download — Contro il covid-19 – bisogna sfruttare le “nostre competenze”.
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Il PM di Sassari ha perfettamente ragione quando dice che per combattere il virus è necessario “trattare tutti i pazienti come fossero positivi”. Come non essere d’accordo, tuttavia però la triste realtà è ben lontana da quella prospettata dalla procura, poiché a tutt’oggi siamo a contare le mascherine e quando mancano ci sono colleghi costretti a sanificarle per poterle riutilizzare. Per cui e al netto delle polemiche sull’approvvigionamento dei DPI, è necessario pensare all’ospedale e a tutte le sue articolazioni territoriali (pubbliche e private), come una fortezza, all’interno della quale chi è chiamato a combattere questo nemico invisibile, lo deve fare nella consapevolezza e soprattutto nella piena conoscenza delle procedure e strategie di protezione e sicurezza, ancorché nell’uniformità di comportamenti che rallentino ed impediscano il diffondersi dell’epidemia.

Di tutto questo purtroppo poco si parla, poiché quotidianamente, anche attraverso precise segnalazioni, quello che raccogliamo, oltre a rappresentare le difficoltà di un sistema che continua a fronteggiare l’epidemia con la penuria di dispositivi e di screening, mette in evidenza tutta una serie di difformità di comportamento degli operatori in ordine alle procedure, nonché sull’utilizzo corretto dei DPI. Su questi aspetti rileviamo modi di agire diversi tra il personale, unità operative e/o strutture. L’impressione che avvertiamo è che si continua ad affrontare la diffusione del virus in modalità “difensiva”, manca un vero coordinamento intraospedaliero, mancano regole certe, insomma si naviga a vista. Non basta nominare Commissari esperti dell’emergenza, serve coinvolgere ed utilizzare le esperienze, le “nostre competenze”ossia di chi ogni giorno mette piede in ospedale. A queste professionalità dobbiamo rivolgerci. Per queste ragioni auspichiamo ed approfittiamo del momento per lanciare un appello al neo Commissario Straordinario della Aou, ma anche a tutte le Direzioni aziendali pubbliche e private che si prendono cura delle persone a vari livelli.

Ecco di questo e di tanto altro si deve parlare e ci si deve confrontare, ovvero come intendiamo governare un ospedale e/o qualsiasi struttura territoriale “ai tempi del coronavirus”.

A nostro modestissimo parere, fin dall’esordio del pesante attacco del virus di metà marzo, che ha colpito pesantemente Cardiologia e Dialisi del SS.Annunziata, per poi propagarsi nelle Case di Cura ed in quelle di Riposo per anziani, abbiamo proposto alla Direzione Aou che l’unità di crisi doveva essere implementata e coadiuvata da un gruppo di validi professionisti ospedalieri, cominciando ad esempio dai Coordinatori sanitari/tecnici capaci di governare e fronteggiare al meglio il diffondersi del contagio, così da scongiurare quanto invece è accaduto e sta continuando ad accadere in tutti i luoghi di cura ed assistenza. E’ necessario fare squadra, serve collegialità ed ascoltochiarezza, c’è bisogno di sintesi e semplificazione di tutta quella marea di norme, circolari e disposizioni aziendali, tra l’altro e troppo spesso oggetto di aggiornamento e modifica delle stesse.

In tutto ciò poi, come organizzazione sindacale, abbiamo segnalato e sollecitato i vertici aziendali, affinché si apra una discussione sull’ipotesi di incentivazione contrattuale da destinare alla platea di lavoratrici e lavoratori chiamati a combattere in prima linea il coronavirus e che responsabilmente si spendono senza guardare l’ora di inizio e di fine turno, bene a questi dobbiamo rispondere con i fatti, andando oltre gli attestati di stima e solidarietà.

C’è inoltre un altro argomento sul quale è necessario fare chiarezza: i tamponi. Numerosi colleghi ma anche semplici cittadini si rivolgono a noi organizzazioni sindacali per avere notizie sulle modalità ed i tempi di effettuazione degli screening, soprattutto al termine della c.d. quarantena col “doppio tampone”. Pur comprendendo la mole di lavoro del laboratorio, nonché la difficoltà nel reperire reagenti, a nostro avviso sarebbe utile che almeno gli RLS (rappresentanti lavoratori per la sicurezza) abbiano un rapporto diretto con il Dipartimento di prevenzione, i Medici Competenti e soprattutto con l’Igiene pubblica, per confrontarsi sul governo del fenomeno in senso generale, nonché sulle procedure di effettuazione degli screening, i destinatari ed infine sui tempi delle refertazioni.

Consapevoli che quanto sopra non è l’unica soluzione, però siamo assolutamente convinti che senza un vero coinvolgimento degli addetti ai lavori, ossia “delle competenze ospedaliere”, la battaglia contro il coronavirus continuerà ad essere una battaglia persa e a farne le spese purtroppo sono coloro i quali stanno in prima linea battendosi anche e troppo spesso con armi spuntate.

Antonio Monni

(Segretario Territoriale)

 

 

2-04-2020

La Redazione