image_pdfimage_print

Il Consiglio d’Europa ha approvato lunedì sera con 70 voti a favore, 28 contrari e12 astenuti la risoluzione “I politici dovrebbero essere processati per dichiarazionifatte durante l’esercizio del loro mandato?”, presentata dal deputato socialistalettone Boriss Cilevičs, sulla necessità di offrire maggiore protezione alla libertàd’espressione e di riunione dei responsabili politici in Turchia e in Spagna.

La risoluzione chiede in particolare allo Stato spagnolo di concedere l’indulto oscarcerare i politici catalani e di ritirare le richieste di estradizione per quelli inesilio. Inoltre sollecita la riforma dei reati di ribellione e sedizione per evitare“sanzioni sproporzionate” e perché “non siano strumentalizzati per aggirare ladepenalizzazione dell’organizzazione di referendum illegale”, ricordando che nel2005 tale reato fu espressamente depenalizzato. La risoluzione chiede anchealla Spagna di rinunciare alle altre cause contro dirigenti minori e di “astenersidal sanzionare per azioni simboliche i successori dei politici imprigionati”, inriferimento al caso dell’ex presidente della Generalitat Quim Torra.Per quanto riguarda i gruppi, hanno votato a favore il 65% dei popolari, il 92% deisocialisti, l’82% dei liberali, il 100% della sinistra unitaria e il 20% dei conservatori.Il 75% dei parlamentari spagnoli ha votato contro, mentre l’88% dei grandi Paesidell’Europa occidentale (Italia, Francia, Germania e Regno Unito) ha votato afavore.L’approvazione della risoluzione è giunta nello stesso giorno in cui il premierSanchez ha annunciato per oggi l’approvazione dell’indulto per i prigionieri politicicatalani. Si tratta di un primo, piccolo passo nella direzione di quanto richiestodal Consiglio d’Europa. È opportuno ricordare, tuttavia, che:1. l’indulto è diverso dall’amnistia in quanto non estingue il reato ma solo lapena
2. si tratta di un provvedimento parziale, in quanto cancella solo la penaresidua e non è definitivo, perché sarebbe revocato in caso di nuovecondanne3. non riguarda i politici in esilio né tutti gli altri dirigenti e politici ancoraindagati, per i fatti del 1o ottobre 2017 o coinvolti nell’azione all’estero delGoverno della Generalitat, anche da parte della Corte dei Conti, davantialla quale è prevista un’udienza il prossimo 29 giugnoDi fatto, l’indulto annunciato da Sanchez è superato dalla risoluzione approvataieri sera. Ora bisognerà capire quali saranno le mosse del governo spagnolo, cheper il momento giustifica la mancata adozione di ulteriori provvedimenti con lapresunta necessità di mantenere la divisione tra poteri dello Stato. La stessarisoluzione del Consiglio d’Europa raccomanda invece l’apertura di un dialogoampio e costruttivo con la Catalogna, senza ricorrere al diritto penale e conl’obiettivo di rafforzare la democrazia spagnola. È chiaro, infatti, che se non saràabbandonata la via giudiziaria difficilmente il dialogo potrà portare ai frutti sperati.In questo senso vanno le dichiarazioni del vicepresidente del Governo catalanoe ministro delle Politiche digitali e del territorio, Jordi Puigneró, e della ministradell’Azione estera e trasparenza, Victòria Alsina. “È una vittoria politica – hadetto Puigneró – che si aggiunge alle vittorie giuridiche” dei diversipronunciamenti della giustizia internazionale nei casi di Carles Puigdemont, ToniComín, Lluís Puig e Clara Ponsatí, tutti in esilio. Puigneró ha invitato Sanchez ariflettere su “come pensa di rispondere alle raccomandazioni del Consigliod’Europa”. Dal canto suo, Alsina ha affermato che la risoluzione è “una nuovavittoria dell’Europa e una grande sconfitta del Tribunale Supremo e della Cortedei Conti”.