Vannacci a Cernobbio: il generale era uno, i giornali ne hanno raccontati almeno sei!

di Fausto Farinelli
C’è una cosa che colpisce più delle parole pronunciate da Roberto Vannacci a Cernobbio: il modo completamente diverso con cui i giornali hanno raccontato la stessa giornata.
A leggere Repubblica sembra che Mario Monti abbia praticamente asfaltato il generale.
Se si passa a Libero, invece, la sensazione è quasi opposta: Vannacci avrebbe sorpreso tutti, raccolto consensi e tenuto testa a un ambiente che, almeno sulla carta, non dovrebbe essere esattamente casa sua.
In mezzo ci sono La Stampa, il Corriere della Sera, Il Giornale, le agenzie. Ognuno con il proprio Vannacci.
Ed è forse questa la parte più interessante della vicenda.
Perché a Villa d’Este i fatti sono stati gli stessi per tutti.
Vannacci è arrivato al Forum di Cernobbio, uno dei luoghi simbolo dell’establishment politico ed economico italiano. Ha parlato di Europa, sovranità, burocrazia, competitività, demografia. Ha detto, in sostanza, che questa Europa non gli piace e che ne vorrebbe un’altra.
Poi è intervenuto Mario Monti.
Ed è lì che la giornata è diventata un piccolo laboratorio di giornalismo.
Repubblica non ha avuto particolari dubbi su quale fosse la notizia: Vannacci non conquista Cernobbio, Monti sì.
Il racconto insiste sulla reazione della platea, sugli applausi, sulle critiche dell’ex presidente del Consiglio e sulle impressioni raccolte tra gli imprenditori. Il generale appare quasi come qualcuno entrato in un ambiente ostile senza riuscire davvero a sedurlo.
La Stampa sceglie una fotografia ancora più efficace: Vannacci è “un alieno a Cernobbio”.
Un’espressione che dice già tutto.
Il militare, l’uomo dei comizi, il politico che costruisce buona parte del proprio consenso contro le élite si ritrova improvvisamente nel salotto delle élite. Il contrasto è perfetto e giornalisticamente funziona.
Anche qui, però, il verdetto è piuttosto chiaro: il vero protagonista della giornata sarebbe stato Monti.
Il Corriere della Sera fa invece una scelta che personalmente trovo più interessante.
Lascia perdere, almeno in parte, la gara su chi abbia applaudito di più e prova a fare una cosa più semplice: controllare quello che Vannacci ha detto.
Prende le sue affermazioni sull’Europa, sull’economia, sul gas russo, sul peso del continente nel mondo e le confronta con i dati.
Il risultato è meno spettacolare di uno scontro tra personaggi, ma probabilmente più utile per il lettore.
Poi c’è Libero. E qui sembra di essere entrati in un altro Forum.
Il Vannacci raccontato da Libero non è affatto l’uomo messo all’angolo da Mario Monti. È uno che sorprende, che raccoglie applausi, che riesce a parlare a una platea teoricamente lontana dal suo mondo.
Un titolo arriva perfino a parlare di un Vannacci che “gabba” Monti.
A questo punto viene spontanea una domanda: erano tutti nella stessa sala? Sì.
Ed è proprio questo il punto. Il giornalismo non mente necessariamente quando racconta due versioni così diverse dello stesso fatto. Molto più spesso sceglie.
Sceglie cosa mettere in apertura. Sceglie quale applauso raccontare. Sceglie quale frase trasformare nel titolo.
Sceglie se Vannacci debba apparire come il politico respinto dall’establishment oppure come quello che proprio nell’establishment riesce finalmente a farsi ascoltare.
Il Giornale tiene invece una linea più politica. Mette uno di fronte all’altro due modelli di Europa: quello di Vannacci, con il suo “ReBorn Europe”, e quello di Monti, che richiama Costituzione, integrazione europea e valori liberali.
È forse il racconto meno interessato a decretare un vincitore e più interessato a rappresentare lo scontro ideologico.
Poi ci sono le agenzie.
ANSA registra il fatto, le polemiche, l’arrivo del generale, il caso Calenda. Reuters va oltre e coglie una questione che, secondo me, merita attenzione.
La vera notizia potrebbe non essere ciò che Vannacci ha detto a Cernobbio. La vera notizia è che Vannacci fosse a Cernobbio.
Perché essere invitato a Villa d’Este significa essere considerato ormai un interlocutore politico vero, piaccia o non piaccia.
Significa che non basta più archiviarlo come fenomeno passeggero, personaggio televisivo o semplice raccoglitore di protesta.
Quando un politico entra in quel salotto, qualcuno ha già deciso che vale la pena ascoltarlo.
E questo vale molto più di un applauso. La vicenda di Cernobbio, quindi, racconta due cose.
La prima è la crescita politica di Vannacci, la seconda riguarda il giornalismo italiano.
Prendete la stessa giornata e affidatela a sei redazioni diverse.
Per Repubblica Vannacci esce sconfitto. Per La Stampa resta l’alieno nel salotto buono.
Per il Corriere è un politico le cui affermazioni devono essere messe alla prova dei numeri.
Per Libero è quello che sorprende tutti.
Per Il Giornale è il protagonista di uno scontro sull’identità dell’Europa.
Per Reuters è ormai un soggetto politico abbastanza importante da essere ammesso nel luogo dove il potere economico ascolta la politica.
Chi ha ragione? Probabilmente nessuno fino in fondo, o forse, in parte, tutti.
Perché i fatti possono essere gli stessi, ma la notizia nasce sempre da ciò che si decide di guardare.
A Cernobbio c’era un solo Roberto Vannacci.
Il giorno dopo, sui giornali, ce n’erano almeno sei.
