Ad Alghero ci sono 2.445 case affittate ai turisti. Fanno 7.335 posti letto, più del 70 per cento di tutta la ricettività extra-alberghiera della città. Il Comune sa quali sono, tanto che su quelle case incassa l’imposta di soggiorno.
Nel sistema tariffario dei rifiuti, però, sono abitazioni private. Come casa tua.
Da qui parte l’analisi del Piano economico finanziario 2026 che Stefano Lubrano ha messo in circolazione in questi giorni. Lubrano è stato sindaco di Alghero dal giugno 2012 fino al dicembre 2013, quando il Consiglio comunale decadde per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, ed è imprenditore nel settore turistico-alberghiero. Il suo documento, tre parti fitte di numeri, non contesta il diritto della Giunta di decidere come distribuire il costo del servizio. Contesta il fatto che nessuno abbia spiegato i numeri con cui quella distribuzione è stata costruita.
Il numero che ribalta tutto

I costi variabili sono la parte della TARI agganciata alla produzione presunta di rifiuti. Chi ne produce di più, in teoria, paga di più.
Nel 2025 quella componente era ripartita così: 69 per cento alle famiglie, 31 per cento alle imprese. Nel PEF 2026 diventa 93,99 contro 6,01.
Non è l’unico movimento. Sull’altro versante crescono i costi fissi a carico delle attività economiche, dal 40 al 54,55 per cento. Le due leve insieme producono il risultato che l’amministrazione ha annunciato: TARI dei residenti congelata, imprese con un aumento medio sopra il 13 per cento.

Fin qui è politica, e la politica si giudica. Il problema che solleva Lubrano è un altro: se il 94 per cento dei costi legati alla produzione di rifiuti viene messo in capo alle famiglie, bisogna essere sicuri che siano davvero le famiglie a produrre quei rifiuti.
Chi è impresa e chi no
Il Regolamento TARI 2026 ha una voce per gli affittacamere e una per i bed and breakfast. Sono 184 e 210, secondo l’Ufficio Turismo del Comune. Attività ufficiali, classificate tra le utenze non domestiche, come è giusto che sia.
Le locazioni turistiche brevi non hanno nessuna voce. Nessuna categoria, nessun coefficiente, niente. Restano nel calderone delle abitazioni private, cioè dentro quel 93,99 per cento.

La conseguenza, secondo Lubrano, è doppia. Una fetta dei rifiuti prodotti dal turismo viene contabilizzata come se la producessero i residenti. E il Comune si preclude l’unica leva che avrebbe potuto alleggerire il rincaro del 13 per cento su ristoranti, negozi, artigiani e sulla ricettività che le regole le rispetta.
A supporto, il documento tira fuori la composizione delle utenze domestiche. Su 29.241 utenze, 14.803 risultano intestate a una sola persona e 9.113 a due. Sommate fanno 23.916: più di otto su dieci.

«Non possiamo dire che siano tutte seconde case o locazioni turistiche», scrive Lubrano. «Ma in una città come Alghero il dato merita attenzione.»
Due numeri che non tornano
Nella relazione tecnica MTR-3, quella su cui poggia l’intera costruzione tariffaria, il documento individua due scostamenti.
Il primo riguarda la densità abitativa: la relazione parla di 42.200 abitanti e di 365 abitanti per chilometro quadrato. Ma 42.200 persone distribuite sull’intero territorio di Alghero danno circa 191 abitanti per chilometro quadrato. Per arrivare a 365 servirebbe un territorio grande poco più della metà di quello reale.
Il secondo riguarda il bacino demografico. Sommando i componenti attribuiti alle utenze domestiche nel PEF si arriva a 51.661 teste, contro i 42.200 abitanti dichiarati. Novemilaquattrocentosessantuno in più.

Su quest’ultimo punto va detta una cosa che il documento non dice. Uno scarto del genere non è di per sé un’anomalia: i regolamenti TARI assegnano d’ufficio un numero presunto di componenti alle utenze intestate a chi non risiede in città, di solito in base ai metri quadri. Dove ci sono molte seconde case la forbice è normale. Anche il dato sulla densità somiglia più a un refuso che a un vizio del procedimento.
Resta però il rilievo di metodo, e quello tiene: è lo stesso documento comunale a scrivere che quelle variabili sono servite a dimensionare il servizio e a costruire le analisi tariffarie.
Le imprese pagano adesso, il servizio arriva a ottobre
C’è poi una questione di calendario che riguarda chi lavora con le stagioni.
Il nuovo appalto di igiene urbana, affidato al raggruppamento Ciclat-Sangalli, dovrebbe entrare a pieno regime tra ottobre e novembre. L’aumento chiesto alle imprese viene motivato con più passaggi di raccolta, più spazzamento, nuovi servizi, controlli rafforzati.
Il punto è che gran parte delle attività turistiche algheresi chiude proprio a fine ottobre. Pagano nel 2026 un servizio che vedranno, nella migliore delle ipotesi, quando avranno già tirato giù la saracinesca.
Nel documento c’è anche una risposta a un argomento che sarebbe circolato tra alcuni esponenti della maggioranza: le imprese dovrebbero essere contente, perché altrove si paga di più. Per Lubrano è «un confronto verso il basso». Un’impresa guarda ai propri costi e ai propri margini, non alla TARI di Rimini.
E se nel 2027 il conto sale?
L’ultima obiezione guarda avanti. Se durante il 2026 i rifiuti prodotti risultassero più del previsto, per i maggiori conferimenti, per i rincari in discarica o per il carburante, la differenza andrebbe recuperata a conguaglio dall’anno successivo.
Sono costi variabili. Con la ripartizione attuale finirebbero quasi per intero sulle famiglie, e in particolare sui nuclei più numerosi. Oppure le percentuali verranno rimescolate un’altra volta, e a quel punto tocca di nuovo alle imprese.
La domanda con cui il documento si chiude è senza giri di parole: abbiamo protetto le famiglie o abbiamo solo spostato più in là il momento in cui qualcuno dovrà pagare il costo vero dei rifiuti?
Cosa manca per rispondere davvero
Una precisazione la dobbiamo al lettore. Lubrano lavora nel comparto turistico-ricettivo, cioè in uno dei settori che quest’anno assorbono il più 13 per cento e che guadagnerebbero dalla riclassificazione delle locazioni turistiche tra le utenze non domestiche. Non è un motivo per archiviare i suoi rilievi, che si basano su documenti pubblici e su dati dell’Ufficio Turismo comunale. È un motivo per verificarli.
Per farlo servono tre cose che oggi non sono pubbliche. Il gettito complessivo per categoria, non le sole percentuali di ripartizione. Il criterio con cui sono stati attribuiti i componenti alle utenze intestate a non residenti. E la ragione tecnica per cui 2.445 case affittate ai turisti non sono state associate ad alcuna categoria di utenza non domestica.
Le abbiamo chieste all’amministrazione comunale e a S.E.C.AL., la società che gestisce la riscossione. Le risposte, quando arriveranno, le pubblicheremo per intero.



