Cruciani, un’ora senza filtri: «La Zanzara sono io. E i talk show servono soprattutto a fare ascolti»

AUTORI IN COSTA 2026 | All’Hotel delle Rose il giornalista e conduttore de “La Zanzara” ha presentato il libro “Libertà”, moderato da Fulvio Giuliani e Gigio D’Ambrosio

Porto Cervo 18 Agosto 2026 – di Fausto Farinelli

Giuseppe Cruciani arriva sul palco di “Autori in Costa 2026” con il suo stile più riconoscibile: diretto, spigoloso, spesso provocatorio. Nessuna distanza tra il personaggio radiofonico e l’uomo che presenta il libro Libertà. «Cruciani e La Zanzara si identificano l’uno con l’altro. Non c’è differenza», dice quasi subito, rispondendo alla prima domanda di Gigio D’Ambrosio.

L’incontro, ospitato all’Hotel delle Rose e moderato dai giornalisti Fulvio Giuliani e Gigio D’Ambrosio, ha attraversato temi molto diversi: libertà individuale, famiglia, femminismo, televisione, politica, immigrazione, sicurezza urbana, prostituzione, capitalismo e referendum sulla giustizia. Un percorso volutamente irregolare, proprio come il libro che Cruciani ha portato sul palco.

Libertà è costruito come un alfabeto del politicamente scorretto. Non un testo da affrontare obbligatoriamente dall’inizio alla fine, ma un volume da aprire a caso, seguendo una parola, un concetto, una provocazione. «Ce n’è per tutti i gusti», anticipa D’Ambrosio. E Cruciani non fa nulla per smentirlo.

Il primo argomento affrontato è quello delle associazioni LGBTQ+. Il conduttore distingue tra le persone e le organizzazioni, contestando ciò che considera una tendenza a classificare continuamente gli individui in base al loro orientamento sessuale. A suo avviso, molte associazioni si attribuirebbero una rappresentanza che non hanno e tenderebbero a definire omofobo chi non aderisce integralmente alle loro battaglie.

Ma proprio su adozioni e famiglie omogenitoriali, Cruciani prende una posizione che può sorprendere chi lo colloca automaticamente nel campo conservatore. «Un bambino può crescere tranquillamente con due uomini o con due donne», afferma. Per lui non è obbligatoria la presenza di una madre e di un padre per garantire a un figlio affetto ed equilibrio: ci sono, osserva, bambini cresciuti male in famiglie tradizionali e altri cresciuti bene con due padri o due madri.

La sua posizione, tuttavia, non coincide con l’idea che la genitorialità sia un diritto assoluto. «Avere figli non è un diritto», ribadisce. Né per le coppie eterosessuali né per quelle omosessuali. Se una maggioranza politica decide di consentire l’adozione, per Cruciani va bene; ma non ritiene che il desiderio di avere un figlio possa trasformarsi automaticamente in un diritto esigibile.

Nel corso della serata torna anche il caso Barilla, nato anni fa proprio durante una trasmissione radiofonica. Cruciani ricorda l’intervento di Guido Barilla e la frase sulla famiglia tradizionale che provocò proteste e polemiche internazionali. Un episodio che, nella sua lettura, dimostra quanto una dichiarazione nata in diretta possa diventare rapidamente una questione globale, incidendo persino sulle strategie comunicative di una grande azienda.

Poi c’è “La Zanzara”, il programma che Cruciani conduce da vent’anni e che, nel tempo, ha alzato sempre di più la soglia dello scontro e della provocazione. Lui preferisce parlare di linguaggio diretto, spontaneo e senza censure. Un linguaggio che, a suo dire, ha anche avvicinato molti giovani alla radio.

Non nega che ci sia una costruzione dietro le discussioni più rumorose. La contrapposizione è cercata e preparata: servono persone con idee opposte, capaci di sostenere una discussione vera. Ma Cruciani dice di non sopportare la finzione. Quando comprende che un ospite sta recitando una parte, forzando l’indignazione o costruendo artificialmente il personaggio, perde interesse.

Il modello americano che cita è quello di Jerry Springer, dove il conflitto diventava spettacolo. Ma, precisa, l’incazzatura deve essere autentica. Anche uno scontro estremo, per lui, resta una forma di confronto. «Se mi dici arena non è che mi offendo», osserva.

Il discorso si sposta naturalmente sulla televisione. Qui Cruciani non usa giri di parole: i talk show, secondo lui, non hanno una vera funzione educativa né informativa. Bisogna guardarli come si guarda il teatro. Sul palcoscenico ciascuno interpreta un ruolo e il giudizio finale non arriva dal dibattito pubblico, ma dai dati Auditel della mattina successiva.

«L’obiettivo è vedere se hai fatto il 6,4 e il giorno prima hai fatto il 5,5», spiega. Se un litigio tra un ospite di destra e uno di sinistra fa crescere la curva dell’ascolto, quel confronto verrà riproposto. Per Cruciani non c’è ipocrisia in questo: la televisione vive di ascolti e ricavi. L’errore, semmai, è fingere che ogni trasmissione esista per raccontare la verità al pubblico.

Dalle dinamiche televisive si passa alla politica. La lettera “F” del libro porta al femminismo. Cruciani riconosce il valore storico del movimento che ha contribuito a conquistare il voto e l’emancipazione delle donne, ma attacca quello contemporaneo, accusandolo di aver sostituito le grandi battaglie con questioni come quote rosa, linguaggio di genere e ricerca continua del sessismo.

La sua critica è netta: non ogni comportamento sbagliato di un uomo, sostiene, va ricondotto a una struttura patriarcale. A volte, osserva, si tratta semplicemente di un uomo che si comporta male. Nella stessa parte dell’incontro torna sul dibattito relativo al consenso nei rapporti sessuali e difende la propria opposizione a una proposta normativa che, a suo giudizio, avrebbe potuto creare un’inversione dell’onere della prova e ulteriori difficoltà nei tribunali.

Sul palco trova spazio anche Roberto Vannacci. Fulvio Giuliani richiama il riferimento al “patriarcato mediterraneo”, formula usata dal generale. Cruciani risponde di non aver compreso fino in fondo il significato dell’espressione, ma interpreta la comunicazione di Vannacci come una reazione alle campagne contro il patriarcato e come un richiamo alla famiglia tradizionale.

Il conduttore precisa di non essere un ideologo del generale, nonostante negli anni si sia vociferato di questa vicinanza, anche perché ha presentato diversi libri di Vannacci e ne ha seguito da vicino l’ascesa. «Non riesco neppure a essere l’ideologo di me stesso», dice, respingendo l’etichetta.

Ciò non gli impedisce di riconoscere l’abilità politica dell’europarlamentare. «Il fenomeno Vannacci è molto più sfaccettato», sostiene. Secondo Cruciani, il generale sta raccogliendo consensi perché riesce a inserirsi nelle promesse rimaste in parte inevase dal centrodestra, soprattutto su immigrazione e sicurezza.

Le stazioni ferroviarie diventano il simbolo di questo ragionamento. Per Cruciani non basta schierare militari all’ingresso: servono presidi nelle vie circostanti, telecamere, illuminazione e controlli reali. «Le stazioni italiane sono la cartina di tornasole di come funzionano le cose». E aggiunge una previsione politica personale: Vannacci sarebbe già in grado di raccogliere oltre il 10 per cento dei consensi.

La politica italiana viene poi affrontata attraverso giudizi rapidi sui suoi protagonisti. Elly Schlein, per Cruciani, è «inconcludente» e «inconsistente». Giuseppe Conte viene invece definito molto abile e politicamente furbo, pur con una valutazione durissima sul reddito di cittadinanza e sul Superbonus. Antonio Tajani, secondo il conduttore, dovrebbe parlare meno, anche se gli riconosce il merito di aver mantenuto Forza Italia in piedi dopo la morte di Silvio Berlusconi. Matteo Salvini, infine, viene descritto come un leader ormai in fase di declino, dopo aver sprecato – secondo Cruciani – una grande occasione politica.

Ampio spazio viene dedicato anche a Milano, alla sua viabilità e alle piste ciclabili. Cruciani critica le politiche green e ambientaliste che, a suo avviso, in molte città sacrificano le esigenze di chi utilizza l’auto per lavorare. Nel centrodestra milanese vede confusione e mancanza di candidature forti. Per questo giudica “geniale” la scelta di Vannacci di anticipare tutti indicando il generale Roberto Burgio come possibile candidato sindaco: una mossa, sostiene, che gli permette di occupare uno spazio mentre gli altri discutono senza decidere.

La sua difesa del capitalismo è altrettanto esplicita. Cruciani si definisce «ipercapitalista» e considera il capitalismo occidentale il sistema che, pur con molti difetti, ha prodotto maggiore benessere e libertà. L’uguaglianza, nella sua visione, deve esistere davanti alla legge, non nella pretesa di rendere le persone identiche. Il socialismo, invece, viene descritto come il progetto degli utopisti che cercano di imporre un’uguaglianza impossibile.

Sul tema della prostituzione, sostiene una linea di piena regolamentazione. Per lui il fenomeno esiste e non può essere cancellato fingendo che non ci sia. Ritiene che le persone che scelgono liberamente questa attività debbano poter lavorare alla luce del sole, pagare le tasse e avere persino un intermediario professionale, distinguendo sempre la libera scelta da ogni forma di sfruttamento o costrizione. Nello stesso quadro inserisce OnlyFans, che considera una forma di prostituzione virtuale.

Nella parte conclusiva arrivano le domande del pubblico. A chi gli chiede se il linguaggio crudo de “La Zanzara” possa influenzare negativamente i giovani, Cruciani risponde di non sentirsi un cattivo maestro. Le parolacce, per lui, fanno parte della lingua quotidiana e non nascono con la radio. Il punto, sostiene, è l’uso che se ne fa e il contesto nel quale vengono pronunciate.

A un’altra domanda sul referendum per la giustizia, Cruciani dice di aver votato sì, ma giudica un errore politico aver scelto la strada referendaria. È favorevole alla separazione delle carriere e a una limitazione dei poteri della magistratura, ma ritiene che questioni così tecniche debbano essere affrontate con strumenti legislativi ordinari e non trasformate in un voto generale sul governo.

La serata si chiude tra applausi, battute e il firmacopie. Cruciani resta coerente con il personaggio che il pubblico conosce: pronto a forzare il linguaggio, a cambiare tema senza preavviso, a provocare e a difendere il diritto di dire ciò che pensa. Non cerca il consenso di tutti. Cerca il confronto, anche quando diventa scontro.




Note Senza Tempo, l’Amoris Laetitia incanta Castelsardo

CASTELSARDO. Musica, storia, arte, spiritualità in un dialogo profondo tra le antiche pietre e le voci dell’ensemble, capace di trasformare un concerto in un’esperienza dell’anima per cui il tempo è sembrato davvero fermarsi. Sabato in Piazza della Misericordia a Castelsardo, il gruppo vocale Amoris Laetitia di Caltanissetta diretto da Laura Gallo ha fatto sognare i presenti con il concerto “Spiritus temporis”, un affascinante viaggio sonoro tra le più belle pagine della musica sacra e profana, nel calendario del festival di musica antica Note Senza Tempo.

La bellezza del canto corale ha trovato piena esaltazione in un luogo che racconta secoli di storia: l’antica Piazza della Misericordia ai piedi del Castello dei Doria e di fronte alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, uno degli angoli più identitari di Castelsardo. In questo luogo, fin dal Cinquecento, opera la Confraternita della Santa Croce, custode di una tradizione secolare che attraversa il tempo senza perdere la propria forza spirituale, tramandata soprattutto attraverso l’antico canto “a cuncordu”. Accanto alla chiesa sorge l’antico convento benedettino, oggi sede del MOG (Museo delle Origini Genovesi) e testimonianza di una tradizione che continua a vivere e a rinnovarsi.

«Per qualche istante, il tempo è sembrato davvero fermarsi – ha affermato l’assessora alla Cultura, Maria Speranza Frassetto –. È questa l’idea di cultura in cui crediamo, non limitarsi a organizzare eventi, ma creare occasioni in cui il patrimonio materiale e quello immateriale si incontrino, illuminandosi a vicenda per restituire emozioni autentiche. La cultura raggiunge il suo significato più profondo quando riesce a far vibrare le radici di cui siamo custodi, rendendone percepibile l’anima. Chi ha partecipato alla serata porterà certamente con sé il ricordo di un concerto straordinario. Mi auguro, però, che conservi anche quello di un luogo che, grazie alla musica, ha saputo svelare la propria essenza. Un ringraziamento speciale va all’Associazione Dolci Accenti e, in particolare, a Calogero Sportato, per la passione, la competenza e la sensibilità con cui ha reso possibile questa splendida serata, contribuendo a fare di Castelsardo, ancora una volta, il palcoscenico di un appuntamento culturale di altissimo livello».

Il prossimo appuntamento del festival sarà il 4 settembre a Sassari con l’associazione Dolci Accenti che presenta l’Orfeo Futuro, in replica a Uri il giorno seguente. “Note Senza Tempo” è organizzato dall’associazione Dolci Accenti con il patrocinio e supporto della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna e delle amministrazioni comunali di Sassari, Porto Torres, Alghero, Uri e Castelsardo, e rientra nel cartellone di eventi “Salude&Trigu” promosso dalla Camera di Commercio di Sassari.




Ad Alghero “Il Mandolino nel Barocco” di Note senza tempo

 Il 6 giugno al Teatro Civico il concerto dell’Ensemble Benedetto Marcello con il solista Francesco Mammola per il Festival internazionale di musica antica

ALGHERO. Per la prima volta il Festival internazionale di musica antica “Note senza tempo” fa tappa nel comune di Alghero, portando un concerto che privilegia lo strumento principe della tradizione popolare italiana. Sabato 6 giugno, alle 20.30, l’ensemble abruzzese “Benedetto Marcello” porta in scena al Teatro Civico “Il Mandolino nel Barocco“.

Sul palco, ad intrecciare le trame sonore di questo affascinante viaggio tra le note, ci saranno i violinisti Gianfranco Lupidii e Luca Matani, insieme al clavicembalo di Ettore Maria Del Romano, in un vivace dialogo di armonie con il mandolino del solista Francesco Mammola. Il programma unisce la ricercatezza della musica colta all’immediatezza di uno strumento considerato la voce più autentica della cultura popolare dello Stivale.

Il percorso si snoderà tra le atmosfere di Venezia e Napoli, due regioni che hanno reso il Barocco uno dei periodi storici più prolifici della storia della musica e delle arti. Il pubblico del Civico potrà farsi trasportare dalle note della Sonata in Re maggiore di Michele Mascitti e del Concerto in Sol maggiore di Giuseppe Giuliano, per poi immergersi nel celebre Concerto in Do maggiore di Antonio Vivaldi. La serata proseguirà con l’esecuzione della Sonata numero sei in Re minore di Giovanni Sammartini, per poi tornare ancora alla genialità vivaldiana con il Concerto in Re maggiore. Il concerto troverà infine la sua ideale conclusione in una serie di raffinati arrangiamenti dedicati al repertorio ormai classico e intramontabile della grande canzone napoletana. L’ingresso è gratuito ma la prenotazione è obbligatoria, attraverso il link seguente: https://forms.gle/ppkgMZahbK9iAW7E9.

La manifestazione è diretta artisticamente da Daniele Cernuto ed è organizzata da Dolci Accenti con il patrocinio e il supporto della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, e dei comuni di Sassari, Porto Torres, Alghero, Uri e Castelsardo. L’evento è inserito all’interno del network “Salude&Trigu” (VIII edizione) della Camera di Commercio di Sassari. Il programma dettagliato può essere consultato sul sito web www.notesenzatempo.it.




Porto Torres, “Note senza tempo” debutta alla “Festha Manna”

Sabato 23 maggio le suggestioni della musica barocca con gli strumenti d’epoca e i virtuosismi dell’Accademia del Festival de Musica de Caimari

PORTO TORRES. Per la prima volta il Festival internazionale di musica antica “Note senza tempo” debutta a Porto Torres in occasione della “Festha Manna”. Un evento legato alla tradizione e al fascino storico, al quale l’associazione Dolci Accenti ha voluto rendere omaggio nel segno della musica barocca.

Sabato 23 maggio alle 18, nella Sala Filippo Canu, il concerto inaugurale a ingresso libero è affidato ai prestigiosi ospiti spagnoli dell’Accademia del Festival de Musica de Caimari, che porterà sul palco un trio di straordinari interpreti: Tomeu Seguì Campins al clavicembalo, Daniele Cernuto nella veste di tenore e Calogero Sportato all’arciliuto, tiorba e chitarre barocca e spagnola.

Lo spettacolo proporrà un affascinante viaggio musicale a cavallo tra la fine del ‘500 e i primi del ‘600, esplorando il tema universale dell’amore attraverso brani strumentali e vocali. La varietà timbrica offerta dal dialogo tra il clavicembalo e i diversi strumenti a pizzico (tiorba e arciliuto), plasmerà suggestioni fuori dal tempo attraverso le sonorità autentiche dell’epoca.

Il programma alternerà pezzi della grande letteratura clavicembalistica a splendide arie vocali e cantate del pieno Barocco, caratterizzate da forme recitative e ariose che anticipano il melodramma lirico. Tra i momenti più attesi, l’esecuzione della celebre Frescobalda che Girolamo Frescobaldi dedicò a se stesso, oltre a musiche di Luigi Rossi, Antonio Cavazzoni e Gianni Stefani. Una vera riscoperta sarà  l’interpretazione di compositori raramente eseguiti come Cesare Netti, del quale sarà riproposta una sua gemma rara, la celebre cantata L’innamorato.

Il calendario del festival proseguirà animando chiese e monumenti storici del Nord Sardegna. Il 29 e 30 maggio sarà a Porto Torres e Sassari, dove l’Accademia Galan assieme al Festival SYEMF ed Early Music Youth Orchestra & Accademies, presentano i giovani talenti nati dall’attività didattica e di divulgazione. Il 6 giugno ad Alghero la manifestazione debutta nella città catalana con l’Ensemble Benedetto Marcello. Il 4 luglio si sposta a Castelsardo, dove si esibisce l’ensemble Amoris Laetitia. Il 4 e 5 settembre, a Sassari e Uri, l’associazione Dolci Accenti presenta il progetto Orfeo Futuro.

Il 4 ottobre, sempre a Sassari, spazio alle sonorità dell’Ensemble Baroque Lumina. Il 14 novembre ancora a Sassari il Gran finale della rassegna con la prestigiosa partecipazione della Polifonica Santa Cecilia.

La manifestazione si conferma un punto di riferimento culturale di livello internazionale sotto la direzione artistica di Daniele Cernuto, ed è inserita nel prestigioso network “Salude&Trigu” (VIII edizione) della Camera di Commercio di Sassari. “Note senza tempo” è organizzato da Dolci Accenti con il patrocinio e il supporto della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, e dei comuni di Sassari, Porto Torres, Alghero, Uri e Castelsardo. Per maggiori informazioni il programma completo è consultabile su www.notesenzatempo.it.




Ritornano le “Note Senza Tempo” della musica barocca

La VIII Edizione del Festival Internazionale di Musica Antica organizzato da Dolci Accenti fa sognare il Nord Sardegna

SASSARI – Dal 23 maggio al 14 novembre, alcuni dei luoghi più suggestivi del nord Sardegna si animano con le “Note senza tempo” del Festival Internazionale di Musica Antica –  VIII edizione, organizzato dall’associazione Dolci Accenti di Sassari.

Per sette mesi,il patrimonio esclusivo della musica barocca si materializza tra chiese e monumenti storici, coinvolgendo i comuni di Sassari, Porto Torres, Alghero, Castelsardo e Uri. I luoghi simbolo del territorio diventano così il palcoscenico d’eccellenza di una manifestazione che si conferma un punto di riferimento culturale di respiro europeo.

Il programma è stato presentato oggi (12 maggio) in conferenza stampa nella sala convegni della Camera di Commercio di Sassari, alla presenza di Calogero Sportato, presidente dell’associazione APS Musicale “Dolci Accenti”, Raffaella Sanna, assessora alla Cultura di Alghero, Matteo Dettori, sindaco di Uri, Maria Bastiana Cocco, assessora alla Cultura di Porto Torres, Christian Speziga, assessore ai Beni archeologici di Castelsardo.

L’apertura della stagione è affidata all’Accademia del Festival de Musica de Caimari proveniente dalla Spagna, che il 23 maggio inaugurerà la rassegna a Porto Torres.

«La nostra missione è quella di rievocare atmosfere create dai grandi compositori che hanno segnato un’epoca, riproducendo virtuosismi e sonorità il più vicine possibili a quelle originali attraverso una maniacale accuratezza tecnica e strumentale – hanno spiegato gli organizzatori –. L’obiettivo è quello di creare un connubio perfetto tra la bellezza architettonica dei luoghi e le melodie degli ensemble protagonisti».

Il calendario prosegue il 29 e 30 maggio con l’Accademia Galan e il Festival SYEMF, che presentano due appuntamenti di rilievo internazionale tra Porto Torres e Sassari. I concerti proposti dall’Accademia Galan sono un prodotto del vivaio di un’attività didattica e di divulgazione rivolta ai giovani, pronti finalmente a esibirsi in un palcoscenico importante.

Il 6 giugno, il festival accoglierà per la prima volta come palcoscenico il comune di Alghero, peraccogliere l’Ensemble Benedetto Marcello. Il 4 luglio, un’altra località turistica dal grande fascino, Castelsardo, vedrà protagonista un ensemble di chiara

 fama come Amoris Laetitia. Il 4 settembre Dolci Accenti presenta l’Orfeo Futuro a Sassari e replica il giorno seguente a Uri. Sempre a Sassari il 4 ottobre arriva l’Ensemble Baroque Lumina. Il 14 novembre gran finale a Sassari con la prestigiosa partecipazione della Polifonica Santa Cecilia.

La manifestazione è diretta artisticamente da Daniele Cernuto ed è organizzata da Dolci Accenti con il patrocinio e il supporto della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, e dei comuni di Sassari, Porto Torres, Alghero, Uri e Castelsardo. L’evento è inserito all’interno del network “Salude&Trigu” (VIII edizione)della Camera di Commercio di Sassari, mirato a valorizzare gli eventi identitari, culturali e turistici del Nord Sardegna. Il programma dettagliato può essere consultato sul sito web www.notesenzatempo.it.




COSTRUIRE SENZA CONSUMARE IL FUTURO, Antonio Ciucci: “Il valore dell’edilizia si misura nella qualità dei luoghi”

di Fausto Farinelli – Porto Cervo, 11 Aprile 2026


Da Porto Cervo una riflessione sul presente e sul domani delle costruzioni italiane: rigenerazione urbana, casa, infrastrutture, giovani e manutenzione al centro del confronto con il presidente di Ance Roma.

In un contesto che richiama con forza il rapporto tra paesaggio e architettura, Antonio Ciucci indica una direzione chiara: meno retorica, più visione. Perché costruire bene, oggi, significa tenere insieme sviluppo, bellezza e responsabilità.

Arrivo a Porto Cervo alle 15, come sempre con un po’ di anticipo quando mi attende un’intervista importante. La giornata è di quelle che amplificano la bellezza del luogo: la luce del sole accende i profili della Costa Smeralda e ne restituisce tutta l’eleganza, senza intaccarne la naturalezza. L’occasione è la riunione della Segreteria della Commissione Opere Pubbliche dell’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, alla presenza dei presidenti Pierpaolo Tilocca per Ance Sardegna, Silvio Alciator per Ance Centro Nord Sardegna, Alberto Cancellu per Ance Sardegna Centrale e Renato Vargiu per Ance Sardegna Meridionale.

È in questo contesto che incontro l’ingegner Antonio Ciucci, presidente di Ance Roma. E proprio in uno scenario che richiama con immediatezza il rapporto tra paesaggio, architettura e visione, il confronto con lui si trasforma in una riflessione ampia sul presente e sul futuro del costruire in Italia.

Presidente Ciucci, ci sono luoghi come la Costa Smeralda in cui l’architettura sembra suggerire una regola semplice: costruire bene significa non imporsi sul paesaggio, ma interpretarlo. L’edilizia italiana è pronta oggi a questa responsabilità?

“Sì, penso di sì. Oggi siamo più pronti rispetto al passato. Sono cambiate le norme, è cresciuta la sensibilità verso l’ambiente ed è maturata anche una coscienza diversa nel rapporto con il territorio. Però il rispetto del paesaggio non può trasformarsi nel blocco di tutto. La lezione di luoghi come questo è che si può intervenire, e lo si può fare molto bene.”

Quindi il nodo non è se costruire, ma in che modo farlo.

“Esattamente. Dobbiamo smontare l’idea che costruire significhi per forza deturpare. Il problema non è l’edilizia in sé, ma la qualità dell’intervento. C’è una differenza netta tra chi specula e chi invece realizza opere che generano valore. L’edilizia è un’industria sana, che dà lavoro, sostiene famiglie e accompagna lo sviluppo.”

In che senso le costruzioni restano un motore di crescita?

“Nel senso più concreto possibile. Le infrastrutture sviluppano i territori, li collegano, li rendono più accessibili e competitivi. Non parliamo solo di edifici, ma di servizi, mobilità, vivibilità. È questo il punto: quando il costruire è pensato bene, produce effetti che vanno oltre il singolo intervento.”

La Sardegna è un laboratorio interessante da questo punto di vista?

“Sì, perché qui si vede bene quanto lo sviluppo debba essere complessivo. Ci sono realtà di altissimo livello, ma servono anche trasporti efficienti, servizi e una visione che tenga insieme turismo, residenzialità e qualità della vita. Un territorio cresce davvero solo quando le sue parti dialogano tra loro.”

In questo discorso rientra anche il tema dello spopolamento?

“Certamente. Le costruzioni hanno anche una funzione sociale, perché incidono sulla possibilità di restare in un luogo, di viverci bene, di immaginarci un futuro. Se un territorio è ben collegato, ben servito e ben organizzato, ha più forza. Se manca tutto questo, si indebolisce.”

Quanto pesa, in questa prospettiva, il rapporto con la politica?

“Pesa molto, perché il nostro settore si muove dentro un sistema complesso. Ci sono competenze statali, regionali e comunali, e proprio per questo il confronto istituzionale è fondamentale. Devo dire che la collaborazione con la politica è buona e che il settore è ascoltato. Allo stesso tempo, però, ci si confronta spesso con un quadro normativo stratificato, datato e non sempre adeguato ai bisogni attuali. Per questo servirebbe una riorganizzazione più coraggiosa delle regole.”

C’è un termine che torna spesso quando si parla di edilizia: rigenerazione. È davvero la parola chiave?

“Lo è, ma a patto di non usarla come slogan. La rigenerazione piace a tutti, però poi bisogna renderla possibile. Servono norme chiare, equilibrio economico e strumenti che permettano davvero di intervenire sul patrimonio esistente.”

Oggi qual è l’ostacolo principale?

“I costi. Costruire costa molto, ma rigenerare spesso costa ancora di più. E nello stesso tempo i redditi delle famiglie non sono cresciuti in modo coerente. Questo crea uno squilibrio evidente. Se vogliamo davvero recuperare l’esistente e limitare il consumo di suolo, dobbiamo mettere le persone nelle condizioni di poterlo fare.”

E qui entra in gioco il tema della casa.

“Sì, perché la casa è una questione centrale. Manca per i giovani, per gli studenti, per le nuove famiglie, per chi vive da solo. È un tema che riguarda tutta l’Europa, ma in Italia assume un peso particolare perché si intreccia con un patrimonio edilizio vecchio e con un accesso sempre più difficile all’acquisto o all’affitto.”

Per anni il valore dell’edilizia è stato misurato soprattutto in quantità. Oggi quel criterio regge ancora?

“No, oggi il valore si misura nella qualità urbana. Questa è la vera svolta. Non conta solo quanto costruisci, ma che tipo di città lasci, che qualità dell’abitare produci, che beneficio porti alle persone.”

La Costa Smeralda, in questa chiave, resta un modello?

“Resta un esempio importante, perché dimostra che quando il costruito dialoga con il paesaggio si genera attrattività e identità. Però la sfida vera è fare in modo che la qualità non resti confinata ai luoghi privilegiati. Va portata anche nelle città, nei quartieri, nelle periferie.”

È lì che la rigenerazione diventa anche una questione sociale.

“Assolutamente. Dove migliori lo spazio urbano, spesso migliori anche il contesto sociale. Le periferie non chiedono solo interventi edilizi: chiedono attenzione, servizi, dignità. La rigenerazione, quando è fatta bene, non cambia solo l’aspetto di un luogo, ma anche la sua funzione nella vita quotidiana.”

Possiamo definire Milano come caso emblematico di trasformazione.

“Sì, perché al di là delle polemiche, una cosa è evidente: Milano è cambiata profondamente. La città di oggi è molto diversa da quella di trent’anni fa. Dal punto di vista architettonico ha acquisito una forza nuova, più riconoscibile, più attrattiva. Questo dimostra che la qualità del costruito incide anche sul posizionamento di una città.”

L’Italia può trasformare questa qualità in una leva di attrazione internazionale?

“In parte lo fa già. Siamo un Paese che offre paesaggio, storia, patrimonio, qualità della vita. Ma dobbiamo stare attenti a non diventare soltanto una meta per ricchi e turisti. L’Italia deve restare un Paese vivibile anche per chi ci abita, lavora e costruisce qui il proprio futuro.”

Lei è un imprenditore di seconda generazione. Quanto ha pesato la storia della sua famiglia nella costruzione del suo sguardo sul settore?

“Ha pesato molto. Mio padre ha fondato l’azienda nel 1968, partendo dal settore delle strade, in una fase in cui infrastrutture e ricostruzione erano decisive per la crescita del Paese. Sono cresciuto con l’idea che fare impresa significhi non solo creare lavoro e sviluppo, ma anche assumersi una responsabilità verso il territorio.”

E anche il suo impegno associativo nasce da questa impostazione?

“Sì. Ho sempre vissuto l’associazione come un luogo in cui mettere a disposizione esperienza e tempo per il bene del settore. Credo molto nella rappresentanza, nella condivisione delle responsabilità e nella necessità di dare continuità a un sistema che ha bisogno di competenza, ma anche di ricambio.”

Che cosa difende, oggi, con più convinzione dell’esperienza Ance?

“Difendo il suo ruolo di riferimento per il comparto. Si può migliorare, naturalmente, ma resta una struttura solida, capace di rappresentare il settore, investire in sicurezza, promuovere formazione e qualità del lavoro. Questo patrimonio non va disperso.”

C’è però un punto sul quale lei appare particolarmente preoccupato: i giovani.

“Sì, perché il problema è serio. Mancano operai specializzati, competenze tecniche, figure formate. Ce ne siamo accorti ancora di più negli ultimi anni, con l’aumento degli investimenti: il settore aveva bisogno di persone, ma il ricambio non era sufficiente.”

Perché i giovani si tengono lontani da questo mondo?

“Perché probabilmente non siamo riusciti a raccontarlo nel modo giusto. Prima ancora di formare, bisogna far capire che questo è un mestiere bello, concreto, intelligente. Richiede esperienza, precisione, manualità. Non è un lavoro minore, come a volte viene percepito.”

In un tempo dominato dall’intelligenza artificiale, questo può diventare persino un punto di forza?

“Sì, perché la tecnologia ci aiuterà sempre di più, ma alla fine una cosa la devi costruire. Ci sono competenze pratiche, tecniche e artigianali che restano centrali. E questo è un messaggio importante anche per le nuove generazioni.”

Se dovesse indicare le priorità del settore nei prossimi anni, da dove partirebbe?

“Dalla casa, innanzitutto. Poi dal dissesto idrogeologico, perché ogni stagione ci ricorda quanto il nostro Paese sia fragile. E naturalmente dalla rigenerazione urbana, che deve diventare concreta. Ma c’è anche un altro tema fondamentale: la manutenzione.”

Perché la manutenzione continua a essere così decisiva?

“Perché per troppo tempo abbiamo trascurato ciò che già esiste. Un Paese serio non si limita a costruire nuove opere: si prende cura di quelle che ha. Infrastrutture, edifici, reti, territorio: la manutenzione è parte integrante dello sviluppo.”

Se dovesse lasciare un’immagine conclusiva del suo pensiero, quale sceglierebbe?

“Direi questa: il futuro dell’edilizia italiana non si gioca sui volumi, ma sulla qualità dei luoghi. È lì che si misura davvero il valore del nostro lavoro.”




Medaglie senza valore’: FI boccia bandi regionali e chiede conto della comunicazione

Come segreteria cittadina di Forza Italia, abbiano ritenuto non entrare direttamente nel merito del capodanno 2025/2026 proprio per, poter a freddo esaminare criticamente i punti di forza e di debolezza della manifestazione, cercando, come sempre di essere propositivi nell’individuare le eventuali criticità e proporre soluzioni migliorative o alternative. Tuttavia l’odierno comunicato della maggioranza (progetto Alghero non può farci esimere da alcune considerazioni.

Grazie a tutto quello che si è costruito in 30 anni il Capodanno di Alghero continua a rappresentare un punto di riferimento per gli eventi culturali della Sardegna. Il dopo pandemia ed in particolare le edizioni 2022 e 2023 hanno davvero consentito alla città di Alghero di fregiarsi a pieno titolo del nome di “Capodanno di Sardegna”.

L’attuale amministrazione regionale con in testa il suo assessore al turismo Cuccureddu hanno cercato, sin dallo scorso anno di togliere ad Alghero questo ruolo che, con perspicacia, negli anni, si era riusciti a far crescere, partendo da un’idea, sicuramente illuminata, di Antonio Costantino e Franco Serio, per renderlo col tempo un evento sempre più identitario e di caratura nazionale.

Cuccureddu ha ritenuto, non esclusivamente pro domo sua, ma nella speranza di attrarre facili consensi elettorali, di elargire risorse pubbliche per finanziare i capodanno in piazza, senza alcuna strategia e senza tenere in considerazione nessuna “meritocrazia” ma con il solo requisito del “se spendi 1000 ti do 500”. 

E’ quindi bene precisare che le medaglie che Progetto Alghero ascrive alla fondazione (da sempre peraltro, bravissima con  le proprie risorse umane,  ad individuare finanziamenti “strutturali”) siano in questo caso di poco valore, in quanto la scelta della Regione è stata quella di proporre dei bandi la cui accessibilità esulava completamente dalla bontà del progetto, dalla sua valenza culturale, dal ritorno in termini di immagine e promozione della destinazione. Insomma semplici EROGAZIONI A PIOGGIA con il solo principio del chiedi e ti sarà dato. 

Il risultato diciamolo chiaramente, a livello regionale è stato un vero e proprio flop, rispetto a quelle che erano le intenzioni dell’assessore, di creare un prodotto, il “capodanno di Sardegna diffuso”, sia in termini di immagine e di promozione del territorio sia del ritorno economico, basti solo pensare che i numeri millantati (200.000 presenze nelle 18 piazze, non raggiungono, anche sommando le presenze dichiarate dagli organizzatori, le 100.000 presenze, costituite per la quasi totalità da locali residenti e non certamente da turisti. 

L’unico vero risultato tangibile è stato quello di creare una competizione fra città e paesi vicini, alla faccia della creazione di un prodotto regionale. Nessuna concertazione, solo pura concorrenza ed un proliferare di nuovi eventi in competizione fra loro senza alcuna cabina di regia. 

Di ciò si è avuta purtroppo una dimostrazione plastica nel comportamento del sindaco di Sassari, che, dimenticandosi di essere il sindaco della CITTA’ METROPOLITANA, non ha coinvolto il territorio ma ha unicamente pensato alla sua città, copiando di sana pianta il modello Alghero e pensando già di entrare in competizione con le altre località che fanno parte della città metropolitana da lui diretta, senza per il futuro, ad  alcun accenno ad una strategia condivisa ma unicamente pensando al proprio orticello. 

Ed in tutto questo spiace dirlo ma quello che preoccupa è il silenzio e l’appiattimento del nostro Sindaco e della sua maggioranza che non hanno speso una parola per evidenziare questa situazione. Situazione che purtroppo, se non affrontata per tempo porterà ad un asservimento sempre maggiore a Sassari e a un depauperamento di tutto quello che per il Capodanno e per gli eventi in generale, Alghero è stata capace di creare e consolidare negli anni.

Ecco, su questo, anziché ad una difesa d’ufficio si sarebbe dovuto a mio avviso incentrare il dibattito e l’intervento della maggioranza, partendo dal rivendicare il ruolo che ad Alghero spetta e che merita.

Ed infine, anziché cercare di fissare medaglie sul petto che in realtà hanno poca ragione di essere, analizzare e cercare di colmare quelle lacune che inevitabilmente ci son state, iniziando appunto dal comprendere l’inspiegabile comportamento di TV e media regionali che hanno ignorato Alghero. Se è vero, come la maggioranza sostiene, che sono stati investiti 154.000 euro in comunicazione e promozione ci si chiede come siano state destinate e suddivise dette risorse e quale corto circuito vi sia stato. Altro elemento da focalizzare è sicuramente quello della programmazione dei concerti se si vuole realmente dare sostegno al tessuto economico e rendere viva la città, individuando la tre giorni dei concerti con un occhio al calendario e ai “ponti” e non nei lunedì e martedì lavorativi, in modo da poter ospitare almeno un turismo di prossimità .

La regione ha messo a correre sul capodanno 3.600.000, ed il sistema del pubblico quindi i comuni hanno messo altri 3.600.000, quale ritorno ci può essere? ma fermandoci a quelli della regione, con quella cifra si spende quanto la regione puglia (amministrazione di sinistra) spende per il capodanno su canale 5 e per la kermesse estiva battiti Live (settimanale dove le location variano e ci fanno visitare ogni volta una città diversa della puglia ) l’effetto leva sta proprio qui!

Infine senza alcun spirito polemico ma solo per amore di verità un cenno finale  al comunicato di progetto Alghero  nel passaggio nel quale affermano che l’edizione (molto sonnacchiosa per la verità) del San Michele 2025 ha finalmente espresso con chiarezza la sua anima catalana quasi avessero scoperto l’acqua calda dimentichi del fatto che nel 23021 In san Miquel di Alghero ospitò unitamente a tanti eventi il festivale del Folkore Catalano che ritornò ad Alghero dopo venti anni e che fece permeare l’intera città dello spirito catalano inframezzato a quello sardo.

Per la segreteria cittadina di Forza Italia

Il segretario Andrea Delogu




Al Civico di Sassari “Il combattimento” di Monteverdi con l’orchestra del festival “Note senza tempo”

Il 30 dicembre l’ultimo concerto del festival di musica antica organizzato dall’associazione Dolci Accenti, con il baritono Furio Zanasi, il soprano Cyntia Franchini e il tenore Daniele Cernuto

SASSARI. Martedì 30 dicembre, alle 19.30, al Teatro Civico di Sassari, l’orchestra del festival di musica antica “Note senza tempo” presenta “Il combattimento. Ossia degli orgogli et passioni del Signor Claudio Monteverdi”, ultimo concerto del 2025 e prima vera produzione musicale interamente firmata dall’associazione Dolci Accenti in forma scenica.

Il programma è plasmato intorno a un capolavoro del Seicento italiano come “Il combattimento di Tancredi e Clorinda” del grande compositore Monteverdi, ma è ricamato in particolar modo intorno alla presenza del baritono Furio Zanasi, protagonista d’eccezione dell’evento di fine anno.

Oltre a una carriera internazionale di prestigio, Zanasi fonde la sua performance nella veste di Testo, ruolo che ha eseguito e portato innumerevoli volte in tutto il mondo. A Sassari sarà affiancato dal soprano Cyntia Franchini e dal tenore Daniele Cernuto, a completare il quadro del Seicento vocale italiano con altre arie e madrigali.

Il trio sarà accompagnato dall’ensemble “Dolci Accenti” diretto da Andrea Riderelli, con Attilio Motzo nella veste di primo violino, Alberto Sanna al secondo violino, Gabriele Politi alla viola, Federica Are al violone, Calogero Sportato all’arciliuto e chitarra barocca, Antonio Fresi alla tiorba e Cipriana Smarandescu al clavicembalo.

Tutti i musicisti hanno maturato un importante curriculum in attività concertistiche internazionali, nonché una grande esperienza nella musica italiana del Seicento e nella partitura monteverdiana.

Sono in programma la “Sonata decima sesta à 4 per stromenti d’arco” di Dario Castello (1602-1631); Madrigali vari a 1 o 2 di Monteverdi (1567-1643); la Lettera amorosa “Il ritorno d’Ulisse in patria”,

Atto I – “Dormo ancora, o son desto? Lamento d’Arianna” di Bartolomeo SpighI (1590-1660); “O piaggia felice” a due voci di Sigismondo d’India (1582-1629); “Alla guerra  a due voci” di Biagio Marini (1594-1663); “Passacaglio” à quattro di Claudio Monteverdi; “Il combattimento di Tancredi e Clorinda” di Monteverdi.

Sono inserite nel programma “La Battaglia” di Marco Uccellini (c. 1603 – 1680) e la Sonata XV di Dario Castello (c. 1590 – c. 1630), compositori che hanno contribuito allo sviluppo dell’idioma strumentale barocco e che richiamano alla mente lo stile concitato del maestro mantovano.

Il progetto vede Salvo Disca alla regia, Noa Prealoni ai costumi, Salvo Sportato come direttore della fotografia, Emanuele Salamanca direttore di scena, Luca Sechi e Manuela Vacca performer, Cristina Tagliaverga alle coreografie.

Grazie al sostegno dell’Assessorato regionale all’Assessorato della Pubblica istruzione, Beni culturali, Informazione, Spettacolo e sport, dalla produzione de “Il combattimento” sarà realizzato un docu-film. Il festival “Note senza tempo” è diretto artisticamente da Daniele Cernuto ed è organizzato dall’associazione Dolci Accenti con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna e dei Comuni di Sassari, Uri, Porto Torres e Monteleone Roccadoria.




Chenamos in carrela, a Villanova afflusso di visitatori senza precedenti

Straordinaria partecipazione di pubblico per l’evento clou di Chenamos in carrela, tra eccellenze enogastronomiche, musica e balli in piazza

Il premio “Druches de domo” va ex aequo a “Covazzeddas de elda”, “Gallettinas” e “Biscotos de ou”

VILLANOVA MONTELEONE. Afflusso senza precedenti a Villanova Monteleone per la cena sociale di Chenamos in carrela Estate che, il 7 agosto, in occasione della 17esima edizione ha fatto registrare lunghe file nel perimetro della piazza Generale Casula e sulla via Sassari, tanto che a un certo punto gli organizzatori hanno dovuto bloccare la vendita dei ticket. Il menù tipico è andato praticamente a ruba.

Balli in piazza dal pomeriggio fino a tarda notte hanno caratterizzato la serata presentata dall’animatrice Pinuccia Sechi, interrotti soltanto dall’annuncio dei vincitori della prima edizione del concorso “Druches de domo”: il primo premio è stato assegnato ex aequo alle villanovesi Maria Piras per le Gallettinas, Paola Correddu per le Covazzeddas de Elda, e Giovanna Cherchi per i Biscotos de Ou.

La “Gallettina”, classico biscotto lievitato, ha mostrato una cottura perfetta, con una glassatura della superficie con zucchero semolato, e al naso un richiamo di latte fresco e scorza di limone, fragrante e di sapore equilibrato. La “Covazza de ‘elda”, focaccina dolce della tradizione, è stata realizzata con pasta di pane violata dallo strutto, e ha restituito sensazioni olfattive agrumate con richiamo alla buccia di arancia, a spezie e uva passa. Il “Biscotu de ou”, che è il biscotto “di vento”, ha mostrato un aspetto classico leggerissimo al tatto, con la dominante olfattiva delle uova e un gusto pulitissimo che lo rende adatto a molti accostamenti, anche con vino da dessert.

Il concorso era aperto a tutti i residenti nell’Unione dei Comuni del Villanova, una sfida tra appassionati di pasticceria tradizionale per valorizzare l’inestimabile patrimonio della tradizione dolciaria casalinga del territorio. La serata è stata allietata dal raduno delle Scuole di ballo della Sardegna seguita dai balli in piazza per tutti con la fisarmonica di Antonio Tanca.

Visibilmente emozionato, il presidente della proloco, Pietro Fois, ha ringraziato le donne e gli uomini dell’associazione per il grande lavoro svolto, fondamentale per la realizzazione di iniziative come “Chenamos in carrela” e per la valorizzazione e la promozione delle eccellenze e del nome della propria comunità.

La cena sociale è stata la ciliegina sulla torta di quattro giorni di festa che hanno la data conclusiva l’8 di agosto, ma è stato anche il momento finale di un percorso per la promozione delle eccellenze del territorio che, durante l’anno, ha visto pianificare una serie di “Giornate del cibo” a cura dell’enogastronomo Tommaso Sussarello, dedicate di volta in volta alle erbe, al pane cerimoniale e al lievito madre, ai formaggi, al miele e ai vini di un territorio esteso che abbraccia diversi luoghi dell’Unione dei Comuni del Villanova.

La manifestazione è organizzata dalla Proloco in collaborazione con il Comune di Villanova Monteleone, il Ministero della Cultura, Funded by the European Unione, e rientra nel network “Salude&Trigu” della Camera di Commercio di Sassari. Per maggiori info contattare il numero 338/2775286.




“Scarlatti 300” incanta il pubblico di Castelsardo con le sue note senza tempo ai piedi della fortezza

Gli ensemble Hof Musici di Praga & Dolci Accenti hanno chiuso il tour dedicato all’Orfeo italiano dopo aver toccato Sassari e Santu Lussurgiu

CASTELSARDO. Un clavicembalo in piazza della Misericordia, un violoncello barocco, una tiorba e un arciliuto e due sublimi voci femminili. E le melodie senza tempo di Alessandro Scarlatti risuonano in un luogo senza tempo ai piedi del suggestivo castello dei Doria, fra turisti affascinati e increduli. Si è concluso così a Castelsardo il tour di “Scarlatti 300”, dopo aver toccato Sassari e Santu Lussurgiu, quale omaggio al grande compositore siciliano per i trecento anni dalla morte. Un progetto promosso dall’associazione Dolci Accenti di Sassari insieme all’Hof-Musici di Praga diretto dal maestro Ondrej Macek, inserito all’interno del festival di musica antica “Note senza tempo – VII edizione”.

Ad incantare il pubblico sono state le voci del soprano Kamila Zbořilová e del mezzosoprano Daniela Čermáková accompagnate da Daniele Cernuto e Calogero Sportato sotto la direzione del maestro Ondrej Macek, impegnato al clavicembalo.

«È un progetto che parte da lontano – ha spiegato Sportato agli spettatori –, in questi tre anni siamo riusciti a presentare al pubblico tre diverse opere inedite, in primis la Messa a canone, poi la ricostruzione storica del Vespro della Beata Vergine e, quest’anno, lo studio rivolto a due cantate, anch’esse inedite».

Il riferimento è alla cantata da camera a due voci, canto e alto “Lidio e Clori”, e alla cantata da camera a due voci “Doralbo e Niso”. È stato dato spazio anche alle cantate a voce sola di Cristofaro Caresana (1640-1709) e di Francesco Provenzale (1632-1704), due geniali compositori che in qualche modo hanno ispirato Scarlatti nel suo periodo napoletano.

Grande soddisfazione è stata espressa dall’assessora alla Cultura di Castelsardo, Maria Speranza Frassetto: «È stata un’esperienza speciale che potrei definire indimenticabile, sia per la bellezza della musica che per la bravura dei musicisti e delle cantanti, che ben si adattano a questa fantastica location che sembrava creata apposta per favorire la riuscita del concerto. Abbiamo pensato che quest’evento artistico potesse essere l’ideale, e abbiamo visto che non ci siamo sbagliati, la gente è rimasta sino alla fine, è stato veramente bello vedere le persone attente e interessate».

Il festival è organizzato dall’associazione Dolci Accenti con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna e dei Comuni di Sassari, Uri, Porto Torres e Monteleone Roccadoria. La manifestazione è inserita in REMA, la rete di festival internazionali a livello europeo, e fa parte del circuito Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari.