L’Hermaea vuole voltare pagina
Le biancoblù ricevono al Geopalace la lanciatissima Melendugno, reduce dal colpaccio di Trento
Comunicato stampa del 17 gennaio 2025
Un’altra sfida cruciale all’orizzonte per l’Hermaea Olbia, che nel 7° turno di ritorno della Serie A2 Femminile di volley riceverà al Geopalace la Narconon Volley Melendugno.
Dopo le due sconfitte consecutive contro Padova (al tie break) e Offanengo, le aquile tavolarine cercano dei punti utili a proseguire l’inseguimento alla zona Pool Promozione, ora distante 5 lunghezze.
Nel match d’andata, disputato in Salento lo scorso 17 novembre, le biancoblù vinsero d’autorità in 3 set (24-26, 21-25, 18-25), inaugurando una serie di 4 vittorie consecutive che permisero di assestare la posizione in classifica.
Melendugno è formazione di valore, come dimostra l’ultimo colpaccio in 4 set al “Sanbapolis” di Trento. Sono 5, in totale, i successi consecutivi per la squadra allenata da coach Simone Giunta, che non perde dallo scorso 8 dicembre (al tie break contro Padova) e che si è insediata al terzo posto nel Girone B con 30 punti all’attivo, 10 in più dell’Hermaea.
Nelle fila della Narconon militano anche due vecchie conoscenze olbiesi come le schiacciatrici Jessica Joly e Ilaria Maruotti.
Coach Dino Guadalupi: “Bisogna utilizzare la delusione derivata dalla sconfitta ad Offanengo e tramutarla in cattiveria agonistica a partire dal prossimo impegno di campionato. Nell’ultima gara, al di là delle qualità dell’avversario ci siamo creati la possibilità di allungare la partita acquisendo un grande vantaggio nel quarto e abbiamo reagito passivamente alla prima difficoltà piuttosto che aggredire il risultato. Inutile nascondere che l’esito della partita ci ha allontanato dal nostro primo obiettivo che ora non è più nelle nostre mani. Inutile nascondere anche che non siamo nel nostro momento migliore per dei motivi oggettivi, ma proprio per questo bisogna che tutti facciamo più di quello che abbiamo fatto fino ad oggi per sopperire come squadra alle difficoltà del singolo. Tutte le gare sono importanti in termini di punti, qualsiasi sia la seconda fase che affronteremo.
Melendugno è una squadra completa, esperta e in fiducia, reduce da una serie di risultati positivi. Ci aspettiamo una gara intensa in cui tutte le nostre migliori armi a disposizione dovranno darci la possibilità di stare in gara con continuità. Mi riferisco alla gestione del servizio e della fase break in primis. Sarà poi importante essere lucidi e aggressivi in attacco per riuscire ad avere la meglio su un avversario che su questo fondamentale si sta esprimendo ad ottimi livelli”.
Fischio d’inizio al Geopalace di Olbia domenica 19 gennaio alle 17. Arbitri: Proietti Deborah, Marani Azzurra. Video Check: Manconi Simone.
La gara sarà visibile in diretta streaming sul sito Volleyball World.
Si trasmette in allegato una foto dell’allenatore Dino Guadalupi (credits: Luigi Canu)
Ufficio Stampa
Volley Hermaea Olbia
AUTONOMIA, SORU: LA DESTRA VUOLE DISTRUGGERE LO STATUTO SPECIALE.
Cagliari, 19 gennaio 2024. «La destra al governo vuole distruggere lo Statuto di autonomia del 1948, non possiamo consentirlo»: l’ha detto il candidato presidente della Coalizione sarda Renato Soru nel corso dell’incontro “La Sardegna di oggi e del futuro”, ospitato ieri nel centro sociale di Pozzomaggiore, organizzato da Vota Sardigna e coordinato da Sarah Poddighe.
«La Sardegna avrebbe bisogno di maggiori autonomia e competenze e invece il governo di destra porta avanti un progetto l’autonomia differenziata che è un attacco alla nostra specialità – ha proseguito Soru -. Abbiamo bisogno di guidare noi le politiche in tema di trasporti, di energia, di gestione dei beni culturali. Servono maggiori competenze per costruire con le nostre mani un futuro diverso per la Sardegna e invece a Roma ce le negano tutte. Però, l’ha detto Calderoli, stanno pensando di creare il ministero delle Isole, che non si sa bene a cosa servirebbe e fa pensare al viceré delle Indie. A fronte di queste idee poi mettono pochi spiccioli nel Fondo nazionale per l’insularità. E chi andrà a Roma ad aprire una vertenza con lo Stato: Truzzu, Todde? Pensate che chi è stato nominato dai partiti romani poi avrà la forza di difendere i bisogni della Sardegna?»
«Ecco perché c’è bisogno di una ripartenza della nostra politica – ha continuato il candidato –. In tutte le regioni europee che hanno una forte identità di popolo, una lingua, una storia, una cultura ci sono partiti che mettono al centro l’interesse di quel popolo. Succede in Catalogna, nei Paesi baschi, ma anche in Valle d’Aosta e nell’Alto Adige. Questo finora invece non è avvenuto in Sardegna: tanti anni fa ci fu il Partito sardo d’azione di Mario Melis, ma quella spinta propulsiva e ideale si è ormai esaurita.»
E il passaggio successivo, secondo il leader della Coalizione sarda, passerebbe dalla riscrittura dello Statuto speciale. «Se ne parla ormai da alcuni decenni e non si riesce a fare – ha detto – ma prima o poi riusciremo a mettere da parte la frammentazione e fare un passo tutti insieme in questa direzione. Ma, in attesa di questo momento, lo stesso Statuto ci dà uno strumento che è stato dimenticato: le norme di attuazione, e sono una possibilità per tenere vivo e attuale lo statuto attraverso norme che specificano, dettagliano e attuano quello che lo statuto prevede in termini generali. Altre regioni hanno utilizzato questo strumento in maniera straordinaria e continua: per esempio il Trentino Alto Adige oggi ha la competenza per l’intero sistema scolastico, con lo stato che trasferisce le risorse che prima spendeva per la scuola pubblica e il Trentino che gestisce in autonomia e meglio quei soldi.»
Non è pero solo una rivendicazione di maggiore autonomia per la Regione: «Dobbiamo anche dare maggiori competenze agli enti locali e proseguire quel percorso di prossimità che porti il processo decisionale sempre più vicino, e nel modo più partecipato possibile, alle persone poi vivono queste decisioni. Immaginiamo – ha concluso Renato Soru – una Regione Sardegna dove le responsabilità scendono davvero sul territorio con l’aiuto dei sindaci, che lavorano insieme ad altri sindaci e si coordinano valorizzando anche l’impegno civile del volontariato e delle cooperative sociali particolarmente importanti nei piccoli centri.»
ELIO CI VUOLE ORECCHIO ELIO CANTA E RECITA ENZO JANNACCI
drammaturgia GIORGIO GALLIONE arrangiamenti musicali PAOLO SILVESTRI
con SEBY BURGIO pianoforte, MARTINO MALACRIDA batteria, PIETRO MARTINELLI basso e contrabbasso, SOPHIA TOMELLERI sassofono, GIULIO TULLIO trombone
Enzo Jannacci, il poetastro come amava definirsi, è stato il cantautore più eccentrico e personale della storia della canzone italiana, in grado di intrecciare temi e stili apparentemente inconciliabili: allegria e tristezza, tragedia e farsa, gioia e malinconia. E ogni volta il suo sguardo, poetico e bizzarro, è riuscito a spiazzare, a stupire: popolare e anticonformista contemporaneamente. Jannacci è anche l’artista che meglio di chiunque altro ha saputo raccontare la Milano delle periferie degli anni ‘60 e ‘70, trasfigurandola in una sorta di teatro dell’assurdo realissimo e toccante, dove agiscono miriadi di personaggi picareschi e borderline, ai confini del surreale. “Roba minima”, diceva Jannacci: barboni, tossici, prostitute coi calzett de seda, ma anche cani coi capelli o telegrafisti dal cuore urgente. Un Buster Keaton della canzone, nato dalle parti di Lambrate, che verrà rivisitato, reinterpretato e “ricantato” da Elio. Sul palco, nella coloratissima scenografia disegnata da Giorgio Gallione, troveremo assieme a Elio cinque musicisti, i suoi stravaganti compagni di viaggio, che formeranno un’insolita e bizzarra carovana sonora: Seby Burgio al pianoforte, Martino Malacrida alla batteria, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso, Sophia Tomelleri al sassofono, Giulio Tullio al trombone. A loro toccherà il compito di accompagnare lo scoppiettante confronto tra due saltimbanchi della musica alle prese con un repertorio umano e musicale sconfinato e irripetibile, arricchito da scritti e pensieri di compagni di strada, reali o ideali, di “schizzo” Jannacci. Da Umberto Eco a Dario Fo, da Francesco Piccolo a Marco Presta, a Michele Serra. Uno spettacolo giocoso e profondo perché “chi non ride non è una persona seria”.
“Saltimbanco non guardare, saltimbanco non toccare, non cercare di capire, che un sorriso dalla terza fila non arriva mai. E il teatro non si tenta, e la vita non si inventa, saltimbanchi si diventa si… ma poi… saltimbanchi si muore. Opla!” Enzo Jannacci
Uno spettacolo un po’ circo un po’ teatro canzone, dove una band di cinque musicisti, grazie agli arrangiamenti di Paolo Silvestri, permetterà ad Elio, filosofo assurdista e performer eccentrico, di surfare sul repertorio dell’amato Jannacci, nume tutelare e padre putativo di quella parte della storica canzone d’autore che mai si è vergognata delle gioie della lingua e del pensiero o dello sberleffo libertario, e che considera il Comico, anche in musica, non come un ingrediente ciecamente spensierato ma piuttosto un potente strumento dello spirito di negazione, del pensiero divergente che distrugge il vecchio e prepara al nuovo. Sovversione del senso comune, mondo alla rovescia, ludica aggressione alla noia e ai linguaggi standardizzati e che, contemporaneamente, non teme di creare disagio o generare dubbi. Così, nel panorama infinito delle figure che abitano l’universo Jannacci trovano posto anche personaggi dolenti, clown tristi e inadeguati che spesso inciampano nella vita. Il nostro spettacolo sarà perciò un viaggio in questo pantheon teatralissimo, dove per vivere “ci vuole orecchio” e dove, da saltimbanchi si vive e si muore… Opla!
NOTE DI ELIO
“Ci vuole orecchio” non è un omaggio, ma una ricostruzione di quel suo mondo di nonsense, comico e struggente (…) È un viaggio dentro le epoche di Jannacci, perché non è stato sempre uguale: tra i brani c’è La luna è una lampadina, L’Armando, El purtava i scarp del tennis, canzoni che rido mentre le canto. Ne farò alcune snobbate, Parlare con i limoni, Quando il sipario calerà. Perché c’è Jannacci comico e quello che ti spezza il cuore di Vincenzina o Giovanni telegrafista, risate e drammi. Come è la vita: imperfetta. E nessuno meglio di chi abita nel nostro paese lo sa. (…) Una volta ci siamo incrociati negli studi Rai. Lui ha bofonchiato qualcosa, io pure, lui non ha capito, io nemmeno. Sono un timido. Mai avrei avuto il coraggio di dirgli “sono un tuo fan”. Questo è il solo contatto che ho avuto con Enzo Jannacci. (…) Ma una curiosità c’è: mio papà era stato suo compagno di classe, me ne parlava, me lo faceva ascoltare e mi faceva già ridere. Da adulto mi ha affascinato la dignità del comico che ha portato nella canzone d’autore e lo stile surreale della sua risata, che poi era il clima del Derby, il cabaret di Milano, che per ragioni anagrafiche ho mancato. Col senno di poi rimpiango di non avere avuto dieci anni di più: gli anni 70, dilaniati dal terrorismo, sul piano artistico sono stati tra i più liberi e rivoluzionari. In quegli anni ci sono tutti i miei dèi, uno di questi è proprio Enzo Jannacci. (dall’intervista ad Anna Bandettini, su Repubblica)
I BRANI DELLO SPETTACOLO, DI ENZO JANNACCI
Saltimbanchi Ci vuole orecchio Silvano Sopra i vetri Taxi nero La luna è una lampadina T’ho compraa i calsett de seda L’Armando El purtava i scarp del tennis (estratto) Faceva il palo Son s’ciopaa Parlare con i limoni Vivere Quando il sipario calerà
ELIO, biografia
Nato in una zona di Milano, in tenera età si trasferisce in un’altra zona di Milano, ma sempre in periferia. Poi dopo tanti anni va ad abitare fuori Milano, ma non tanto, dove abita tuttora, ma in periferia nella zona dove era andato in tenera età che ho detto prima. Milano, città che ha dato i natali ad Elio, è anche la città dove va a scuola, elementari, medie, liceo scientifico Einstein, con Mangoni, università di ingegneria (politecnico) terminata con calma, scuola civica di musica dove suona il flauto traverso e si diploma anche al conservatorio G. Verdi di Milano, che però G. Verdi è nato a Busseto ma non c’è neanche da fare il paragone per scherzo. In più gioca a pallone nella Milanese, nel Fatima, nel Corsico fino all’età di 18 anni, poi gioca a baseball nell’Ares, sport che gli piace tuttora. Obblighi militari assolti dall’86 all’88, dal 1979 cerca di far divenire realtà il sogno di Elio e le Storie Tese.
CI VUOLE ORECCHIO
una co-produzione AGIDI – International Music and Arts
regia e drammaturgia GIORGIO GALLIONE arrangiamenti musicali PAOLO SILVESTRI
con ELIO
SEBY BURGIO pianoforte MARTINO MALACRIDA batteria PIETRO MARTINELLI basso e contrabbasso SOPHIA TOMELLERI sassofono GIULIO TULLIO trombone
Un ringraziamento a MARCO PRESTA, FRANCESCO PICCOLO, MICHELE SERRA
Opposizione Alghero: Ma davvero Michele Pais vuole farci credere di aver restituito l’eccellenza all’Ospedale Marino?
Ma davvero Michele Pais vuole farci credere di aver restituito l’eccellenza all’Ospedale Marino? Si, perchè nella sua ultima fake-news ci spiega che l’ospedale che due anni fa andava verso il declino, con il suo lavoro, spesso solitario, sarebbe ora rinato. Finalmente, si opererebbe con mirabolanti nuove tecnologie. Ma andiamo a vedere: le sale operatorie sono sempre le stesse, senza nessuna ristrutturazione, si opera due volte alla settimana con gli anestesisti del civile che fanno i miracoli, perché sono sempre gli stessi, quelli che si dividevano tra unità di terapia intensiva mai accreditata e sale chirurgiche dei due ospedali, e una volta alla settimana la sala si avvale di anestesisti in affitto, cioè a prestazioni aggiuntive. Dove sono le novità? Il postoperatorio dei pazienti fragili viene fatto dal civile nei locali che erano della rianimazione covid, sempre dagli anestesisti in carico al Civile. L’unico reparto ristrutturato è disabitato. Quasi ad attendere i Doria, come negli anni di fondazione della Città. Cioè l’arrivo dell’università nel prossimo gennaio con la roboante robotica.Ma nel frattempo il Marino è stato smantellato: l’ortopedia ha il reparto in comune con la riabilitazione. Da un ospedale a un reparto diviso in due. La disorganizzazione regna sovrana. Pais ci risparmi almeno la boria.
Draghi, opporsi a chi vuole privarci dei valori in nome della fede
“La religione non deve essere mai strumentalizzata. Nei casi peggiori, è stata usata per giustificare la violenza, la privazione dei diritti fondamentali, o indirizzare il favore popolare verso fini politici molto terreni. Al terrore, alla sopraffazione anche subdola che vuole privarci dei nostri valori in nome della religione dobbiamo opporci”. Lo dice il premier Mario Draghi al G20 Interfaith Forum, a Bologna.
In Afghanistan “negli ultimi giorni, stiamo assistendo a immagini che ci riportano agli anni più bui nella storia del Paese. In particolare, alle donne, che negli scorsi venti anni avevano riacquistato diritti basilari, come quello all’istruzione, oggi rischia di essere vietato persino di praticare sport, reprimendo altresì la loro rappresentanza nel governo. Come comunità internazionale abbiamo un obbligo morale verso un Paese in cui siamo stati per venti anni”, sottolinea Draghi. “Un obbligo di aiuto umanitario, di prevenzione del terrorismo, di sostegno alla tutela dei diritti umani”, aggiunge.
“L’altro dovere che abbiamo come Occidente, e in particolare come Europa, è la tutela di chi decide di lasciare l’Afghanistan. L’Italia ha aiutato circa 5.000 cittadini afghani a fuggire dagli enormi rischi a cui erano esposti. È stato uno sforzo significativo, di cui dobbiamo essere orgogliosi, ma che non può esaurirsi ora. L’ Ue non deve ignorare il dramma di queste persone, né la portata storica di questi eventi”, afferma il premier. “Dobbiamo dimostrare di essere all’altezza di questa crisi e dei valori che diciamo di rappresentare”, ha aggiunto.
“Per sconfiggere la pandemia, la campagna di vaccinazione deve procedere spedita ovunque. Solo così potremo salvare vite, frenare il contagio, evitare l’emergere di pericolose varianti. A oggi, però, soltanto il 2% della popolazione dei Paesi più poveri ha ricevuto almeno una dose di vaccino – a fronte del 42% della popolazione mondiale. Al Global Health Summit di Roma, le case farmaceutiche hanno promesso di fornire entro la fine di quest’anno 1,3 miliardi di dosi a prezzi calmierati per gli Stati a basso e medio reddito. Altri 2 mld saranno distribuiti entro il 2022”, spiega il premier.
Stintino vuole essere “Plastic free”
Stintino vuole essere “Plastic free”
Ad aprile e a maggio una giornata di pulizia delle spiagge e un convegno per sensibilizzare studenti e cittadini alle buone pratiche per il rispetto dell’ambiente e del mare.
Stintino 16 marzo 2019 – “Stintino Plastic free” è il nome della campagna che vede il paese turistico che si affaccia sul golfo dell’Asinara impegnato nella promozione di buone pratiche per il rispetto dell’ambiente e del mare. In adesione all’iniziativa del ministero dell’Ambiente, #Iosonoambiente e #PlasticFree, anche il Comune di Stintino dice ancora una volta no alla plastica ed è pronto a coinvolgere le scuole e la popolazione.
Lo farà con due appuntamenti, il primo in programma il 17 aprile e il secondo a fine maggio, durante i quali chiamerà a raccolta i giovanissimi studenti delle scuole, cittadini e associazioni, prima per la giornata della “pulizia dei litorali” e poi per un convegno scientifico sugli effetti dell’inquinamento da plastica.
Poco più di un mese fa, una mareggiata ha accumulato sugli scogli e sull’arenile della Pelosa una grande quantità di plastica e di rifiuti di ogni genere. Grazie all’attenzione dell’amministrazione comunale, gli operai di via Torre Falcone sono intervenuti immediatamente per ripulire la spiaggia gioiello della Sardegna. A dicembre, invece, il Comune aveva già coinvolto le scuole con una giornata di educazione ambientale per sensibilizzare al rispetto del mare.
«Numerose ricerche a livello mondiale – afferma il sindaco Antonio Diana – dicono che ogni anno circa 8-15 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare. Un problema enorme che, a causa delle microplastiche che entrano nella catena alimentare, ha ripercussioni negative anche sulla salute dell’uomo».
Con l’obiettivo di contrastare l’inquinamento da plastiche, quindi il Comune ha aderito alla campagna ministeriale #IoSonoambiente – #PlasticFree. «C’è un vero e proprio invito da parte del ministro dell’Ambiente Costa – afferma Martino Cugusi, consigliere con delega all’Ambiente – verso tutte le amministrazioni pubbliche a essere da esempio ai cittadini, bandendo la plastica monouso. E noi vogliamo andare verso questa direzione».
La giornata di “Pulizia dei litorali” che si svolgerà il 17 aprile alle Saline e alla Pelosa coinvolgerà le scuole di Stintino, in collaborazione con il coordinatore del Progetto Life+ Sterna, Daniele Pisu, con la compagnia barracellare di Stintino e il Parco nazionale dell’Asinara. «L’organizzazione della giornata di pulizia dei litorali e il coinvolgimento delle scuole – spiega Antonella Mariani, assessore all’Istruzione – ha l’obiettivo di far apprendere, attraverso l’esperienza diretta, la portata del fenomeno che sta interessando i nostri mari e sensibilizzare, così, i giovani e le loro famiglie alla necessità di contrastare l’inquinamento da plastica».
Il convegno, in programma a maggio, avrà come tema portante l’inquinamento da plastica e tra i suoi obiettivi principali quello di contribuire significativamente a ridurre l’utilizzo di plastica usa e getta. La giornata sarà rivolta ai cittadini, ai ragazzi delle scuole, agli studenti, ai ricercatori, ai turisti, alle imprese e coinvolgerà il Parco nazionale dell’Asinara – Area marina protetta, il Consorzio nazionale Polieco, diverse associazioni ambientaliste, le scuole, l’Università, il Dumas con la docente Donatella Carboni, e altre istituzioni. Il convegno sarà occasione per presentare i risultati della campagna ambientale per la corretta fruizione della spiaggia della Pelosa.