CONFARTIGIANATO SARDEGNA–C.STAMPA–03-07-19–EDILIZIA-Antitrust boccia sconto Ecobonus in fattura

ECOBONUS – L’Antitrust dà ragione a Confartigianato e boccia lo sconto
in fattura: altera la concorrenza a danno dei piccoli imprenditori.
Meloni (Confartigianato Edilizia Sardegna): “Riconosciute le nostre
ragioni e i nostri dubbi”.

Lo sconto in fattura per i lavori relativi a ecobonus e sismabonus
rischia di distorcere la concorrenza a danno dei piccoli imprenditori.
A dirlo è l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che, in
una pronuncia del 17 giugno, riconosce e condivide le ragioni espresse
da Confartigianato in merito all’articolo 10 del Decreto Crescita.
Secondo l’Autorità Antitrust la norma, nella sua attuale formulazione,
appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza
nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle
piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più
grandi dimensioni.

A caldo arriva il commento di Giacomo Meloni, Presidente di
Confartigianato Edilizia Sardegna: “Sullo sconto in fattura e sul
rischio di una forte “concorrenza sleale” anche il pronunciamento
dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ci ha dato
ragione. E anche l’introdotta possibilità di un’ulteriore cessione dei
crediti di imposta a propri fornitori di beni e servizi, risultato
minimo ottenuto grazie alla nostra azione di lobby verso il Parlamento
in fase di approvazione del DL, non intacca la complessità delle
procedure, mentre lascia  inalterati i rischi per le piccole imprese
di restare alla mercé dei grandi fornitori, gli unici nelle condizioni
di prendere in carico queste opere per poi assegnarle in una sorta di
sub-appalto”.

L’Antitrust evidenzia come il nuovo sistema, di fatto, si rende
fruibile nei fatti, solo dalle imprese di grande dimensione, che
risultano le uniche in grado di praticare gli sconti corrispondenti
alle detrazioni fiscali senza confronti concorrenziali, potendo
compensare i correlativi crediti d’imposta in ragione del consistente
volume di debiti fiscali, godendo anche di un minor costo finanziario
connesso al dimezzamento da dieci a cinque anni del periodo di
compensazione del credito d’imposta. La disposizione normativa appare,
quindi, introdurre una discriminazione fra operatori concorrenti – in
termini di impossibilità, per alcuni di essi, di utilizzare nelle
proprie offerte di mercato tutti i diversi meccanismi di
incentivazione normativamente previsti per la domanda di lavori di
efficientamento energetico – avvantaggiando gli operatori di maggiori
dimensioni e capacità finanziaria e rischiando, conseguentemente, di
distorcere le dinamiche del relativo mercato con l’effetto di
restringere le possibilità di offerta per i consumatori finali.

La disposizione normativa segnalata, infatti, appare quindi introdurre
una discriminazione fra operatori concorrenti – in termini di
impossibilità, per alcuni di essi, di utilizzare nelle proprie offerte
di mercato tutti i diversi meccanismi di incentivazione normativamente
previsti per la domanda di lavori di efficientamento energetico –
avvantaggiando gli operatori di maggiori dimensioni e capacità
finanziaria e rischiando, conseguentemente, di distorcere le dinamiche
del relativo mercato con l’effetto di restringere le possibilità di
offerta per i consumatori finali.

“Non ci diamo per vinti – conclude Meloni – le leggi, se sbagliate
come in questo caso, si possono cambiare. Nel frattempo la nostra
attenzione si sposta verso l’Agenzia delle Entrate, chiamata a emanare
entro un mese dalla approvazione della norma, una circolare
esplicativa proprio in materia di possibile ulteriore cessione dei
crediti di imposta da parte della impresa esecutrice dei lavori a
propri fornitori di beni e servizi. Resta valida anche la nostra
proposta di poter cedere il credito d’imposta sulla spesa effettuata
direttamente alle banche per evitare che alle piccole imprese non sia
possibile acquisire il credito per carenza di risorse finanziarie o di
capienza fiscale tale da consentire la procedura di compensazione”.

La misura contestata dagli Artigiani, prevedeva per i cittadini uno
sconto diretto in fattura, a carico dell’impresa, in alternativa alla
detrazione fiscale dal 50% all’85% spalmabile in 10 anni. Sconto che
l’impresa avrebbero potuto farsi rimborsare dallo Stato tramite un
corrispondente credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in
compensazione, in cinque anni. Inoltre, l’azienda potrà scegliere di
cedere il credito così acquisito ai suoi fornitori di beni e servizi.
Non potrà invece cederlo a istituti di credito e intermediari
finanziari.

Nel 2018 in Sardegna, le detrazioni per ristrutturazioni ed ecobonus
hanno attivato investimenti per 390 milioni di euro.

Facendo un esempio, rifacendo il tetto dell’abitazione per una spesa
complessiva di 20.000 euro, il proprietario, ha diritto a una
detrazione fiscale del 65% pari a 14.300 euro che potrà recuperare in
dichiarazione dei redditi in 10 anni. Secondo l’articolo contestato,
la stessa cifra potrebbe essere subito “scontata” cedendo il credito a
chi ha eseguito i lavori. Quindi, per il committente, la
ristrutturazione di fatto costa “solo” 5.700 euro, dato che i restanti
14.300 euro se li sobbarcherebbe l’impresa che ha realizzato i lavori

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