“Gente come noi”, a Sassari tributo ai Nomadi

Sabato 8 novembre al Teatro Verdi il Coro Inclusivo Spirito Gioioso presenta una serata celebrativa con la partecipazione straordinaria dei componenti storici Beppe Carletti, Yuri Cilloni e Massimo Vecchi. Un forte messaggio dedicato alla riflessione e all’inclusività attraverso la musica

SASSARI. Un evento tributo dedicato a una band leggendaria fondata nel 1963 da Beppe Carletti e dal compianto Augusto Daolio: i Nomadi, uno dei gruppi che hanno segnato maggiormente la storia della musica italiana. Sabato 8 novembre alle 21 al Teatro Verdi di Sassari il Coro Spirito Gioioso presenta “Gente come Noi – Musica, Riflessione, Inclusione”, che già nel titolo riprende l’omonimo album dei Nomadi del 1991.

Sarà una serata storica segnata dalla partecipazione straordinaria di Beppe Carletti, Yuri Cilloni e Massimo Vecchi, per portare sul palco l’esecuzione delle amatissime e sempre attuali canzoni del gruppo emiliano, in un repertorio che ne ripercorre i sessantadue anni di carriera.

Tra i protagonisti, assieme al “Coro Inclusivo Spirito Gioioso”, che organizza l’evento, ci saranno gli “Idamon – Nomadi Tribute Band”, prima tribute band nata in territorio sardo, poi Peppino Anfossi al violino, la “MI LA Band” che aprirà l’evento, e i tre componenti storici della seconda band più longeva della musica mondiale. L’evento sarà condotto da Christian Luisi.

Il “Coro Inclusivo Spirito Gioioso Sassari” diretto dal maestro Luisa Abis (docente ed esperta di voce e canto ed educatrice professionale) è una formazione polifonica pop mista, composta da bambini, bambine, adolescenti, uomini e donne e accoglie attivamente nel suo organico ragazzi con disabilità psico-fisica.

Il coro nasce come progetto sociale nel dicembre 2023, grazie alla collaborazione della “Cooperativa sociale La Gaia Scienza” e della “associazione Coro Spirito Gioioso APS”, e per le sue esibizioni live si avvale di una band, anch’essa inclusiva, grazie alla collaborazione con il progetto “Musica senza confini” del maestro Emanuele Maestri. Sono utilizzati strumenti musicali accessibili e adattati alle abilità delle persone e, in simultanea alla performance vocale, tutti i componenti eseguono il canto in Lingua italiana dei Segni, grazie alla collaborazione con l’interprete LIS, Roberta Aria.

Il messaggio lanciato dal repertorio musicale del coro vuol avere un alto contenuto sociale: da qui la volontà di realizzare uno spettacolo divertente ed esplosivo, ma anche ricco di riflessione, con la partecipazione dei membri di un gruppo leggendario e amatissimo. Per maggiori informazioni e prenotazione biglietti contattare i numeri 349-5109176 e 346-9515548 oppure la sede dell’associazione “Coro Spirito Gioioso – Aps” in Via Verona 13.




Bonorva, sabato il tributo alla memoria dell’illustre studioso Antonio Sanna

BONORVA. Fu il primo docente universitario di Linguistica sarda e, certamente, è stato anche il primo intellettuale nell’isola ad affrontare i problemi delle minoranze linguistiche. A quarant’anni dalla scomparsa, la comunità di Bonorva tributa alla memoria di Antonio Sanna una giornata dedicata alla figura dello studioso e dell’uomo, attraverso le testimonianze di docenti, amici e familiari che con lui condivisero momenti di vita e di lavoro.

Sabato 31 luglio alle 18.30, nella Sala Consiliare Valentino Fozzi, si terrà l’incontro dal titolo “Antonio Sanna. Un bonorvese illustre”, organizzato dall’Istituto Camillo Bellieni di Sassari assieme al Comune di Bonorva e in collaborazione con la Proloco.

L’evento prenderà il via con i saluti istituzionali del sindaco Massimo D’Agostino e dell’assessora alla Cultura, Laura Di Settimio, per lasciare spazio alla proiezione di un video omaggio al ricordo di Sanna.

Nel corso dell’incontro, moderato da Lucia Sechi, interverranno Attilio Mastino, già Rettore dell’Università di Sassari, Leopoldo Ortu, già docente di Storia della Sardegna all’Università di Cagliari e collega dell’illustre bonorvese, quindi Michele Pinna, direttore scientifico dell’Istituto Camillo Bellieni, e Maurizio Virdis, docente di Linguistica sarda nell’Ateneo cagliaritano, che di Sanna fu allievo e collaboratore.

Altre toccanti testimonianze saranno presentate da Nicoletta Sanna, figlia di Antonio, mentre la chiusura dei lavori e i saluti conclusivi sono affidati a Maria Doloretta Lai, presidente dell’Is.Be, istituzione nata oltre trent’anni fa e da allora sempre impegnata nella tutela e valorizzazione della lingua e della cultura sarda.

Antonio Sanna nacque a Bonorva nel 1918 e, subito dopo la licenza liceale e l’iscrizione alla Facoltà di Lettere si ritrovò a combattere in Africa in piena Seconda guerra mondiale. Ferito e fatto prigioniero dagli inglesi, fu deportato in India per sei anni, ma seppe trasformare lo stato di detenzione in opportunità, interessandosi profondamente di cultura indiana. Al rientro in patria si laureò con una tesi sulla letteratura vedica, per poi vincere il concorso di assistente della cattedra di Filologia romanza, lavorando al fianco di Giandomenico Serra e poi di Alberto Dal Monte.

Nel 1954 la RAS istituì la prima cattedra di linguistica sarda, e lui ne ricevette l’incarico, organizzandone l’insegnamento e i programmi di ricerca. La sua prima preoccupazione fu di dare dignità e individualità scientifica alla nuova disciplina, che non aveva una tradizione in ambito accademico. Negli anni successivi diresse l’Istituto di Filologia moderna.

Primo in Sardegna ad affrontare i problemi delle minoranze linguistiche alla fine degli anni ’60, si occupò del recupero e della valorizzazione del sardo avviando ricerche di sociolinguistica e sperimentazione glottodidattica. Egli volle affrontare i complessi problemi relativi alla disciplina attraverso un esemplare lavoro di carattere didattico, l’“Introduzione agli studi di linguistica sarda”. Notevole fu anche il contributo offerto al rinnovamento linguistico e tematico del “Premio Città di Ozieri”, di cui si occupò per oltre un ventennio. L’evento in sua memoria si terrà nel rispetto delle normative anti-covid.




Sassari, lo spettacolare tributo a Leonardo chiude tra gli applausi il festival “Corpi in movimento”

Con l’opera ideata da Maria Grazia Deliperi per la compagnia Arabesque, al Teatro Verdi cala il sipario su una magnifica XVI edizione del “Festival della Danza d’autore”

SASSARI. Dalla riproposizione del Cenacolo danzato all’immagine aeriforme dell’uomo vitruviano, il tributo della compagnia Arabesque al genio di Leonardo Da Vinci nei cinquecento anni dalla morte, ha sublimato la creatività dell’eclettico artista toscano in un’opera densa di significati, la cui massima espressività si è concretizzata nell’aspirazione al volo, simbolo della volontà di ogni uomo di superare i propri limiti.

Una volontà che in Maria Grazia Deliperi è diventata una sfida, in un anno un po’ arduo per la tenace coreografa sassarese, che ha saputo superare le difficoltà incanalando l’energia propulsiva per la creazione di un lavoro dalle sfumature memorabili.

Presentato sabato scorso al Teatro Verdi in prima assoluta quale appuntamento conclusivo del festival “Corpi in movimento” di Danzeventi, “Leonardo 1519/2019” si è offerto al pubblico numeroso come uno spettacolo dal forte impatto visivo, applauditissimo.

Adornati da vesti leggiadre dalle tinte auree, i corpi danzanti sono sembrati quasi animare, con i loro gesti, i disegni riportati sui carteggi, nell’atto di riprodurre i movimenti delle macchine, sullo sfondo di celebri opere e schizzi inconfondibili.

Al centro della scena i talentuosi solisti Francesca Cabizza (allieva della scuola Arabesque dall’età di tre anni), e Angelo De Serra (vincitore nel 2019 di una borsa di studio dell’American Ballet Theatre per studiare a New York, premiato nel concorso internazionale Youth American Grand Prix – YAGP Italia nella categoria Senior Man e ammesso, su audizione, ai corsi intensivi della Royal Ballet School e Princesse Grace Academy).

Nessun riferimento alla Gioconda o alla Dama con l’ermellino, solo ai dolci ritratti fanciulleschi nella rappresentazione tersicorea della più giovane danzatrice della compagnia, la quindicenne Martina Fancellu.

A fare da leitmotiv alla serata i versi “Movesi l’amante per la cosa amata”, sulle note originali interpretate dalla sensuale voce femminile di Korin Podesva, arricchita via via di accompagnamento musicale per essere elevata verso più acute tonalità.

Maria Grazia Deliperi saluta il pubblico

Tra gli echi delle armonie rinascimentali, Daniela Crabuzza ha letteralmente spiccato il volo volteggiando sui lunghi nastri scarlatti pendenti dal soffitto. Mentre l’uomo vitruviano e il suo cerchio hanno preso anima e corpo nella figura imponente del performer Matteo Ruzzu. Ad accompagnare i paesaggi coreutici sono state le letture dell’attrice Maria Antonietta Azzu, che ha prestato la sua voce agli scritti dell’artista toscano tratti per la maggior parte dai Codici.

Un finale magnificente ha messo insieme quasi tutti gli elementi scenici, al cospetto di una gigantografia del volto di Leonardo nel suo classico autoritratto, che è sembrato quasi osservare compiaciuto, come un anziano cinquecentenario la cui eredità rappresenta ancora oggi un patrimonio inesauribile.