Sassari tg express edizione del 29 maggio 2020
https://www.facebook.com/SassariChannel/videos/2933692533396535/
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Raimond, per la porta c’è Kiepulski
L’estremo difensore polacco difenderà i pali rossoblu nella prossima stagione
La Raimond Handball Sassari è lieta di annunciare il raggiunto accordo con Pawel Kiepulski. L’estremo difensore polacco prenderà il posto di Maksym Voliuvach, il cui rapporto con il sodalizio rossoblu si è recentemente concluso. Nato il 7 Gennaio del 1987, il nuovo guardiano della porta ha giocato prevalentemente nel suo paese natio, fatta eccezione per la proficua esperienza in Islanda quando, con la maglia del Selfoss, si è laureato campione nazionale.
Pluripremiato come miglior portiere polacco, ha girovagato in diverse squadre della Superliga, difendendo i pali di MSPR Siodemka Legnica (dal 2007 al 2009), GSPR Gorzow Wielkopolski (2009/11), Stal Mielec (2011/13), MMTS Kwidzyn, nel quadriennio tra il 2013 e il 2017. Mentre le ultime due esperienze nel suo paese sono state quelle con Meble Wojcik Elblag e Torus Wybreze Gdansk. Quello di Kiepulski è sicuramente un colpo di livello che, al pari di Federico Vieyra, certifica le ambizioni della Raimond per il campionato che verrà.
Nelle parole del ds Andrea Giordo, l’entusiasmo per l’arrivo del portiere:”L’obbligo di tesserare un solo extracomunitario ci ha imposto di rivedere i nostri piani, convincendoci ad optare per un portiere di ottimo calibro e maggiore esperienza. Il ruolo del portiere è troppo importante, non potevamo permetterci di sbagliare e l’arrivo di Kiepulski ci consente di stare tranquilli, Pawel è giocatore di assoluta affidabilità e grandissima personalità”
Sassari, 27 Maggio 2020
Agenzia Uffici Stampa Directa Sport
Aou, sottoposti a tampone 3.484 operatori sanitari
Si conferma al 3 per cento l’incidenza dei positivi nella popolazione sanitaria che ha effettuato lo screening. Precisazioni dell’Azienda ospedaliero universitaria contro dubbi e false notizie diffuse sui social network
SASSARI 26 maggio 2020 – Un totale di 3.484 operatori sanitari, tra dipendenti dell’Aou e ditte in convenzione quindi infermieri, operatori sociosanitari e ausiliari convenzionati che, a Sassari, sono parte integrante del sistema dell’assistenza ospedaliera. È questa la “popolazione” che la Sorveglianza sanitaria dell’Azienda ospedaliero universitaria di viale San Pietro ha sottoposto a diagnostica con tampone, per individuare i positivi al Sars Cov-2.
Un’indagine complessa che, dal 14 marzo al 22 maggio, ha portato a effettuare 4.820 tamponi – alcuni soggetti sono stati testati più volte – e che ha consentito di individuare tra il personale sanitario (dipendente e in convenzione) un totale di 105 positivi. Un dato che conferma il fatto che la prevalenza dei positivi tra gli operatori sanitari sassaresi si attesta al 3 per cento, più bassa rispetto a quella registrata in Italia pari al 4,26 per cento.
«Si tratta di dati ufficiali, tracciabili e documentabili», afferma il medico competente Antonello Serra che ha effettuato lo studio. La sua è una precisazione doverosa, utile a dissipare dubbi e fake news diffusi oggi attraverso i social network.
I risultati dei test con tampone vengono determinati dal laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Aou che rappresenta un centro di riferimento accreditato da disposizioni normative nazionali. I dati sono trasmessi giornalmente dal laboratorio all’Unità di crisi regionale e al Dipartimento di Prevenzione della Ats Sardegna.
«Gli indici sono stati calcolati sui dati consolidati – prosegue Antonello Serra – mentre i riferimenti nazionali sono tratti dalle comunicazioni rese dall’Istituto superiore di sanità il 14 maggio scorso».
Il medico competente poi ritorna sulla questione dei dati nazionali che determinano un’incidenza del 4,6 per cento. «La possibilità che il dato nazionale sia sottostimato – chiude Serra – è riferita principalmente al fatto che il rapporto dell’Iss non si riferisce ai test con tampone effettuati sull’intera popolazione degli operatori sanitari italiani. Il dato Aou, invece, sì, perché noi abbiamo fatto il test a tutti gli operatori, dipendenti e convenzionati».
Da sottolineare, infine, che dei 105 positivi, 99 sono già rientrati in servizio mentre gli altri lo faranno nei prossimi giorni.
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Ufficio stampa Aou Sassari
Viale San Pietro, 10
Addetto stampa
Appello del Centro trasfusionale dell’Aou di Sassari che garantisce la sicurezza nelle sale d’attesa e in quella per le donazioni.
SASSARI 25 maggio 2020 – «Donare il sangue è sicuro anche al tempo del Covid-19». Lo dice il direttore del Centro trasfusionale dell’Aou di Sassari, Pietro Manca, che lancia un forte appello affinché «i cittadini riprendano come un tempo a svolgere questo importante gesto di solidarietà, in grado di salvare la vita». Ecco perché la struttura di via Monte Grappa fa fronte comune, assieme ad Avis provinciale e comunale, alla carenza di sangue. E lo fa tranquillizzando i donatori perché nel Centro di via Monte Grappa, così come all’Avis, vengono rispettate tutte le procedure e i criteri necessari per garantire assoluta sicurezza come, a esempio, il rispetto della distanza tra un donatore e l’altro. Accortezza che la struttura sta utilizzando sin dai primi giorni dell’emergenza Covid.
A destare forte preoccupazione, in questi giorni, è il calo delle presenze dei donatori, sia nel Centro Aou sia nei due centri Avis di Sassari. «Questa situazione – riprende Pietro Manca – ci ha messo in allerta. Bisogna considerare che le strutture ospedaliere si avviano verso la fase 2 dell’emergenza, si va verso la ripresa degli interventi chirurgici, non più di sola urgenza. Inoltre si va incontro alla stagione estiva, periodo nel quale vengono a calare ciclicamente le donazioni di sangue. Si intuisce quindi quale possa essere la forte necessità di sangue».
Il sangue e gli emocomponenti, oltre che consentire la vita a coloro che ne hanno costantemente necessità, sono un presidio terapeutico indispensabile per interventi chirurgici e trapianti d’organo così come per trattamenti farmacologici che possono curare e guarire alcuni tumori e leucemie.
Non calano le esigenze di sangue, in particolare quelle dei pazienti cronici come i talassemici, che continuano ad avere necessità del solito apporto trasfusionale. Sono oltre 1.000 i pazienti talassemici che in Sardegna necessitano di periodiche e continue trasfusioni, con un consumo annuo di oltre 47mila unità. In cura a Sassari, tra soggetti adulti e in età pediatrica, sono circa 130 i pazienti talassemici. Si aggiungono altre forme di malattie che richiedono trasfusioni, oltre a interventi chirurgici e i casi di infortunistica stradale.
«Stiamo privilegiando le prenotazioni – afferma il direttore del centro trasfusionale Pietro Manca – perché in questo modo siamo in grado di garantire i donatori e assicurare le giuste distanze sia in sala d’attesa, sia in sala donazioni. In questa fase, infatti, abbiamo deciso di dedicare 4 posti per la donazione, per evitare assembramenti e per venire incontro alle esigenze dei donatori».
In questo modo, inoltre, i donatori vengono suddivisi per fasce orarie ed è possibile contingentare gli ingressi e organizzare al meglio il flusso di lavoro da parte degli operatori sanitari.
Per le prenotazioni i donatori potranno chiamare, dalle 8 alle 14, i numeri 079.20.61.462 oppure 079.20.61.496. Dalle 15 alle 19 possono telefonare allo 079.20.61.625.
Per donare nella sede dell’Avis comunale è possibile chiamare lo 079,25,25,77 dalle 8 alle 14 e al numero di cellulare 370.14.34.967.
Per l’Avis provinciale, infine, è possibile consultare il sito www.avisprovincialedisassari.it per conoscere contatti e orari delle donazioni.
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Ufficio stampa Aou Sassari
Viale San Pietro, 10
Addetto stampa
Andrea Bazzoni
L’Aou di Sassari verso la fase 2 dell’emergenza
All’incontro organizzato nella sala Angioy della Provincia di Sassari, il commissario dell’Azienda ospedaliero universitaria, Giovanni Maria Soro, ha illustrato le strategie per l’apertura graduale dei reparti e degli ambulatori.
Sassari 23 maggio 2020 – Garantire sicurezza per gli operatori, per i cittadini e per gli utenti e i pazienti, attraverso l’aggiornamento delle procedure con automatismi operativi e standardizzati di gestione dell’assistenza. E ancora, adeguamento dei percorsi logistici e soluzioni tecnologiche, prosecuzione del monitoraggio sull’utilizzo corretto ed efficace dei dispositivi di protezione individuale e continuità dell’attività di sorveglianza sanitaria su operatori sanitari quindi sui pazienti che accedono alle strutture sanitarie. Saranno questi i cardini sui quali si dovrà basare la “fase 2” nella sanità sassarese e che dovrà prevedere una graduale riapertura delle strutture all’utenza. Principi che dovranno essere applicati alle diverse aree d’azione che in questi giorni l’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari sta riorganizzando. Area chirurgica, area medica, pronto soccorso e area ambulatoriale sono questi gli ambiti che vedranno le maggiori novità. Lo ha detto il commissario dell’Aou, Giovanni Maria Soro, intervenuto questa mattina all’incontro che si è svolto nella sala Angioy della Provincia di Sassari. L’appuntamento, organizzato da Aou, Unità di crisi locale e Ats Sardegna, aveva come obiettivo quello di fare il punto sulla situazione dell’emergenza sanitaria a Sassari, oltre affrontare le tematiche relative alla programmazione sanitaria territoriale e ospedaliera nella fase 2
Gli interventi previsti nei quattro ambiti non potranno prescindere da una scelta precisa che l’Aou ha fatto nella nuova gestione dei pazienti Covid. Una ripartenza che vede il palazzo di Malattie infettive sempre punto di riferimento ma che, gradualmente, riprende la sua attività ordinaria. E così il terzo piano sarà dedicato alla patologia Hiv e Aids, con 12 posti letto e una capacità per arrivare sino a 20.
Il secondo piano viene diviso in due, con 7 posti letto dedicati ai pazienti grigi e 7 posti ai pazienti Covid. Al primo piano, invece, viene predisposta una terapia intensiva con quattro posti letto, pronta a essere attivata nel caso fosse necessario. Temporaneamente, gli spazi saranno impiegati come day hospital per la patologia ordinaria di Malattie infettive.
Su queste basi parte l’organizzazione delle diverse aree. Così, per quella chirurgica «stiamo lavorando per ridefinire le procedure di pre-ospedalizzazione per gli interventi in elezione che – ha detto il commissario – tengano conto della sicurezza che dobbiamo dare agli operatori e ai pazienti. Puntiamo a migliorare l’organizzazione e la risposta efficiente in termini di utilizzo delle sale operatorie. Oggi, in maniera efficiente, bisogna recuperare tutte le risposte che, purtroppo, non siamo riusciti a dare in questi mesi di emergenza».
Nell’area medica l’Aou punta a ripristinare in maniera graduale l’intera capacità operativa dei diversi reparti che sono stati chiusi o ridimensionati per garantire risorse all’area dell’emergenza. «Stiamo cercando di definire e programmare nel tempo alcuni spostamenti – ha precisato Giovanni Maria Soro – che ci consentono di trovare delle soluzioni per alcuni deficit strutturali o organizzativi che abbiamo storicamente nelle cliniche universitarie. Il progetto non determinerà nessuna riduzione di posti letto ma – ha assicurato – darà risposte più efficaci per i pazienti».
Per quanto riguarda l’area del pronto soccorso l’Azienda di viale San Pietro sta agendo sul costante e necessario adeguamento delle procedure per rendere più efficiente la risposta, in considerazione anche dell’incremento degli accessi alla struttura di viale Italia. Questi ultimi sono passati dai 40 del periodo dell’emergenza, con un minimo di 25, ai 60-80 di questo ultimo periodo. «Ci stiamo preparando per sviluppare le procedure in base alle ultime linee guida della Società italiana di medicina dell’emergenza-urgenza – ha spiegato – per essere più efficienti nella capacità di risposta ed evitare il sovraffollamento. Probabilmente creeremo un’area filtro nell’astanteria del vecchio pronto soccorso che ci consentirà di gestire i pazienti stabilizzati in attesa di ricovero, senza intasare i reparti».
Il commissario quindi si è soffermato sulla questione delle procedure, e ha chiarito che queste devono variare in relazione a come evolve l’epidemiologia e in relazione a quelle che sono l’efficacia e l’efficienza con le quali vengono trattati i casi. «Devono variare – ha detto ancora – sarebbe criticabile se questo non dovesse avvenire e restassero immutate al modificarsi delle situazioni. Questo avviene perché nessuno conosce il virus nella sua completezza ed evoluzione nel tempo e quindi la migliore risposta risiede in un’organizzazione perfettamente flessibile nella capacità di risposta, che si adegua alle modifiche del fabbisogno».
Un impegno particolare l’Aou lo sta indirizzando verso l’attività ambulatoriale, «che è forse quella più critica – ha precisato il commissario straordinario – perché è quella che è stata sospesa completamente. Adesso bisogna iniziare e dare risposte al territorio».
L’ipotesi, ha spiegato Soro, è quella di ampliare gli orari di erogazione, definire nuovi slot e programmazione delle attività (sulla base delle priorità esplicitate dai direttori delle unità operative su indirizzi generali comuni) e centralizzare le aree dove si svolge attività ambulatoriale, tenendo conto della capacità ricettiva e monitorare con più efficacia gli accessi, con la definizione di procedure che rispettino gli indirizzi nazionali e regionali condivise con Collegio di Direzione, organizzazioni sindacali e Rls.
«All’inizio avremo una capacità erogativa che non sarà, ovviamente, come quella a regime – ha detto – ma che sarà sviluppata in logica incrementale. Questo ci consentirà di testare la bontà della procedura e poi, man mano, riusciremo a svilupparla in sicurezza sino ad arrivare a soddisfare quelli che sono i bisogni assistenziali».
Anche qua ci saranno delle regole da rispettare. In primo luogo gli accessi che potranno avvenire dietro prenotazione di visita o esami. Agli ingressi saranno previsti dei check point con pre-triage e potrà essere prevista un’autocertificazione.
All’incontro, oltre ai direttori delle strutture interessate dall’emergenza Covid, hanno partecipato il presidente del Consiglio regionale della Sardegna Michele Pais, il presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale Sardegna Domenico Gallus, il commissario straordinario della Provincia di Sassari Pietrino Fois, il sindaco di Sassari Gian Vittorio Campus.
A moderare gli interventi sono stati Marcello Acciaro, coordinatore delegato dell’Unità di crisi locale del Nord Sardegna e Carlo Doria delegato regionale Ucl Nord Sardegna.
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Ufficio stampa Aou Sassari
Viale San Pietro, 10
Addetto stampa
Andrea Bazzoni
Con Sassari ripartono tutti i mercati di Campagna Amica Sardegna. Il decano dei mercati sardi, l’Emiciclo, che lo scorso anno ha tagliato il traguardo dei 10 anni, e il mercato coperto di Luna e Sole riaprono dopo 70 giorni di chiusura dovuti al Covid. Giovedì scorso, 21, è stata la volta dell’altro simbolo dei mercati di Campagna Amica, quello di piazza dei Centomila a Cagliari.
Durante il lockdown sono rimasti aperti solamente il mercato coperto di via degli Artigiani a Oristano, e i mercati di Abbasanta e Nuoro.
A dare il via alle riaperture degli altri 24 mercati di Campagna Amica in Sardegna è stato Sorso il 28 aprile e a seguire tutti gli altri, per chiudere oggi con Sassari con l’Emiciclo e il mercato coperto a Luna e sole.
Una ripartenza in piena sicurezza con ingressi contingentati, distanze tra i gazebo, tutti con le mascherine e guanti, rooll up informativi e punti info con i gel sanificanti.
“Dopo 70 giorni abbiamo tutti i mercati di Campagna Amica riaperti – afferma soddisfatto il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -, un primo passo che ci porterà, speriamo presto, alla normalità. In questo due mesi abbiamo cercato di attenuare l’assenza garantendo i prodotti a km0 con le consegne a domicilio. Ma questo giorno era molto atteso perché qui, anche se per il momento a distanza, si rivive la socialità tipica dei nostri mercati ed il rapporto diretto tra campagna e città”.
Sia il mercato dell’Emiciclo che quello coperto di Luca e Sole, hanno dovuto rinunciare a qualche banco per consentire una sistemazione più allargata dei gazebo. Altri hanno dovuto cambiare momentaneamente location per spostarsi in piazze più ampie.
In Sardegna ci sono 24 mercati all’aperto e tre al coperto (Nuoro, Oristano e Sassari), per un fatturato di oltre 10milioni di euro annui.
La spesa contadina con la chiusura dei mercati è crollata in Italia del 61%, come è emerso da un’analisi Coldiretti/Ixè, stravolgendo i consumi alimentari dei cittadini con il boom negli acquisti di conserve di tonno (+17%), ortaggi surgelati (+28%) e legumi in scatola (+36%) secondo elaborazioni su dati Ismea.
Un momento atteso, la riapertura, da quasi sei italiani su dieci (59%) che hanno fatto la spesa dal contadino almeno una volta al mese nell’ultimo anno per acquistare prodotti locali, freschi e di stagione a km0 direttamente dai produttori.
La riapertura dei mercati contadini è una opportunità anche per l’82% degli italiani che secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, con l’emergenza sanitaria cercano sugli scaffali prodotti Made in Italy.
Durante l’emergenza, oltre alla consegna a domicilio delle singole aziende, Campagna Amica Sardegna è riuscita a strutturare un nuovo servizio di consegna a domicilio che rimarrà anche in futuro, ampliando i servizi e consentendo anche a chi non può andare ai mercati di portare a tavola i prodotti agricoli a km0. In questo caso gli ordini di effettuano direttamente dal sito www.spesaamicasardegna.it. Al momento le consegne a domicilio si effettueranno su Cagliari e hinterland ma non si esclude per il prossimo futuro l’allargamento ai maggiori centri della Sardegna.
Michele Arbau
Ufficio stampa Coldiretti Sardegna
La sanità del Sassarese dall’emergenza alla fase 2
Una tavola rotonda organizzata da Aou, Ucl e Ats nella sala conferenze del Palazzo della Provincia per sabato mattina.
SASSARI 21 maggio 2020 – Sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione dell’emergenza sanitaria a Sassari, oltre che per affrontare le tematiche relative alla programmazione sanitaria territoriale e ospedaliera nella fase 2. Questi i temi centrali della tavola rotonda in programma sabato, alle ore 10,30, nella sala conferenze del palazzo della Provincia di Sassari, in piazza d’Italia.
La riunione, che per motivi sanitari non sarà aperta al pubblico se non per invito (la stampa è invitata a partecipare), è organizzata dall’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, in stretta collaborazione con l’Unità di crisi locale e l’Ats Sardegna.
Ad aprire i lavori sarà l’intervento del professor Giovanni Sotgiu che si focalizzerà su “Infezione da SARS Cov-2: stato dell’arte, strategie in atto e scenari futuri”. Seguirà quindi l’intervento del direttore della clinica Pneumologica dell’Aou di Sassari Pietro Pirina sul tema relativo ai “quadri clinici nella patologia da Covid-19”. Di “Iter diagnostico strumentale nei pazienti affetti da Covid-19” parlerà invece il direttore della Radiologia 1 dell’Aou di Sassari Stefano Profili.
Il direttore della clinica di Malattie infettive, professor Sergio Babudieri, illustrerà le ”possibilità terapeutiche nel trattamento dell’infezione da Covid-19”. Il direttore dell’Anestesia e rianimazione delle cliniche dell’Aou, professor Pier Paolo Terragni, interverrà sul tema “Covid-19 ed area critica”. Quindi “La profilassi del Covid-19: siamo lontani dal vaccino?, sarà l’interrogativo al quale proverà a dare una risposta il direttore della struttura di Igiene e controllo delle infezioni ospedaliere, professor Paolo Castiglia.
Il medico competente dell’Aou di Sassari, Antonello Serra, illustrerà le “strategie di monitoraggio di popolazioni selezionate in Aou Sassari e Uniss. Il ruolo del territorio sarà messo in evidenza da Marco Guido che parlerà del “controllo del territorio e ruolo delle Usca nei distretti”.
Il commissario straordinario dell’Aou di Sassari, Giovanni Maria Soro, esporrà l’”evoluzione delle strategie della Aou di Sassari dall’emergenza alla fase 2.
Il direttore generale del Banco di Sardegna, Giuseppe Cuccurese, parlerà della “ripresa dell’economia nel dopo Covid: strategie per l’Isola”. Il presidente della Dinamo Basket, Stefano Sardara, parlerà dello “sport e del suo ruolo sociale: quali accorgimenti adottare?”. L’arcivescovo di Sassari, monsignor Gian Franco Saba, chiuderà l’incontro con un intervento su “carità e fratellanza nel periodo del Coronavirus: ruolo della nostra Diocesi”.
Al tavolo della presidenza è prevista la partecipazione del presidente del Consiglio regionale della Sardegna Michele Pais, dell’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu, del presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale Sardegna Domenico Gallus, del commissario straordinario della Provincia di Sassari Pietrino Fois, del sindaco di Sassari Gian Vittorio Campus.
A moderare gli interventi saranno Marcello Acciaro, coordinatore delegato dell’Unità di crisi lcoale del Nord Sardegna e Carlo Doria delegato regionale Ucl Nord Sardegna.
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Ufficio stampa Aou Sassari
Viale San Pietro, 10
Addetto stampa
Andrea Bazzoni
Covid-19, un algoritmo decisionale e procedure per la scelta dei percorsi
Lo studio realizzato dal Pronto soccorso ha messo in luce la correttezza delle scelte effettuate nei ricoveri di 209 pazienti, che hanno effettuato il tampone dopo il loro ingresso nel reparto di destinazione finale.
SASSARI 20 maggio 2020 – Uno studio su 209 pazienti ricoverati tra il 18 aprile e il 7 maggio dopo un loro accesso in Pronto soccorso, mostra come nessuno dei soggetti, poi ospitati in vari reparti dell’Aou di Sassari, sia risultato positivo alla malattia Sars-Cov2. Il lavoro, basato sull’algoritmo decisionale sviluppato da procedure in accordo con le linee guida dell’Iss, lo ha realizzato il Pronto soccorso-Medicina d’urgenza del Santissima Annunziata. Sono stati presi in esame, nel periodo ancora acceso della pandemia, il numero totale degli accessi (1.285), il numero dei ricoveri totali (413), il numero dei totali ricoverati da percorso pulito (220). Di questi ultimi, appunto 209 hanno effettuato il tampone rinofaringeo in reparto: 208 sono risultati negativi mentre uno solo positivo si è rivelato un probabile falso positivo, in quanto i successivi due tamponi di conferma hanno dato esito negativo.
«La positività di un solo tampone rinofaringe su 209 – si legge nello studio – conferisce all’algoritmo validato un elevato valore predittivo negativo che, in questo caso, potrebbe essere ulteriormente rafforzato dalla verosimile bassa prevalenza di malattia nella popolazione».
L’algoritmo decisionale, elaborato dal gruppo di studio guidato dal dottor Paolo Pinna Parpaglia, utilizza una serie di informazioni epidemiologiche, cliniche, laboratoristiche e radiodiagnostiche. Gli snodi decisionali infatti si articolano su 3 livelli. Il primo livello – esterno (pretriage) –, basato sulla valutazione infermieristica alla tenda (pazienti autonomi) o in camera calda (pazienti trasportati dal 118), come misurazione temperatura corporea e valutazione presenza sintomi quali tosse, febbre, sintomi respiratori e contatti stretti con soggetti malati. Il secondo livello interno (checklist), basato sull’individuazione, da parte dell’infermiere addetto al triage, coadiuvato se necessario dal medico, di criteri maggiori e minori di infezione Sars-Cov2. Il terzo livello – isolamento (isolamento preventivo in PS) –, per pazienti inizialmente definiti sospetti al termine dei precedenti step valutativi, con ulteriore approfondimento clinico, anamnestico e diagnostico (ematochimico e radiologico) ed eventualmente eziologico (tampone rinofaringeo per Covid).
In base alla raccolta sistematica e standardizzata di queste informazioni, l’algoritmo decisionale conduce alla scelta del percorso successivo all’interno del quale inserire il paziente. Si avrà così il percorso pulito per il paziente “Covid improbabile”, il percorso “grigi” per il paziente Covid sospetto con tampone rinofaringeo negativo, quindi il percorso Covid+ per il paziente Covid accertato con tampone positivo.
L’algoritmo decisionale utilizzato nel Pronto soccorso dell’Aou di Sassari ha superato la validazione interna e ha individuato con precisione la bassa probabilità di infezione da Sars-Cov2.
Nessuno dei pazienti Covid improbabili durante il ricovero ha sviluppato malattia Covid e il 99,5% delle analisi sul tampone sono risultate negative (100% se consideriamo che l’unico tampone positivo è risultato essere un falso positivo).
«L’algoritmo validato – spiega il dottor Paolo Pinna Parpaglia – si è dimostrato un validissimo supporto decisionale per i pazienti con patologie acute che necessitano di ricovero ospedaliero. È stato predisposto con lo scopo di evitare la penetrazione del virus all’interno dell’ospedale e salvaguardare la sicurezza di pazienti e operatori, consentendo di identificare una popolazione con infezione Sars-Cov2 altamente improbabile», conclude.
A ulteriore conferma della validità dell’algoritmo decisionale e del collegato rigoroso rispetto delle procedure, dal momento della sua adozione nessun operatore del Pronto soccorso è mai risultato contagiato dal virus Sars-Cov2.
«La maggiore tempestività e accuratezza della valutazione clinico-strumentale, prevista dall’algoritmo – sottolinea commissario straordinario Giovanni Maria Soro –, con l’impiego ancora più estensivo dei test con tampone, così come stabilito dalle disposizioni della direzione sanitaria, garantirà certamente un innalzamento ulteriore del livello di sicurezza per tutti. Consentirà, inoltre, di sviluppare procedure e percorsi, adeguati e compliance con le nuove linee guida della Società italiana di Medicina dell’emergenza-urgenza, che ci guideranno per le prossime fasi dell’epidemia».
«La fase 2 della pandemia – sottolinea ancora il commissario – è un periodo in cui gli indirizzi nazionali/regionali e internazionali, insieme alle linee guida delle società scientifiche, si aggiornano continuamente in relazione al progredire della conoscenza del virus e all’efficacia delle azioni messe in campo per la prevenzione e il contrasto. Alle singole aziende, in base alla loro caratterizzazione specifica – strutturale, tecnologica e organizzativa – spetta il compito di declinarli nel loro contesto e adeguarli, anche sulla scorta dell’esperienza dei casi trattati in termini di efficacia e sicurezza. Spetta loro aggiornare le modalità operative dei sanitari, così come ha fatto dall’Aou sin dall’inizio della fase di emergenza e come continuerà a fare nella fase 2», conclude.
Avranno la pettorina che li renderà facilmente riconoscibili e da oggi saranno operativi nei parchi, per sensibilizzare le persone sul rispetto delle regole in vigore per continuare a contrastare il diffondersi del coronavirus. Sono i nonni vigili, che ancora una volta hanno offerto la loro disponibilità come volontari a favore di tutta la comunità. Forniranno agli adulti che frequentano gli spazi verdi cittadini puntuali informazioni e raccomandazioni sui comportamenti corretti da tenere. I parchi di via Venezia, via Tavolara, via Montello, via Bruno e via Buddi Buddi saranno presidiati quotidianamente dai nonni vigili dalle 10,30 alle 13,15 e dalle 17 alle 20.
L’azione dei nonni vigili sarà essenzialmente di informazione e sensibilizzazione, mentre gli agenti della Polizia locale verificheranno e sanzioneranno assembramenti, inosservanza del distanziamento interpersonale di almeno un metro per coloro che non fanno parte dello stesso nucleo familiare e violazioni delle regole sul decoro e sul rispetto dell’ambiente, anche su segnalazione dei nonni vigili.
La Rete alla Regione: «Istituire la Città metropolitana di Sassari»
L’Assemblea chiede anche di potersi avvalere dei singoli Comuni e delle loro strutture per la compiuta realizzazione degli interventi di cui la stessa è beneficiaria
L’Assemblea dei sindaci della Rete Metropolitana del Nord Sardegna si è riunita questa mattina a Palazzo Ducale e all’unanimità ha votato una mozione per l’istituzione della Città metropolitana di Sassari. Sempre con voto unanime è passata una deliberazione per chiedere alla Regione di potersi avvalere dei singoli Comuni e delle loro strutture per la compiuta realizzazione degli interventi di cui la stessa è beneficiaria.
«A oggi – si legge nella mozione – non si è realizzato compiutamente il processo di equiparazione delle reti metropolitane, ai fini dell’assegnazione di risorse statali o europee, alla città metropolitana». La programmazione strategica del territorio della Rete non è finanziata autonomamente, ma per il tramite della Regione. «È necessario riportare il giusto equilibrio tra il Nord e il Sud della nostra Isola» e per questo si riafferma la «necessità che debbano essere costituite due Città Metropolitane», riconoscendo anche ai Comuni, che con la Città di Sassari rappresentano il territorio del Nord Ovest, la dignità di potersi costituire in un Ente territoriale di area vasta ai fini programmatori, gestionali e funzionali.
I sindaci della Rete chiedono dunque che la Regione Sardegna, nell’ambito del riordino del sistema della Autonomie locali, istituisca la Città metropolitana di Sassari «quale necessaria evoluzione della Rete metropolitana del Nord Sardegna».
L’Assemblea, composta dai sindaci di Sassari, Alghero, Castelsardo, Porto Torres, Stintino, Sennori, Sorso e dal commissario straordinario di Valledoria, ha votato all’unanimità anche una deliberazione con cui si chiede alla Regione Sardegna di approvare la modifica della convenzione attuativa dell’Accordo di Programma Quadro.
Oltre 26milioni di euro si trovano nelle casse della Rete per l’attuazione del Progetto di sviluppo territoriale “Rete Metropolitana del Nord Sardegna, un territorio di città” ma non possono ancora essere utilizzati perché l’Ente non ha una struttura organizzativa autonoma, con proprio personale, in grado di avviare tutte le procedure e gli adempimenti necessari. I sindaci «hanno condiviso – si legge nella deliberazione – l’esigenza, unanimemente segnalata da tutti i Comuni che costituiscono la Rete, di assicurare celerità e conclusività al suo regime operativo, nel rispetto del principio di semplificazione della attività amministrativa e in ossequio all’osservanza del divieto di inutile aggravamento dei procedimenti». Attendere oltre comporterebbe il rischio di compromettere «l’effettiva e tempestiva utilizzazione delle linee di finanziamento di cui la Rete dispone». L’unica soluzione, al momento, appare quella di utilizzare l’istituto dell’avvalimento cioè di prevedere una semplificazione attraverso il trasferimento delle procedure dalla Rete ai singoli Comuni che saranno così delegati a spendere i fondi.