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di Fausto Farinelli

da ” il giornale” edizione on line

Il Giornale ieri ha scritto: “Vannacci stop: è già in calo”. Titolo netto. Quasi definitivo. Peccato che, nello stesso articolo, Antonio Noto, cioè il sondaggista sul quale si basa la notizia, dica una cosa parecchio diversa: è troppo presto per parlare di una tendenza. Futuro Nazionale passa dall’8 al 7 per cento nella sua rilevazione, ma Noto precisa che bisogna aspettare.

Allora decidiamoci: è “già in calo” oppure non sappiamo ancora se questo calo sia una tendenza?

Non è una sfumatura. È informazione.

Pochi giorni prima Sky TG24, citando le rilevazioni YouTrend, raccontava invece un Futuro Nazionale in crescita, arrivato a superare Forza Italia. I sondaggi possono naturalmente cambiare e istituti diversi possono produrre risultati diversi. È proprio per questo che sarebbe corretto raccontarli come fotografie, non utilizzarli come sentenze.

Poi c’è l’altra frase: “il suo consenso proviene dagli astenuti”. Anche qui basta leggere l’articolo fino in fondo. Noto parla del 40 per cento dei potenziali elettori di Futuro Nazionale provenienti dall’astensione. Quaranta per cento. Non cento.

Sono dettagli? No. Sono le parole con cui si costruisce una percezione.

E quando, nello stesso articolo, Vannacci diventa “allergico alle inchieste”, quando si parla della sua “sporca dozzina”, quando il racconto dei numeri viene accompagnato continuamente dal sarcasmo, siamo ancora nella cronaca oppure siamo già entrati nell’editoriale?

Non ci sarebbe nulla di male, sia chiaro, se Il Giornale decidesse di contrastare politicamente Vannacci. Un quotidiano ha una linea editoriale e Tommaso Cerno ha tutto il diritto di averne una molto precisa. Lo stesso Cerno, pochi giorni fa, ha firmato un editoriale fortemente critico verso Vannacci, mentre altre firme e persino il direttore editoriale Vittorio Feltri hanno espresso pubblicamente valutazioni molto differenti sul generale.

Il problema nasce quando la linea editoriale entra dentro la notizia senza dichiararsi.

Perché un conto è scrivere: “Secondo noi Vannacci è un fenomeno destinato a ridimensionarsi”. È un’opinione. Legittima.

Un altro è prendere un sondaggio che lo dà al 7 per cento, ignorare nel titolo la prudenza dello stesso sondaggista e trasformare un’oscillazione in “Vannacci è già in calo”.

Io continuo a pensare che il problema dell’informazione non sia avere un’opinione. Il problema è quando quell’opinione si traveste da fatto.

E questo vale per Vannacci oggi come potrebbe valere, domani mattina, per chiunque altro.