Silvio Alciator presidente di ANCE Sardegna: è il primo algherese

Eletto all’unanimità, succede a Pierpaolo Tilocca, alla guida dell’associazione dal 2015. Per il mandato 2026-2030 sarà affiancato dal vicepresidente Alberto Cancellu e dal tesoriere Francesco Planetta.

ALGHERO. Silvio Alciator è il nuovo presidente di ANCE Sardegna. Il geometra e imprenditore è stato eletto il 14 ottobre 2026, diventando il primo algherese nella storia dell’associazione regionale dei costruttori edili a ricoprire questo incarico.

La scelta unanime dell’assemblea arriva dopo gli anni alla guida di ANCE Centro Nord Sardegna e l’esperienza nella rappresentanza nazionale delle imprese. Alciator assume ora la responsabilità di portare le richieste dei costruttori di tutta l’isola nel confronto con la Regione e le altre istituzioni.

Dopo l’elezione ha ringraziato i presidenti delle associazioni territoriali per la fiducia accordatagli. A nome dell’intera assemblea ha poi espresso riconoscenza al presidente uscente Pierpaolo Tilocca per l’impegno e la dedizione dimostrati durante i suoi mandati.

Il passaggio di consegne apre il nuovo quadriennio dell’organizzazione, che segue le questioni regionali legate all’edilizia, alle infrastrutture e alla pianificazione del territorio. Tra le sue attività rientrano il confronto sulle norme che regolano il settore, l’impiego dei finanziamenti e le procedure necessarie per avviare e realizzare i lavori.

Nella precedente esperienza territoriale, Alciator aveva dedicato attenzione alla formazione professionale e alle difficoltà delle imprese nel reperire personale preparato. Il programma presentato per la riconferma del 2022 comprendeva anche le relazioni sindacali e la riorganizzazione degli enti bilaterali che si occupano di assistenza ai lavoratori, formazione e sicurezza nei cantieri.


BOX — ANCE nazionale: che cos’è e chi rappresenta

L’Associazione Nazionale Costruttori Edili, conosciuta con la sigla ANCE, è stata costituita il 5 maggio 1946 e aderisce a Confindustria.

Rappresenta le imprese delle opere pubbliche, dell’edilizia abitativa, commerciale e industriale, degli interventi ambientali e delle lavorazioni specialistiche. Tutela gli interessi della categoria nei rapporti con Governo, Parlamento e istituzioni centrali, partecipa alla contrattazione nazionale del lavoro e assiste le associazioni territoriali.

Insieme alle organizzazioni sindacali concorre al sistema degli enti bilaterali per l’assistenza, la formazione e la sicurezza dei lavoratori edili. La rete indicata dal sito nazionale comprende 88 associazioni territoriali e 20 organismi regionali.


BOX — ANCE Sardegna: dal 1972 al fianco delle imprese dell’isola

ANCE Sardegna, denominata anche Unione Regionale Sarda Costruttori Edili, è nata nel 1972 per iniziativa delle sezioni dei costruttori delle province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari.

Oggi riunisce ANCE Centro Nord Sardegna, ANCE Sardegna Centrale e ANCE Sardegna Meridionale.

È l’interlocutore regionale del sistema associativo dei costruttori. Collabora con assessorati, commissioni consiliari, università ed enti pubblici per affrontare i problemi amministrativi e tecnico-giuridici che incidono sull’attività delle imprese. Lavora inoltre alla semplificazione delle procedure e alla riduzione dei tempi della spesa pubblica.

La sede è a Cagliari, in via Fleming 2/A.


BOX — Silvio Alciator: il percorso professionale e associativo

Silvio Giovanni Alciator è amministratore unico di Acquaverde Costruttori S.r.l., con sede a Milano. La società opera nell’edilizia civile e nelle infrastrutture, negli stessi ambiti di Acquaverde Costruzioni S.r.l., con sede nella zona industriale di San Marco ad Alghero.

Nel proprio profilo professionale indica un’esperienza trentennale nella direzione commerciale e nello sviluppo delle attività d’impresa.

È tuttora componente eletto del Consiglio Generale di ANCE nazionale. In precedenza ha ricoperto la vicepresidenza di ANCE Centro Nord Sardegna e l’incarico di consigliere della Giunta nazionale. Nel suo percorso figurano anche gli incarichi di consigliere di Giunta e presidente del gruppo giovani di Confindustria Nord Sardegna.

Nel 2018 è stato eletto presidente dell’associazione territoriale dei costruttori delle province di Sassari e Oristano, ottenendo nel 2022 la conferma per un secondo mandato.




CAP D’ANY, INDAGINE ESPLORATIVA PER IL CARTELLONE EVENTI

Nuove opportunità per operatori e associazioni attive nel settore dello spettacolo e degli eventi. La Fondazione Alghero ha pubblicato l’avviso d’indagine esplorativa per l’acquisizione di proposte per la programmazione di eventi e spettacoli da realizzarsi nel periodo compreso indicativamente tra il 20 novembre 2026 e il 10 gennaio 2027. L’avviso completo e la modulistica è scaricabile sul sito istituzionale della Fondazione Alghero, nell’apposita sezione Avvisi e Bandi. 

Al fine di valorizzare la pluralità degli operatori culturali e favorire una programmazione equilibrata di iniziative di diversa natura, la Fondazione Alghero ha ritenuto opportuno articolare l’avviso in tre canali di partecipazione, differenziati in base alla tipologia di intervento richiesto e al grado di coinvolgimento organizzativo della Fondazione stessa: un primo canale è rivolto agli operatori economici che propongono eventi o spettacoli completi, dei quali la Fondazione potrà valutare l’acquisizione diretta, assumendone la piena organizzazione e gestione (Modello A); un secondo canale è destinato a soggetti quali organizzazioni, associazioni e/o altri enti che presentano iniziative ritenute di particolare interesse per la città e per le quali la Fondazione potrà riconoscere un sostegno economico o logistico, pur restando l’organizzazione in capo ai proponenti (Modello B); il terzo canale riguarda, infine, le richieste di patrocinio, attraverso le quali la Fondazione manifesta il proprio apprezzamento e inserisce l’evento nel calendario ufficiale delle manifestazioni, senza erogazione di contributi né assunzione di oneri organizzativi (Modello C). 

Tale articolazione consente di ampliare la partecipazione e di valorizzare, in modo complementare, il contributo di professionisti, operatori e realtà associative, promuovendo una programmazione culturale condivisa, diffusa e coerente con la missione istituzionale della Fondazione Alghero. Favorisce inoltre il maggior numero di operatori economici, valorizzati nelle loro specificità, che operino, tuttavia, nel settore delle attività culturali, manifestazioni, eventi e spettacoli in genere. 

Fino alle ore 12:00 del 23 ottobre 2026, i soggetti indicati nell’avviso potranno inviare le proprie proposte artistiche, che dovranno essere di valore e qualità, rivolte ad un pubblico ampio ed eterogeneo, capace di coinvolgere residenti e visitatori di ogni età, e ispirarsi ai temi e ai valori propri delle festività natalizie – accoglienza, solidarietà, condivisione, comunità e bellezza – promuovendo la partecipazione attiva e la valorizzazione del patrimonio culturale e identitario della città. Saranno particolarmente apprezzate le proposte in grado di evocare la magia e l’atmosfera delle festività, come concerti corali, esibizioni bandistiche e gospel, rappresentazioni teatrali, spettacoli di danza, iniziative letterarie e performance itineranti, contribuendo alla creazione di un calendario condiviso di cultura, festa e tradizione che accompagni la città di Alghero nel periodo natalizio e di fine anno.

I soggetti proponenti dovranno far pervenire i progetti esclusivamente tramite PEC (Posta Elettronica Certificata) all’indirizzo [email protected]. Le proposte dovranno essere presentate utilizzando l’apposita modulistica allegata al presente avviso, differenziata in base alla tipologia di intervento richiesto. Nell’oggetto della PEC dovrà essere riportata la dicitura: “AVVISO PUBBLICO – PROPOSTE PROGETTUALI E ARTISTICHE PER LA DEFINIZIONE DELLA PROGRAMMAZIONE EVENTI DEL CAP D’ANY A L’ALGUER 2026/2027”. 




IL MŪSA RIAPRE ALLA CITTA’ 

Conclusi i primi interventi sull’accessibilità. Martedì 29 settembre, dalle ore 17, la riapertura ufficiale del Museo Archeologico di Alghero dopo le opere di riqualificazione finanziate dal PNRR. Per l’occasione ingresso gratuito

Il MŪSA – Museo Archeologico della Città di Alghero riapre le sue porte e torna a disposizione della città. L’appuntamento con l’apertura ufficiale del riqualificato museo è fissato per martedì 29 settembre, a partire dalle ore 17, quando cittadini e visitatori potranno tornare a vivere gli spazi del MŪSA dopo gli importanti interventi realizzati grazie alle risorse del NextGenerationEU nell’ambito della Missione 1 del PNRR dedicata alla cultura. Per l’intera occasione l’ingresso sarà gratuito. Si conclude così il primo step del percorso avviato nei mesi scorsi in stretta sinergia tra Comune di Alghero, Fondazione e Soprintendenza, per trasformare il MŪSA in uno spazio ancora più accessibile, inclusivo e accogliente. Gli interventi hanno interessato gli spazi di ingresso e accoglienza, i percorsi interni e i servizi destinati al pubblico, con l’eliminazione delle principali barriere architettoniche e proseguiranno nei prossimi mesi con l’installazione di nuovi arredi e una diversa organizzazione degli ambienti secondo i principi dell’Universal Design. 

La riapertura rappresenta un momento importante per il sistema culturale cittadino e restituisce alla comunità uno dei luoghi dedicati alla conoscenza della storia e del patrimonio archeologico di Alghero, profondamente rinnovato e pronto ad accogliere nuovamente cittadini, scuole, visitatori e turisti. “È un risultato che si inserisce pienamente nella visione di città sulla quale stiamo lavorando: un’Alghero in cui spazi, servizi e luoghi della cultura possano essere realmente fruibili da tutte e da tutti” sottolinea il sindaco di Alghero, Raimondo Cacciotto. L’apertura ufficiale sarà quindi l’occasione per tornare a scoprire gli spazi del museo e le sue collezioni, in un nuovo percorso di fruizione che mette al centro del patrimonio archeologico il visitatore. Un lavoro che si inserisce nel più ampio percorso di attuazione del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) del Comune di Alghero e realizzato attraverso un percorso di collaborazione con le associazioni del territorio che si occupano di inclusione e accessibilità, che hanno partecipato attivamente alle prime fasi del progetto e contribuito alla definizione degli interventi.

“L’intervento realizzato in questi mesi ci permette di avere un museo più accogliente, capace di aprirsi ancora di più alla città. Vogliamo che questa riapertura sia prima di tutto una festa condivisa con la comunità” le parole del presidente della Fondazione Alghero, Graziano Porcu. “La riapertura del MŪSA è un momento che attendevamo e che ci restituisce un luogo fondamentale per la vita culturale della nostra città. Invitiamo tutte e tutti a visitare questo prezioso spazio cittadino, che non solo custodisce e racconta il nostro passato, ma è un luogo vivo che parla alla comunità e a chi giunge per visitare e conoscere la nostra città” precisa l’assessora alla Cultura Raffaella Sanna. L’appuntamento è per martedì 29 settembre: una giornata importante per Alghero, che si riappropria di uno dei suoi gioielli, incastonato nell’ex Complesso dei Gesuiti e adiacente alla Chiesa di San Michele, fulcro delle celebrazioni religiose per il Santo Patrono.




Negozi che diventano B&B: ad Alghero servono dati, non un nuovo capro espiatorio

di Fausto Farinelli

Chiedere al Comune quanti locali commerciali siano diventati abitazioni, B&B o affittacamere negli ultimi diciotto mesi è legittimo. Anzi, è utile. I dati servono sempre, soprattutto se raccontano dove avvengono le trasformazioni, quali immobili erano già vuoti e da quanto tempo, e se esiste davvero un effetto sul mercato degli affitti per i residenti.

Il problema nasce quando la domanda contiene già la risposta: se un negozio diventa una struttura ricettiva, allora qualcuno avrebbe automaticamente tolto una casa o un’attività commerciale alla città.

Non è così semplice.

Un negozio chiuso non torna automaticamente ad essere un negozio se gli si vieta di cambiare funzione. Molto spesso resta una serranda abbassata, magari per anni. Il commercio di vicinato soffre per ragioni profonde: l’online, i costi, gli affitti, le bollette, i margini ridotti, la stagionalità e la difficoltà di trovare personale. Non mancano soltanto i locali: mancano, spesso, le condizioni economiche per aprire e resistere.

Se un proprietario recupera con i propri soldi un immobile che non ha più mercato commerciale e lo destina all’ospitalità, non sta automaticamente sottraendo una casa a una famiglia. Può stare rimettendo in moto uno spazio inutilizzato. La proprietà privata può e deve essere regolata nell’interesse generale, ma non può diventare il bersaglio di ogni problema che una città non riesce a risolvere.

Il tema abitativo esiste, ed è serio. Ma ha radici più larghe delle locazioni turistiche: edilizia sociale insufficiente, affitti incompatibili con gli stipendi, immobili degradati o inutilizzati, costi di ristrutturazione, difficoltà di accesso al credito e proprietari che rinunciano al contratto lungo per paura della morosità e dei tempi necessari per rientrare in possesso della casa.

Gli ultimi dati ufficiali Istat, riferiti al 2023, fotografano un Paese con 35,6 milioni di abitazioni. Poco più di 26 milioni sono occupate da residenti; circa 9,5 milioni non risultano occupate da residenti o sono utilizzate da persone non residenti. Non significa che siano tutte case vuote, perché il dato comprende anche seconde case, ma rende evidente quanto sia improprio attribuire l’intera crisi abitativa alle locazioni brevi.

Le città turistiche e i numeri veri

Nelle grandi città turistiche gli affitti brevi incidono in modo molto diverso. Ed è proprio qui che i numeri aiutano a evitare le tifoserie.

Un’analisi su dati 2023 di OMI-Agenzia delle Entrate e Inside Airbnb indica 6.880 alloggi in locazione breve a Venezia, praticamente lo stesso numero delle 6.998 abitazioni che hanno registrato un nuovo contratto di locazione. A Firenze gli alloggi su Airbnb erano 11.321, a fronte di 14.612 nuovi contratti registrati. In queste due città la pressione è evidentemente alta.

A Roma, invece, gli alloggi rilevati su Airbnb erano 24.774, contro 57.128 nuovi contratti di locazione registrati. A Milano 23.696 alloggi brevi, contro 57.281 contratti. A Napoli il confronto è tra 8.060 alloggi brevi e 15.671 contratti; a Bologna tra 3.997 e 12.702.

Sono numeri che raccontano una realtà più complessa della propaganda. Venezia e Firenze vivono una condizione eccezionale, soprattutto nei centri storici. Nella città antica di Venezia i posti letto turistici hanno superato i residenti: 49.964 contro 48.951. Firenze, nel 2025, ha registrato 16.906 attività di locazione turistica e circa il 56% dei posti letto complessivi della città; gli annunci online sono concentrati in larga parte nel centro storico.

Non a caso Firenze ha bloccato le nuove autorizzazioni nell’area UNESCO, introducendo regole, controlli e limiti specifici. È una scelta costruita su una pressione verificabile, non su una sensazione.

Alghero non è Venezia, e non deve fingere di esserlo

Il punto non è sostenere che Alghero non debba governare le trasformazioni urbane. Deve farlo. Ma prima deve sapere cosa sta accadendo davvero.

Quanti ex negozi sono diventati B&B? Quanti erano sfitti? Quanti appartamenti sono usciti dal mercato dell’affitto lungo? In quali zone? Quanti immobili restano inutilizzati? Qual è il rapporto tra domanda turistica, residenza e attività commerciali?

Senza queste risposte si rischia di affrontare un problema complesso con uno slogan facile: fermiamo chi cambia destinazione d’uso e il commercio tornerà a vivere. Non funziona così. Non si riapre un negozio costringendo un proprietario a tenere vuoto il proprio locale. E non si risolve la questione della casa semplicemente colpendo chi fa ospitalità.

Servono politiche per il commercio, incentivi per recuperare gli immobili abbandonati, più garanzie per chi affitta stabilmente, edilizia sociale e regole mirate dove i dati dimostrano che l’equilibrio è saltato.

L’intervento di Marco Di Gangi

Sul dibattito interviene Marco Di Gangi, responsabile regionale del Dipartimento Turismo di Fratelli d’Italia Sardegna, che condivide la richiesta di dati avanzata da Marco Lombardi ma invita a non trasformarla in una condanna preventiva delle locazioni turistiche.

«Una corretta programmazione urbanistica deve partire da dati certi, distinti per tipologia di attività e per quartiere, e non da semplici impressioni», afferma Di Gangi.

Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, B&B, affittacamere e locazioni turistiche sono realtà diverse e devono essere analizzate separatamente. «La trasformazione di un locale commerciale inutilizzato in struttura ricettiva non sottrae necessariamente un’abitazione al mercato residenziale, ma spesso consente di recuperare uno spazio altrimenti destinato a rimanere vuoto».

Di Gangi richiama poi la necessità di intervenire sulle cause strutturali della crisi abitativa: immobili vuoti, edilizia sociale insufficiente, affitti sostenibili e maggiori garanzie per i proprietari che scelgono i contratti di lunga durata.

La domanda, allora, non è se impedire a qualcuno di investire legittimamente nel proprio immobile. La domanda è se Alghero vuole finalmente misurare i problemi, affrontarli uno per uno e smettere di cercare un colpevole comodo.




Alghero e Sassari in delirio per “La Chanteuse”

Grande successo d’apertura per il festival “Nessun Dorma” organizzato da Ars Aurelia

Con il suo dirompente spettacolo musicale, Alessia Desogus ha incantato il pubblico trascinandolo nell’universo dei “cafés chantants” parigini, dei music hall londinesi e del cabaret europeo

ALGHERO – Il debutto della terza edizione del festival “Nessun Dorma” non poteva essere più travolgente: sabato (12 settembre) l’“uragano” Alessia Desogus si è abbattuto con “La Chanteuse” sul palcoscenico di Villa Mosca, regalando al pubblico di Alghero una serata memorabile di musica, ironia e teatro. Affiancata da un ensemble di artisti d’eccezione, tutti polistrumentisti, la cantante sassarese ha portato in scena un concerto camaleontico che ha spaziato fra tutti i generi possibili della “musica da café”.

Grazie a un repertorio che attraversa la Belle Époque e va ben oltre (con brani legati all’immaginario collettivo cinematografico), l’artista (che ora vive in Spagna) ha trasportato gli spettatori in un viaggio musicale e teatrale fatto di canzoni, racconti e atmosfere rétro che pescano a piene mani nell’universo dei cafés chantants parigini, dei music hall londinesi e del cabaret europeo. E ancora tra le note del jazz classico di New York e le sonorità legate al mondo del “Charleston”, giocando abilmente tra i brani più tradizionali e le contaminazioni d’inizio Novecento.

Il tutto impreziosito da un’atmosfera di forte impatto emozionale: il tramonto mozzafiato sul mare di Alghero. Con la sua presenza scenica dirompente e la sua voce duttile e ruggente, Desogus è stata capace di infrangere gli schemi e portare sul palco una “diva” imprevedibile, travolgendo letteralmente gli spettatori, passati in breve dallo stupore attonito a una reazione calorosa e attiva.

Il concerto si è trasformato in uno spettacolo teatrale vivo, portato a riscriversi continuamente: «Il café chantant è sorprendente – ha dichiarato Desogus –, c’è una modalità di interazione col pubblico a volte inaspettata, esperienziale. Bisogna viverlo, perché ogni volta è diverso. Amo interagire con chi mi ascolta, mi piace farlo sognare e sorprenderlo, senza che sappia esattamente cosa aspettarsi. In fondo è come nella vita, ed è misterioso come tutte le cose belle».

Il gradimento del pubblico si è tradotto nei numeri: l’evento ha registrato il sold out ben prima del previsto, richiamando numerosi spettatori ad ascoltare il concerto anche dalle zone limitrofe a Villa Mosca, catturati dall’energia e dall’atmosfera del luogo.

A introdurre la serata è stata Claudia Soggiu assieme alla direttrice artistica Irene Dore, che ha espresso grande soddisfazione a nome di tutta l’équipe di Ars Aurelia, entusiasta di un’apertura che ha superato ogni aspettativa. La Chanteuse di Alessia Desogus è andata in replica domenica (13 settembre) infiammando il pubblico del Chiostro di Santa Maria di Betlem a Sassari.

Il festival prosegue sabato 19 settembre, alle 18, a Villa Mimosa di Sassari ,con “Il rito del tè”, un autentico salotto d’epoca nel quale i figuranti dell’Associazione Quiteria porteranno la tradizione parigina a incontrare la cultura sassarese.

“Nessun Dorma” è organizzato da Ars Aurelia ETS con il sostegno e il patrocinio del Comune di Sassari, della Fondazione di Sardegna e della RAS, ed è inserito nel network Salude&Trigu della Camera di Commercio del Nord-Sardegna.




Santa Maria La Palma, il nuovo PUC ridisegna la borgata: nuove case e 375 posti letto alle Officine Zirra.

Il Progetto Guida prevede due comparti residenziali per circa 410 nuovi abitanti teorici, edilizia convenzionata e il recupero delle Officine Zirra per una nuova funzione turistico-ricettiva. Tutelato il nucleo storico-rurale.

ALGHERO – Il nuovo PUC di Alghero comincia a mostrare il suo volto concreto quando dalle linee generali si passa alle singole borgate. E a Santa Maria La Palma il cambiamento previsto è tutt’altro che marginale. Il Progetto Guida 6.6.2 interviene infatti su tre fronti differenti: tutela del nucleo storico-rurale, completamento residenziale e trasformazione turistico-ricettiva dell’area delle Officine Zirra.

Partiamo dalle nuove abitazioni, perché sono probabilmente il dato che interesserà di più chi vive nella borgata. La zona C3.2 viene articolata in due Unità Minime Insediative, le cosiddette UMI.

La prima interessa 61 mila metri quadrati di superficie territoriale, dei quali 22.800 fondiari, con un indice di 0,5 mc/mq. La volumetria prevista è di 30.500 metri cubi, equivalenti nel dimensionamento del piano a circa 300 nuovi abitanti. La seconda UMI è più piccola: 11 mila metri quadrati di superficie territoriale, 6.500 fondiari e indice pari a 1 mc/mq, per altri 11 mila metri cubi e 110 abitanti teorici.

Messi insieme significa 41.500 metri cubi di capacità edificatoria residenziale e circa 410 nuovi abitanti potenziali.

Ma dentro quei numeri c’è un altro dato che merita attenzione. Il PUC destina 6.100 metri cubi della UMI 1 e 2.200 della UMI 2 all’edilizia sovvenzionata ERP e/o convenzionata. Complessivamente fanno 8.300 metri cubi, circa un quinto della volumetria residenziale indicata nelle due schede.

Non siamo però davanti a 41.500 metri cubi liberamente edificabili dai singoli proprietari.

Nella UMI 1, in particolare, il piano stabilisce che lo schema planovolumetrico sia vincolante e lo siano anche numero, ubicazione e orientamento dei nuovi edifici unifamiliari. Il progetto dovrà completare l’insediamento seguendo il disegno previsto e mantenendo il rapporto con l’impianto originario.

Anche l’altezza dice qualcosa sul tipo di sviluppo immaginato per la borgata: massimo 6 metri e due piani, sia nella UMI 1 sia nella UMI 2. Non grandi palazzi, dunque, ma un completamento residenziale a bassa altezza. Sono inoltre previste superfici da cedere per la viabilità: 4.600 metri quadrati nella prima UMI e 2.200 nella seconda, oltre agli standard urbanistici e alle superfici minime permeabili.

Il vecchio nucleo non scompare

Accanto alle nuove costruzioni c’è poi l’altra faccia del progetto. Una zona A1.3 di 100 mila metri quadrati viene ricondotta alla salvaguardia dei nuclei rurali. Il PUC prevede il recupero dei caratteri originari, tipologici e costruttivi degli edifici e, in assenza di Piano particolareggiato, rinvia agli abachi e alle prescrizioni dell’articolo 15 delle NTA del PCVB.

È un passaggio importante per capire l’impostazione scelta: Santa Maria La Palma non viene considerata semplicemente come uno spazio disponibile per costruire nuove abitazioni. Da una parte si individua il nucleo da conservare, dall’altra si concentrano le nuove volumetrie nei comparti destinati al completamento.

Officine Zirra, fino a 375 posti letto

Poi ci sono le Officine Zirra, e probabilmente è qui che il progetto cambia davvero scala.

Il PUC individua una zona F4.2 di 75 mila metri quadrati destinata a insediamenti turistico-ricettivi collegati ai territori agricoli della bonifica. L’indice territoriale previsto è 0,3 mc/mq, per una capacità edificatoria di 22.500 metri cubi e un dimensionamento teorico di 375 posti letto. L’altezza massima resta fissata a sei metri.

Non si tratta però semplicemente di realizzare una nuova struttura ricettiva su terreno libero.

Il 50% della superficie fondiaria dovrà essere destinato ad attrezzature di interesse comune, verde attrezzato e parcheggi. Inoltre almeno il 60% di queste aree dovrà comprendere il patrimonio edilizio esistente ed essere pubblico o vincolato all’uso pubblico.

Ma il passaggio forse più significativo è un altro: il PUC rende obbligatorio il riuso del patrimonio edilizio esistente delle Officine Zirra, sul quale vengono ammessi gli interventi di manutenzione, restauro e risanamento conservativo. L’attuazione potrà avvenire attraverso piani di iniziativa pubblica o privata, programmi complessi o accordi di programma.

Ed è probabilmente proprio questa la partita più interessante per Santa Maria La Palma. Non soltanto per i 375 posti letto potenziali, ma perché il recupero di un patrimonio esistente potrebbe diventare il perno di una nuova funzione economica per l’intera borgata.

In totale circa 64 mila metri cubi

Se sommiamo le diverse previsioni, il dato assume una dimensione ancora più evidente: 41.500 metri cubi residenziali nelle due UMI e altri 22.500 metri cubi nella zona turistico-ricettiva delle Officine Zirra. In tutto circa 64 mila metri cubi di capacità edificatoria prevista dalle relative schede, pur appartenenti a comparti con destinazioni, regole e procedure completamente differenti.

La questione, quindi, non è soltanto “quanto si costruirà”.

Le domande diventano altre: come verranno attuati i comparti? Quanta parte dell’edilizia convenzionata diventerà realmente abitazione accessibile per chi vuole restare a vivere nella borgata? Quale progetto verrà costruito attorno alle Officine Zirra? E soprattutto, quei 375 posti letto saranno semplicemente nuova ricettività oppure potranno diventare il motore per creare servizi, occupazione e una nuova centralità per Santa Maria La Palma?

Perché sulla carta il PUC non sta disegnando soltanto qualche casa in più. Sta proponendo, almeno nelle intenzioni, un nuovo equilibrio tra residenza, tutela dell’identità rurale e sviluppo turistico.

Ed è su come quell’equilibrio verrà trasformato dalla carta alla realtà che probabilmente si giocherà la parte più importante del progetto.


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PUC Alghero 2026 · Progetto Guida 6.6.2

Santa Maria La Palma: cosa cambia con il nuovo PUC

Il progetto interviene su tre fronti: tutela del nucleo storico-rurale,
nuove residenze nella zona C3.2 e sviluppo turistico-ricettivo
nell’area delle Officine Zirra.

Nuova capacità residenziale
41.500 mc
UMI 1 + UMI 2
Nuovi abitanti teorici
410
300 + 110
ERP / convenzionata
8.300 mc
Quota prevista nelle due UMI
Officine Zirra
375 posti letto
22.500 mc turistico-ricettivi

1 · Tutela

Nucleo storico-rurale

La zona A1.3 interessa 100.000 m². Il PUC prevede la
salvaguardia dei caratteri originari, tipologici e costruttivi degli
edifici della borgata.

Zona A1.3
100.000 m²
Recupero

2 · Residenza

Due nuove UMI

La zona C3.2 viene utilizzata per il completamento dei tessuti urbani
consolidati. Le due UMI consentono complessivamente
41.500 mc e circa 410 abitanti teorici.

Massimo 6 m
Massimo 2 piani
RES_01-02-03

3 · Turismo

Officine Zirra

La zona F4.2 interessa 75.000 m² ed è destinata a
insediamenti turistico-ricettivi con una capacità teorica di
375 posti letto.

22.500 mc
H max 6 m
Riuso obbligatorio

UMI 1

Superficie territoriale61.000 m²
Superficie fondiaria22.800 m²
Indice territoriale0,5 mc/m²
Volume edificabile30.500 mc
Abitanti teorici300
ERP / convenzionata6.100 mc
Standards33.600 m²
Viabilità da cedere4.600 m²

Altezza massima: 6 m · piani: massimo 2.

Lo schema planovolumetrico della UMI 1 è indicato come
vincolante, compresi numero, ubicazione e orientamento
dei nuovi edifici unifamiliari.

UMI 2

Superficie territoriale11.000 m²
Superficie fondiaria6.500 m²
Indice territoriale1 mc/m²
Volume edificabile11.000 mc
Abitanti teorici110
ERP / convenzionata2.200 mc
Standards2.300 m²
Viabilità da cedere2.200 m²

Altezza massima: 6 m · piani: massimo 2.

La superficie minima permeabile indicata è di 2.600 m².

Officine Zirra

Superficie zona F4.275.000 m²
Indice territoriale0,3 mc/m²
Volume edificabile22.500 mc
Posti letto teorici375
Altezza massima6 m
UsiTR_01-02-03-04

Il 50% della superficie fondiaria deve essere destinato
ad attrezzature di interesse comune, verde attrezzato e parcheggi.

Il PUC prevede inoltre il riuso obbligatorio del patrimonio
edilizio esistente delle Officine Zirra
.

I numeri a confronto

Ambito Superficie Volume Capacità teorica Altezza Elemento chiave
Zona A1.3 100.000 m² — Tutela / recupero Secondo norme di tutela Salvaguardia nucleo rurale
C3.2 – UMI 1 61.000 m² 30.500 mc 300 abitanti 6 m / 2 piani ERP 6.100 mc
C3.2 – UMI 2 11.000 m² 11.000 mc 110 abitanti 6 m / 2 piani ERP 2.200 mc
F4.2 – Officine Zirra 75.000 m² 22.500 mc 375 posti letto 6 m Riuso patrimonio esistente

Come si attuano gli interventi?

Le schede prevedono strumenti quali Piano di Lottizzazione convenzionata,
PEEP e programmi complessi. Per le Officine Zirra sono contemplati piani
attuativi di iniziativa pubblica o privata, programmi complessi e accordi
di programma. La volumetria prevista dal PUC non equivale quindi a
edificabilità immediata e autonoma del singolo terreno.

Quali sono le condizioni ambientali?

Per le UMI residenziali sono previste superfici minime permeabili ed è
richiamato il principio di invarianza idraulica con applicazione delle
prescrizioni delle NTA del PAI.

Cosa succede agli edifici delle Officine Zirra?

Il progetto prevede il loro riuso obbligatorio. Per il patrimonio
edilizio esistente sono indicati interventi di manutenzione, restauro e
risanamento conservativo.

La domanda che resta aperta

Santa Maria La Palma non viene disegnata soltanto come una borgata da
ampliare. Il PUC prova a tenere insieme tutela dell’identità rurale,
nuova residenza e sviluppo turistico. La questione sarà capire come
questi numeri passeranno dalla carta alla realtà: quanta edilizia
convenzionata verrà effettivamente realizzata, quali servizi arriveranno
con i nuovi insediamenti e soprattutto quale progetto prenderà forma
intorno alle Officine Zirra.

Fonte dei dati: Comune di Alghero, PUC 2026 — Progetto Guida 6.6.2
Santa Maria La Palma, tavole e parametri urbanistici della presentazione.

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Il festival “Nessun Dorma” riporta la Belle Époque a Sassari, Sorso e Alghero

Si parte il 12 settembre da Villa Mosca con “La Chanteuse”. Fino al 27 ottobre dieci appuntamenti tra storia e immaginazione per riscoprire e vivere la musica, l’opera e le atmosfere di uno dei periodi di fermento culturale più affascinanti della storia europea. La terza edizione del festival è organizzata da Ars Aurelia ETS con la direzione artistica di Irene Dore

SASSARI. La Belle Époque torna a vivere in Sardegna tra musica da camera, opera, teatro d’ombre, recital, passeggiate narrative, salotti d’epoca e rievocazioni storiche. Dal 12 settembre al 27 ottobre è in programma la terza edizione del festival “Nessun Dorma” organizzato da Ars Aurelia ETS con la direzione artistica di Irene Dore.

Si parte sabato 12 settembre alle 19.30 a Villa Mosca di Alghero, dove Alessia Desogus porta in scena “La Chanteuse”, un viaggio musicale e teatrale fatto di canzoni, racconto, ironia e atmosfere rétro nell’universo dei cafés chantants parigini, dei music hall londinesi e del cabaret europeo.

Attraverso lo spettacolo, in replica a Sassari il 13 settembre, alle 20, nel Chiostro di Santa Maria di Betlem, Desogus permette un’incursione in quell’Europa vivacissima nella quale, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, nacquero nuove forme di intrattenimento destinate a influenzare profondamente la cultura popolare del XX secolo.

Il programma è stato presentato oggi a Sassari da Irene Dore, presidente ARS Aurelia, con Nicoletta Puggioni, assessora alla Cultura di Sassari, Raffaella Sanna, assessora alla Cultura di Alghero, la cantante Alessia Desogus e lo scenografo Fabio Loi.

Il festival ha in programma dieci appuntamenti in un grande scenario diffuso tra Sassari, Alghero e Sorso, dove palazzi storici, ville, chiostri, teatri e persino il Cimitero Monumentale diventano parte integrante della narrazione intorno a uno dei periodi di fermento culturale più affascinante della storia europea. Figuranti in costume, rievocazioni, ambientazioni e scenografie accompagneranno il pubblico all’interno di un’epoca segnata da profonde trasformazioni culturali e sociali.

Le scenografie sono a cura di Fabio Loi, mentre diverse realtà culturali e associazioni del territorio partecipano alla costruzione della dimensione immersiva.

«Nessun Dorma nasce dalla convinzione che un Festival non debba limitarsi a presentare degli spettacoli, ma possa costruire un immaginario e trasformare, anche solo per qualche settimana, il modo in cui viviamo i luoghi della nostra città e del nostro territorio – ha affermato Irene Dore –. Vogliamo che il pubblico non sia soltanto spettatore, ma possa entrare in questo mondo, incontrare i figuranti, attraversare un cimitero monumentale ascoltandone le storie, ritrovarsi in un salotto d’epoca, visionare un’opera attraverso il teatro d’ombre o scoprire la città seguendo il suono di un pianoforte. Nessun Dorma vuole dimostrare che la musica colta può essere rigorosa e allo stesso tempo accessibile, sorprendente e contemporanea».

Il festival prosegue sabato 19 settembre, a Villa Mimosa di Sassari dove alle 18, con “Il rito del tè”, sarà allestito un autentico salotto d’epoca nel quale, grazie anche ai figuranti dell’Associazione Quiteria, la tradizione parigina incontra la cultura sassarese. L’appuntamento è dedicato a uno dei grandi rituali sociali tra Otto e Novecento, un’occasione per raccontare abitudini, convenzioni, curiosità e trasformazioni del costume attraverso un’esperienza condivisa con il pubblico.

Primo appuntamento d’autunno sarà il 25 settembre al Civico di Sassari, che alle 21 accoglie lo spettacolo “Dido and Aeneas” di Henry Purcell, capolavoro del teatro musicale barocco. La vicenda della regina di Cartagine e dell’eroe troiano viene riletta attraverso l’incontro tra opera e teatro d’ombre, con la partecipazione di CONTROLUCE con la regia di Alberto Jona.

Il 1° ottobre alle 19, la Belle Époque fa tappa al Castello di Osilo, con uno spettacolo dedicato al canto de La Vie est Belle di Edith Piaf in un contesto fortemente suggestivo.

Il 3 ottobre, alle 17.30 si prosegue con una “Passeggiata nella memoria” al Cimitero Monumentale di Sassari, con la partecipazione dell’Associazione Quiteria.

Il 3 e 4 ottobre, Sassari incontra “Piano Pianissimo”, il primo festival pianistico diffuso della Sardegna, con l’obiettivo di superare il modello tradizionale del concerto in un unico spazio e costruire invece un percorso musicale capace di attraversare la città come strumento di scoperta urbana e di incontro.

Il 9 ottobre, alle 21 al Civico di Sassari, il Trio Visconti composto da Rusu, Valerio Battaglia e Tornabene, porta in scena una serata dedicata alla grande musica da camera.

Il 16 ottobre alle 21, sempre al Civico arriva il “Gilda Fiume Recital”, uno dei momenti più attesi del cartellone, che vedrà esibirsi il soprano Gilda Fiume, una delle voci italiane più richieste sulla scena internazionale, accompagnata al pianoforte da Marco Schirru. Parteciperanno all’evento i figuranti in costume dell’Associazione Arkadia.

Il18 ottobre alle 18, il Palazzo Baronale di Sorso si trasforma in un salotto parigino d’altri tempi con “Salon Belle Époque – Édith Piaf – Une nuit à Paris”, dedicato alla canzone francese e alle atmosfere della Parigi notturna.
Il 27 ottobre alle 21, gran finale al Teatro Civico di Sassari con il Recital pianistico di Paolo Ehrenheim, che chiude al pianoforte un percorso nel quale la musica torna al centro come esperienza di ascolto, memoria e bellezza.

“Nessun Dorma” è organizzato da Ars Aurelia ETS con il sostegno e il patrocinio del Comune di Sassari, della Fondazione di Sardegna e della RAS, ed è inserito nel network Salude&Trigu della Camera di Commercio del Nord-Sardegna.
Per info e prenotazioni contattare [email protected]. I biglietti sono acquistabili anche alle Messaggerie Sarde o tramite il sito Boxol. Gli interessati sono pregati di affrettarsi. I primi due spettacoli sono già sold-out.




“Sport e Periferie 2026”, il Comune di Alghero non ha partecipato: bufera del centrodestra

Persa l’occasione di un milione di euro per gli impianti sportivi cittadini. L’opposizione: «Basta con la propaganda, servono spiegazioni pubbliche»

Il Comune di Alghero non ha presentato alcuna candidatura al bando nazionale “Sport e Periferie 2026”, rinunciando così alla possibilità di accedere a un finanziamento fino a un milione di euro destinato alla riqualificazione degli impianti sportivi cittadini. La notizia arriva dai consiglieri comunali di centrodestra Michele Pais (Lega), Marco Tedde (Forza Italia), Lelle Salvatore (UDC), Alessandro Cocco (Fratelli d’Italia), Massimiliano Fadda (Prima Alghero) e Giovanna Caria (Riformatori), che hanno reso pubblica la vicenda dopo aver ottenuto accesso agli atti comunali.

La richiesta di accesso agli atti

A far emergere la mancata partecipazione è stata un’istanza presentata dal consigliere Pais, con cui si chiedeva di conoscere gli atti relativi alla partecipazione dell’Amministrazione al bando del Dipartimento per lo Sport. Nella risposta ufficiale, il responsabile del Servizio Programmazione e Sviluppo Strategico del Comune ha confermato per iscritto che nessuna candidatura è stata presentata.

Per l’opposizione la situazione è ancora più grave di un progetto respinto o non finanziato: Alghero, semplicemente, non ha partecipato al bando.

Le critiche dell’opposizione

I consiglieri firmatari parlano di «una scelta incomprensibile», soprattutto alla luce delle condizioni di diversi impianti sportivi cittadini. Tra gli esempi citati, il campo Mariotti, che secondo l’opposizione necessiterebbe di un intervento strutturale e non di ulteriori interventi parziali.

Il comunicato allarga poi il ragionamento al metodo di gestione delle risorse comunali, denunciando un ricorso sistematico all’avanzo di amministrazione a fronte di una scarsa capacità di intercettare finanziamenti esterni, statali o regionali. Secondo i firmatari, questo approccio consuma nel tempo il patrimonio accumulato dalla comunità, mantenendo al contempo una pressione fiscale elevata sui cittadini algheresi.

La richiesta di chiarimenti

Il centrodestra chiede ora all’Amministrazione di spiegare pubblicamente le ragioni della mancata partecipazione al bando, perché non sia stato predisposto alcun progetto da candidare e quali siano, allo stato attuale, i progetti cantierabili per gli impianti sportivi cittadini.

Comunicato stampa a firma di Michele Pais (Lega), Marco Tedde (Forza Italia), Lelle Salvatore (UDC), Alessandro Cocco (Fratelli d’Italia), Massimiliano Fadda (Prima Alghero), Giovanna Caria (Riformatori).




Altro che People Strategy: Santa Maria La Palma sommersa dalla plastica di tutta Alghero

Le fotografie parlano da sole. Montagne di sacchi, cassette e imballaggi occupano il piccolo ecocentro di Santa Maria La Palma. Formalmente si tratta di un deposito temporaneo autorizzato. Visivamente, l’effetto è quello di una discarica cresciuta nel cuore della borgata.

I residenti denunciano inoltre un odore ormai insopportabile, che rende ancora più pesante una situazione considerata vicina al collasso.

È questa l’attenzione promessa alle borgate?

Il provvedimento è l’ordinanza sindacale contingibile e urgente numero 25 del 21 agosto 2026. Nasce da una crisi nazionale della filiera del riciclo: la saturazione degli impianti ha determinato la sospensione temporanea dei conferimenti.

La causa è nazionale. La decisione di concentrare a Santa Maria La Palma il materiale raccolto in tutta Alghero è però locale.

L’ordinanza indica una produzione media di circa undici tonnellate al giorno e richiama un quantitativo di 208 tonnellate di imballaggi in plastica e materiali misti. Numeri enormi per una struttura nata come servizio di prossimità per le borgate, non come polmone di emergenza dell’intero sistema cittadino.

Alghero conta poco meno di 42 mila residenti e punta a superare nel 2026 i due milioni di presenze turistiche, dato continuamente esibito dall’Amministrazione. Ma non si possono celebrare i numeri del turismo senza predisporre servizi capaci di sostenerli. E non si può scaricare materialmente il peso dell’affollamento su una sola comunità.

Non è plastica già selezionata

L’ordinanza autorizza il deposito del rifiuto classificato con il codice EER 15.01.06: “imballaggi in materiali misti”.

Non è quindi plastica pura già separata per tipologia e pronta al riciclo, ma una frazione differenziata a monte che deve ancora essere selezionata. Le immagini mostrano sacchi dal contenuto eterogeneo, imballaggi sparsi e cumuli esposti all’aperto.

Gli abitanti conoscono bene il paradosso. Quando sono loro a portare i rifiuti all’ecocentro, raccontano che le buste vengono controllate minuziosamente dall’addetto e che un conferimento non conforme può essere respinto. Oggi, invece, la stessa area accoglie montagne di materiale proveniente da tutta la città.

Due pesi e due misure difficili da accettare.

L’ecocentro chiude, i cumuli restano

Dal 23 agosto l’ecocentro è chiuso al pubblico per consentire lo stoccaggio straordinario. Resta accessibile soltanto l’isola ecologica destinata ai normali rifiuti domestici.

Il Comune sostiene che il sito sia pavimentato, impermeabilizzato, recintato e dotato di sistemi per la raccolta delle acque. Ma questo non risponde alle domande principali: quanta capacità rimane? Come vengono controllati odori, vento, incendi e dispersione dei materiali? Quando inizierà la rimozione?

L’ordinanza prevede lo svuotamento una volta ripresi i conferimenti agli impianti, ma attribuisce al provvedimento un’efficacia di sei mesi. Non significa che i rifiuti resteranno lì per tutto questo tempo, ma impone all’Amministrazione di comunicare una scadenza certa.

Selva dia risposte alla borgata

L’assessore Raniero Selva ha le deleghe all’ambiente, all’igiene urbana e ai rapporti con quartieri e borgate. L’emergenza nazionale può spiegare il blocco degli impianti, ma non può diventare una formula con cui chiudere ogni discussione.

Selva e il sindaco Cacciotto devono chiarire quante tonnellate siano già state depositate, quale sia la capienza autorizzata, quali controlli vengano effettuati e quale alternativa sia prevista se l’emergenza dovesse continuare.

Il Comitato della borgata, davanti a una situazione ritenuta non più tollerabile, starebbe valutando azioni dimostrative per portare il problema all’attenzione della città.

La People Strategy viene presentata come una politica che mette le persone al centro. Qui sembra prevalere una strategia diversa: togliere i rifiuti dalla vista della città e trasferirli lontano dalle vetrine turistiche.

Santa Maria La Palma non può diventare il retrobottega di Alghero. Mentre in città si celebrano milioni di presenze, nella borgata crescono montagne di rifiuti e i residenti sono costretti a convivere, secondo quanto denunciano, con un odore insopportabile.

È questo il prezzo che una borgata deve pagare per salvare il decoro e l’immagine turistica della città?




«Tari, l’ex sindaco Lubrano: “2.445 case per turisti pagano come abitazioni private”»

Ad Alghero ci sono 2.445 case affittate ai turisti. Fanno 7.335 posti letto, più del 70 per cento di tutta la ricettività extra-alberghiera della città. Il Comune sa quali sono, tanto che su quelle case incassa l’imposta di soggiorno.

Nel sistema tariffario dei rifiuti, però, sono abitazioni private. Come casa tua.

Da qui parte l’analisi del Piano economico finanziario 2026 che Stefano Lubrano ha messo in circolazione in questi giorni. Lubrano è stato sindaco di Alghero dal giugno 2012 fino al dicembre 2013, quando il Consiglio comunale decadde per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, ed è imprenditore nel settore turistico-alberghiero. Il suo documento, tre parti fitte di numeri, non contesta il diritto della Giunta di decidere come distribuire il costo del servizio. Contesta il fatto che nessuno abbia spiegato i numeri con cui quella distribuzione è stata costruita.

Il numero che ribalta tutto

I costi variabili sono la parte della TARI agganciata alla produzione presunta di rifiuti. Chi ne produce di più, in teoria, paga di più.

Nel 2025 quella componente era ripartita così: 69 per cento alle famiglie, 31 per cento alle imprese. Nel PEF 2026 diventa 93,99 contro 6,01.

Non è l’unico movimento. Sull’altro versante crescono i costi fissi a carico delle attività economiche, dal 40 al 54,55 per cento. Le due leve insieme producono il risultato che l’amministrazione ha annunciato: TARI dei residenti congelata, imprese con un aumento medio sopra il 13 per cento.

Fin qui è politica, e la politica si giudica. Il problema che solleva Lubrano è un altro: se il 94 per cento dei costi legati alla produzione di rifiuti viene messo in capo alle famiglie, bisogna essere sicuri che siano davvero le famiglie a produrre quei rifiuti.

Chi è impresa e chi no

Il Regolamento TARI 2026 ha una voce per gli affittacamere e una per i bed and breakfast. Sono 184 e 210, secondo l’Ufficio Turismo del Comune. Attività ufficiali, classificate tra le utenze non domestiche, come è giusto che sia.

Le locazioni turistiche brevi non hanno nessuna voce. Nessuna categoria, nessun coefficiente, niente. Restano nel calderone delle abitazioni private, cioè dentro quel 93,99 per cento.

La conseguenza, secondo Lubrano, è doppia. Una fetta dei rifiuti prodotti dal turismo viene contabilizzata come se la producessero i residenti. E il Comune si preclude l’unica leva che avrebbe potuto alleggerire il rincaro del 13 per cento su ristoranti, negozi, artigiani e sulla ricettività che le regole le rispetta.

A supporto, il documento tira fuori la composizione delle utenze domestiche. Su 29.241 utenze, 14.803 risultano intestate a una sola persona e 9.113 a due. Sommate fanno 23.916: più di otto su dieci.

«Non possiamo dire che siano tutte seconde case o locazioni turistiche», scrive Lubrano. «Ma in una città come Alghero il dato merita attenzione.»

Due numeri che non tornano

Nella relazione tecnica MTR-3, quella su cui poggia l’intera costruzione tariffaria, il documento individua due scostamenti.

Il primo riguarda la densità abitativa: la relazione parla di 42.200 abitanti e di 365 abitanti per chilometro quadrato. Ma 42.200 persone distribuite sull’intero territorio di Alghero danno circa 191 abitanti per chilometro quadrato. Per arrivare a 365 servirebbe un territorio grande poco più della metà di quello reale.

Il secondo riguarda il bacino demografico. Sommando i componenti attribuiti alle utenze domestiche nel PEF si arriva a 51.661 teste, contro i 42.200 abitanti dichiarati. Novemilaquattrocentosessantuno in più.

Su quest’ultimo punto va detta una cosa che il documento non dice. Uno scarto del genere non è di per sé un’anomalia: i regolamenti TARI assegnano d’ufficio un numero presunto di componenti alle utenze intestate a chi non risiede in città, di solito in base ai metri quadri. Dove ci sono molte seconde case la forbice è normale. Anche il dato sulla densità somiglia più a un refuso che a un vizio del procedimento.

Resta però il rilievo di metodo, e quello tiene: è lo stesso documento comunale a scrivere che quelle variabili sono servite a dimensionare il servizio e a costruire le analisi tariffarie.

Le imprese pagano adesso, il servizio arriva a ottobre

C’è poi una questione di calendario che riguarda chi lavora con le stagioni.

Il nuovo appalto di igiene urbana, affidato al raggruppamento Ciclat-Sangalli, dovrebbe entrare a pieno regime tra ottobre e novembre. L’aumento chiesto alle imprese viene motivato con più passaggi di raccolta, più spazzamento, nuovi servizi, controlli rafforzati.

Il punto è che gran parte delle attività turistiche algheresi chiude proprio a fine ottobre. Pagano nel 2026 un servizio che vedranno, nella migliore delle ipotesi, quando avranno già tirato giù la saracinesca.

Nel documento c’è anche una risposta a un argomento che sarebbe circolato tra alcuni esponenti della maggioranza: le imprese dovrebbero essere contente, perché altrove si paga di più. Per Lubrano è «un confronto verso il basso». Un’impresa guarda ai propri costi e ai propri margini, non alla TARI di Rimini.

E se nel 2027 il conto sale?

L’ultima obiezione guarda avanti. Se durante il 2026 i rifiuti prodotti risultassero più del previsto, per i maggiori conferimenti, per i rincari in discarica o per il carburante, la differenza andrebbe recuperata a conguaglio dall’anno successivo.

Sono costi variabili. Con la ripartizione attuale finirebbero quasi per intero sulle famiglie, e in particolare sui nuclei più numerosi. Oppure le percentuali verranno rimescolate un’altra volta, e a quel punto tocca di nuovo alle imprese.

La domanda con cui il documento si chiude è senza giri di parole: abbiamo protetto le famiglie o abbiamo solo spostato più in là il momento in cui qualcuno dovrà pagare il costo vero dei rifiuti?

Cosa manca per rispondere davvero

Una precisazione la dobbiamo al lettore. Lubrano lavora nel comparto turistico-ricettivo, cioè in uno dei settori che quest’anno assorbono il più 13 per cento e che guadagnerebbero dalla riclassificazione delle locazioni turistiche tra le utenze non domestiche. Non è un motivo per archiviare i suoi rilievi, che si basano su documenti pubblici e su dati dell’Ufficio Turismo comunale. È un motivo per verificarli.

Per farlo servono tre cose che oggi non sono pubbliche. Il gettito complessivo per categoria, non le sole percentuali di ripartizione. Il criterio con cui sono stati attribuiti i componenti alle utenze intestate a non residenti. E la ragione tecnica per cui 2.445 case affittate ai turisti non sono state associate ad alcuna categoria di utenza non domestica.

Le abbiamo chieste all’amministrazione comunale e a S.E.C.AL., la società che gestisce la riscossione. Le risposte, quando arriveranno, le pubblicheremo per intero.