi Despar e Eurospar), Sardegna Più (marchi Sardegna Più e Coop) e Conad, che proporranno il paniere di prodotti tramite i loro iper e supermercati.

Tutti uniti, per la Sardegna, con la possibilità inoltre di sostenere l’economia locale. «Nei mesi di lockdown l’agroalimentare ha garantito beni di prima necessità – ricorda Luca Simula di Acqua San Martino e Giara –. Adesso vogliamo continuare a dare il nostro contributo in un momento ancora critico sotto l’aspetto sanitario, sociale ed economico, sostenendo le famiglie in difficoltà e al contempo rilanciando la filiera agroalimentare della Sardegna». «La nostra iniziativa è nata spontaneamente con la comune volontà di mettere a disposizione le nostre competenze per creare un progetto capace di auto-generare solidarietà su più livelli. Un modello circolare e virtuoso come sintetizzato nel logo dell’iniziativa con le quattro mani che abbracciano la Sardegna dove ognuna rappresenta uno degli attori che, grazie al proprio ruolo, contribuisce alla realizzazione del progetto: le aziende, la distribuzione, i consumatori e le associazioni di volontariato – spiega Giovanni Battista Valsecchi di Generale Conserve –. In questo momento c’è particolare bisogno di solidarietà. La Sardegna che aiuta la Sardegna a tutti i livelli: i consumatori – che grazie alle aziende e alla distribuzione avranno prezzi calmierati – che attraverso i loro acquisti aiuteranno chi è più in difficoltà e allo stesso tempo sosterranno le aziende e la distribuzione».

«Sono obiettivi che abbiamo subito condiviso: da un lato venire incontro ai consumatori con lo sconto sull’acquisto dei prodotti insieme alla GDO e dall’altro, soprattutto, sostenere le famiglie che hanno bisogno. Nonostante le forti difficoltà di questo periodo abbiamo continuato a lavorare sodo garantendo continuità ai fornitori del latte, ai clienti e ai dipendenti. E adesso continuiamo a garantire la nostra azione», dice Paolo Pinna di Fratelli Pinna Industria Casearia. «Anche noi non ci siamo mai fermati. Anzi, abbiamo convertito parte della produzione in forniture per farmacie e ospedali e ci siamo uniti in un fortissimo senso di squadra. Allo stato attuale, in una fase in cui l’obiettivo comune è il riappropriarsi della “vecchia” normalità, abbiamo ritenuto importante sviluppare insieme agli altri imprenditori questa attività benefica, al fine di poter apportare un piccolo contributo alle famiglie che stanno maggiormente risentendo di questo periodo di difficoltà, nella speranza che ciò possa generare un supporto al territorio», fa presente Pietro Rau di Distillerie Rau.

 

L’iniziativa “Insieme per la Sardegna” segue precedenti attività di sostegno e solidarietà avviate durante il periodo di lockdown da Confindustria Centro Nord Sardegna, che ha promosso una raccolta di fondi già destinati alle sedi Caritas e Croce Rossa Italiana di Sassari Olbia e Oristano e una raccolta di prodotti alimentari, coordinata dal presidente della Sezione Agroindustria e Alimentari, Gianni Simula, destinati e distribuiti a Caritas, Croce Rossa e Protezione Civile a favore dei cittadini e delle famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria.




CONFARTIGIANATO SARDEGNA–C.STAMPA–23-07-19–MODA SARDEGNA– 325 imprese sarde in equilibrio tra crescita, innovazione e concorrenza sleale

MODA SARDEGNA– 325 imprese sarde in equilibrio tra crescita,
innovazione e concorrenza sleale. Nel 2018, 22 milioni di export per
capi di abbigliamento, accessori, gioielli e scarpe. Matzutzi
(Confartigianato Sardegna): “Nuove linee e prodotti innovativi per
vincere sui mercati esteri. Più sostegno per sostenere percorsi
virtuosi di sviluppo”.

L’estate è la stagione per eccellenza della moda e delle sfilate sotto
le stelle, ma anche delle iniziative che presentano capi e accessori
estivi o che anticipano il trend per le stagioni fredde. Ogni paese
della Sardegna, in pratica, ha la sua passerella e il suo spazio dove
i singoli artigiani, o le imprese più strutturate, mettono in mostra
il meglio delle loro produzioni. Capi di abbigliamento, scarpe,
gioielli ma anche costumi da mare e accessori di ogni forma, per ogni
occasione, per ogni gusto e per ogni tasca.

E’ un delicato e importante “mondo”, quello della moda made in
Sardegna, che nasce nei laboratori delle piccole imprese sarde, e
continua crescere ed esportare nel resto d’Italia e in ogni angolo del
Mondo.

Nel 2018, verso i mercati esteri, sono volati prodotti del “fashion
sardo” per un valore di oltre 22 milioni di euro. Il merito è delle
325 imprese isolane, di cui 270 artigiane; queste ultime rappresentano
l’82,8% delle attività produttive del settore. Da non dimenticare come
su un totale di 763 addetti, ben 553 vengano dalle realtà artigiane.

Il contributo delle imprese della moda, sarde e italiane,
sull’economia regionale e nazionale, è descritto nel rapporto “Moda:
piccole imprese, artigianato, occupazione e made in Italy”, realizzato
dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, su dati Istat 2018.

I 22 milioni di export sardo, in ogni caso, sono una goccia nel mare
delle esportazioni nazionali che hanno superato i 66 miliardi di euro,
con una tendenza di una crescita del 2,6 per cento in un anno, quasi
il doppio della media europea.

Una forza, quello dell’artigianato italiano della moda, costituito da
35.914 piccole imprese, il 63,5% delle 55.491 realtà del settore, e
che occupa più di 158mila addetti artigiani su oltre 311mila.

Nella distribuzione territoriale di imprese e lavoratori, 105 realtà,
di cui 86 artigiane, operano nel nord della Sardegna, nei territorio
di Sassari-Gallura, impegnando 265 addetti in totale. Nella provincia
di Cagliari sono 90 le attività, 72 le artigiane, che offrono impiego
a 261 lavoratori; segue Nuoro con 59, di cui 49 artigiane e 89
occupati, il Sud Sardegna con 39, di cui 32 artigiane e 70 dipendenti.
Chiude Oristano con 32 realtà di cui 31 artigiane, e 78 addetti.

“Simbolo del Made in Italy nel mondo, la moda è il fiore all’occhiello
della tradizione manifatturiera artigiana sarda e italiana – spiega
Antonio Matzutzi, Presidente Regionale di Confartigianato Imprese
Sardegna – tantissime creazioni sartoriali dal taglio perfetto,
calzature in materiali di alta qualità e accessori su misura. Pezzi
veramente unici che il mondo ci invidia”. “Non dobbiamo, però,
nascondere come la sartoria artigiana, negli ultimi vent’anni, sia
stata abbandonata a se stessa, sacrificata sull’altare di prodotti di
massa e delle griffe internazionali – continua Matzutzi – per fortuna
la globalizzazione, la massificazione e l’omologazione hanno scatenato
un fenomeno di pari forza ma opposto: la voglia di personalizzazione,
originalità, qualità e buon gusto”.

Ma, come dimostrano la realtà della Sardegna, il sistema moda non è
solo grandi firme, è anche una vasta rete di piccoli artigiani, che
dal disegno al taglio realizzano capi unici. Infatti, oggi tra le
professioni più richieste ci sono quelle di sarta modellista,
professionalità importanti in cui la disponibilità è ancora superiore
all’offerta. E segnali incoraggianti sul risveglio del settore, sono
dati anche dal fatto che il 17% delle imprese siano gestite da giovani
con titolari sotto i 35 anni. La ricetta vincente è, quindi,
presentarsi sul mercato con creatività e qualità soprattutto per
contrastare la concorrenza da parte di aziende che utilizzano il brand
“artigianale”, quando di fatto si tratta di prodotti importati o
realizzati in serie e di lavoratori che operano senza il rispetto
delle normative a cui sono invece sottoposti i colleghi.

“Le imprese giovani sono un ottimo risultato considerato come, solo
poco tempo fa, una delle maggiori difficoltà era proprio il ricambio
generazionale – sottolinea il Presidente Regionale di Confartigianato
– la sartoria artigianale nonostante, o forse grazie alla crisi, è un
settore ancora vivace, e il sarto è una professione “a tutto tondo”
riscoperta da giovani e meno giovani che voglio distinguersi”. “In
ogni caso, è necessaria un’opera di sviluppo continuo – prosegue
Matzutzi – per far crescere le imprese, proporre nuove linee e
prodotti innovativi per presentarsi alle manifestazioni e ai buyer
esteri. Naturalmente, è fondamentale il ruolo delle Istituzioni
pubbliche che svolgono attività volte all’internazionalizzazione delle
aziende italiane”. “La nostra Associazione tempo lavora per
incentivare le esportazioni delle piccole e medie imprese – conclude
il Presidente – creando occasioni di incontro dentro e fuori Italia
per far incontrare le imprese con i buyer negli incoming export in
Sardegna ma anche nelle missioni all’estero. Riteniamo, quindi, che
anche per la moda siano necessari interventi affinché il settore possa
proseguire un percorso virtuoso che porti l’eccellenza sarda a essere
conosciuta e venduta in tutto il mondo”.

Le imprese della Moda della Sardegna (dati 2018)

Imprese moda Sardegna

Imprese artigiane moda Sardegna

Addetti imprese moda Sardegna

Addetti artigiani moda Sardegna

Cagliari

90

72

261

176

Oristano

32

31

78

77

Nuoro

59

49

89

73

Nord Sardegna

105

86

265

174

Sud Sardegna

39

32

70

53

SARDEGNA

325

270

763

553