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Ispirato a Lacan e Barthes e alle note di Schumann, lo spettacolo di Giacomo Luci ha voluto riscoprire l’ascolto come atto rivoluzionario. Il lavoro è stato presentato in prima regionale dalla Daniele Cipriani Entertainment per il festival Corpi in Movimento

SASSARI. Più che una scrittura coreografica, “La Lalangue” di Giacomo Luci è come un esperimento artistico e psicologico profondamente introspettivo. Nel suo spettacolo portato in scena domenica in prima regionale al Teatro Civico di Sassari con la Daniele Cipriani Entertainment, il coreografo romano ha rielaborato l’esperienza del linguaggio in una dimensione di ricercatezza coreutica, ispirandosi al pensiero dello psicoanalista Jacques Lacan.

Dal primo all’ultimo atto, l’opera ha messo in luce il cercare di influenzarsi, di capirsi, di lasciare spazio all’altro e al contempo di lasciarsi influenzare. Insieme al danzatore Pierre Loup Morillon, sulle note della Kreisleriana di Robert Schuman eseguita da vivo da Beatrice Barison al pianoforte, Luci è riuscito a fare emergere da un lato la necessità e la difficoltà diascoltare e, dall’altro, la difficoltà di comunicare, soprattutto quando l’ascolto viene meno.

Inserita nel calendario del festival “Corpi in movimento”, “La Lalangue” è ispirata visceralmente agli scritti di Roland Barthes nel saggio Rasch, che individuano il ciclo di Shuman come una foresta di segni. In questo vortice di note si è mossa la coreografia, pensata come un viaggio, un attraversamento della foresta in cui, tra i segni più evidenti, risaltano indumenti sparpagliati sul palco e sul pianoforte.

E se, nel pensiero di Barthes, pronunciare una parola è come scegliere un indumento da un armadio, esprimere vocaboli è come indossare abiti, gli stessi che rappresentano il legame con la foresta di segni, con la memoria, con ciò che non è più di moda e che la storia ha deciso di scartare. Lo spettacolo appare come il tentativo del coreografo di fare emergere i gesti assimilati in quindici anni di interprete per altri autori. Tentativo che sfocia un atto di cancellazione delle proprie esperienze superate.

Al centro del pezzo c’è un frangente di stasi, un invito all’ascolto. E questo è senza dubbio il momento più significativo e importante dell’intero spettacolo: perché l’ascoltare è il gesto più difficile e anche il più necessario nella nostra contemporaneità dove tutto viaggia veloce, dove siamo oberati e circondati da informazioni e, forse, ascoltare diventa anche il gesto più rivoluzionario.

Il festival è organizzato dall’associazione Danzeventi con il sostegno e il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Ittireddu, del Festival Multidisciplinare Sardegna, della Fondazione di Sardegna, del Baretto di Porto Ferro e con il contributo del Comune di Sassari.