Non è più tempo di chiacchiere. L’interlocutore, oggi dobbiamo purtroppo dire la controparte, è il governo regionale. La maggioranza di centrodestra che guida Regione e Comune prenda atto del fallimento dei progetti e delle azioni portate avanti in questi quasi 4 anni di governo sui nostri ospedali e non si limiti a dare responsabilità alle aziende sanitarie, palesemente indirizzate dalla politica regionale, e in particolare dal presidente del consiglio regionale Michele Pais, con la complicità politica e i silenzi assenso del sindaco di Alghero. Ordini del giorno e risoluzioni del Consiglio Comunale che proponevano soluzioni per l’Ospedale Marino e l’Ospedale Civile di Alghero sono stati sistematicamente disattesi. Basti pensare ai pochi minuti concessi a Cagliari dall’assessore della sanità Mario Nieddu al Sindaco di Alghero Mario Conoci e al Presidente del Consiglio Comunale Raffaele Salvatore, a cui è seguito un nulla di fatto, anzi un peggioramento della situazione. Serve ora unità, compattezza e azione politica di denuncia e di proposta. Un esempio per tutti lo smantellamento dell’ospedale marino trasferito all’AOU con legge del 2020, col voto dell’intera maggioranza, Forza Italia compresa, sopra la testa degli algheresi. Una legge inattuata, peraltro, visto che rimanda ad una intesa fra il Presidente della Regione e il Rettore dell’Università di Sassari mai pervenuta, e a convenzioni attuative per disciplinare i termini del passaggio fra ATS e AOU, mai realizzate. Non solo, prometteva il miglioramento della situazione dell’ortopedia, della traumatologia e della riabilitazione funzionale con un polo regionale di chirurgia ortopedica innovativa nel campo della robotica. Sappiamo invece che i due reparti di ortopedia e riabilitazione sono stati accorpati, con dimezzamento dei posti letto, trasferita l’attività chirurgica al civile, chiuse le sale operatorie e non è dato sapere quando e se verranno riaperte, riqualificate e messe in sicurezza, visto che occorrono 30 milioni di euro, pare, per lavori complessivi che – in assenza di risorse – non lasciano prevedere nulla di buono. Anche l’attività post-operatoria è stata dislocata al civile, con rianimatori e personale Asl, e perfino le degenze sono ospitate al civile, lasciando al marino solo ricoverati con rischio nullo o bassissimo. Occorre riaprire prima possibile almeno una sala operatoria al Marino, dotare l’ospedale di rianimatori dedicati, ampliare la dotazione di personale infermieristico e medico, trovare le risorse peer riqualificare le sale operatorie. Il resto dell’ospedale è stato poi destinato a ospedale covid, altro che chirurgia robotica. Sono aumentate a dismisura le liste d’attesa. La lungodegenza prevista dalla legge di riforma della rete ospedaliera del 2018 proprio all’ospedale marino di Alghero, non è stata realizzata, posto che servono lavori di messa in sicurezza e dotazioni strumentali, neanche messi in cantiere. Perfino la farmacia del marino è stata ridotta all’apertura per un solo giorno alla settimana, contro i cinque del passato, noncuranti della fragilità delle persone che chiedono un servizio efficiente. Il previsto DEA di primo livello è sparito dai radar, nonostante le rassicurazioni perfino previste in legge. L’ospedale nuovo, registra solo le promesse di delibera e destinazione fondi da parte del Presidente Solinas, ma in realtà resta un miraggio, una presa in giro bella e buona. Si può continuare a subire in silenzio? O a chiacchierare solo fra di noi e con la stampa? Per questo reiteriamo la proposta di un consiglio comunale a Cagliari, senza bandiere e colori politici. Insieme, con la sola bandiera di Alghero e del suo territorio per ottenere quanto chiesto da anni per avere il diritto universale alla salute anche in questo fragile territorio.

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