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Di Fausto Farinelli – foto: Emanuele Perrone

Al Conference Center di Porto Cervo la cerimonia pubblica del Premio promosso dal Consorzio Costa Smeralda. Cultura, letteratura, identità mediterranea e Sardegna al centro della settima edizione.

Porto Cervo, 18 aprile 2026 – Sono stati annunciati al Conference Center di Porto Cervo i vincitori del Premio Costa Smeralda 2026, promosso dal Consorzio Costa Smeralda, presieduto da Renzo Persico, con il patrocinio del Comune di Arzachena.

Il Premio Narrativa è stato assegnato a Niccolò Ammaniti con Il custode, edito da Einaudi.
Il Premio Saggistica è andato ad Adriana Cavarero con Il canto delle sirene, edito da Castelvecchi.

Durante la cerimonia, condotta dalla giornalista Roberta Floris, sono stati assegnati anche tre riconoscimenti speciali: il Premio Internazionale allo scrittore spagnolo Javier Cercas, il Premio Cultura del Mediterraneo a Emilio Isgrò e il Premio Speciale all’Ammiraglio Giuseppe Lai, già comandante dell’Amerigo Vespucci.

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, Mario Ferraro, vicepresidente del Consorzio Costa Smeralda e amministratore delegato di Smeralda Holding, Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena, e Stefano Salis, direttore artistico del Premio. La giuria era composta da Lina Bolzoni, Marcello Fois, Elena Loewenthal e Chiara Valerio.


Una stagione che si apre con la cultura

Nel suo intervento iniziale, Mario Ferraro ha ricordato il senso originario del Premio Costa Smeralda: creare contenuti culturali capaci di rafforzare l’offerta turistica e contribuire all’allungamento della stagione.

Ferraro ha sottolineato come, in sette anni, la data del Premio sia stata progressivamente anticipata, passando da maggio ad aprile, fino ad arrivare all’edizione del 2026, celebrata il 18 aprile. Un segnale, secondo il vicepresidente del Consorzio, della crescita della destinazione.

«Quando sono arrivato qui nel 2015, il 15 giugno metà dei negozi di Porto Cervo erano ancora chiusi. Oggi, il 16 aprile, l’80% dei negozi è già aperto, due dei quattro alberghi più importanti sono già aperti e, entro la fine del mese, l’intera destinazione sarà a pieno regime».

Ferraro ha parlato di una stagione passata da due mesi e mezzo a circa sette mesi, con ricadute economiche significative sul territorio.

Il sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, ha rimarcato il valore identitario dell’evento:

«Arzachena e Costa Smeralda sono anche un momento culturale, identitario, un crocevia di arte, cultura e letteratura che apre la stagione estiva».


Premio Narrativa a Niccolò Ammaniti con Il custode

Il vincitore della sezione Narrativa è Niccolò Ammaniti con Il custode, pubblicato da Einaudi.

Il romanzo racconta la storia di Nilo, un ragazzino che vive in un paese della Sicilia insieme alla madre e alla zia. La sua famiglia ha da secoli un compito: custodire un segreto antico e terribile, legato alla figura mitologica di Medusa.

La motivazione della giuria definisce Il custode un romanzo che si inserisce nella grande linea del fantastico italiano, da Anna Maria Ortese a Tommaso Landolfi, da Bontempelli a Calvino, fino a Fruttero e Lucentini. Secondo la giuria, Ammaniti riesce ancora una volta a tenere insieme mito e contemporaneità, portando il lettore in un mondo più vasto del visibile.

«Il Premio Costa Smeralda 2026 per la narrativa italiana va a Niccolò Ammaniti, uno scrittore fantastico, in tutte le accezioni che l’aggettivo italiano ci consente».

Sul palco, Ammaniti ha raccontato il rapporto quasi inevitabile con i protagonisti adolescenti:

«Io ci provo a non raccontare gli adolescenti, ma sono gli adolescenti che vogliono essere raccontati da me. Ogni volta dico: questo è l’ultimo. E invece ci casco di nuovo».

Parlando del romanzo, ha spiegato la difficoltà di raccontarlo senza svelarne il segreto centrale:

«Dietro una porta chiusa, in un bagno, c’è un mostro. Nilo e la sua famiglia sono custodi da millenni di questo segreto. È un po’ come accade in certe famiglie, dove esistono storie che sono solo tue, che difficilmente racconti agli altri e che ti vengono tramandate».

Il cuore del libro, secondo Ammaniti, è il conflitto tra destino familiare e desiderio di libertà:

«Nilo incontra una donna libera, che sembra rappresentare l’immagine stessa della libertà. Lui perde la testa e si ritrova diviso tra l’odore della libertà che lei gli offre e i doveri familiari».

Lo scrittore ha poi riflettuto sul valore del segreto nella società contemporanea:

«Il segreto è diventato molto difficile da gestire, perché tendiamo a condividere tutto. Ma la lettura è ancora un piccolo segreto che il lettore condivide con lo scrittore».

Ammaniti ha spiegato anche la scelta dell’ambientazione siciliana, Triscina, luogo conosciuto durante le riprese della serie Anna:

«Quando sono arrivato a Triscina ho capito che quella era la storia che volevo raccontare in quel posto. I luoghi, per me, fanno sì che un’immagine diventi reale».


Gli altri finalisti della Narrativa

Paola Barbato con Un cuore capovolto

Tra i finalisti della sezione Narrativa anche Paola Barbato con Un cuore capovolto. L’autrice ha portato sul palco una riflessione intensa sul mondo dei poliziotti informatici infiltrati in rete.

Barbato ha spiegato di essere stata colpita dalla figura degli agenti che, per indagare sui predatori online, si fingono adolescenti:

«Sono uomini e donne che fingono di avere dodici o tredici anni, costruiscono relazioni, parlano con ragazzi e ragazze, creano confidenza. Poi, terminata l’indagine, spariscono».

Secondo l’autrice, questa sparizione lascia ferite profonde:

«Per i ragazzi la rete è come la vita. Un amico che scompare in rete è un amico che scompare davvero».

Il romanzo ruota intorno alla domanda morale sul confine tra bene e male:

«Se per fare del bene devi percorrere una strada di male, alla fine non puoi guardare soltanto l’obiettivo. Conta anche la strada».

Barbato ha poi difeso la forza narrativa del thriller:

«Il thriller è una scatola. Ha dei limiti, ma dentro quella scatola puoi mettere tutto: famiglia, amore, denuncia sociale, politica, religione. Raccontiamo la vita attraverso il male e attraverso la deviazione della mente».


Dario Ferrari con L’idiota di famiglia

Il terzo finalista della Narrativa era Dario Ferrari con L’idiota di famiglia, pubblicato da Sellerio.

Ferrari ha raccontato il romanzo come un corpo a corpo familiare tra Igor, traduttore quarantenne, e il padre, figura intellettuale ingombrante, chiamato in casa “Herr Professor”.

«Igor ha vissuto mettendosi consapevolmente all’ombra del padre, cercando la sua approvazione. Ma quando chiedi l’approvazione di un padre, spesso ricevi un giudizio o una condanna».

Il rapporto cambia quando il padre viene colpito da una malattia degenerativa:

«Igor è costretto a occuparsi del padre non più attraverso la parola, che tra loro non ha mai funzionato, ma attraverso un percorso di cura».

Ferrari ha spiegato di aver scelto un tono ironico per raccontare una materia dolorosa:

«Raccontare con ironia non toglie nulla alla tragedia. Anzi, può esaltare altri aspetti che chi vive certe situazioni conosce bene».

Il romanzo diventa anche una riflessione sulla fine del Novecento e sulla generazione dei millennial:

«La mia generazione ha spesso la sensazione di vivere in un mondo dato una volta per tutte, su cui non si riesce più a intervenire. Però forse qualcosa del mondo possiamo ancora cambiarlo».


Premio Saggistica ad Adriana Cavarero con Il canto delle sirene

Il Premio Saggistica è stato assegnato ad Adriana Cavarero per Il canto delle sirene, pubblicato da Castelvecchi.

La motivazione della giuria parte da una domanda solo apparentemente semplice: per chi cantano le sirene?

La tradizione risponderebbe: per Ulisse. Ma Cavarero rovescia la prospettiva e mette al centro non l’eroe che ascolta, ma le sirene che cantano.

Secondo la giuria, il saggio offre una lettura originale e suggestiva del mito:

«In queste pagine sia l’eroe Ulisse sia le misteriose tentatrici ci appaiono in una prospettiva tutta nuova. Ci dicono che in fondo questa storia appartiene anche a noi, donne e uomini del presente».

Sul palco, Cavarero ha spiegato di essere tornata al mito delle sirene perché si tratta di uno dei racconti più longevi della cultura occidentale:

«Il mito delle sirene è stato riraccontato mille volte, passando attraverso la storia della letteratura fino ad arrivare ad Andersen, Hollywood e Disney».

La filosofa ha chiarito il senso del suo rovesciamento:

«Il mito ha al centro Odisseo. Il viaggio è il suo viaggio, è lui l’eroe. Io ho provato a cambiare la trama, a mettere al centro non il piacere dell’ascoltatore, ma il piacere delle cantatrici».

Il punto di svolta nasce da alcuni versi di T.S. Eliot:

«Ho sentito le sirene cantare l’una all’altra, non credo che canteranno per me. Questa frase mi ha colpita moltissimo. Allora le sirene non cantavano per Ulisse: cantavano l’una all’altra».

Cavarero ha poi dedicato un passaggio alla Sardegna:

«Credo che su queste coste, se le sirene dovessero cantare, verrebbero qua».

Dopo la vittoria, ha ringraziato con parole poetiche:

«Vorrei cantare per voi. Vorrei che fossimo tutte e tutti a cantare e che il piacere delle sirene tornasse in noi in una voce che diventa armonia. Questa è utopia, ma la bellezza aiuta a sognare l’armonia».


Gli altri finalisti della Saggistica

Edoardo Camurri con La vita che brucia

Tra i finalisti della Saggistica, Edoardo Camurri ha presentato La vita che brucia, un libro costruito come una cerimonia filosofica intorno al tema della sofferenza.

«Il libro è una cerimonia, un rituale. È un libro filosofico sulla sofferenza, ma la sofferenza non è vista come un argomento: è ciò che accomuna ogni essere vivente».

Camurri ha spiegato che il libro si apre all’alba di un giorno e si conclude all’alba del giorno dopo. In questo arco temporale, la sofferenza diventa una maestra da ascoltare.

«Le prime settanta pagine sono mortali, volutamente death metal. Servono a non lasciarci vie di fuga, a impedirci di non ascoltare il messaggio della sofferenza».

Alla domanda su come tenere acceso il fuoco interiore, Camurri ha risposto:

«Il segreto è non fare nulla. Creare uno spazio tra noi e le cose. Imparare la disciplina della non identificazione con la nostra presunta identità».


Andrea Moro con Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri

Andrea Moro, con Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri, ha portato sul palco una riflessione tra linguaggio, neuroscienze, filosofia e biologia.

Sul rapporto tra linguaggio e voce ha spiegato:

«Il linguaggio è come un fiocco di neve che ci cresce in testa. È la struttura della nostra grammatica. La voce è il modo in cui queste strutture passano da un individuo all’altro».

Moro ha raccontato di aver riletto Lucrezio durante il Covid:

«Mi sono fatto due regali: la lettura di tutta la Divina Commedia, un canto al giorno, e poi Lucrezio».

Secondo Moro, Lucrezio aveva già intuito alcuni principi fondamentali della modernità: la struttura della materia, il valore delle combinazioni, l’emergere di proprietà nuove dall’organizzazione degli elementi.

«Lucrezio capisce che elementi minimi possono generare significato attraverso la sola permutazione dell’ordine. La struttura è ciò che conta nella realtà».

Il pipistrello dagli occhi azzurri diventa così immagine della singolarità del linguaggio umano:

«Il linguaggio, come le ali dei pipistrelli, o c’è o non c’è. Non esistono persone con un po’ meno linguaggio».


Premio Internazionale a Javier Cercas

Il Premio Internazionale è stato assegnato allo scrittore spagnolo Javier Cercas, dopo le precedenti vittorie di autori come Orhan Pamuk, Emmanuel Carrère, Alicia Giménez-Bartlett e Björn Larsson.

La motivazione della giuria sottolinea la capacità di Cercas di esplorare identità, memoria collettiva, dilemmi etici e confini tra realtà e finzione.

«La verità della letteratura, nel complesso dell’opera di Cercas, non compete con la verità fattuale: è qualcosa di più, allo stesso tempo più forte ma anche in qualche modo indimostrabile».

Cercas, sul palco, ha spiegato il suo rapporto con la scrittura:

«Per me la letteratura è prima di tutto un piacere, come il sesso, ma è anche una forma di conoscenza, come il sesso. Scrivo per sapere. Scrivo su ciò che non so».

Per lo scrittore, al centro di ogni libro c’è una domanda:

«Il libro non è esattamente una risposta. È qualcosa che dà forma alla domanda, la rende ancora più complessa».

Cercas ha rivendicato la libertà dello scrittore:

«Uno scrittore deve scrivere con assoluta libertà. Bisogna arrivare in un posto che nemmeno tu conoscevi prima di cominciare a scrivere».

Sul ruolo pubblico dello scrittore ha aggiunto:

«Lo scrittore è uno scrittore, ma è anche un cittadino. La prima responsabilità è partecipare alla vita pubblica. Politica viene da polis, città. La città è di tutti».

Raccontando Il sovrano delle ombre, Cercas ha parlato della propria famiglia franchista e della necessità di confrontarsi con il passato:

«Parlo del passato non per il passato in sé, ma perché fa parte del presente. Il passato è una dimensione del presente senza la quale il presente è mutilato».

Infine, ha ricordato il viaggio con Papa Francesco in Mongolia, esperienza diventata materia narrativa:

«È stata un’esperienza straordinaria, un privilegio incredibile. Per la prima volta il Vaticano ha aperto le porte a uno scrittore, e quello scrittore ero io».

Il libro nasce anche da una domanda personale legata alla madre credente:

«Mia madre vedrà mio padre dopo la morte, sì o no? È la domanda più elementare e più profonda».


Premio Cultura del Mediterraneo a Emilio Isgrò

Il Premio Cultura del Mediterraneo è stato assegnato a Emilio Isgrò, maestro dell’arte contemporanea internazionale, poeta, scrittore e artista visivo.

La motivazione della giuria richiama il senso profondo della sua opera:

«Cancellare è un atto apparentemente distruttivo. Emilio Isgrò, al contrario, gli ha restituito un senso nuovo: cancellare è creare».

Il lavoro di Isgrò, soprattutto quello sulle carte geografiche, viene letto come una riflessione sul Mediterraneo, luogo di attraversamenti, dialoghi, civiltà e lingue.

«Il Mediterraneo del Maestro Isgrò è un oceano di civiltà, di storie che si intrecciano, di lingue che si parlano, che non cancella nessuno e valorizza tutti».

Sul palco, Isgrò ha spiegato il senso della cancellatura:

«Quando feci le prime cancellature vivevo in una società visiva che aveva praticamente soppresso la parola umana. Tutto si doveva vedere. Questo evitava la riflessione».

L’artista ha collegato il suo lavoro al Mediterraneo:

«Io sono nato nel Mediterraneo. Penso che noi italiani, spagnoli, francesi, e chi vive in questa parte del mondo, abbiamo il diritto non solo di consumare cultura, ma soprattutto di produrla».

Per Isgrò, la cancellatura non distrugge, ma custodisce:

«La cancellatura custodisce la parola per i tempi in cui dovremo tornare a parlare. E quei tempi si stanno avvicinando».

Alla domanda su quale parola oggi non dovrebbe essere cancellata, ha risposto:

«Sceglierei la parola pace. Perché non c’è pace senza rispetto degli altri e non c’è arte senza pace».


Premio Speciale all’Ammiraglio Giuseppe Lai

Il Premio Speciale è stato assegnato all’Ammiraglio Giuseppe Lai, già comandante dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Militare Italiana.

La motivazione della giuria celebra il viaggio intorno al mondo della Vespucci e il ruolo di Lai come rappresentante dell’Italia e della Sardegna:

«Al comando della Amerigo Vespucci, la nave più bella del mondo, ha portato in giro l’orgoglio italiano in una navigazione intorno al mondo che ha toccato tutti i mari, tutti i continenti, tutti i cuori».

La giuria ha sottolineato anche il legame con l’isola:

«Dalla sua Sardegna ha portato la saggezza dello stare insieme, le capacità di leadership, le qualità di tempra, calma, lo spirito di squadra».

Lai ha definito il comando della Vespucci «l’esperienza della vita»:

«Fare l’ufficiale di Marina era il mio sogno da bambino. Il mare mi ha sempre affascinato e intimorito. Lo vedevo come un limite e si è rivelato invece un’opportunità».

Uno dei momenti più intensi del viaggio è stato il passaggio a Capo Horn:

«Capo Horn è stato una sfida nella sfida. È un luogo a cui bisogna dare del lei, anzi del voi con tutte le maiuscole».

L’ammiraglio ha poi spiegato il vero insegnamento della Vespucci:

«Sul Vespucci si impara a vivere insieme agli altri. Si impara il significato di parole come altruismo e spirito di squadra».

Infine, sulla dote principale di un comandante, Lai ha indicato l’umiltà:

«Un comandante deve avere l’umiltà di saper ascoltare, pazienza strategica e senso di responsabilità».


Il premio materiale: pietre della Sardegna

A simbolo dell’attribuzione del Premio Costa Smeralda, oltre a un premio in denaro, i vincitori hanno ricevuto un’opera esclusiva dello scultore Giuseppe Sanna.

Anche per l’edizione 2026 lo scultore ha realizzato un premio unico per ciascuna categoria, utilizzando pietre locali come simbolo della connessione tra il Premio e il territorio della Sardegna. Le pietre rappresentano solidità, resistenza e bellezza senza tempo della cultura e della natura dell’isola.


Organizzazione e partner

L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Arzachena. Partner e sponsor principale della manifestazione è Smeralda Holding, società italiana indirettamente controllata da Qatar Investment Authority, che nel 2012 ha acquistato proprietà immobiliari e terreni in Costa Smeralda.

L’organizzazione operativa, l’allestimento scenografico e la produzione dell’evento di premiazione sono affidati a Filmmaster, che ha inoltre realizzato il logo, l’immagine grafica coordinata e il concept del premio materiale.


La cultura come apertura della stagione

La settima edizione del Premio Costa Smeralda conferma la volontà di aprire la stagione turistica della Costa Smeralda attraverso la cultura, i libri, il pensiero e il dialogo.

Dalla narrativa fantastica di Ammaniti alla rilettura filosofica del mito proposta da Cavarero, dalla memoria storica di Cercas alla parola custodita di Isgrò, fino al viaggio della Vespucci comandata dall’ammiraglio Lai, il Premio ha messo al centro un’idea precisa: la Sardegna non è soltanto destinazione turistica, ma anche spazio di produzione culturale, identità mediterranea e racconto contemporaneo.