Se a mentire è un algoritmo ci spaventiamo. Se lo fa un giornale?

di Fausto Farinelli

Dario Amodei, CEO di Anthropic, una delle aziende che stanno correndo più velocemente nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, dice che bisognerebbe rallentare.

Detta da lui, la cosa fa un certo effetto.

Non significa fermare tutto o tornare alla macchina da scrivere. Il ragionamento è un altro: le capacità dei modelli stanno crescendo così velocemente che sicurezza, controlli e regole rischiano di non riuscire a stare al passo. E siccome Amodei è anche uno di quelli che vede nell’intelligenza artificiale possibilità enormi per la medicina, la ricerca e l’economia, la questione diventa ancora più interessante.

In mezzo a tutte le paure che accompagnano questa rivoluzione, ce n’è però una sulla quale continuo a farmi qualche domanda. Riguarda il mondo che conosco meglio, quello dell’informazione.

Ci viene detto, giustamente, che con l’intelligenza artificiale si possono inventare dichiarazioni, creare immagini false, manipolare fotografie e video, citare fonti che non esistono e costruire una notizia completamente falsa facendola sembrare vera.

È un problema serio.

Ma prima dell’intelligenza artificiale tutto questo non esisteva?

Un giornale non può prendere una dichiarazione autentica e pubblicarne soltanto la parte che conviene? Una televisione non può scegliere determinate immagini e lasciarne fuori altre? Un titolo non può portare il lettore verso una conclusione che magari leggendo attentamente l’articolo diventa molto meno evidente?

E ancora: una redazione decide quali notizie mettere in apertura e quali relegare in fondo, quali persone intervistare, quali domande fare, quanto spazio concedere a una vicenda e quanto a un’altra.

Non sto dicendo che informare significhi manipolare. Sarebbe una sciocchezza. Sto dicendo che la possibilità di manipolare l’informazione esiste da molto prima dell’intelligenza artificiale.

La propaganda non l’ha inventata ChatGPT. Le omissioni non sono nate con Claude. Le fotografie fuori contesto, i titoli forzati, le dichiarazioni tagliate e le indiscrezioni diventate improvvisamente certezze le conosciamo da parecchio tempo.

Allora qual è la differenza? Una enorme c’è.

Con l’intelligenza artificiale tutto questo può diventare molto più facile, veloce ed economico. Soprattutto può essere fatto su una scala che prima era impensabile. Un falso convincente che una volta richiedeva competenze, denaro e tempo oggi può essere prodotto in pochi minuti.

Ed è questo, secondo me, il rischio sul quale dobbiamo concentrarci.

Perché se diciamo semplicemente che l’intelligenza artificiale è pericolosa perché può mentire, rischiamo di attribuire alla macchina una responsabilità che continua ad appartenere all’uomo.

Se utilizzo l’intelligenza artificiale per inventare una dichiarazione e poi la pubblico, chi ha mentito?

La macchina o io?

Se le chiedo di costruirmi una notizia già orientata verso una conclusione che ho deciso in partenza e poi la diffondo senza verificare fonti e fatti, il problema è davvero l’algoritmo?

A me sembra che, alla fine, torniamo sempre allo stesso punto: il buon senso, la responsabilità e, quando parliamo di informazione, la verifica.

Anche perché c’è un’altra faccia dell’intelligenza artificiale di cui parliamo molto meno.

La stessa tecnologia che può costruire un falso sta già aiutando ricercatori ad analizzare enormi quantità di dati, sta entrando nella medicina e nella diagnostica, accelera processi di ricerca che prima richiedevano tempi molto più lunghi e sta cambiando il modo di lavorare nelle imprese, nell’economia, nello sport e nella comunicazione.

E siamo soltanto all’inizio.

Forse dietro una parte della paura che circonda l’intelligenza artificiale c’è anche qualcosa di molto più semplice: il timore di perdere il lavoro.

È una paura comprensibile. Alcuni lavori cambieranno radicalmente, alcune mansioni probabilmente scompariranno e fingere che non accadrà sarebbe poco serio.

Ma non credo che il futuro sarà semplicemente fatto di macchine che lavorano e uomini che restano a guardare.

Credo piuttosto che si creerà una differenza sempre più grande tra chi continuerà a lavorare esattamente come prima e chi imparerà a lavorare insieme all’intelligenza artificiale.

Vale anche per l’informazione.

Un giornalista può utilizzare questi strumenti per analizzare centinaia di documenti, confrontare dati, trascrivere ore di interviste, ricostruire cronologie e trovare collegamenti che richiederebbero giornate intere di lavoro.

E magari utilizzare il tempo risparmiato per fare proprio ciò che una macchina non dovrebbe fare al suo posto: andare a cercare una persona, fare una domanda in più, controllare una fonte, avere un dubbio.

È questo l’aspetto dell’intelligenza artificiale che trovo più interessante: il tempo.

Per secoli abbiamo utilizzato le macchine per liberarci da una parte della fatica fisica. Adesso abbiamo iniziato a costruire macchine che possono liberarci da una parte del lavoro intellettuale ripetitivo.

Non necessariamente per produrre di più.

Magari, qualche volta, semplicemente per produrre meglio.

Per questo capisco l’allarme di Amodei. Una tecnologia con questa potenza deve essere controllata mentre cresce. Bisogna stabilire regole, responsabilità e limiti, perché la velocità con cui si sta sviluppando è probabilmente superiore alla nostra capacità di comprenderne fino in fondo le conseguenze.

Ma vorrei utilizzare lo stesso metro anche per il mondo dal quale arrivano molti degli allarmi sull’intelligenza artificiale.

Se ci preoccupa una fonte inventata dall’IA, dovrebbe preoccuparci anche una fonte non verificata pubblicata da un giornale.

Se ci scandalizza una dichiarazione manipolata da un algoritmo, dovrebbe scandalizzarci una dichiarazione autentica tagliata in modo da cambiarne il significato.

E se chiediamo trasparenza alle aziende che costruiscono sistemi di intelligenza artificiale, forse dovremmo continuare a pretenderla anche da giornali, televisioni, radio e da chiunque abbia il potere di raccontarci ogni giorno che cosa sta succedendo nel mondo.

Perché una penna può scrivere una verità oppure una bugia. Una telecamera può raccontare quello che è successo oppure mostrarcene soltanto un pezzo. Un algoritmo può aiutarci a capire qualcosa che prima non riuscivamo a vedere oppure può essere utilizzato per costruire una falsità perfetta.

Lo strumento cambia.

La responsabilità, almeno per ora, rimane nostra.

E allora forse la domanda non è quanto dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale.

La domanda è quanto possiamo fidarci dell’intelligenza umana quando decide come usarla.




Alghero e Sassari in delirio per “La Chanteuse”

Grande successo d’apertura per il festival “Nessun Dorma” organizzato da Ars Aurelia

Con il suo dirompente spettacolo musicale, Alessia Desogus ha incantato il pubblico trascinandolo nell’universo dei “cafés chantants” parigini, dei music hall londinesi e del cabaret europeo

ALGHERO – Il debutto della terza edizione del festival “Nessun Dorma” non poteva essere più travolgente: sabato (12 settembre) l’“uragano” Alessia Desogus si è abbattuto con “La Chanteuse” sul palcoscenico di Villa Mosca, regalando al pubblico di Alghero una serata memorabile di musica, ironia e teatro. Affiancata da un ensemble di artisti d’eccezione, tutti polistrumentisti, la cantante sassarese ha portato in scena un concerto camaleontico che ha spaziato fra tutti i generi possibili della “musica da café”.

Grazie a un repertorio che attraversa la Belle Époque e va ben oltre (con brani legati all’immaginario collettivo cinematografico), l’artista (che ora vive in Spagna) ha trasportato gli spettatori in un viaggio musicale e teatrale fatto di canzoni, racconti e atmosfere rétro che pescano a piene mani nell’universo dei cafés chantants parigini, dei music hall londinesi e del cabaret europeo. E ancora tra le note del jazz classico di New York e le sonorità legate al mondo del “Charleston”, giocando abilmente tra i brani più tradizionali e le contaminazioni d’inizio Novecento.

Il tutto impreziosito da un’atmosfera di forte impatto emozionale: il tramonto mozzafiato sul mare di Alghero. Con la sua presenza scenica dirompente e la sua voce duttile e ruggente, Desogus è stata capace di infrangere gli schemi e portare sul palco una “diva” imprevedibile, travolgendo letteralmente gli spettatori, passati in breve dallo stupore attonito a una reazione calorosa e attiva.

Il concerto si è trasformato in uno spettacolo teatrale vivo, portato a riscriversi continuamente: «Il café chantant è sorprendente – ha dichiarato Desogus –, c’è una modalità di interazione col pubblico a volte inaspettata, esperienziale. Bisogna viverlo, perché ogni volta è diverso. Amo interagire con chi mi ascolta, mi piace farlo sognare e sorprenderlo, senza che sappia esattamente cosa aspettarsi. In fondo è come nella vita, ed è misterioso come tutte le cose belle».

Il gradimento del pubblico si è tradotto nei numeri: l’evento ha registrato il sold out ben prima del previsto, richiamando numerosi spettatori ad ascoltare il concerto anche dalle zone limitrofe a Villa Mosca, catturati dall’energia e dall’atmosfera del luogo.

A introdurre la serata è stata Claudia Soggiu assieme alla direttrice artistica Irene Dore, che ha espresso grande soddisfazione a nome di tutta l’équipe di Ars Aurelia, entusiasta di un’apertura che ha superato ogni aspettativa. La Chanteuse di Alessia Desogus è andata in replica domenica (13 settembre) infiammando il pubblico del Chiostro di Santa Maria di Betlem a Sassari.

Il festival prosegue sabato 19 settembre, alle 18, a Villa Mimosa di Sassari ,con “Il rito del tè”, un autentico salotto d’epoca nel quale i figuranti dell’Associazione Quiteria porteranno la tradizione parigina a incontrare la cultura sassarese.

“Nessun Dorma” è organizzato da Ars Aurelia ETS con il sostegno e il patrocinio del Comune di Sassari, della Fondazione di Sardegna e della RAS, ed è inserito nel network Salude&Trigu della Camera di Commercio del Nord-Sardegna.




“Voci D’Europa” chiude il primo atto e conferma la Sardegna come crocevia di culture, cori internazionali e tradizioni

Concluso il primo step della kermesse che ha animato Santa Maria Coghinas, Porto Torres, Monteleone Rocca Doria e Borutta. Grande attesa per la serata finale del 24 ottobre con i prestigiosi The Tallis Scholars

Porto Torres. “Voci D’Europa” si conferma un crocevia di culture, contaminazioni musicali internazionali e tradizioni. Il primo segmento della 43esima edizione si è concluso nei giorni scorsi ed è stato un vero e proprio viaggio nella storia e nelle suggestioni del territorio, animando i centri di Santa Maria Coghinas, Porto Torres, Monteleone Rocca Doria e Borutta, e trasformando il nord Sardegna in un vivace palcoscenico a cielo aperto capace di unire borghi, chiese romaniche e momenti di profonda condivisione spirituale.

L’esperienza artistica ha trovato il suo epilogo nella serata del “Terzo Tempo” alla tenuta Li Lioni, dove l’energia del gospel ha incontrato le tradizioni sarde e le polifonie classiche, permettendo un contatto diretto tra palco e platea, per dare spazio alla convivialità e alla scoperta dei sapori dell’isola.

Dopo una visita guidata alla vicina necropoli di “Su Crucifissu Mannu”, sul palco si sono esibite le formazioni del Coro Santu Mauru di Sorgono, del Rise and Shine Singers Club Gospel Choir di Cagliari, Intragnas di Porto Torres e Coro Polifonico Turritano.

Escursione a Su Crucifissu Mannu

Altro momento toccante è stato la messa all’abbazia di San Pietro di Sorres officiata dal padre Luigi Tiana, impreziosita dai brani cantati del coro sloveno Vikra, che ha dato avvio a un concerto collettivo seguito dal Coro polifonico Santa Cecilia APS di Sassari e Hic et Nunc di Cagliari.

Un valore aggiunto di questa edizione è stato lo scambio umano e artistico tra diverse realtà corali, regionali, nazionali e internazionali. Arrivata da Trieste con il coro Vikra, la direttrice d’orchestra e musicologa Petra Grassi ha raccontato l’importanza di manifestazioni come “Voci D’Europa” per creare sinergie e legami tra le diverse comunità. Molto apprezzato dagli artisti è stato l’impegno della macchina organizzativa, che lavora tutto l’anno per la buona riuscita di un evento tra i più prestigiosi del settore a livello internazionale.

Altro aspetto che ha colpito i cori ospiti è stata la straordinaria acustica delle chiese romaniche come la Basilica di Sorres, la chiesa di Sant’Antonio a Monteleone Rocca Doria, La Madonna delle Grazie a Santa Maria Coghinas e San Gavino a Porto Torres.

Coro di Ruda a Monteleone Rocca Doria

Anche la Sardegna corale ha vissuto la kermesse come un’occasione di crescita e visibilità, come hanno sottolineato i maestri Salvatore Bua ed Emanuele Piras, l’evento permette di stare a stretto contatto con il pubblico e di riscoprire le tradizioni folcloristiche ed enogastronomiche locali, fungendo da motore per l’impegno costante di tutti i coristi.

Il festival diretto da Laura Lambroni è organizzato dal Coro Polifonico Turritano, inserito nel circuito Salude&Trigu della Camera di Commercio di Sassari e sostenuto dalla Regione Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna, dai comuni di Porto Torres, Borutta, Santa Maria Coghinas e Monteleone Rocca Doria.

“Voci D’Europa” non si ferma qui, puntando dritto verso il gran finale, che si svolgerà il 24 ottobre nella Basilica di San Gavino a Porto Torres: l’evento, realizzato in collaborazione con il Festival “Nella Città dei Gremi” di Sassari e con il patrocinio del Comune di Porto Torres, porterà in Sardegna The Tallis Scholars, la prestigiosa formazione britannica diretta da Peter Phillips, considerata un punto di riferimento a livello globale per la musica sacra rinascimentale.

Ballo sardo a Li Lioni con Intragnas di Porto Torres. In alto Vikra di Trieste



NASCE IN SARDEGNA BUSSOLADIRITTI: LA PIATTAFORMA CIVIC TECH CHE SEMPLIFICA L’ACCESSO AI DIRITTI SU DISABILITÀ E WELFARE

Dalla Sardegna un nuovo progetto digitale per orientare cittadini, persone con disabilità, caregiver e famiglie tra invalidità civile, Legge 104, prestazioni economiche, sanità, agevolazioni e servizi territoriali

Sardegna, settembre 2026 – Capire quali diritti spettano, quali prestazioni è possibile richiedere, quali documenti servono e quali scadenze non bisogna dimenticare può trasformarsi, per una persona con disabilità o per una famiglia che assiste un proprio caro, in un vero e proprio percorso a ostacoli.

È da questa esigenza che nasce BussolaDiritti.it, piattaforma digitale di civic tech sviluppata in Sardegna con l’obiettivo di rendere più comprensibili e accessibili le informazioni riguardanti disabilità, invalidità, welfare e servizi pubblici.

Il progetto nasce dall’esperienza diretta del suo fondatore, Davide Fiume, e dalla volontà di trasformare una difficoltà personale in uno strumento utile a una comunità molto più ampia: quella delle persone con disabilità, dei caregiver e delle famiglie che ogni giorno devono confrontarsi con norme, circolari, modulistica, scadenze e servizi spesso distribuiti tra numerosi enti e piattaforme differenti.

DAL “LABIRINTO” BUROCRATICO A UN UNICO PUNTO DI ORIENTAMENTO

Il problema affrontato da BussolaDiritti non è la mancanza di informazioni.

Le informazioni esistono, ma sono spesso frammentate tra siti istituzionali, normative, circolari, amministrazioni regionali e locali, INPS, servizi sanitari e differenti uffici pubblici.

Per chi deve affrontare contemporaneamente una condizione di disabilità, una malattia o il carico assistenziale di un familiare, riuscire a comprendere cosa spetta, come richiederlo, a chi rivolgersi e quali scadenze rispettare può diventare estremamente complesso.

BussolaDiritti nasce proprio per ridurre questa distanza tra il diritto riconosciuto dalla legge e la possibilità concreta del cittadino di comprenderlo e utilizzarlo.

UN ECOSISTEMA DIGITALE PER I DIRITTI

La piattaforma riunisce in un unico ambiente numerosi strumenti dedicati all’orientamento e alla gestione delle principali problematiche legate a disabilità e welfare.

Tra le funzionalità disponibili figurano:

Orientamento e verifica dei diritti

Il Check-up dei diritti consente all’utente di rispondere a una serie di domande per ottenere un primo orientamento sulle prestazioni, agevolazioni ed esenzioni potenzialmente pertinenti alla propria situazione.

Il sistema comprende inoltre strumenti dedicati alla consultazione delle principali prestazioni legate a invalidità civile, Legge 104, pensioni, accompagnamento, bonus e agevolazioni.

Traduzione del linguaggio burocratico

Uno degli strumenti del progetto è dedicato alla comprensione dei documenti della Pubblica Amministrazione.

L’obiettivo è aiutare il cittadino a trasformare il linguaggio tecnico e burocratico in informazioni più semplici e comprensibili, facilitando la lettura di comunicazioni, provvedimenti e documentazione amministrativa.

Fascicolo digitale e gestione delle scadenze

La piattaforma prevede strumenti per organizzare documenti e informazioni personali e per tenere sotto controllo le principali scadenze.

Gli avvisi sono pensati, ad esempio, per ricordare rinnovi, revisioni, aggiornamenti e altri adempimenti che possono essere facilmente dimenticati.

Strumenti per le pratiche

BussolaDiritti raccoglie inoltre modulistica, guide operative e strumenti di supporto per alcune delle pratiche più frequenti.

Sono presenti anche strumenti per la generazione di documenti, tra cui modelli di lettere e diffide.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE AL SERVIZIO DEL CITTADINO

Uno degli elementi distintivi del progetto è l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale come strumento di supporto alla consultazione e all’organizzazione delle informazioni.

Il portale integra un assistente digitale con possibilità di interazione vocale e strumenti pensati per rendere più semplice la ricerca delle informazioni.

L’approccio adottato punta tuttavia a distinguere l’utilizzo dell’AI dalla fonte del diritto: l’intelligenza artificiale viene utilizzata come tecnologia di supporto, mentre le informazioni vengono ricondotte a fonti istituzionali e normative.

BussolaDiritti non nasce quindi con l’obiettivo di sostituire medici, avvocati, patronati o professionisti, ma di offrire al cittadino un primo strumento di orientamento e comprensione.

ACCESSIBILITÀ DIGITALE

Particolare attenzione è stata dedicata all’accessibilità.

La piattaforma integra strumenti e impostazioni destinati a facilitare la navigazione da parte di persone con differenti esigenze, tra cui modalità ad alto contrasto, caratteri e impostazioni orientate alla leggibilità, dettatura vocale e contenuti informativi accessibili.

Il progetto prevede inoltre contenuti e video-guide dedicati alla Lingua dei Segni Italiana (LIS).

L’obiettivo dichiarato è rendere l’accesso alle informazioni sui diritti il più possibile inclusivo.

LA SARDEGNA COME FASE PILOTA

La Sardegna rappresenta attualmente il territorio di sperimentazione del progetto.

Accanto alle informazioni di carattere nazionale, BussolaDiritti sta sviluppando una componente territoriale dedicata ai servizi presenti sull’isola.

Tra le informazioni e gli strumenti disponibili rientrano:

mappa delle strutture sanitarie;
informazioni sui Pronto Soccorso;
farmacie di turno;
Guardia Medica;
mappa dei defibrillatori DAE;
informazioni sulle strutture e sui servizi sanitari territoriali;
Commissioni Mediche per l’invalidità;
fornitori di protesi e ausili;
informazioni relative a lavoro, bandi e servizi locali.

La sperimentazione sarda rappresenta il primo passo di un progetto concepito con una prospettiva più ampia.

LAVORO, TUTELE E TERZO SETTORE

L’ambito di BussolaDiritti non si limita alle prestazioni economiche.

La piattaforma comprende sezioni dedicate anche al lavoro, alla tutela delle persone fragili e al Terzo Settore.

Tra gli strumenti figurano una bacheca dedicata alle opportunità lavorative, informazioni su bandi e iniziative territoriali, strumenti per la realizzazione di un curriculum inclusivo e guide su tematiche quali l’amministrazione di sostegno e il “Dopo di noi”.

Sono inoltre disponibili risorse informative dedicate alla costituzione e alla gestione delle associazioni e al mondo del volontariato.

UNA PIATTAFORMA COSTRUITA CON L’AI

BussolaDiritti rappresenta anche un esempio di come le nuove tecnologie possano consentire a un singolo progetto indipendente di affrontare problemi tradizionalmente associati a strutture tecnologiche molto più grandi.

Il progetto è stato ideato e sviluppato utilizzando in maniera estesa strumenti di Intelligenza Artificiale per la programmazione, l’architettura e l’implementazione della piattaforma.

L’obiettivo non è utilizzare l’AI per sostituire le istituzioni o gli esperti, ma sfruttarla per costruire strumenti digitali capaci di organizzare, semplificare e rendere più accessibili informazioni già esistenti.

IL TEMA DELL’AFFIDABILITÀ

In un settore delicato come quello della disabilità e del welfare, l’affidabilità delle informazioni rappresenta uno degli aspetti centrali del progetto.

BussolaDiritti dichiara di basare i propri contenuti su fonti istituzionali e normative, tra cui informazioni provenienti da INPS, Ministero della Salute, Regione Sardegna, Gazzetta Ufficiale e Normattiva.

Il principio alla base del progetto è quello di non creare nuovi diritti o interpretazioni arbitrarie, ma di aiutare il cittadino a comprendere meglio quelli già previsti dalle norme.

PRIVACY E DATI PERSONALI

La gestione dei dati rappresenta un ulteriore elemento centrale della piattaforma.

Considerata la particolare delicatezza delle informazioni che possono essere trattate nell’ambito della disabilità e della salute, il progetto pone attenzione alla tutela dei dati personali e al rispetto della normativa sulla privacy, compreso il Regolamento europeo GDPR e le disposizioni relative alle categorie particolari di dati.

L’obiettivo è garantire un utilizzo trasparente degli strumenti digitali, senza trasformare le informazioni personali degli utenti in uno strumento di profilazione commerciale.

UN PROGETTO NATO DA UN’ESPERIENZA PERSONALE

Alla base di BussolaDiritti c’è un’esperienza personale.

Il fondatore del progetto ha vissuto direttamente le difficoltà legate alla gestione della disabilità e della burocrazia, arrivando alla conclusione che uno dei problemi più grandi non fosse soltanto ottenere un diritto, ma sapere che quel diritto esiste e capire come esercitarlo.

Da questa consapevolezza è nata l’idea di costruire una piattaforma che partisse non dalla singola amministrazione o dalla singola normativa, ma dalla persona.

Una sorta di “bussola” all’interno di un sistema nel quale le informazioni possono essere corrette, ma difficili da trovare, comprendere e collegare tra loro.

DALLA SARDEGNA A UN MODELLO NAZIONALE

BussolaDiritti si trova attualmente nella propria fase pilota in Sardegna, dove vengono sviluppati e testati strumenti e servizi destinati a essere progressivamente ampliati.

L’ambizione del progetto è costruire un modello digitale replicabile anche in altri territori italiani, mantenendo un approccio centrato sulla persona e sulla semplificazione dell’accesso alle informazioni.

La sfida è trasformare la tecnologia in uno strumento concreto di cittadinanza: non aggiungere ulteriore complessità digitale, ma utilizzarla per ridurre la complessità burocratica.

Perché un diritto che esiste sulla carta è realmente accessibile soltanto quando il cittadino riesce a comprenderlo, riconoscerlo e sapere come esercitarlo.

Sarei onorato di potervi mostrare direttamente le potenzialità della piattaforma, e resto a vostra completa disposizione per interviste, approfondimenti o materiale grafico per le vostre redazioni.

Ringraziandovi per l’attenzione e per il prezioso lavoro di informazione che svolgete per la nostra isola, vi porgo i miei più cordiali saluti.

Davide Fiume Fondatore di BussolaDiritti 379/1085114




Santa Maria La Palma, il nuovo PUC ridisegna la borgata: nuove case e 375 posti letto alle Officine Zirra.

Il Progetto Guida prevede due comparti residenziali per circa 410 nuovi abitanti teorici, edilizia convenzionata e il recupero delle Officine Zirra per una nuova funzione turistico-ricettiva. Tutelato il nucleo storico-rurale.

ALGHERO – Il nuovo PUC di Alghero comincia a mostrare il suo volto concreto quando dalle linee generali si passa alle singole borgate. E a Santa Maria La Palma il cambiamento previsto è tutt’altro che marginale. Il Progetto Guida 6.6.2 interviene infatti su tre fronti differenti: tutela del nucleo storico-rurale, completamento residenziale e trasformazione turistico-ricettiva dell’area delle Officine Zirra.

Partiamo dalle nuove abitazioni, perché sono probabilmente il dato che interesserà di più chi vive nella borgata. La zona C3.2 viene articolata in due Unità Minime Insediative, le cosiddette UMI.

La prima interessa 61 mila metri quadrati di superficie territoriale, dei quali 22.800 fondiari, con un indice di 0,5 mc/mq. La volumetria prevista è di 30.500 metri cubi, equivalenti nel dimensionamento del piano a circa 300 nuovi abitanti. La seconda UMI è più piccola: 11 mila metri quadrati di superficie territoriale, 6.500 fondiari e indice pari a 1 mc/mq, per altri 11 mila metri cubi e 110 abitanti teorici.

Messi insieme significa 41.500 metri cubi di capacità edificatoria residenziale e circa 410 nuovi abitanti potenziali.

Ma dentro quei numeri c’è un altro dato che merita attenzione. Il PUC destina 6.100 metri cubi della UMI 1 e 2.200 della UMI 2 all’edilizia sovvenzionata ERP e/o convenzionata. Complessivamente fanno 8.300 metri cubi, circa un quinto della volumetria residenziale indicata nelle due schede.

Non siamo però davanti a 41.500 metri cubi liberamente edificabili dai singoli proprietari.

Nella UMI 1, in particolare, il piano stabilisce che lo schema planovolumetrico sia vincolante e lo siano anche numero, ubicazione e orientamento dei nuovi edifici unifamiliari. Il progetto dovrà completare l’insediamento seguendo il disegno previsto e mantenendo il rapporto con l’impianto originario.

Anche l’altezza dice qualcosa sul tipo di sviluppo immaginato per la borgata: massimo 6 metri e due piani, sia nella UMI 1 sia nella UMI 2. Non grandi palazzi, dunque, ma un completamento residenziale a bassa altezza. Sono inoltre previste superfici da cedere per la viabilità: 4.600 metri quadrati nella prima UMI e 2.200 nella seconda, oltre agli standard urbanistici e alle superfici minime permeabili.

Il vecchio nucleo non scompare

Accanto alle nuove costruzioni c’è poi l’altra faccia del progetto. Una zona A1.3 di 100 mila metri quadrati viene ricondotta alla salvaguardia dei nuclei rurali. Il PUC prevede il recupero dei caratteri originari, tipologici e costruttivi degli edifici e, in assenza di Piano particolareggiato, rinvia agli abachi e alle prescrizioni dell’articolo 15 delle NTA del PCVB.

È un passaggio importante per capire l’impostazione scelta: Santa Maria La Palma non viene considerata semplicemente come uno spazio disponibile per costruire nuove abitazioni. Da una parte si individua il nucleo da conservare, dall’altra si concentrano le nuove volumetrie nei comparti destinati al completamento.

Officine Zirra, fino a 375 posti letto

Poi ci sono le Officine Zirra, e probabilmente è qui che il progetto cambia davvero scala.

Il PUC individua una zona F4.2 di 75 mila metri quadrati destinata a insediamenti turistico-ricettivi collegati ai territori agricoli della bonifica. L’indice territoriale previsto è 0,3 mc/mq, per una capacità edificatoria di 22.500 metri cubi e un dimensionamento teorico di 375 posti letto. L’altezza massima resta fissata a sei metri.

Non si tratta però semplicemente di realizzare una nuova struttura ricettiva su terreno libero.

Il 50% della superficie fondiaria dovrà essere destinato ad attrezzature di interesse comune, verde attrezzato e parcheggi. Inoltre almeno il 60% di queste aree dovrà comprendere il patrimonio edilizio esistente ed essere pubblico o vincolato all’uso pubblico.

Ma il passaggio forse più significativo è un altro: il PUC rende obbligatorio il riuso del patrimonio edilizio esistente delle Officine Zirra, sul quale vengono ammessi gli interventi di manutenzione, restauro e risanamento conservativo. L’attuazione potrà avvenire attraverso piani di iniziativa pubblica o privata, programmi complessi o accordi di programma.

Ed è probabilmente proprio questa la partita più interessante per Santa Maria La Palma. Non soltanto per i 375 posti letto potenziali, ma perché il recupero di un patrimonio esistente potrebbe diventare il perno di una nuova funzione economica per l’intera borgata.

In totale circa 64 mila metri cubi

Se sommiamo le diverse previsioni, il dato assume una dimensione ancora più evidente: 41.500 metri cubi residenziali nelle due UMI e altri 22.500 metri cubi nella zona turistico-ricettiva delle Officine Zirra. In tutto circa 64 mila metri cubi di capacità edificatoria prevista dalle relative schede, pur appartenenti a comparti con destinazioni, regole e procedure completamente differenti.

La questione, quindi, non è soltanto “quanto si costruirà”.

Le domande diventano altre: come verranno attuati i comparti? Quanta parte dell’edilizia convenzionata diventerà realmente abitazione accessibile per chi vuole restare a vivere nella borgata? Quale progetto verrà costruito attorno alle Officine Zirra? E soprattutto, quei 375 posti letto saranno semplicemente nuova ricettività oppure potranno diventare il motore per creare servizi, occupazione e una nuova centralità per Santa Maria La Palma?

Perché sulla carta il PUC non sta disegnando soltanto qualche casa in più. Sta proponendo, almeno nelle intenzioni, un nuovo equilibrio tra residenza, tutela dell’identità rurale e sviluppo turistico.

Ed è su come quell’equilibrio verrà trasformato dalla carta alla realtà che probabilmente si giocherà la parte più importante del progetto.


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PUC Alghero 2026 · Progetto Guida 6.6.2

Santa Maria La Palma: cosa cambia con il nuovo PUC

Il progetto interviene su tre fronti: tutela del nucleo storico-rurale,
nuove residenze nella zona C3.2 e sviluppo turistico-ricettivo
nell’area delle Officine Zirra.

Nuova capacità residenziale
41.500 mc
UMI 1 + UMI 2
Nuovi abitanti teorici
410
300 + 110
ERP / convenzionata
8.300 mc
Quota prevista nelle due UMI
Officine Zirra
375 posti letto
22.500 mc turistico-ricettivi

1 · Tutela

Nucleo storico-rurale

La zona A1.3 interessa 100.000 m². Il PUC prevede la
salvaguardia dei caratteri originari, tipologici e costruttivi degli
edifici della borgata.

Zona A1.3
100.000 m²
Recupero

2 · Residenza

Due nuove UMI

La zona C3.2 viene utilizzata per il completamento dei tessuti urbani
consolidati. Le due UMI consentono complessivamente
41.500 mc e circa 410 abitanti teorici.

Massimo 6 m
Massimo 2 piani
RES_01-02-03

3 · Turismo

Officine Zirra

La zona F4.2 interessa 75.000 m² ed è destinata a
insediamenti turistico-ricettivi con una capacità teorica di
375 posti letto.

22.500 mc
H max 6 m
Riuso obbligatorio

UMI 1

Superficie territoriale61.000 m²
Superficie fondiaria22.800 m²
Indice territoriale0,5 mc/m²
Volume edificabile30.500 mc
Abitanti teorici300
ERP / convenzionata6.100 mc
Standards33.600 m²
Viabilità da cedere4.600 m²

Altezza massima: 6 m · piani: massimo 2.

Lo schema planovolumetrico della UMI 1 è indicato come
vincolante, compresi numero, ubicazione e orientamento
dei nuovi edifici unifamiliari.

UMI 2

Superficie territoriale11.000 m²
Superficie fondiaria6.500 m²
Indice territoriale1 mc/m²
Volume edificabile11.000 mc
Abitanti teorici110
ERP / convenzionata2.200 mc
Standards2.300 m²
Viabilità da cedere2.200 m²

Altezza massima: 6 m · piani: massimo 2.

La superficie minima permeabile indicata è di 2.600 m².

Officine Zirra

Superficie zona F4.275.000 m²
Indice territoriale0,3 mc/m²
Volume edificabile22.500 mc
Posti letto teorici375
Altezza massima6 m
UsiTR_01-02-03-04

Il 50% della superficie fondiaria deve essere destinato
ad attrezzature di interesse comune, verde attrezzato e parcheggi.

Il PUC prevede inoltre il riuso obbligatorio del patrimonio
edilizio esistente delle Officine Zirra
.

I numeri a confronto

Ambito Superficie Volume Capacità teorica Altezza Elemento chiave
Zona A1.3 100.000 m² — Tutela / recupero Secondo norme di tutela Salvaguardia nucleo rurale
C3.2 – UMI 1 61.000 m² 30.500 mc 300 abitanti 6 m / 2 piani ERP 6.100 mc
C3.2 – UMI 2 11.000 m² 11.000 mc 110 abitanti 6 m / 2 piani ERP 2.200 mc
F4.2 – Officine Zirra 75.000 m² 22.500 mc 375 posti letto 6 m Riuso patrimonio esistente

Come si attuano gli interventi?

Le schede prevedono strumenti quali Piano di Lottizzazione convenzionata,
PEEP e programmi complessi. Per le Officine Zirra sono contemplati piani
attuativi di iniziativa pubblica o privata, programmi complessi e accordi
di programma. La volumetria prevista dal PUC non equivale quindi a
edificabilità immediata e autonoma del singolo terreno.

Quali sono le condizioni ambientali?

Per le UMI residenziali sono previste superfici minime permeabili ed è
richiamato il principio di invarianza idraulica con applicazione delle
prescrizioni delle NTA del PAI.

Cosa succede agli edifici delle Officine Zirra?

Il progetto prevede il loro riuso obbligatorio. Per il patrimonio
edilizio esistente sono indicati interventi di manutenzione, restauro e
risanamento conservativo.

La domanda che resta aperta

Santa Maria La Palma non viene disegnata soltanto come una borgata da
ampliare. Il PUC prova a tenere insieme tutela dell’identità rurale,
nuova residenza e sviluppo turistico. La questione sarà capire come
questi numeri passeranno dalla carta alla realtà: quanta edilizia
convenzionata verrà effettivamente realizzata, quali servizi arriveranno
con i nuovi insediamenti e soprattutto quale progetto prenderà forma
intorno alle Officine Zirra.

Fonte dei dati: Comune di Alghero, PUC 2026 — Progetto Guida 6.6.2
Santa Maria La Palma, tavole e parametri urbanistici della presentazione.

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Ittireddu, il Vulcano di Monte Lisiri palcoscenico di resilienza con l’arte coreutica

La Compagnia Zappalà Danza 2 di Catania e ViDaVé Company di Napoli conquistano Ittireddu per il festival “Corpi in movimento”

ITTIREDDU – Sul palcoscenico lunare di Monte Lisiri l’arte coreutica cerca di mostrare come, persino nel cuore di un universo frammentato, la vita possa sempre trovare sempre una nuova forma. Succede a Ittireddu, nella nuova tappa del festival “Corpi in movimento”, dove la Compagnia Zappalà Danza 2 ha presentato l’opera “Lif”, ricordandoci che dopo ogni fine c’è sempre spazio per un nuovo inizio da ricostruire passo dopo passo.

Ispirata ai versi del celebre poema norreno Völuspá, con la regia e la coreografia di Claudio Scalia, che ha firmato la drammaturgia assieme a Sergio Campisi, la performance ha portato in scena il peso della grande apocalisse (il Ragnarök) e la conseguente distruzione del mondo.

Nell’interpretazione magistrale di Ismaele Buonvenga e Marco Di Dato, gli unici esseri umani che sopravvivono alla fine del mondo, Líf e Lifthrasir, danno un nuovo inizio all’umanità. Il progetto è stato selezionato per NID Platform (sezione open studios) e finalista al Premio Twain direzioni Altre.

La seconda parte della serata ha portato in scena “Coraggio. La sfortuna non esiste” della ViDaVé Company, una produzione firmata da Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali (vincitrice del Premio TWAIN Direzioni Altre 2025 e selezionata per la Vetrina del Network Anticorpi XL 2025).

Il lavoro ha proposto una profonda riflessione artistica sul concetto del Sé e sulla reale esistenza della sfortuna, spesso vissuta come un fattore esterno e incontrollabile.

La performance ha saputo sviscerare la complessità della psiche umana, mostrando come la vera forza risieda nell’irrazionalità e nella resilienza. Senza eroi né vittime, lo spettacolo ha ricordato agli spettatori che le difficoltà possono diventare il motore di una trasformazione personale, affrontando l’ignoto non con la paura, ma con il coraggio e la dedizione al lavoro artistico.

Il prossimo appuntamento del festival sarà il 26 settembre a Palazzo di Città di Sassari, dove alle 20.30 si esibiranno i Komoco con “The Fridas” di Sofia Nappi, la Compagnia Ariella Vidach AIEP con “Io, Tu, Io E Te, Tu Ed Io, Noi, Loro, Noi E Loro” e la Compagnia GDO con “Pre-giudizio”.

“Corpi in movimento” è organizzato da Danzeventi con il sostegno e il patrocinio di Mic, Regione autonoma della Sardegna, Comune di Ittireddu, Festival Multidisciplinare Sardegna, Fondazione di Sardegna, Baretto di Porto Ferro e con il contributo del Comune di Sassari. Per info contattare i numeri 340 6517531 e 349 8024059, scrivere all’indirizzo [email protected] o consultare il sito ufficiale www.danzeventi.com.




Turismo: sottoscritto il protocollo d’intesa del progetto “Le Porte della Sardegna” con i dieci Sindaci interessati alle aree d’accesso all’isola

Cagliari, 9 settembre 2026 – Sottoscritto dall’assessore regionale del Turismo Franco Cuccureddu e i sindaci dei Comuni di Alghero, Cagliari, Elmas, Golfo Aranci, Olbia, Oristano, Porto Torres, Santa Giusta, Santa Teresa Gallura e Tortolì, il protocollo d’intesa “Le Porte della Sardegna”, un programma a regia regionale, volto a promuovere la realizzazione di investimento coesi e coordinati, coerenti con le prescrizioni del Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) 2021/2027, con una dotazione finanziaria complessiva di 12 milioni di euro, destinata alla riqualificazione e valorizzazione delle principali aree di accesso alla Sardegna.

Il programma “Le Porte della Sardegna” riguarda dieci Comuni dove sono localizzati gli aeroporti, con traffico nazionale e internazionale, ed i porti con traffico passeggeri e commerciale internazionale e nazionale.

“L’Assessorato regionale del Turismo ha tre progetti strategici nell’FSC, nel Fondo Sviluppo e Coesione. Uno legato al turismo culturale con le città regge, uno sul turismo nei borghi e il terzo, quello che oggi andiamo a sottoscrivere, riguarda le Porte della Sardegna, cioè i luoghi di accesso, di primo contatto dei turisti con la nostra regione. Vogliamo rendere più accoglienti, più decorosi questi luoghi nelle immediate vicinanze dei tre aeroporti principali della Sardegna e dei sei porti nei quali vi è il traffico commerciale con la penisola e con il resto d’Europa. Dodici i milioni di euro che saranno destinati quindi alle strade di accesso, alle piazzole, alle panchine, alla sistemazione delle fioriere. a rendere il più accogliente possibile questi luoghi, poiché si tratta del primo impatto che il turista ha con la nostra regione, ma anche dell’ultima immagine, dell’ultimo ricordo che porteranno via nella Sardegna. Quindi migliorando gli accessi, migliorando le porte della Sardegna, crediamo anche di poter garantire una migliore qualità dell’immagine turistica della nostra regione ma anche un impegno in più per la fidelizzazione del turista.”, ha sottolineato l’assessore Franco Cuccureddu.

Il progetto rappresenta uno degli interventi strategici nel settore del turismo e dell’ospitalità, destinata alla riqualificazione e valorizzazione delle principali aree di accesso alla Sardegna. Le risorse sono state ripartite in misura sostanzialmente uniforme tra i territori interessati, con un finanziamento pari a 1.333.333 euro per ciascuna delle principali Porte della Sardegna. Per i Comuni di Oristano e Santa Giusta, che condividono il medesimo sistema portuale di riferimento, l’importo assegnato è pari a 666.666 euro ciascuno, corrispondente al 50 per cento della quota ordinaria prevista per gli altri interventi.

La linea d’azione nasce dalla volontà di qualificare gli spazi attraversati quotidianamente dai viaggiatori in arrivo e in partenza dall’Isola, migliorando la qualità urbana, paesaggistica e funzionale delle aree esterne ai porti e agli aeroporti e contribuendo a rafforzare l’immagine della Sardegna come destinazione turistica moderna, accogliente e sostenibile.

Gli interventi riguarderanno, tra gli altri, la riqualificazione paesaggistica e del verde, l’illuminazione, la cartellonistica, l’arredo urbano, i percorsi di accesso, la viabilità e gli spazi di sosta, con particolare attenzione alle aree prospicienti porti e aeroporti. L’obiettivo è trasformare le principali porte d’ingresso della Sardegna da semplici luoghi di transito a spazi capaci di rappresentare l’identità culturale, paesaggistica e ambientale dell’Isola, contribuendo a costruire un’immagine coordinata e riconoscibile della destinazione Sardegna pur nel rispetto delle specificità dei singoli territori.

Il programma coinvolge i principali nodi di collegamento marittimo e aereo della regione. Tra questi figurano la riqualificazione delle aree aeroportuali di Alghero ed Elmas, la valorizzazione delle aree portuali e aeroportuali di Olbia, la riqualificazione degli accessi portuali di Golfo Aranci, Porto Torres, Oristano, Santa Giusta, Santa Teresa di Gallura e Arbatax, il miglioramento dei collegamenti urbani tra il porto e il centro cittadino di Cagliari e ulteriori interventi di qualificazione paesaggistica e urbana nei Comuni coinvolti.

Le risorse sono state ripartite tra i Comuni sulla base dei programmi di investimento approvati dalla Giunta regionale con Deliberazione n. 42/31 del 13 Agosto 2026. Gli interventi saranno attuati mediante specifiche convenzioni che disciplineranno gli aspetti procedurali, finanziari e di monitoraggio, nel rispetto dei cronoprogrammi previsti dalla programmazione FSC e dovranno essere completati entro il 2030.

“L’uscita dall’aeroporto o dal porto costituisce il primo impatto che il visitatore ha con la Sardegna, costituisce quella prima impressione -sottolinea l’assessore Franco Cuccureddu- che avrà un ruolo significativo sul giudizio complessivo sulla destinazione, e quindi sulla possibilità di fidelizzazione. Allo stesso modo all’arrivo al porto o all’aeroporto si registra quell’ultima immagine della Sardegna, che si porterà nei ricordi di viaggio. “Per queste ragioni – conclude l’assessore del turismo- questo progetto rivese una importanza strategica, e ci auguriamo che i Comuni, col supporto della Regione, vogliano trasformarlo in una vera rete, finalizzata a realizzare iniziative coordinate per garantire il miglior impatto possibile del visitatore con la nostra Isola, nei momenti, potenzialmente critici, dell’arrivo e della partenza dalla Sardegna”.




Da Bellieni a Coppieters: il pensiero sardo incontra il federalismo europeo

Il 15 settembre alla Biblioteca Universitaria di Sassari la presentazione del volume “Figure politiche per il futuro dell’Europa”, pubblicato dalla Coppieters Foundation di Bruxelles in collaborazione con l’Is. Be: l’opera collettiva propone chiavi di lettura per il futuro del nostro Continente

SASSARI – Martedì 15 settembre, alle 17.30, la Biblioteca Universitaria di Sassari (via Enrico Costa 57) ospiterà la presentazione ufficiale del volume “Figure politiche per il futuro dell’Europa”, pubblicato dalla Coppieters Foundation di Bruxelles in collaborazione con l’Istituto Camillo Bellieni di Sassari.

L’appuntamento, inserito nel cartellone degli eventi Is.Be 2026, nasce dal lavoro di ricerca collettivo condotto da diversi studiosi internazionali, tra i quali Álvarez, Cobbaert, Lavra, Nasone, Rey e Vale, i quali eseguono una profonda indagine sulle radici storiche, filosofiche e politiche delle idee di autonomia e federalismo che hanno segnato la storia d’Europa nel corso del Novecento. Il tutto proposto in una veste trilingue che, oltre all’esposizione in Italiano, presenta all’interno dello stesso volume la versione in lingua inglese “Political Figures for the Europe of the Future, e quella in sardo, “Figuras polìticas pro su tempus benidore de s’Europa”.

La presentazione avrà inizio con i saluti istituzionali del direttore della Biblioteca Universitaria di Sassari, Giovanni Fiori, della presidente dell’Istituto Bellieni, Maria Doloretta Lai e, in rappresentanza della Coppieters Foundation, di Laura Marching.

Seguiranno gli interventi dei relatori Didier Rey dell’Università della Corsica, Giangiacomo Vale dell’Università “Niccolò Cusano” di Roma, Antonello Nasone dell’Università di Sassari e del saggista Stefano Lavra. A coordinare il dibattito sarà il giornalista Salvatore Taras.

Attraverso i contributi degli autori, il volume analizza la vita, il pensiero e l’eredità intellettuale di grandi figure storiche del federalismo e dell’autonomismo europeo e locale, riproponendo e commentando fonti specifiche. Tra questi figurano pensatori di spicco come Camillo Bellieni e Marianna Bussalai, e un pilastro del pensiero sardista come Antonio Simon Mossa, affiancati da personalità internazionali come il galiziano Alfonso Castelao, il valdostano Émile Chanoux, il fiammingo Maurits Coppieters, lo svizzero Denis de Rougemont e il corso Edmond Simeoni.

L’incontro è aperto a tutti e si propone come un momento di riflessione stimolante sul complesso rapporto tra identità locali, autogoverno e Unione Europea, mettendo a disposizione del pubblico nuove e originali chiavi di lettura per immaginare il futuro politico e culturale del nostro Continente. L’attività è parte integrante del programma istituzionale Is.Be per il 2026 finanziato dalla RAS con i fondi della L.R.2/2026.




Il futuro di Autunno in Barbagia:a Oliena i sindaci del circuito a confrontosul valore che resta nei territori.

DOMANI (giovedì 10 settembre) alle 10 

all’Hotel Su Gologone amministratori e operatori

si confrontano su impatto economico, 

destagionalizzazione, innovazione, 

governance e prospettive del circuito.

Invito conferenza stampa

Quanto valore lascia realmente Autunno in Barbagia nei territori e come trasformare un circuito capace di attrarre migliaia di visitatori in un’opportunità di sviluppo che duri tutto l’anno? Sono le domande al centro di “Il futuro di Autunno in Barbagia”, il convegno in programma domani(giovedì 10 settembre) all’Hotel Su Gologone di Oliena, organizzato dal Comune di Oliena in collaborazione con la Camera di Commercio di Nuoro e ASPEN – Azienda Speciale della Camera di Commercio di Nuoro.

Il confronto coinvolgerà i sindaci dei paesi che compongono il circuito di Autunno in Barbagia, insieme ai rappresentanti degli organismi camerali e agli operatori del territorio. Un sistema che nell’edizione 2026 riunisce 33 borghi in 32 Comuni, Lollove compreso, e che quest’anno celebra un doppio anniversario: venticinque anni della denominazione “Autunno in Barbagia” e trent’anni dalla prima Cortes Apertas di Oliena. La manifestazione si sviluppa dal 5 settembre al 13 dicembre.

Proprio Oliena, nell’anno del trentennale di Cortes Apertas, diventa così il luogo dal quale provare a spostare lo sguardo dal presente al futuro. Nel 1996 il paese apriva le sue Cortes mostrando ai visitatori case, mestieri, sapori, musica, balli, saperi e tradizioni: un’esperienza che avrebbe contribuito ad affermare un nuovo modo di raccontare la Barbagia e la Sardegna. 

A trent’anni di distanza, il convegno non nasce però per celebrare ciò che è stato fatto, ma per misurarne gli effetti e interrogarsi su ciò che ancora può essere costruito. Superata la fase nella quale la priorità era essenzialmente attrarre visitatori, il tema diventa comprendere quanto valore rimanga effettivamente sul territorio una volta conclusa ciascuna tappa, e come fare in modo che l’evento produca opportunità capaci di durare oltre il fine settimana. 

Non sarà una successione di relazioni formali, ma un confronto articolato in brevi panel tematici, costruiti per mettere amministratori, istituzioni e operatori del territorio davanti a questioni concrete. L’accoglienza è prevista dalle 9.30, con l’avvio dei lavori alle 10. A moderare sarà Sandro Usai, esperto di turismo e comunicazione digitale, da anni impegnato nell’analisi delle dinamiche del settore turistico in Sardegna e componente del Comitato di indirizzo del corso di laurea in Management delle Destinazioni e del Turismo Culturale dell’Università di Cagliari.

Al centro, alcune delle questioni decisive per il futuro di Autunno in Barbagia: misurazione dell’impatto e valore economico trattenuto nei territori, passaggio dall’evento a un calendario permanente, innovazione di prodotto e digitale, governance e risorse. Uno spazio specifico sarà dedicato anche al rapporto tra la capacità della manifestazione di attrarre visitatori e le dinamiche di spopolamento che interessano i paesi dell’interno. 

L’obiettivo è spostare la riflessione dalla visibilità prodotta nei giorni della manifestazione alle ricadute che restano durante l’anno, interrogandosi sulle opportunità per imprese, artigiani e giovani, sulla ricettività e sui servizi, sulla costruzione di un’offerta turistica continuativa e sulle possibili forme di collaborazione tra i paesi. Anche il pubblico sarà coinvolto attraverso domande raccolte durante i lavori. 

La mattinata si concluderà chiedendo agli amministratori di indicare gli obiettivi concreti e verificabili da poter riprendere all’apertura dell’edizione 2027. 

Nel pomeriggio, a partire dalle 17, il programma proseguirà con l’inaugurazione delle mostre. Al Collegio dei Gesuiti aprirà “A manu tenta giro, vagando di paese in paese – Le gonne degli abiti tradizionali dei paesi di Autunno in Barbagia”, curata dal Presidio Turistico Galaveras, che riunisce idealmente attraverso gli abiti tradizionali le comunità protagoniste del circuito. A seguire, nella Pinacoteca della Parrocchia Sant’Ignazio di Loyola, sarà inaugurata “Profumo di mandorle”, collezione di dolci artistici di Anna Gardu, dedicata alla tradizione dolciaria e alla manualità che ne custodisce forme, tecniche e significati culturali. Nello stesso pomeriggio, nella Chiesa di Nostra Signora d’Itria, sarà inaugurata anche “Via Crucis”, con opere di Anna Gardu.




Il festival “Nessun Dorma” riporta la Belle Époque a Sassari, Sorso e Alghero

Si parte il 12 settembre da Villa Mosca con “La Chanteuse”. Fino al 27 ottobre dieci appuntamenti tra storia e immaginazione per riscoprire e vivere la musica, l’opera e le atmosfere di uno dei periodi di fermento culturale più affascinanti della storia europea. La terza edizione del festival è organizzata da Ars Aurelia ETS con la direzione artistica di Irene Dore

SASSARI. La Belle Époque torna a vivere in Sardegna tra musica da camera, opera, teatro d’ombre, recital, passeggiate narrative, salotti d’epoca e rievocazioni storiche. Dal 12 settembre al 27 ottobre è in programma la terza edizione del festival “Nessun Dorma” organizzato da Ars Aurelia ETS con la direzione artistica di Irene Dore.

Si parte sabato 12 settembre alle 19.30 a Villa Mosca di Alghero, dove Alessia Desogus porta in scena “La Chanteuse”, un viaggio musicale e teatrale fatto di canzoni, racconto, ironia e atmosfere rétro nell’universo dei cafés chantants parigini, dei music hall londinesi e del cabaret europeo.

Attraverso lo spettacolo, in replica a Sassari il 13 settembre, alle 20, nel Chiostro di Santa Maria di Betlem, Desogus permette un’incursione in quell’Europa vivacissima nella quale, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, nacquero nuove forme di intrattenimento destinate a influenzare profondamente la cultura popolare del XX secolo.

Il programma è stato presentato oggi a Sassari da Irene Dore, presidente ARS Aurelia, con Nicoletta Puggioni, assessora alla Cultura di Sassari, Raffaella Sanna, assessora alla Cultura di Alghero, la cantante Alessia Desogus e lo scenografo Fabio Loi.

Il festival ha in programma dieci appuntamenti in un grande scenario diffuso tra Sassari, Alghero e Sorso, dove palazzi storici, ville, chiostri, teatri e persino il Cimitero Monumentale diventano parte integrante della narrazione intorno a uno dei periodi di fermento culturale più affascinante della storia europea. Figuranti in costume, rievocazioni, ambientazioni e scenografie accompagneranno il pubblico all’interno di un’epoca segnata da profonde trasformazioni culturali e sociali.

Le scenografie sono a cura di Fabio Loi, mentre diverse realtà culturali e associazioni del territorio partecipano alla costruzione della dimensione immersiva.

«Nessun Dorma nasce dalla convinzione che un Festival non debba limitarsi a presentare degli spettacoli, ma possa costruire un immaginario e trasformare, anche solo per qualche settimana, il modo in cui viviamo i luoghi della nostra città e del nostro territorio – ha affermato Irene Dore –. Vogliamo che il pubblico non sia soltanto spettatore, ma possa entrare in questo mondo, incontrare i figuranti, attraversare un cimitero monumentale ascoltandone le storie, ritrovarsi in un salotto d’epoca, visionare un’opera attraverso il teatro d’ombre o scoprire la città seguendo il suono di un pianoforte. Nessun Dorma vuole dimostrare che la musica colta può essere rigorosa e allo stesso tempo accessibile, sorprendente e contemporanea».

Il festival prosegue sabato 19 settembre, a Villa Mimosa di Sassari dove alle 18, con “Il rito del tè”, sarà allestito un autentico salotto d’epoca nel quale, grazie anche ai figuranti dell’Associazione Quiteria, la tradizione parigina incontra la cultura sassarese. L’appuntamento è dedicato a uno dei grandi rituali sociali tra Otto e Novecento, un’occasione per raccontare abitudini, convenzioni, curiosità e trasformazioni del costume attraverso un’esperienza condivisa con il pubblico.

Primo appuntamento d’autunno sarà il 25 settembre al Civico di Sassari, che alle 21 accoglie lo spettacolo “Dido and Aeneas” di Henry Purcell, capolavoro del teatro musicale barocco. La vicenda della regina di Cartagine e dell’eroe troiano viene riletta attraverso l’incontro tra opera e teatro d’ombre, con la partecipazione di CONTROLUCE con la regia di Alberto Jona.

Il 1° ottobre alle 19, la Belle Époque fa tappa al Castello di Osilo, con uno spettacolo dedicato al canto de La Vie est Belle di Edith Piaf in un contesto fortemente suggestivo.

Il 3 ottobre, alle 17.30 si prosegue con una “Passeggiata nella memoria” al Cimitero Monumentale di Sassari, con la partecipazione dell’Associazione Quiteria.

Il 3 e 4 ottobre, Sassari incontra “Piano Pianissimo”, il primo festival pianistico diffuso della Sardegna, con l’obiettivo di superare il modello tradizionale del concerto in un unico spazio e costruire invece un percorso musicale capace di attraversare la città come strumento di scoperta urbana e di incontro.

Il 9 ottobre, alle 21 al Civico di Sassari, il Trio Visconti composto da Rusu, Valerio Battaglia e Tornabene, porta in scena una serata dedicata alla grande musica da camera.

Il 16 ottobre alle 21, sempre al Civico arriva il “Gilda Fiume Recital”, uno dei momenti più attesi del cartellone, che vedrà esibirsi il soprano Gilda Fiume, una delle voci italiane più richieste sulla scena internazionale, accompagnata al pianoforte da Marco Schirru. Parteciperanno all’evento i figuranti in costume dell’Associazione Arkadia.

Il18 ottobre alle 18, il Palazzo Baronale di Sorso si trasforma in un salotto parigino d’altri tempi con “Salon Belle Époque – Édith Piaf – Une nuit à Paris”, dedicato alla canzone francese e alle atmosfere della Parigi notturna.
Il 27 ottobre alle 21, gran finale al Teatro Civico di Sassari con il Recital pianistico di Paolo Ehrenheim, che chiude al pianoforte un percorso nel quale la musica torna al centro come esperienza di ascolto, memoria e bellezza.

“Nessun Dorma” è organizzato da Ars Aurelia ETS con il sostegno e il patrocinio del Comune di Sassari, della Fondazione di Sardegna e della RAS, ed è inserito nel network Salude&Trigu della Camera di Commercio del Nord-Sardegna.
Per info e prenotazioni contattare [email protected]. I biglietti sono acquistabili anche alle Messaggerie Sarde o tramite il sito Boxol. Gli interessati sono pregati di affrettarsi. I primi due spettacoli sono già sold-out.