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di Fausto Farinelli

Stamane la sveglia era impostata alle 5:30 del mattino.
Non una sveglia come le altre. Non il solito appuntamento di lavoro. C’era qualcosa di diverso già nel buio della prima mattina, in quella sensazione rara che precede le giornate destinate a lasciare un segno.

L’importanza della giornata odierna per la Gallura e per la Sardegna tutta era racchiusa in un evento che, fino a pochi anni fa, sembrava quasi impossibile persino da immaginare: l’arrivo del volo inaugurale Delta Air Lines proveniente da New York a Olbia.

Alle 7:20 arrivo all’Aeroporto Costa Smeralda S.A. Principe Karim Aga Khan IV. L’aria è già carica. Mi presento al desk dedicato alla stampa e agli invitati. Ricevo il badge identificativo e il giubbotto giallo. Da quel momento non siamo più soltanto osservatori: stiamo entrando dentro una pagina nuova della storia della Gallura.

Ci portano ai bordi della pista. Davanti a noi c’è l’attesa. Quella vera. Gli sguardi puntati verso il cielo, i telefoni già pronti, qualche parola sussurrata, poi lunghi secondi di silenzio. Si percepisce chiaramente che non stiamo aspettando soltanto un aereo. Stiamo aspettando un simbolo.

A bordo del Boeing 767 non ci sono soltanto i primi turisti americani arrivati direttamente in Sardegna. Ci sono anche importanti CEO di aziende statunitensi che, appena atterrati, proseguiranno in elicottero verso Cagliari per l’America’s Cup. A darci la notizia è Franco Cuccureddu, assessore regionale al Turismo. Ed è in quel momento che l’evento assume una dimensione ancora più ampia: turismo, economia, grandi relazioni internazionali, immagine della Sardegna nel mondo.

Poi, finalmente, l’aereo appare. Scende, si avvicina, tocca la pista. New York è arrivata a Olbia. Senza scali. Senza intermediazioni. Senza più quell’idea antica di una Sardegna lontana da tutto.

Il saluto dei Vigili del Fuoco, con il tradizionale water cannon, trasforma l’atterraggio in una scena quasi cinematografica. L’acqua si alza sopra la fusoliera, disegna un arco, battezza l’aereo. È il benvenuto della Sardegna all’America. È la Gallura che apre una porta nuova sul mondo.

A raccontare il peso di questa giornata, prima ancora delle parole ufficiali, è l’emozione di chi l’ha costruita. Mario Garau, responsabile sviluppo rotte della Geasar, lo dice con orgoglio, guardando quel gigante alle sue spalle: «Non è un cartonato con dietro un Piper. È veramente un 767-300 di Delta, la compagnia più importante al mondo, che ha deciso di investire sulla nostra destinazione e sul nostro aeroporto».

Garau ricorda anche il percorso nato anni prima, quando il volo verso gli Stati Uniti veniva ancora pronunciato quasi sottovoce: «Quattro anni fa parlarne sembrava sognare un po’ troppo. Invece con tenacia, determinazione e capacità di guardare oltre siamo arrivati a questo risultato».

Poi prende la parola Silvio Pippobello, amministratore delegato di Geasar. E il suo intervento è forse il più umano. Non parla solo da manager, ma da uomo che quell’aeroporto lo ha visto crescere. «Io sono qui da più di quarant’anni. Per me questo aeroporto è casa», dice.

E poi aggiunge una frase che restituisce tutta la portata emotiva del momento: «Oggi è come se mi fosse nato un figlio».

Pippobello non riduce il volo a una questione economica. Lo porta su un terreno più profondo, quasi identitario: «Avere un collegamento con New York, con gli Stati Uniti, era un sogno. Significa essere collegati, rompere l’isolamento. Questo è importantissimo».

In quelle parole c’è un pezzo della Sardegna. L’isola che per decenni ha fatto i conti con la distanza, con la continuità territoriale, con il sentirsi spesso periferia. Oggi, invece, la periferia diventa porta. Olbia non guarda più soltanto verso Roma, Milano o l’Europa. Guarda direttamente verso New York.

Pippobello richiama anche la figura del Principe Karim Aga Khan. E lo fa con gratitudine: «C’è molto del nostro Principe in questa giornata. Sono sicuro che lui ci sta guardando».

Perché l’aeroporto, la Costa Smeralda, l’idea stessa di una Gallura capace di parlare al mondo nascono anche da quella visione. Da quel sogno, oggi, parte una nuova traiettoria.

A dare il senso istituzionale del lavoro silenzioso che sta dietro a una giornata così è Roberto Solinas, direttore della Direzione territoriale Sardegna dell’Enac. Il suo passaggio è netto: «Niente viene per caso».

Dietro l’arrivo di un volo intercontinentale ci sono mesi di preparazione, autorizzazioni, sicurezza, controlli, standard operativi, coordinamento tra enti e società aeroportuale. Ci sono le quinte di una macchina complessa che il pubblico vede solo quando tutto funziona.

Il momento Delta arriva con Roberto Iatti, Senior Vice President International Pricing Revenue Management della compagnia americana. Italiano, da vent’anni negli Stati Uniti, Iatti racconta anche un aneddoto personale: «Il mio primo volo, quando avevo un anno, è stato un volo per la Sardegna. I miei genitori vennero qui a lavorare e io ho vissuto un anno e mezzo a Sassari. Non ricordo nulla, ma oggi si chiude un cerchio».

È una frase semplice, ma potente: il destino personale che incontra una rotta globale.

Iatti spiega anche come Olbia sia stata scelta: Delta aveva messo in competizione tre isole senza collegamento diretto dagli Stati Uniti — Olbia, Malta e Ibiza — chiedendo ai propri clienti quale destinazione volessero raggiungere. «Molti pensavano avrebbe vinto Ibiza. Alla fine ha vinto Olbia».

E quella vittoria racconta molto più di una preferenza turistica. Racconta una Sardegna che negli Stati Uniti comincia a essere riconosciuta per la sua identità, la Blue Zone, la cucina, la cultura, la storia, il paesaggio.

Il manager Delta lo dice chiaramente: l’obiettivo non è solo portare passeggeri, ma connettere mondi. E chiude con una formula destinata a restare: «Nessuno connette Olbia al mondo meglio di Delta».

Accanto alle istituzioni e alla compagnia aerea, c’è il mondo dell’impresa turistica. Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna, racconta un lavoro fatto negli anni con l’aeroporto, le associazioni, gli operatori e i grandi gruppi alberghieri.

«Il nostro piccolo continente, la Sardegna, ora non lo connettiamo soltanto con il continente europeo, ma anche con il continente statunitense», dice.

Poi strappa anche un sorriso quando raccoglie la battuta di Delta sul cappuccino richiesto dagli americani a ogni ora: «Rassicuro tutti: il cappuccino è previsto 24 ore su 24».

Ma dietro l’ironia c’è un messaggio serio: accogliere questo mercato significa essere pronti. Lingue, servizi, qualità, esperienze, attenzione al dettaglio. Non basta avere il mare più bello. Bisogna saperlo raccontare, servire, organizzare.

Lo conferma anche Luca Filigheddu, vicepresidente della sezione turismo di Confindustria Centro Nord Sardegna: «Per i nostri hotel il mercato americano rappresenta già oggi il primo mercato, soprattutto per le strutture di fascia alta».

Per il sistema ricettivo gallurese, il volo Delta non è quindi solo una novità simbolica: è uno strumento concreto per lavorare meglio su un segmento internazionale evoluto, alto spendente, interessato alla Sardegna autentica e non solo alla cartolina balneare.

La parola passa poi ai territori. Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena, lega la giornata alla storia della Costa Smeralda: «Si concretizza veramente il sogno del Principe: connettere la Sardegna verso un altro continente».

Per Arzachena e per la Gallura, questo volo significa dare continuità a una visione nata decenni fa: non subire il turismo, ma guidarlo; non limitarsi ad accogliere, ma costruire esperienze.

Infine Settimo Nizzi, sindaco di Olbia e presidente della Provincia della Gallura, porta il discorso sul terreno più ampio dell’isola. Il suo passaggio è diretto: gli americani non verranno soltanto per le spiagge. Verranno per scoprire la Sardegna interna, le culture millenarie, la vita sana, la Blue Zone, i paesi, il cibo, le tradizioni.

E avverte: «Questa è un’occasione talmente grande che noi non possiamo per nessun motivo perdere».

Mentre il Boeing 767 si prepara a ripartire verso gli Stati Uniti, resta addosso la sensazione di aver visto qualcosa che va oltre la cronaca. Non è stato soltanto un atterraggio. È stato un passaggio di fase.

La Sardegna ha accorciato l’oceano.
La Gallura ha aperto una nuova porta.
Olbia, per un giorno, è diventata il punto esatto in cui un sogno antico e una rotta moderna si sono incontrati.

E stamattina, alle prime luci del giorno, quella distanza che per anni abbiamo raccontato come limite è diventata una possibilità.

New York è atterrata in Sardegna.
E la Sardegna, da oggi, è un po’ più vicina al mondo.

PS: alla fine sono andato a salutare due cari amici di Olbia, amanti anche loro del bello, della possibilità; ne è venuto fuori un incontro che ha acceso un’altra miccia pronta ad innescare una nuova avventura editoriale. Vi anticipo già il titolo ” la rotta del Principe, con lo stesso skipper di 66 anni fa”.