COSTRUIRE SENZA CONSUMARE IL FUTURO, Antonio Ciucci: “Il valore dell’edilizia si misura nella qualità dei luoghi”

di Fausto Farinelli – Porto Cervo, 11 Aprile 2026


Da Porto Cervo una riflessione sul presente e sul domani delle costruzioni italiane: rigenerazione urbana, casa, infrastrutture, giovani e manutenzione al centro del confronto con il presidente di Ance Roma.

In un contesto che richiama con forza il rapporto tra paesaggio e architettura, Antonio Ciucci indica una direzione chiara: meno retorica, più visione. Perché costruire bene, oggi, significa tenere insieme sviluppo, bellezza e responsabilità.

Arrivo a Porto Cervo alle 15, come sempre con un po’ di anticipo quando mi attende un’intervista importante. La giornata è di quelle che amplificano la bellezza del luogo: la luce del sole accende i profili della Costa Smeralda e ne restituisce tutta l’eleganza, senza intaccarne la naturalezza. L’occasione è la riunione della Segreteria della Commissione Opere Pubbliche dell’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, alla presenza dei presidenti Pierpaolo Tilocca per Ance Sardegna, Silvio Alciator per Ance Centro Nord Sardegna, Alberto Cancellu per Ance Sardegna Centrale e Renato Vargiu per Ance Sardegna Meridionale.

È in questo contesto che incontro l’ingegner Antonio Ciucci, presidente di Ance Roma. E proprio in uno scenario che richiama con immediatezza il rapporto tra paesaggio, architettura e visione, il confronto con lui si trasforma in una riflessione ampia sul presente e sul futuro del costruire in Italia.

Presidente Ciucci, ci sono luoghi come la Costa Smeralda in cui l’architettura sembra suggerire una regola semplice: costruire bene significa non imporsi sul paesaggio, ma interpretarlo. L’edilizia italiana è pronta oggi a questa responsabilità?

“Sì, penso di sì. Oggi siamo più pronti rispetto al passato. Sono cambiate le norme, è cresciuta la sensibilità verso l’ambiente ed è maturata anche una coscienza diversa nel rapporto con il territorio. Però il rispetto del paesaggio non può trasformarsi nel blocco di tutto. La lezione di luoghi come questo è che si può intervenire, e lo si può fare molto bene.”

Quindi il nodo non è se costruire, ma in che modo farlo.

“Esattamente. Dobbiamo smontare l’idea che costruire significhi per forza deturpare. Il problema non è l’edilizia in sé, ma la qualità dell’intervento. C’è una differenza netta tra chi specula e chi invece realizza opere che generano valore. L’edilizia è un’industria sana, che dà lavoro, sostiene famiglie e accompagna lo sviluppo.”

In che senso le costruzioni restano un motore di crescita?

“Nel senso più concreto possibile. Le infrastrutture sviluppano i territori, li collegano, li rendono più accessibili e competitivi. Non parliamo solo di edifici, ma di servizi, mobilità, vivibilità. È questo il punto: quando il costruire è pensato bene, produce effetti che vanno oltre il singolo intervento.”

La Sardegna è un laboratorio interessante da questo punto di vista?

“Sì, perché qui si vede bene quanto lo sviluppo debba essere complessivo. Ci sono realtà di altissimo livello, ma servono anche trasporti efficienti, servizi e una visione che tenga insieme turismo, residenzialità e qualità della vita. Un territorio cresce davvero solo quando le sue parti dialogano tra loro.”

In questo discorso rientra anche il tema dello spopolamento?

“Certamente. Le costruzioni hanno anche una funzione sociale, perché incidono sulla possibilità di restare in un luogo, di viverci bene, di immaginarci un futuro. Se un territorio è ben collegato, ben servito e ben organizzato, ha più forza. Se manca tutto questo, si indebolisce.”

Quanto pesa, in questa prospettiva, il rapporto con la politica?

“Pesa molto, perché il nostro settore si muove dentro un sistema complesso. Ci sono competenze statali, regionali e comunali, e proprio per questo il confronto istituzionale è fondamentale. Devo dire che la collaborazione con la politica è buona e che il settore è ascoltato. Allo stesso tempo, però, ci si confronta spesso con un quadro normativo stratificato, datato e non sempre adeguato ai bisogni attuali. Per questo servirebbe una riorganizzazione più coraggiosa delle regole.”

C’è un termine che torna spesso quando si parla di edilizia: rigenerazione. È davvero la parola chiave?

“Lo è, ma a patto di non usarla come slogan. La rigenerazione piace a tutti, però poi bisogna renderla possibile. Servono norme chiare, equilibrio economico e strumenti che permettano davvero di intervenire sul patrimonio esistente.”

Oggi qual è l’ostacolo principale?

“I costi. Costruire costa molto, ma rigenerare spesso costa ancora di più. E nello stesso tempo i redditi delle famiglie non sono cresciuti in modo coerente. Questo crea uno squilibrio evidente. Se vogliamo davvero recuperare l’esistente e limitare il consumo di suolo, dobbiamo mettere le persone nelle condizioni di poterlo fare.”

E qui entra in gioco il tema della casa.

“Sì, perché la casa è una questione centrale. Manca per i giovani, per gli studenti, per le nuove famiglie, per chi vive da solo. È un tema che riguarda tutta l’Europa, ma in Italia assume un peso particolare perché si intreccia con un patrimonio edilizio vecchio e con un accesso sempre più difficile all’acquisto o all’affitto.”

Per anni il valore dell’edilizia è stato misurato soprattutto in quantità. Oggi quel criterio regge ancora?

“No, oggi il valore si misura nella qualità urbana. Questa è la vera svolta. Non conta solo quanto costruisci, ma che tipo di città lasci, che qualità dell’abitare produci, che beneficio porti alle persone.”

La Costa Smeralda, in questa chiave, resta un modello?

“Resta un esempio importante, perché dimostra che quando il costruito dialoga con il paesaggio si genera attrattività e identità. Però la sfida vera è fare in modo che la qualità non resti confinata ai luoghi privilegiati. Va portata anche nelle città, nei quartieri, nelle periferie.”

È lì che la rigenerazione diventa anche una questione sociale.

“Assolutamente. Dove migliori lo spazio urbano, spesso migliori anche il contesto sociale. Le periferie non chiedono solo interventi edilizi: chiedono attenzione, servizi, dignità. La rigenerazione, quando è fatta bene, non cambia solo l’aspetto di un luogo, ma anche la sua funzione nella vita quotidiana.”

Possiamo definire Milano come caso emblematico di trasformazione.

“Sì, perché al di là delle polemiche, una cosa è evidente: Milano è cambiata profondamente. La città di oggi è molto diversa da quella di trent’anni fa. Dal punto di vista architettonico ha acquisito una forza nuova, più riconoscibile, più attrattiva. Questo dimostra che la qualità del costruito incide anche sul posizionamento di una città.”

L’Italia può trasformare questa qualità in una leva di attrazione internazionale?

“In parte lo fa già. Siamo un Paese che offre paesaggio, storia, patrimonio, qualità della vita. Ma dobbiamo stare attenti a non diventare soltanto una meta per ricchi e turisti. L’Italia deve restare un Paese vivibile anche per chi ci abita, lavora e costruisce qui il proprio futuro.”

Lei è un imprenditore di seconda generazione. Quanto ha pesato la storia della sua famiglia nella costruzione del suo sguardo sul settore?

“Ha pesato molto. Mio padre ha fondato l’azienda nel 1968, partendo dal settore delle strade, in una fase in cui infrastrutture e ricostruzione erano decisive per la crescita del Paese. Sono cresciuto con l’idea che fare impresa significhi non solo creare lavoro e sviluppo, ma anche assumersi una responsabilità verso il territorio.”

E anche il suo impegno associativo nasce da questa impostazione?

“Sì. Ho sempre vissuto l’associazione come un luogo in cui mettere a disposizione esperienza e tempo per il bene del settore. Credo molto nella rappresentanza, nella condivisione delle responsabilità e nella necessità di dare continuità a un sistema che ha bisogno di competenza, ma anche di ricambio.”

Che cosa difende, oggi, con più convinzione dell’esperienza Ance?

“Difendo il suo ruolo di riferimento per il comparto. Si può migliorare, naturalmente, ma resta una struttura solida, capace di rappresentare il settore, investire in sicurezza, promuovere formazione e qualità del lavoro. Questo patrimonio non va disperso.”

C’è però un punto sul quale lei appare particolarmente preoccupato: i giovani.

“Sì, perché il problema è serio. Mancano operai specializzati, competenze tecniche, figure formate. Ce ne siamo accorti ancora di più negli ultimi anni, con l’aumento degli investimenti: il settore aveva bisogno di persone, ma il ricambio non era sufficiente.”

Perché i giovani si tengono lontani da questo mondo?

“Perché probabilmente non siamo riusciti a raccontarlo nel modo giusto. Prima ancora di formare, bisogna far capire che questo è un mestiere bello, concreto, intelligente. Richiede esperienza, precisione, manualità. Non è un lavoro minore, come a volte viene percepito.”

In un tempo dominato dall’intelligenza artificiale, questo può diventare persino un punto di forza?

“Sì, perché la tecnologia ci aiuterà sempre di più, ma alla fine una cosa la devi costruire. Ci sono competenze pratiche, tecniche e artigianali che restano centrali. E questo è un messaggio importante anche per le nuove generazioni.”

Se dovesse indicare le priorità del settore nei prossimi anni, da dove partirebbe?

“Dalla casa, innanzitutto. Poi dal dissesto idrogeologico, perché ogni stagione ci ricorda quanto il nostro Paese sia fragile. E naturalmente dalla rigenerazione urbana, che deve diventare concreta. Ma c’è anche un altro tema fondamentale: la manutenzione.”

Perché la manutenzione continua a essere così decisiva?

“Perché per troppo tempo abbiamo trascurato ciò che già esiste. Un Paese serio non si limita a costruire nuove opere: si prende cura di quelle che ha. Infrastrutture, edifici, reti, territorio: la manutenzione è parte integrante dello sviluppo.”

Se dovesse lasciare un’immagine conclusiva del suo pensiero, quale sceglierebbe?

“Direi questa: il futuro dell’edilizia italiana non si gioca sui volumi, ma sulla qualità dei luoghi. È lì che si misura davvero il valore del nostro lavoro.”




Medaglie senza valore’: FI boccia bandi regionali e chiede conto della comunicazione

Come segreteria cittadina di Forza Italia, abbiano ritenuto non entrare direttamente nel merito del capodanno 2025/2026 proprio per, poter a freddo esaminare criticamente i punti di forza e di debolezza della manifestazione, cercando, come sempre di essere propositivi nell’individuare le eventuali criticità e proporre soluzioni migliorative o alternative. Tuttavia l’odierno comunicato della maggioranza (progetto Alghero non può farci esimere da alcune considerazioni.

Grazie a tutto quello che si è costruito in 30 anni il Capodanno di Alghero continua a rappresentare un punto di riferimento per gli eventi culturali della Sardegna. Il dopo pandemia ed in particolare le edizioni 2022 e 2023 hanno davvero consentito alla città di Alghero di fregiarsi a pieno titolo del nome di “Capodanno di Sardegna”.

L’attuale amministrazione regionale con in testa il suo assessore al turismo Cuccureddu hanno cercato, sin dallo scorso anno di togliere ad Alghero questo ruolo che, con perspicacia, negli anni, si era riusciti a far crescere, partendo da un’idea, sicuramente illuminata, di Antonio Costantino e Franco Serio, per renderlo col tempo un evento sempre più identitario e di caratura nazionale.

Cuccureddu ha ritenuto, non esclusivamente pro domo sua, ma nella speranza di attrarre facili consensi elettorali, di elargire risorse pubbliche per finanziare i capodanno in piazza, senza alcuna strategia e senza tenere in considerazione nessuna “meritocrazia” ma con il solo requisito del “se spendi 1000 ti do 500”. 

E’ quindi bene precisare che le medaglie che Progetto Alghero ascrive alla fondazione (da sempre peraltro, bravissima con  le proprie risorse umane,  ad individuare finanziamenti “strutturali”) siano in questo caso di poco valore, in quanto la scelta della Regione è stata quella di proporre dei bandi la cui accessibilità esulava completamente dalla bontà del progetto, dalla sua valenza culturale, dal ritorno in termini di immagine e promozione della destinazione. Insomma semplici EROGAZIONI A PIOGGIA con il solo principio del chiedi e ti sarà dato. 

Il risultato diciamolo chiaramente, a livello regionale è stato un vero e proprio flop, rispetto a quelle che erano le intenzioni dell’assessore, di creare un prodotto, il “capodanno di Sardegna diffuso”, sia in termini di immagine e di promozione del territorio sia del ritorno economico, basti solo pensare che i numeri millantati (200.000 presenze nelle 18 piazze, non raggiungono, anche sommando le presenze dichiarate dagli organizzatori, le 100.000 presenze, costituite per la quasi totalità da locali residenti e non certamente da turisti. 

L’unico vero risultato tangibile è stato quello di creare una competizione fra città e paesi vicini, alla faccia della creazione di un prodotto regionale. Nessuna concertazione, solo pura concorrenza ed un proliferare di nuovi eventi in competizione fra loro senza alcuna cabina di regia. 

Di ciò si è avuta purtroppo una dimostrazione plastica nel comportamento del sindaco di Sassari, che, dimenticandosi di essere il sindaco della CITTA’ METROPOLITANA, non ha coinvolto il territorio ma ha unicamente pensato alla sua città, copiando di sana pianta il modello Alghero e pensando già di entrare in competizione con le altre località che fanno parte della città metropolitana da lui diretta, senza per il futuro, ad  alcun accenno ad una strategia condivisa ma unicamente pensando al proprio orticello. 

Ed in tutto questo spiace dirlo ma quello che preoccupa è il silenzio e l’appiattimento del nostro Sindaco e della sua maggioranza che non hanno speso una parola per evidenziare questa situazione. Situazione che purtroppo, se non affrontata per tempo porterà ad un asservimento sempre maggiore a Sassari e a un depauperamento di tutto quello che per il Capodanno e per gli eventi in generale, Alghero è stata capace di creare e consolidare negli anni.

Ecco, su questo, anziché ad una difesa d’ufficio si sarebbe dovuto a mio avviso incentrare il dibattito e l’intervento della maggioranza, partendo dal rivendicare il ruolo che ad Alghero spetta e che merita.

Ed infine, anziché cercare di fissare medaglie sul petto che in realtà hanno poca ragione di essere, analizzare e cercare di colmare quelle lacune che inevitabilmente ci son state, iniziando appunto dal comprendere l’inspiegabile comportamento di TV e media regionali che hanno ignorato Alghero. Se è vero, come la maggioranza sostiene, che sono stati investiti 154.000 euro in comunicazione e promozione ci si chiede come siano state destinate e suddivise dette risorse e quale corto circuito vi sia stato. Altro elemento da focalizzare è sicuramente quello della programmazione dei concerti se si vuole realmente dare sostegno al tessuto economico e rendere viva la città, individuando la tre giorni dei concerti con un occhio al calendario e ai “ponti” e non nei lunedì e martedì lavorativi, in modo da poter ospitare almeno un turismo di prossimità .

La regione ha messo a correre sul capodanno 3.600.000, ed il sistema del pubblico quindi i comuni hanno messo altri 3.600.000, quale ritorno ci può essere? ma fermandoci a quelli della regione, con quella cifra si spende quanto la regione puglia (amministrazione di sinistra) spende per il capodanno su canale 5 e per la kermesse estiva battiti Live (settimanale dove le location variano e ci fanno visitare ogni volta una città diversa della puglia ) l’effetto leva sta proprio qui!

Infine senza alcun spirito polemico ma solo per amore di verità un cenno finale  al comunicato di progetto Alghero  nel passaggio nel quale affermano che l’edizione (molto sonnacchiosa per la verità) del San Michele 2025 ha finalmente espresso con chiarezza la sua anima catalana quasi avessero scoperto l’acqua calda dimentichi del fatto che nel 23021 In san Miquel di Alghero ospitò unitamente a tanti eventi il festivale del Folkore Catalano che ritornò ad Alghero dopo venti anni e che fece permeare l’intera città dello spirito catalano inframezzato a quello sardo.

Per la segreteria cittadina di Forza Italia

Il segretario Andrea Delogu




PUNTA GIGLIO E CAPO CACCIA – 200 ETTARI DI VALORE AMBIENTALE E PAESAGGISTICO ENTRANO NEL PATRIMONIO DEL COMUNE DI ALGHERO

Alghero, 30 maggio 2025 – Ieri il Consiglio comunale di Alghero ha messo il sigillo al procedimento di acquisizione al patrimonio pubblico del compendio immobiliare di straordinaria ed inestimabile importanza sul piano ambientale con l’autorizzazione all’acquisto dei circa 200 ettari di terreni ubicati a Capo Caccia e Punta Giglio. Prima del Consiglio Comunale, mercoledì scorso, l’Assemblea del Parco di Porto Conte ha approvato il Progetto denominato “Intervento integrato di conservazione durevole della fascia costiera finanziato nell’ambito dei siti Natura 2000 misura di finanziamento PR FESR SARDEGNA 2021-2027 – obiettivo specifico RSO 2.7”  dell’importo complessivo di 2 milioni di euro da realizzarsi a Capo Caccia e Punta Giglio.  Il Comune di Alghero acquisterà i terreni dalla Borgosesia Spa, proprietaria delle aree, per una cifra di 400 mila euro, di cui 200 mila provenienti dalla quota di finanziamento del Parco e 200 mila da fondi di bilancio.  Attraverso il finanziamento regionale l’Azienda Speciale Parco di Porto Conte potrà rafforzare la protezione e la preservazione della natura, della biodiversità e delle infrastrutture verdi presenti, oltre che contribuire alla riduzione di tutte le forme di inquinamento. L’iter di acquisizione al patrimonio immobiliare pubblico del compendio Punta Giglio, luogo di eccezionale valenza  ed inestimabile rilevanza ambientale, classificato ai massimi livelli di pregio dalle istituzioni europee, arriva alla parte autorizzativa nel solco del procedimento che l’Amministrazione Cacciotto  ha voluto avviare per entrare in possesso di beni di valore straordinario.   Tra i siti compresi nel compendio, tra l’altro, figura anche la Torre della Pegna, situata nei pressi del promontorio di Capo Caccia, uno dei siti di interesse ambientale tra i più pregevoli. “Un’operazione importante  – afferma  il Sindaco Raimondo Cacciotto –  in linea con l’indirizzo che emerge chiaro ed inequivocabile da questa Amministrazione : restituire il compendio ambientale alla proprietà pubblica per  aprire scenari importanti, con prospettive di sviluppo e opportunità lavorative, in sinergia Parco di Porto Conte e Ente Foreste”. Azioni boschive, interventi sulla vegetazione e rinaturalizzazione di spazi, interventi a favore del Capovaccaio e del Grifone, conservazione della biodiversità: il progetto del Parco di Porto Conte premiato dal finanziamento della Regione consentirà infatti di intervenire con profitto su una vasta serie di ambiti. “Una grande iniziativa di questa Amministrazione che nasce dalla stretta sinergia tra Parco di Porto Conte e Comune di Alghero – spiega l’Assessore al Demanio Enrico Daga. “200 ettari di terreni di valore inestimabile – aggiunge l’Assessore – con elementi identitari della nostra comunità di cui Alghero si riappropria per l’uso pubblico : è un risultato straordinario. Nonostante i vincoli esistenti tutelassero già in modo assoluto le aree,  finalmente questa importantissima porzione immobiliare potrà entrare a far parte del patrimonio del Comune, così da permetterci di migliorare ulteriormente lo stato di conservazione e di valorizzarlo al meglio”. 

Fratelli d’Italia: “Punta Giglio, operazione opaca. La tutela del Parco non giustifica scorciatoie”

Alghero, 30 maggio – Fratelli d’Italia, con il capogruppo Alessandro Cocco, ha espresso in Assemblea del Parco e in Consiglio Comunale tutte le sue perplessità sull’acquisto dei terreni di Punta Giglio e Capo Caccia. Nessun pregiudizio ideologico verso la tutela ambientale, ma l’operazione condotta dall’assessore Daga si fonda su atti deboli, stime interne non terze e passaggi procedurali incompleti.

Diversi passaggi sono opachi e tanti altri mancano. Intanto 250.000 euro di fondi comunali, cioè di soldi del contribuente, sono stati già bloccati e ora verranno spesi.

Il Parco si promuove con strumenti seri, non con operazioni improvvisate. E chi oggi ha votato questa delibera, si assume anche la responsabilità contabile di ogni irregolarità.

Abbiamo dimostrato senso delle istituzioni sostenendo atti utili alle imprese, come il recente via libera all’ampliamento di opere strumentali per l’attività di una impresa agricola in località Santa Luchia. Ma qui si sta chiedendo un salto nel buio, e Fratelli d’Italia ha scelto di non farlo.

Fratelli d’Italia Alghero




Capodanno ad Alghero: al via le attribuzioni della “medaglia al valore”.

Alghero, 3 Gennaio 2024 – di Fausto Farinelli

Dopo la sbornia di felicità è ora di assegnare o autoassegnare le medaglie al valore o al merito, decidete voi.

Inizia come sempre Forza Italia che attrraverso il suo comunicato dice:

«Come da aspettative Alghero si conferma la Regina del Capodanno in Sardegna. Un risultato che premia il grande lavoro messo in campo dalla Fondazione Alghero, dal Cda guidato dal presidente Andrea Delogu, con un affiatatissimo staff di collaboratori e consulenti, affiancata dal Comune di Alghero che in maniera complementare ha assicurato tutti i servizi necessari e indispensabili, dalla viabilità alle pulizie per citarne solo alcuni».

Da notare come il ruolo del comune di Alghero, che è l’unico proprietario della fondazione venga sminuito usando la parola ” complementare”.

Ovviamente i meriti vanno anche nella “direzione Tedde” con queste dichiarazioni:

«Il cartellone di eventi straordinario del Cap d’Any sta per andare in archivio grazie ad un grande lavoro di squadra fatto a Cagliari dagli assessori Fasolino e Chessa unitamente all’onorevole Marco Tedde, con l’inserimento nella finanziaria regionale di uno stanziamento di un milione di euro a favore dei capodanno di Sardegna. Il monitoraggio continuo dell’onorevole Tedde ha consentito che i criteri di suddivisione delle risorse garantissero l’importanza e la storicità dell’evento anche rispetto ad altri comuni.»

Dunque la prima medaglia al valore è stata assegnata a Forza Italia da forza Italia stessa. Un’autocelebrazione. Con delle inesattezze oggettive riguardo a certi meriti. Senza dimenticare come alcuni organi d’informazione cittadini esaltino queste autocelebrazioni senza neanche andare a vedere e controllare se tali dichiarazioni siano reali oppure ” mezza fuffa”.

Ah, l’autocelebrazione dei politici: una pratica antica quanto la politica stessa. Se pensiamo ai dittatori della storia, come Hitler, Mussolini, o Stalin, la loro autostima non era certo un problema. Hanno elevato l’arte dell’autocelebrazione a nuove vette vertiginose, creando culti della personalità così grandi da far sembrare un account Instagram super popolare solo una piccola pagina di diario personale.

Ma non dobbiamo guardare solo al passato per vedere esempi di questa splendida tradizione. I politici moderni, pur senza (fortunatamente) arrivare ai livelli dei loro predecessori storici, non mancano di cogliere ogni occasione per farsi un selfie con i loro successi, spesso ingigantendoli come fossero pesci pescati in un lago di ego. Che si tratti di tagliare un nastro in una nuova struttura pubblica o di twittare riguardo l’approvazione di una nuova legge, sembra che ogni gesto, grande o piccolo, meriti una standing ovation… almeno secondo loro.

D’altra parte, chi può biasimarli? In un mondo dove l’immagine è tutto e i social media sono il palcoscenico su cui tutti recitano, un po’ di autocelebrazione è quasi una necessità. Dopotutto, se non pubblichi una foto del tuo successo, è come se non fosse mai accaduto, giusto? E così, nella migliore tradizione dei dittatori di una volta, ma con un tocco più moderno e digitale, i nostri politici continuano a tessere le lodi dei loro successi, sperando che nessuno si accorga delle cose che non vanno così bene. Perché, alla fine, cosa c’è di meglio di un buon vecchio post su Instagram per far dimenticare i problemi reali?

Più sereno e oggettiva è il commento del Sindaco Mario Conoci che dimostra un innato carisma:

Alghero è stata la protagonista assoluta grazie alla collaborazione di tutti. Grazie di cuore per aver reso possibile questo straordinario inizio di anno
È stato merito di un incredibile lavoro di squadra che ha coinvolto amministrazione, enti pubblici, professionisti e aziende che, grazie alla grande capacità organizzativa dimostrata, hanno reso possibile una tre giorni di grandi eventi perfetta in ogni singolo dettaglio. Tante le persone che hanno dedicato mesi di impegno per ideare e preparare uno spettacolo che resterà nei nostri ricordi» sottolinea il sindaco ringraziando tutti, dalla Polizia Locale alle Forze dell’Ordine e le associazioni di volontariato che hanno garantito la sicurezza durante gli eventi e chi, pur non assistendo allo spettacolo, ha lavorato instancabilmente nei settori chiave come ospedali, caserme e attività private, assicurando servizi indispensabili a tutti.
Dal primo cittadino anche un sentito ringraziamento ai collaboratori di Ciclat/Alghero Ambiente che, nonostante i numeri straordinari di presenze, hanno garantito una città accogliente e ordinata dopo ogni singolo evento. «Un grande applauso a tutti gli artisti e deejay che ci hanno fatto divertire, ballare ed emozionare in ogni serata ,ma non ultimi, grazie a tutto il pubblico, ai cittadini e agli ospiti di Alghero, che hanno reso il Capodanno 2024 un evento memorabile con la loro partecipazione e entusiasmo».

Anche Fratelli d’Italia ha sigillato un comunicato esemplare:

Il Cap d’Any 2024 è stato un successo senza precedenti: tre giorni di spettacolo, promozione e crescita.

Un plauso più che doveroso all’Amministrazione Comunale: al Sindaco Conoci, all’Assessore Alessandro Cocco e a tutti i membri della giunta, che insieme hanno lavorato per coordinare, ciascuno per il proprio ambito di competenza, la squadra di questa organizzazione complessa ma vincente: dagli uffici turismo e cultura a quelli della polizia locale, passando per gli uffici ambiente a quelli per le manutenzioni.

Un lavoro programmato e avviato puntualmente sin da agosto, che ha avuto importantissime ricadute sull’economia cittadina.

Un ringraziamento altrettanto sentito lo facciamo a tutti i dipendenti della macchina comunale, della Società InHouse, della Fondazione, della Ciclat. E ancora a tutti i volontari, gli addetti alla sicurezza, le associazioni di protezione civile, alle nostre Forze dell’Ordine, che hanno garantito tre giorni di divertimento e sicurezza. 

“Abbiamo assistito a presenze in piazza per più di 70 mila persone nelle tre giornate di fine anno, senza contare i flussi attratti dalla ricca programmazione del mese di dicembre, che si concluderà con un altro grande evento atteso: quello della Befana” ha sottolineato la capogruppo Monica Pulina, che prosegue: “il lavoro portato avanti dall’Assessorato al Turismo e alla Cultura, insieme a tutta l’amministrazione è un importantissimo strumento di promozione e di sviluppo economico per la nostra città. A breve avremo dati precisi anche sugli arrivi e potremo valutare l’effetto di questo capodanno record”

L’offerta turistica e culturale messa in campo dalla città di Alghero è senza precedenti, ed è merito dell’impegno e della lungimiranza di una Amministrazione attenta alle necessità del territorio.

Gli importanti investimenti pubblici sono stati affiancati da un’importante investimento privato di sponsor e aziende che hanno creduto nel cartellone invernale, che ha garantito un ritorno d’immagine dal valore incredibile, e che ha saputo generare valore aggiunto.

Fratelli d’Italia vuole ringraziare anche chi ha lavorato in altri settori fondamentali come ospedali, caserme, ristorazione, lavorando duramente per assicurare servizi indispensabili a tutti.

Ora guardiamo al 2024 con la sua programmazione già avviata per i grandi eventi identitari, quelli sportivi, quelli culturali e musicali, con Alghero protagonista indiscussa.

Buon 2024.




Apple vicina a raggiungere il valore di $ 3.000 miliardi




Opposizione Alghero:“L’immobilismo elevato a valore, lo stare fermi e il non decidere come unica virtù.

Mesi di attese e di rimandi, evitando di prendere decisioni e di fare scelte per evitare di sbagliare. 

Questa è la rappresentazione di questi 21 mesi di amministrazione Conoci, che hanno completamente paralizzato la città. 

La cosa che lascia stupefatti è che anche ora che i nodi sono, inevitabilmente, venuti al pettine, il sindaco continui imperterrito nel tentativo di restare fermo, muto, immobile, convinto che i problemi si risolvano da soli e sperando di poter non essere notato, quasi fosse un piccolo geco che si schiaccia sul muro nel disperato tentativo di mimetizzarsi e nascondersi.

Nel frattempo, mentre lui si preoccupa unicamente di cercare qualcuno (chi l’ha preceduto, l’opposizione, la parte critica della sua stessa maggioranza…) su cui scaricare le proprie responsabilità, il tempo passa e sempre più numerose sono le urgenze che non vengono affrontate. Dall’ordinaria amministrazione con una città sporca, con la viabilità impazzita e le strade che sembrano bombardate (come opposizione abbiamo da tempo proposto un investimento di almeno un milione di euro per il rifacimento degli asfalti…) alla prospettiva futura. 

Bisogna dedicare alla programmazione un’attenzione non solo di facciata, è necessario dotare il comune di un ufficio programmazione capace di reperire risorse dall’UE, bisogna riprendere a progettare opere pubbliche e portare avanti quelle progettate dalle amministrazioni precedenti. Ci sono quasi 30 milioni di opere pubbliche già in itinere, ma sono spesso ferme al palo o addirittura bloccate a causa di contenziosi tra il comune e le ditte appaltatrici; senza dimenticare i 15 milioni di opere legate a progetti della rete metropolitana, progetti di cui però si è persa traccia. 

Sono necessari oggi più di ieri interventi di sostegno per le attività produttive, settore che l’amministrazione continua a trascurare e, senza voler parlare di piano del commercio, ancora si attendono le proposte sui mercati e sul regolamento del suolo pubblico, di cui gli esponenti del centrodestra continuano a farfugliare da oramai due anni.

Davanti alla necessità di ripartire però Conoci e i suoi fedelissimi impegnano il tempo del governo solo per cercare di mantenere il potere e non per far crescere la città. 

Così, mentre altre città già da tempo hanno approvato il bilancio di previsione, Alghero viaggia ancora in esercizio provvisorio e del bilancio preventivo non si conosce nulla, così come non si conoscono affatto (sempre che esistano…) le proposte del comune di Alghero per il Recovery plan. 

A questo punto l’ultima speranza è che almeno ora, che glielo chiede anche un pezzo importante della coalizione di cdx, Conoci dia un qualche segno di vita, risolva la crisi della sua maggioranza in tempi celeri e inizi a lavorare per la città o, se ciò non è possibile, con un sussulto di dignità, rassegni le sue dimissioni, senza insistere in questo eterno galleggiare. 

La città non può continuare a restare senza governo nell’attesa che lui prenda coscienza di esserne il Sindaco.”

Pietro Sartore




Wine&Life, alla scoperta del valore del buon vino

Wine&Life, alla scoperta
del valore del buon vino
Nel pomeriggio una conferenza per i produttori e la sera degustazione per i consumatori. Saranno allestiti 20 stand delle aziende, tra le migliori della Regione, con 60 diversi vini.

Sassari punto di riferimento per il comparto vitivinicolo del Nord Sardegna e di tutta l’Isola, sia per i produttori, sia per i commercianti e i consumatori. È l’obiettivo di Wine&Life, l’iniziativa organizzata per sabato 23 novembre dall’associazione di promozione sociale Ilion, con il patrocinio del Comune di Sassari, della Provincia di Sassari e della presidenza del Consiglio della Regione Sardegna. Con una conferenza nel pomeriggio e una serata dedicata alla degustazione, l’appuntamento sarà l’occasione per capire l’importanza del comparto per il territorio, con il coinvolgimento di produttori, distributori, ristoratori e consumatori, portando contenuti di particolare interesse per tutta la città.
L’evento è stato presentato oggi, venerdì 15 novembre, nella sala conferenze di Palazzo Ducale, dal sindaco Gian Vittorio Campus, dall’assessore alle Attività produttive Nicola Lucchi e da due rappresentanti dell’associazione Ilion, Giuseppe Testaverde e Antonio Bonomo.
Wine&Life inizia alle 15 di venerdì 23 novembre, nella sala Angioy del Palazzo della Provincia, con la conferenza dedicata ai produttori, agli addetti ai lavori e quanti hanno intrapreso o vorrebbero intraprendere a vario titolo una professione legata alla viticoltura. La conferenza-dibattito, che darà diritto a crediti formativi per la professione di agronomo grazie all’accredito nazionale ottenuto, tratterà più livelli conoscitivi del settore, con spunti di riflessione sulle risorse del territorio sardo, le nuove tendenze del comparto e l’importanza delle professioni legate al mondo del vino. L’incontro affronterà diversi argomenti, tra cui il tema dei vitigni autoctoni della Sardegna, quelli centenari del Mandrolisai, l’Arvisionadu di Benetutti e il Cagnulari di Usini, come espressioni e potenzialità territoriali. Si discuterà inoltre di vini biodinamici e vigneti biologici, della figura del sommelier, ieri e oggi, e della comunicazione sul vino. Tra i relatori, esperti agronomi ed enologi, come Giulio Burrai, Antonio Manca, Emanuela Flore, Antonio Pala, Sofia Carta (sommelier) e Attilia Medda (delegata sommelier AIS Gallura) e tanti altri. All’organizzazione ha collaborato anche Tigellio Danese dell’associazione Wine Experience Oschiri. L’idea è che la conferenza sia l’apripista per un tavolo di discussione annuale permanente sulle tematiche della viticoltura in Sardegna, come punto di riferimento regionale.
Dalle 19, all’ex mercato civico, si aprirà la seconda fase dell’evento, quella dedicata alla rielaborazione in chiave culturale e selettiva della vera degustazione per il consumatore. Nei banconi più esterni saranno allestiti gli stand dei produttori vinicoli, circa 20 tra i migliori della Regione, con 60 diversi vini. Saranno inoltre presenti i produttori locali di eccellenze del territorio come liquori, conserve, marmellate, miele, dolci, salumi e formaggi.
Ciascuno stand sarà affidato a un sommelier o esperto enologico, in affiancamento al personale dell’azienda che avrà il compito di presentare il prodotto da degustare. Il proprietario, cantiniere o rappresentate della realtà, potrà così relazionarsi direttamente con il pubblico del proprio stand senza doversi preoccupare delle mescita.
Parallelamente alla degustazione dei vini, nell’area centrale, ci sarà il food tasting: abbinamenti culinari specificatamente pensati per valorizzare i vini presentati. La preparazione e il servizio saranno curate da ristoratori di Sassari, che proporranno ai visitatori primi piatti, secondi, finger food a base di prodotti 100% locali.




export sardegna-Cina: 27 milioni di euro il valore dei prodotti Sardi venduti

EXPORT SARDEGNA-CHINA – Vale 27milioni di euro la vendita dei prodotti manifatturieri della Sardegna in Cina: 7 sono delle micro e piccole imprese. Matzutzi (Confartigianato Sardegna). “Produzioni sarde di qualità molto apprezzate. Vince chi si propone ai nuovi mercati”.

Valgono ben 27milioni di euro le vendite dei prodotti sardi sul mercato cinese, esportazioni delle imprese della manifattura, escluse quelle della raffinazione del petrolio, che sono passate dai 12milioni del 2017 ai 19 dello scorso anno.

Sono questi i dati, rilevati dall’Osservatorio per le micro e piccole imprese di Confartigianato Imprese Sardegna, dell’export dei manufatti che dalla Sardegna arrivano in Cina, relativi agli ultimi 12 mesi su fonte ISTAT (III trim.2018-II trim. 2019). Valore, questo, più alto sia rispetto alle rilevazioni di inizio gennaio 2017, quando si registrarono interscambi per 12milioni di euro, e del 2018, quando l’export toccò i 19 milioni.

“Questa analisi ci dice come la strada che è stata promossa dall’Amministrazione Regionale per incentivare le esportazioni e far crescere le imprese, sia indubbiamente quella giusta – commenta Antonio Matzutzi, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – soprattutto per le piccole imprese che Confartigianato rappresenta”. “La nostra Associazione – continua il Presidente – da tempo supporta le aziende dell’agroalimentare, dell’artigianato tipico e tradizionale, ma anche delle costruzioni, nella loro attività di sviluppo e approfondimento degli aspetti commerciali e del marketing per l’internazionalizzazione”.

La Cina figura nei primi sei mesi del 2019 tra i primi 10 mercati di sbocco (7° posto) dell’export di manufatti (no petrolio) realizzati dalle imprese dell’Isola, il 4,8% delle vendite sui mercati esteri sono indirizzate in questa parte del mondo.

Al I semestre dell’anno in corso, i prodotti della Sardegna più richiesti dai cinesi sono stati quelli in legno e sughero, seguiti dagli articoli in paglia e materiali da intreccio, dai prodotti in metallo, dagli alimentari e dalle bevande, dalle produzioni della metallurgia e dagli allestimenti di mezzi da trasporto. Nel totale delle vendite verso il Gigante Orientale, tra vari territori, oltre 16milioni di euro di prodotti sono stati prodotti in provincia di Cagliari, più di 5milioni in quella di Sassari, 3,6 milioni nel Sud Sardegna, 1,3 a Oristano e solo 409mila euro in quella di Nuoro.

Per quanto riguarda l’export dei prodotti manifatturieri dei settori a maggior concentrazione di MPI, il totale delle esportazioni ammonta a 7 milioni di euro, pari al 26,9% dell’export manifatturiero totale. Il record lo si toccò nel 2017 con ben 9milioni e 865mila euro di prodotti piazzati in Cina. In questo comparto, buoni riscontri hanno avuto gli alimentari, il tessile, l’abbigliamento, le calzature, i metalli, il legno, i mobili e altri tipi di manifattura. Tra le micro e piccole imprese, primeggiano le vendite di Sassari (5milioni), seguita da Oristano don 1,2milioni, Cagliari con 800mila, il Sud Sardegna con 200mila e Nuoro con soli 19mila euro.

“Gli imprenditori della nostra Isola dimostrano di non arrendersi alla crisi e si gettano sui mercati internazionali – conclude Matzutzi – aprirsi a una platea enorme e in crescita, anche se complicata come quella cinese, ma che offre prospettive di grande livello per il made in Sardegna di qualità, fortemente apprezzato dagli acquirenti cinesi, è l’unica arma a disposizione delle piccole aziende sarde”.

L’EXPORT DEI PRODOTTI SARDI IN CHINA 2018- 2019

Export settori MPI (in migliaia di euro)

Export produzione
manifatturiera-NO
petrolio (in migliaia di euro)

Sassari

5.077

5.358

Nuoro

19

409

Cagliari

818

16.695

Oristano

1.241

1.321

Provincia del Sud Sardegna

209

3.615

Sardegna

7.364

27.398