«La Raffi spacca»: dagli studi di Giurisprudenza ai palchi di Vasco Rossi.

Raffi racconta l’esordio allo stadio San Nicola, il rapporto con il pubblico del Blasco, le 37 aperture dei concerti di Vasco e il desiderio di costruire canzoni capaci di restare nel tempo
Olbia 16 Giugno 2026. Intervista a cura di Fausto Farinelli.
Dal 2022 Raffi apre, insieme agli XXENERGY, numerosi concerti di Vasco Rossi. Un percorso iniziato quasi come una scommessa, dopo il successo ottenuto dal brano Vivo senza te, e diventato negli anni un’esperienza artistica sempre più importante.
Dall’esordio allo stadio San Nicola di Bari alle aperture di Olbia e Ancona, Raffi e la sua band hanno raggiunto il traguardo di 37 concerti aperti per Vasco Rossi. Un rapporto con il pubblico cresciuto tappa dopo tappa, fino alla nascita di un fan club che conta, secondo quanto riferito dall’artista, oltre 20 mila iscritti.
In questa intervista Raffi racconta il primo ingresso in uno stadio, le paure del debutto, il riconoscimento ricevuto da Vasco Rossi e il suo modo di vivere la musica: non come un sacrificio, ma come una scelta di vita.
Ti ricordi il momento esatto in cui hai saputo che avresti aperto il concerto di Vasco? Dove eri e qual è stata la tua prima reazione?
La possibilità è nata grazie alla collaborazione con Roberto Casini. Avevamo iniziato da poco il nostro percorso musicale insieme e avevamo la curiosità di misurare le nostre cose con un pubblico vero, per vedere un po’ cosa sarebbe successo.
Eravamo reduci dall’uscita di Vivo senza te, che inaspettatamente aveva realizzato più di 200 mila visualizzazioni su YouTube, e ci sembrava il momento giusto per metterci a confronto con un pubblico.
Tramite l’amicizia e il sodalizio artistico che lega Vasco Rossi a Roberto Casini, si è innestata la possibilità di aprire il concerto di Bari, allo stadio San Nicola, nel 2022.
Abbiamo fatto le selezioni e formato una band che ci avrebbe accompagnato nell’evento, gli XXENERGY, oggi composti da Tommy Baldini alla chitarra, Luca Giavon alla batteria, Nicola Fratini al basso, Giorgio Martini alla chitarra e Alessandro Polidori alle tastiere.
Abbiamo preparato la scaletta e, da quel momento, sono arrivate solo grandi emozioni e momenti indimenticabili.
Davanti a 50-60 mila persone che sono lì per Vasco, hai mai avuto paura di non essere accettata dal pubblico?
All’inizio è stato un punto di domanda per tutti, prima di tutto per me, che fino ad allora non ero mai entrata in uno stadio, figuriamoci suonarci.
Noi eravamo nuovi e il successo non era scontato. Il pubblico di Vasco è abituato a una qualità, a una verità e a una trasparenza non indifferenti. Ci chiedevamo: saremo all’altezza?
Inaspettatamente sono arrivati subito grandi consensi dagli addetti ai lavori e dal pubblico stesso, che ci ha accettato fin dall’inizio.
Abbiamo avuto persino la soddisfazione di sentire cantare le nostre canzoni già qualche appuntamento dopo l’esordio.
Da lì a poco è nato anche il nostro fan club, il Raffi Fanclub, capitanato da Samuele Ciampichetti, che oggi vanta complessivamente più di 20 mila iscritti.
C’è stato un consiglio, una frase o un gesto di Vasco che ti ha colpito particolarmente e che porti ancora con te?
Il battesimo di Vasco nasce da una frase che lui stesso ha pubblicato sui suoi social: «La Raffi spacca».
Quella frase è diventata un po’ il nostro motto. L’anno successivo vedevamo gli striscioni con questa scritta tra il pubblico del Blasco.
Prima di noi non era mai successo che un gruppo spalla aprisse in maniera così continuativa così tanti concerti del Re.
Dal 2022 a oggi, con le aperture di Olbia e Ancona, siamo arrivati a un totale di 37 aperture dei concerti di Vasco Rossi.
Non è da tutti ed è un segnale che, forse, qualcosa di buono lo stiamo facendo.
Dietro la Raffi che sale sul palco c’è una ragazza che ha studiato Giurisprudenza. Quando hai capito che la musica sarebbe stata più forte di qualsiasi altra strada?
Ma sai, sono cose che si sentono dentro.
Alla fine quello che conta è la pancia e quello che ti dice è la cosa giusta da seguire.
Io so che la musica è la mia strada perché, che io sia su un grande o su un piccolo palco, mi sento a casa.
Se tra dieci anni dovessi guardare indietro a questa esperienza con Vasco, cosa vorresti poter dire di aver costruito grazie a questa opportunità?
Sicuramente tanta crescita personale e musicale, momenti che ci porteremo per sempre nel cuore e anche tanto curriculum.
Grazie a questa opportunità vogliamo costruire la nostra storia, fatta di canzoni che devono essere intramontabili.
Canzoni che, ascoltate anche tra dieci anni, ci facciano stare bene e ci emozionino come ci emozionano ora.
Qual è stato il sacrificio più grande che hai dovuto fare per inseguire il sogno della musica e che nessuno conosce?
Per me la musica non è mai sacrificio.
È vita e noi ce la vogliamo vivere fino in fondo.