Pubblicità
image_pdfimage_print

Mercoledì 28 ottobre il giornalista Salvatore Taras conduce gli spettatori di CatalanTV alla scoperta di un’antica epigrafe che, nelle indagini dello studioso Giuseppe Piras, rivela l’esistenza di un soldato romano partito dall’Aquitania e morto in Sardegna duemila anni fa

Un paese che fu la capitale di un regno, una lapide antica incastonata nel muro di una casa e un’iscrizione misteriosa che Enrico Costa, nel 1899, pensava appartenesse al giudice Barisone. Dovrà passare almeno un secolo, prima che un abile epigrafista riesca a svelare l’enigma, comprendendo che dietro a quelle confuse incisioni c’è la vita e la morte di un soldato romano vissuto all’incirca duemila anni fa nel territorio di Ardara.

Salvatore Taras

Sono questi gli ingredienti della prossima puntata di “Raighinas. Istòrias e mistèrios de Sardigna”, il programma in lingua sarda condotto da Salvatore Taras che andrà in onda mercoledì 28 ottobre, alle 21, su CatalanTV (canale 15 del digitale terrestre), impreziosito dalla voce narrante di Daniele Monachella e da una speciale rubrica libraria affidata alle letture di Maria Giovanna Cherchi.

Questa seconda puntata permetterà ai telespettatori sardi di conoscere la storia di Orcoeta, un soldato ausiliario proveniente dall’Aquitania, arruolato in un contingente dell’esercito romano in servizio, nel primo secolo, tra le guarnigioni distribuite nei territori di Ardara, Oschiri e Bitti. Siamo nel cuore del Logudoro, una zona di grande rilievo strategico che necessitava di un controllo capillare. Proprio qui, allora come oggi, si intrecciavano importanti vie di comunicazione che collegavano i porti di Turris, Caralis e Olbia.

Giuseppe Piras

Fil rouge della puntata è l’indagine dell’epigrafista Giuseppe Piras di Porto Torres, contrattista dell’Università di Sassari, noto per scoperte che hanno fatto luce su argomenti critici, talvolta rivoluzionando convinzioni popolari dure a morire. Il suo, sarà probabilmente il primo tentativo di uno studioso di trattare un argomento a carattere scientifico nell’idioma turritano. Una sfida che Piras ha raccolto con entusiasmo e umiltà, con l’obiettivo di sensibilizzare all’ascolto di tutte le parlate tradizionali dell’isola.

Tra gli altri intervistati sono coinvolti l’archivista Stefano Alberto Tedde di Ardara, lo storico dell’Università di Sassari Antonio Ibba, l’archeologo Marcello Cabriolu e il sindaco di Oschiri, Roberto Carta.

Le telecamere guidate da Mauro Fancello alla regia, entreranno al museo archeologico di Ardara per far conoscere al pubblico i dettagli della lapide in questione, e le altre testimonianze di epoca romana scoperte nel territorio. Un territorio che, in quegli anni lontani, era presidiato da un accampamento militare posizionato sull’altopiano di San Pietro.

Tra gli altri reperti sarà mostrata la stele marmorea di Sedecami – sempre decifrata da Piras – identificata come la più antica testimonianza materiale della presenza ebraica in Sardegna e, forse, in tutto il Mediterraneo occidentale.

All’interno del museo di Oschiri si scopriranno invece i reperti rinvenuti nel sito archeologico romano di Luguido, a poca distanza dalla chiesa di Nostra Signora di Castro. Quindi saranno mostrate alcune ricostruzioni fedeli di armature dei soldati ausiliari in servizio in Sardegna duemila anni fa. La trasmissione è prodotta dalla DB Video Management con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna.

Un soldato ausiliario romano come doveva apparire nel primo secolo nelle campagne della Sardegna
Pubblicità